E’ la letteratura il mio mondo? Quella spinta laica, trascendentale e iconoclasta verso un’ideale, una tipologia di felicità che mediante materia potrebbe confermi, in quella lunga e asfissiante lotta nel quale il semplice atto di leggere o interpretare parole, voci o suoni non solo ha ridicolizzato tale atto quanto asceso nella sua forma più completa: la poesia, della nostra esistenza. Si nasce, si vive, si muore con un Disegno già stabilito. Si emette il primo vagito sul mondo senza compiere gesti eclatanti, quanto spinti o veicolati da qualcosa che possiede una certa supremazia, senza però che qualche figura o presenza in carne e ossa ci conduca da tutt’altra parte. Teneramente mi considero una giovane donna che avrebbe voluto nascere, per certi versi, in un’altra epoca. Una piccola entità che ha seguito scrupolosamente e di pari passo ogni tappa o tratto del suo vissuto e nel quale l’avvento, la vicinanza, l’incontro o scontro con altri spiriti, altre entità ha comportato più di semplici atti di riflessione. Elizabeth Jane Howard la si può considerare come una di questi: questo 2026 è stato all’insegna delle riflessioni, l’avvento di nuove forme di crescita nel quale la realtà individuale, quella che si vive in prima persona, aveva assunto un’altra forma. Questo volume, legato alla celebre poesia Remembrance di Thomas Wyatt, perché Gavin, il protagonista, sarà ridestato da questo sogno - un sogno, che al principio aveva le fattezze di un incubo e che mediante un semplice passaggio, ha sancito la fantasia dalla realtà emotiva - è divenuto quel punto di riferimento assoluto nel quale la scrittrice riversa alcune sfumature dell’amore, il desiderio, l’abbandono, la disillusione. Rivelando una sensibilità acutizzata dall’esperienza personale, da quei ricordi rievocati dal passato e che, trasposti su carta, avrebbero dato o conferito un quadro completo di quelle relazioni umane così complicate e selettive.
Titolo: La ragazza giusta
Autore: Elizabeth Jane Howard
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 350
Trama: In una Londra di fine anni Settanta trascina i suoi giorni il giovane Gavin, un timido e sensibile parrucchiere di modesta estrazione. Il suo mestiere lo porta a essere il confidente di molte donne: con loro Gavin è brillante e prodigo di consigli, mentre è assai goffo con le ragazze che gli piacciono. Ha anche un caro amico, un ragazzo omosessuale di nome Harry. È proprio lui a rimescolare le carte della vita del giovane aprendogli le porte della mondanità e portandolo a una festa presso una casa aristocratica. La padrona di casa, Joan, è una donna adulta molto carismatica, colta, capace di sfidarlo intellettualmente, e Gavin ne è subito irretito. Quella sera, però, conosce anche la giovanissima Minerva: ricca e infelice, cresciuta in un ambiente indifferente e anaffettivo, ha un di- sperato bisogno di attenzioni. Dopo aver sperimentato, non senza scottarsi, i due opposti modelli femminili, Gavin sembra finalmente accorgersi dell’esistenza di una ragazza che gli è sempre stata molto vicina…
La recensione:
Alla mia età, seppur non troppo elevata e con la mia esperienza, ho maturato un certo fiuto, una predisposizione a comprendere da chi o cosa possa trarre vantaggio per il mio arricchimento personale e culturale. Quando la Vita ci mette spesso dinanzi a delle sfide, sorprese da cui sembra quasi impossibile uscirne, teorie o idealismi che poi metto a confronto, l’uno con l’altro, per arrivare o giungere al bandolo della matassa, succede che poi io mi ridesti da questo stato confusionale, da questo stato di impasse in cui sembra impossibile fare alcunché se non stare a guardare, siedo alla scrivania dinanzi a un computer un po malaticcio ma ancora funzionante, e scrivo: << che cosa dovrei riversare in quel contenitore imperfetto della scrittura che non è stato ancora detto? >>...
Domande, dilemmi morali da cui l’anima, lo spirito sembra quasi perdere la sua luce. Amorfo e smorto, guidato dalla coscienza, ci si accorge subito che dinanzi a certe domande non si può fare nient’altro che restare interdetti a riflettere: la semplicità di certe storie, apparentemente prive di verve sono in realtà fonte inesauribile di conoscenza, ammaliamento per lo spirito, che incurante del suo potere, della sua splendida magia, evita come la peste di poter imbattersi in qualcosa che possa affievolire tale scintilla.
Quello di studiare, carpire l’anima di ogni cosa è sempre stato un modo per capire la predisposizione spirituale di chi scrive. Quali siano quei dilemmi, quelle motivazioni che l’abbiano indotto/a a prendere una penna e a vergare con dell’inchiostro nero quello che avrebbero valicato i confini del possibile e in cui non sarebbero bastate le buone intenzioni di farlo, quanto il processo di ricerca per cui sia stato spinto/a a farlo.
