La cosa che più mi colpì arrivando alla fine di questa ennesima saga, una lettura che quattro anni fa mi aveva entusiasmato, infervorato il mio animo come non accadeva da tantissimo tempo, furono le scelte, quelle forme di compromesso che l’autrice rivela in una netta e precisa constatazione: non conta chi sia realmente buono o cattivo, ma chi sia disposto a perdonare il passato nel costruire un futuro comune.
Riscrivendo la fiaba classica de La bella addormentata, il romanzo punta a smantellare tali concetti tradizionali di Bene e Male, esplorando l’umanità antagonista fiabesca, l’amore saffico senza filtri, sovvertendo i canoni del genere fantasy e della bellezza. I cattivi non nascono come tali ma sono il prodotto di una società che li ha emarginati, e Alyce, antieroina dal cuore non propriamente puro, sarà soggetta a forme di malvagità come risposta a secoli di abusi subiti dal suo popolo. In una sottile linea tra giustizia e vendetta, in cui la supremazia, il risentimento detossificano anche quel legame puro e intrinseco, spingendo chiunque alla redenzione.
Titolo: Misrule
Autore: Heather Walter
Casa editrice: Oscar Vault
Prezzo: 24 €
N° di pagine: 492
Trama: La grazia oscura non c'è più. Temuta e disprezzata per il tenebroso potere che le scorre nelle vene, Alyce si sta godendo la sua vendetta su coloro che l'hanno resa una reietta. Briar è stato un regno bellissimo e corrotto, ma ora è interamente sotto il suo potere, e nessuno può sfuggire alla sua ira. Neanche l'unica persona che ne possiede il cuore. La principessa Aurora ha saputo vedere oltre il volto cupo di Alyce, e conquistare un amore che sembrava promettere l'alba di una nuova epoca. Ma quell'amore ha avuto un prezzo e adesso Aurora dorme un sonno incantato, vittima di un sortilegio che neppure Alyce può spezzare. E così il sogno del mondo che avrebbero potuto costruire insieme è andato in fumo. Alyce è disposta a tutto pur di risvegliare la donna che ama, anche a diventare la mostruosa creatura che gli abitanti di Briar credono che sia. Ma Aurora potrà amarla anche come cattiva? O l'amore è solo per le favole?
La recensione:
Le storie fantasy che prediligo adesso, in età adulta, sono quelle il cui viaggio che si fa per la prima volta, recano quasi sempre una certa sorpresa. Ero giunta a questo secondo capitolo di una saga che avevo accolto, intrapreso quattro anni fa, inconsapevole del mondo che la sua autrice si era apprestata ad apportare << cure >> o modifiche, di cui contavo di passare alcuni giorni in pace, in una sorta di distacco dalla realtà, dalla quotidianità, ma in una sorta di circo equestre in allestimento. Attorno alla fiaba classica, quella de La bella Addormentata, una guerra silenziosa, la creazione di una corte denominata Corte Oscura, criticava i canoni estetici delle fiabe tradizionali, metteva in oggetto quei regni splendenti e lucenti che si rivelano al contrario pullulanti di ipocrisia e corruzione, nel quale le creature definite malvagie divengono simbolo di lealtà, inclusione autentica di solidarietà famigliare. Gruppi di streghe, gente dotata di poteri magici che accordavano i loro strani, striduli strumenti, dalle fattezze poco avvenenti ma dotati di un animo più nobile delle apparenze. Dovunque, un viavai di gente e cose. Creature dalle fattezze più incredibili: folletti, goblin, principi coraggiosi ma privi di nobili destrieri, Grazie che subiscono delle vere e proprie corruzioni e industrializzazioni trasformandosi in un dono spirituale ed estetico in un’arma di distruzione di massa e sottomissione politica.
