La prassi è sempre la stessa. A un periodo turbolento, sfiaccato dall’imprevedibilità del Caos, della vita, in generale, certe letture fungono da balsamo, da beneficio o ristorazione. Di Alma e della sua particolare storia, partorita da un’autrice italiana che, all’epoca dei miei diciassette anni, mi diede qualcosa che negli anni ho letto, divorato, trangugiato un mucchio di volte, persi la testa un mucchio di volte. La mia copia ingiallita per l’incuria del tempo, la costa scollata e un pò sbiadita, rivelano quei segni di << avvincendamento >> in cui io e Alma fummo soggette, e non poche volte. Sulla soglia dell’età adulta, a farmi tornare fra le sue pagine, a distanza di tutto questo tempo, fu tuttavia un semplice gesto: pescare il romanzo dalla mensola di una strapiena libreria, e essere spettatrice di questo dramma dantesco con i suoi splendidi canti, nel romanzo ammantato da efferati e sanguinosi omicidi, anime straordinarie, vacue e irrazionali, che mostrano quel genere di incongruità, specchi dei vizi e delle virtù umane, che condurranno Alma dinanzi alla vita, o, a seconda dei casi, alla morte..
Titolo: Buio. My land
Autore: Elena P. Melodia
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18, 50 €
N° di pagine: 415
Trama: Diciassette anni, bellissima, apparentemente sicura di sé ma fragile e inquieta, Alma ha un solo credo: "Sorrisi e lacrime possono essere molto pericolosi se lasciati fuori controllo". Se lo ripete ogni mattina, quando esce di casa per affrontare la Città là fuori e cammina sotto un perenne cielo grigio, diretta a scuola con il suo zaino, rigorosamente viola. Tutto ciò che Alma adora è viola. Come la copertina del quaderno che ha comprato in una strana cartoleria del centro pochi giorni prima, quando tutto ha avuto inizio e la sua vita ha cominciato a scivolare in un assurdo incubo senza fine. Una serie di efferati omicidi sta infatti trasformando in realtà i racconti che Alma scrive di notte, come in preda a un'inspiegabile trance, rendendosi conto solo al suo risveglio che i deliri di paura e violenza affidati alle pagine di quel quaderno anticipano le mosse dell'assassino. Mentre la polizia indaga senza risultati e i giornali si scatenano, Alma si ritrova sempre più isolata, alle prese con qualcosa di grande e oscuro, che sfiora la natura stessa del Male e che pure sembra riemergere dal suo passato, insieme ai continui, lancinanti mal di testa che la assalgono come per avvertirla di qualche pericolo. Soltanto Morgan, il ragazzo più misterioso e sfuggente della scuola, i cui incredibili occhi viola sanno leggere nel suo cuore come nessun altro, sembra in grado di fornirle le risposte sulle sinistre presenze che le si addensano intorno.
La recensione:
Il mio istinto, a volte, avverte certe insistenze. Una forza sconosciuta, ammaliante e seduttrice nel voler cogliere l’essenza di certe storie, si pone innumerevoli domande: da cosa deriva ogni cosa? Qual’è la sua vera essenza? Bene: tramite letteratura molti filosofi, artisti, poeti, letterati, si sono posti queste domande. Poi, rispondendo a quesiti volti a nessuno in particolare, colgono quella splendida combinazione solidificata nella realtà. Quel rapporto intrinseco fra verità e immaginazione, conoscibile e inconoscibile, con quelle caratteristiche tipiche alla qualità di certi << prodotti >>. Nel caso di anima, del suo splendido concetto, ci sarebbe da fare un discorso a parte. Una lunga e forse insensata filippica sulla sua origine o provenienza. Il buon Socrate, agli albori, l’aveva posta al centro di quel dibattito filosofico e sociale.. Ma, in epoca moderna, raccolta e attinta dalla rivisitazione di tante altre opere. Nel caso di Buio, my land primo volume di una saga urban fantasy dedico esclusivamente a un pubblico giovane, raccolta dallo splendido viaggio dantesco che, almeno una volta nella vita, abbiamo vissuto un po tutti. Avviando un processo di nascita, crescita, affinché il ricordo delle buone azioni fosse ravvivato. Buio è stato quel primo volume, quella zona oscura in cui avrà inizio ogni cosa, in cui Alma, la protagonista, il cui nome è derivazione latina di anima, respirerà a tentoni, inconsapevole di agognare la libertà. Predisposta ad incorrere una certa felice sensazione di ritrovamento, di cui la Melodia dona, dissemina nel romanzo come forme di speranza oramai perduta. In forme solidali di alleanza fra uomo e divinità, simbolo di purificazione e umiltà.
Quel filo sottilissimo che intercorre fra realtà e immaginazione, quello nel quale figure di carta e inchiostro sono mosse e animate da figure, presenze esterne, se reciso potrebbe generare distruzione. Come un fiume irruento, e senza che noi ce ne accorgiamo, conseguire a quell’incontrollabile parte di noi che è la nostra mente ad essere incontrollata, scatenata, incapace di distinguere e cogliere il vero e proprio equilibrio, nel cuore delle cose. Sfuggendo quasi del tutto al nostro controllo, la mente sa che vorrebbe e potrebbe tornare in quel momento, lì, dove questo filo è stato reciso repentinamente; la mente, in questi casi, crea un’invisibile barriera di protezione in cui l’anima può beatamente risiedere, immaginando tutt’altra cosa. Uno scenario un pò diverso dal previsto, ponendosi delle domande, dando risposte, formulando pensieri o desideri.