La ragazza giusta fu concepito quando il talento della Howard era già affermato. Spesso adombrata e fraintesa dalla critica del suo tempo che tendeva ad etichettare superficialmente i suoi scritti come letteratura per donne, narrativa contemporanea volta al gentil sesso, la sua straodinaria capacità di sviscerare la mente dei suoi personaggi riflette perfettamente la visione del poeta Stanislavskij, che come, un attore, l’autore deve diventare un altro se stesso nel scovare una certa affinità col personaggio. Non giudicandolo o criticandolo, quanto vivendo all'interno. Da tale visione la Howard crea e modella una storia i cui dialoghi riflettono i concetti chiave del 900 dove ciò che conta è l’azione interiore, il flusso continuo che scorre sotto le parole pronunciate, una precisione quasi chirurgica e ironica nel quale ogni fragilità, ogni asimmetria relazionale dei suoi personaggi è priva di giudizi espliciti.
La ricerca dell’amore, il desiderio di emanciparsi, la fiducia in se stessi, il confronto tra le classi sociali, la ricerca di ogni illusione e della propria identità, sono elementi chiavi col quale si sorregge questo mondo - concepito come il nostro ma ideale, quasi utopico - romantico e svenevole per il suo sfarzo a cui la Howard si volge mediante gli occhi di un ragazzo che fa della ricerca dell’amore - questa ragazza giusta - un lento accettare della realtà, in un mero confronto tra insicurezze, dilemmi dell’anima, la complessità imperfetta delle persone in profondi mutamenti urbanistici, sociali e tecnologici della città di Londra, così satura, psichedelica e divisa in comportamenti stagni dove le barriere di classe erano in mutamento ma ancora evidenti.
Il West End, luogo fittizio ma culla di ispirazione, giostra di ricordi o reminesce dell'infanzia dell’autrice, è cuore pulsante dello shopping, della moda, della vita mondana londinese in contrasto con la vivacità del luogo in cui vivrà Gabin, che vive ancora con i genitori, unica forma di stagnazione suburbana della working class così soffocante, provinciale, impermeabile alla modernità che preme fuori dalle finestre.
Per Gavin, così come la Howard nei suoi anni giovanili, Londra appare in verticale. Quel panorama intimo e simbolo di un’aristocrazia e di una sfavillante borghesia intellettuale in cui si sente come un pesce fuori dall’acqua, specchio di confusione e incertezze che sono rimasugli di un’adolescenza sonnecchiante e tirata.
Nella ricerca indefessa di sedurre e trovare una ragazza che sia giusta - giusta entro i limiti del possibile - come fece il poeta latino Ovidio nelle sue Metamorfosi, a tentoni saprà muoversi nel complicato mondo delle relazioni. Nella letteratura e nel linguaggio comune, la Howard lo associa a una falena in quanto attratto dalla luce come descritto da Ovidio, esplica l’attrazione fatale, la seduzione o l’ingenuità amorosa. Il mito di Pigmalione incarna questo mito, sebbene non ampiamente. La scultore che tenta di scovare l’amore, lo scoverà in una statua di cui si innamorerà perdutamente.
E la Howard, pur quanto l’ironia di ogni elemento possa ricondurre Gabin a mostrarsi come pavido e insicuro, non lo sbeffeggia quanto lo comprende. Scaverà a fondo nei suoi desideri inducendolo a vivere un’evoluzione radicale e profonda, specialmente quando sarà strappato dalla sua zona di comfort. Costretto a guardarsi allo specchio e a spogliarsi delle sue idealizzazioni, smettendo di subire le vite altrui e compiere il primo passo. Comprendere come questa ragazza giusta non esiste e che non si trova nell’immagine idealizzante che gli ha donato la società, quanto nella concretezza di chi vive tali valori. Realistico e vero perché la sua evoluzione riflette quella gotica tradizionale di diventare adulti e di trovare il proprio posto nel mondo, se nel mondo vittoriano le donne servivano a mantenere e a minacciare la sacra stabilità domestica, le donne della Howard sono forze della natura che costringono a scrollarsi di dosso ogni forma di torpore. Sfaccettature ombrose, cupe, immagini o baluginio di forme di classe borghesi catalizzatori che smantellano le sue difese interiori, costringono a ridefinire la propria identità e la propria sessualità. Insicurezza, passività, reticenza che alle donne del XXI secolo è motivo di denigrazione, quanto forma o creatura meticolosamente scelta che, prima di essere accettato, ha dovuto superare innumerevoli prove. Eventuale discepolo che anche io ho potuto studiare bene, osservarlo attentamente nel riconoscere, alla fine, constatare, questi segni divini o benedetti che l’hanno reso << umano >>.
Valutazione d’inchiostro: 4 e mezzo


Ottima recensione, grazie
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