Il retelling di una celebre fiaba? No, molto di più. Una storia che ho osservato silenziosamente e da lontano per qualche tempo e che mi ha guardata come se fossi io un’apparizione che presto o tardi mi avrebbe indicato la retta via. Una strada che ho imboccato e intrapreso con Alyce, questa donna ammaliatrice ma bruttina che a dispetto di Malice, il volume precedente, era legata al suo << popolo >> per via di alcuni rituali, alla purezza, ai fiori e a una forte connessione con la terra, pur di mantenere lo status quo dorato del regno di Briar, in questo secondo volume tale legame sarà completamente reciso. Sotto il suo dominio, ogni forma di magia sarà mercantizata e pervertita per scopi bellici. I vecchi incantesimi, leggeri e decorativi svaniranno perché sostituiti da una magia che trae forza dalla distruzione, dal sangue, dal dolore, riflettendo il trauma profondo vissuto dalla protagonista. Le Grazie, subendo tale predominio, non saranno più così venerate e protettrici del regno, ma fonti di energia da sfruttare. Dotati di un certo potere estratto con forza e canalizzato per alimentare ogni difesa del nuovo impero oscuro che mantenga quegli incantesimi che li protegga, specialmente quelli dominati da Alyce, trasformando la magia in una risorsa opposta, incompatibile, e che rivela come l’uomo non può essere categorizzato come propriamente buono o propriamente cattivo, quanto dipendente da chi lo catalogga. La lucentezza del potere dato dalle Grazie diviene connubio o amalgamazione a quello oscuro di Alyce da cui sarà possibile cogliere ogni forma di purezza morale, cogliere ogni intento salvifico a chi è soggiogato a compiere scelte dolorose, sacrificali, compromettenti. Forma irreversibile che si contrappone a quella idillio che le favole tradizionali trasmettono, quanto richiedendo a chi legge di assoggettarsi a quelle forme convenzionali in cui si può convivere con ogni forma mutilata di passato.
Misrule ribalta ogni ruolo, ogni paradigma o prerogativa che le favole di Perrault o di Christian Hans Andersen ci trasmisero così bene, nel quale l’oscurità prende il sopravvento e le dinamiche di potere si evolvono in una storia dove l’amore e la vendetta si scontrano. Alyce - antieroina - in cerca di se stessa e alle prese di un potere tenebroso che dovrà smaltire, conseguente a certe scelte compiute e alla fragilità di un cuore spezzato - quello della sua amata Aurora ( la purezza ), - è quell’inconsapevole fulcro emotivo che la spingerà a lottare contro il sortilegio e le proprie convinzioni. Perché le creature di cui si fa carico o soggioga non sono altro che quella Famiglia scelta, quel pilastro politico che asservirà al suo volere volutamente, nel conferire in forme di beneficio o benessere per appropriarsi maggiori virtù umane. Fondate su istinti forti di giustizia comune per gli emarginati, principale ragione dietro cui la sua autrice ribalta ogni credenza o certezza focalizzandosi sulla cattiva della fiaba che scopre di non essere destinata a portare il Male.
Il posto che mi era stato riservato era al punto più in alto di un’ala del castello, una piccola finestrella da cui ho potuto osservare, vedere ogni cosa, con vista sui suoi personaggi, sulle loro più intime pulsioni e fragilità. Dietro svettano le esuberanti ed alacri osservazioni della sua autrice che come fuochi d’artificio sopra la mia testa, anzi, la nostra testa, con modestia ma forza d’animo, esplica l’idea che il potere oscuro, quello relativo alla cattiveria, la malvagità, misto a forme di amore saffico, scelte morali, decostruì le tradizionali storie d’amore eteronormative, esplorando l’idea di destino e il prezzo di un lieto fine. Alyce, come figura malvagia a causa dei suoi poteri, diverrà sempre più cattiva commettendo atrocità in nome della propria vendetta, poiché il Male non sarà più quello strumento da contrastare quanto forma di protezione dal quale l’autrice dimostra come certi atti siano speculari alla crudeltà commessa in passato dagli stessi.
E se in Malice la speranza che il Bene ( rappresentato dall’amore puro di Aurora ) potesse salvare Alyce dall’oscurità, in questo secondo volume la Walker distrugge ogni idea stessa di prototipo dell’eroe senza macchia. Guidati da secondi fini, traumi e desideri egoistici, che, specialmente nel finale, rivelano forme di prigionia, regressione. Se desiderosi di costruire un futuro equo, era necessario che gli oppressi non diventassero a loro volta degli oppressori, perché la giustizia non si attiene ad alcunchè, interrompendo i cicli di violenza sistematica, ma ribaltando ogni ruolo di chi subisce e infligge dolore.
La caduta del regno di Briar simboleggia il declino di una società patriarcale, elitaria e basata sulle apparenze in cui l’autrice lancia una certa critica al valore delle istituzioni che mantengono il potere mediante manipolazione storica, forme di sottomissione delle minoranze e l’ipocrisia morale. Smantellando i vecchi sistemi per permettere la nascita di una società inclusiva, in un epilogo imperfetto esattamente come l’uomo, l’essere in pace a conformarsi con le tradizioni esterne, pur quanto siano stati innumerevoli quelle forme di salvezza dipendenti dallo sforzo collettivo, unica vera forza derivante dai veri protagonisti: gli emarginati.
Valutazione d’inchiostro: 4


Ottima recensione; grazie
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