Alma, inconsapevole di tutto ciò, non ha mai avuto scelta: poteva essere quella splendida adolescente di soli diciassette anni, che si rimira allo specchio per non meno di mezz’ora, ogni giorno, al mattino, prima di uscire di casa. O quella piccola anima cristallizzata nel ghiaccio, come una morta impietrita, incapace di saper cogliere la luce dell’amore, inconsapevole di essere stata avviata lungo una strada da cui ne susseguiranno sopraffazioni e tradimenti. Lei che è vittima ma impietrita, insensibile, nonostante conservi la sua innocenza, la sua purezza, ignara di essere stata scelta, indirizzata in un processo lento e agognante. Impossibilitata a scorgere quello squarcio di luce che rivelasse la disperazione che era insita nel suo animo, svelare quella piccola luce che avrebbe donato concretezza, chiarezza ad ogni cosa.
Si nasce, si vive e si muore oramai senza che una cerimonia, senza che un rito marchi più le tappe del nostro essere al mondo. L’avvento di Alma, in questa landa desolata, non comporterà esclusivamente ad atti di riflessione, quanto denunce a un’entità maligna che possa mettere in discussione se stessa, conoscendo il peccato nella sua condizione più abietta, indirizzati alla purificazione e alla salvezza. Inconsapevolmente, lei aspira a tutto questo. Osservando ogni cosa con una certa << felicità >> nello sguardo, convivendo con l’idea che presto o tardi qualcosa possa rifulgere di quella mancata luce che aveva inghiottito la sua intera esistenza.
Al principio, quando conobbi Alma e la sua splendida storia ero un’adolescente, una sua coetanea, che ignorava la fitta rete di misteri, segreti che qualcuno aveva ordito al suo posto. E non si trattava di qualcosa che prevedesse il poter stanziare dinanzi allo specchio per più di una manciata di minuti, quanto sfiorando quel contatto simbolico tra realtà e immaginazione. La comunione che ne nacque fu splendida, e a distanza di tutto questo tempo - anche se negli anni ho letto di lei e della sua ingarbugliata storia tante altre volte - ho rivissuto tutto questo al fine di realizzare, riappropriarsi di ogni cosa affinchè potessi viverne ogni ricordo come una delle grandi gioie della vita. La cerimonia, attuata dalla sua scrittrice, è stata affascinante. Buio è liberamente ispirato al terzo canto dell’Inferno, quello nel quale Dante esprime i suoi dubbi, le sue perplessità, riguardo al viaggio che dovrà affrontare, in cui ogni cosa sembra possedere le fattezze di una gigantesca vasca d’acqua in cui galleggiano le anime, proprio come nella Commedia originale. La Melodia tenta di drammatizzare la teologia cristiana medievale arricchita da una grande creatività immaginativa. Ma rifacendosi alla concezione tolemaica che vede la terra, il cosmo dotato di una struttura sferica, sovrapposta a un universo pro tolemaico, privo cioè di quei simboli simmetrici e sferici, perchè contrapposti a quella generale nella distribuzione di una terra universale e della presenza di esseri umani. La struttura, molto simile a quella di Tolomeo, quella cioè che studia l’essenza delle cose, nel romanzo esplicata dall’acqua, la contrapposizione tra amore e desiderio. Lo studio dell’essere come essere.
Un esordio ben ponderato, equilibrato in cui da fare da fonte o da contr appoggio alla bella Alma sarà esclusivamente la sua ragione, il suo istinto, l’incapacità dell’uomo di saper amare e nel quale il dolore che si avverte o si nutre appare così disperato, in innumerevoli tentativi di ritrovare ogni aspetto mancato o perduto, quelle pallide forme di felicità svanite nel ricordo. Non parlando e lacrimando quanto raccontando e prevalendo su qualcosa di oscuro e dalle fattezze dolorose, perché dotata di una tempra monolitica, il senso di vendetta incuneato nel suo cuore, molto simile a quella di presagio annunciato per via di alcuni taccuini che lei riversa mediante quel contenitore imperfetto della scrittura. Esorcizzando ogni forma di angoscia, in un ritmo martellante che scandisce tre momenti principali: quello in cui scoverà questa brutta entità (Leviatano), il popolo dei Mai nati privi di coscienza e volontà, e lo strazio di certe vittime. In una continua esplorazione dei misteri dell’aldilà, la caduta dell’uomo e il rapporto col divino, una commedia dantesca ma anche miltoniana il cui fulcro del viaggio risiede nella possibilità di redimere l’anima, elevarsi verso Dio, ma non mediante quella grazia, quelle virtù che sono insite in noi e che il poeta fiorentino elargì così bene, quanto la salvezza. Il poter custodire o beneficiare di quelle forme di libertà o libero arbitrio, che possano sollevarsi dal peso insostenibile della disobbedienza umana.
Valutazione d’inchiostro: 4


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