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venerdì, settembre 01, 2023

Gocce d'inchiostro: Radio silence - Alice Oseman

Non ci sono regole, quando genio e creatività si uniscono. Non ci sono regole, se l’amore, con i suoi incauti sussulti, bussa alla nostra porta, quando meno ce lo aspettiamo. Non ci sono mezze misure, quando si tratta di sentimenti, calibrare l’emozioni, dominarle affinché la nostra anima possa risplendere nell’avverso universo. Pochi autori come Alice Oseman esplicano l’amore, quello fra adolescenti, con slancio, profondità, scorrazzando in ogni parte del mondo, prevalentemente in qualche aula scolastica, ma così perfetta a calibrarli da sortire quasi una specie di magia. Sebbene abbia valicato la soglia dell’adolescenza da un bel pezzo, leggere i romanzi di Alice Oseman sortisce quasi sempre strani effetti. Ed, questa mia recente lettura, è un perfetto esempio di idea romantica, che ha solide barriere e sfora qualunque falso mito. Piccoli grandi uomini o donne, ma esseri che grazie all’amore comprenderanno chi sono ma soprattutto cosa vogliono dalla vita. Folgorazione di trasformazioni, vagiti di un mondo che lentamente muteranno in soavi ed angelici canti.

Titolo: Radio silence
Autore: Alice Oseman
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 15 €
N° di pagine: 432
Trama:
Frances Janvier è sempre stata una “macchina da studio” con un unico obiettivo: entrare in una università d’élite. E nulla la può fermare: né gli amici, né il segreto che nasconde, neppure la sua stessa personalità. Aled Last frequenta l’ultimo anno del liceo ma ricorda a tutti un bambino piccolo che ha perso la mamma al supermercato. È timido e prende sempre voti altissimi. Quando incontra Aled, Frances scopre una nuova libertà. Per la prima volta non ha paura di essere se stessa. Frances è una ragazza, Aled un ragazzo, e, come spesso succede, i due si innamorano e… No, in effetti non va così. Frances e Aled non si innamorano affatto: collaborano a un podcast. E ottengono un inaspettato successo, che potrebbe però rivelarsi fatale per il loro rapporto. In un mondo che sembra determinato a imbrigliare le loro vite su binari già stabiliti, Frances e Aled lottano per superare le proprie paure e trovare la propria voce nel corso di un anno che cambierà le loro vite. Avranno il coraggio di mostrare a tutti chi sono veramente?

martedì, agosto 23, 2022

Una porta tra le parole: Heartstopper

Dopo una serie di settimane all’insegna del relax, del sole e delle letture, particolarmente quiete e serene, desiderai abbracciare una storia, in chiave cinematografica, di cui l’anno scorso tessi le lodi. Mi siedo alla scrivania, apro un documento Word e riverso in questa recensione particolarmente sentita, una sequela di sensazioni ed emozioni che descrivono ciò che io ho provato nel vedere il romanzo di Alice Oseman sul grande schermo. Charlie e Nick mi avevano conquistato in disegni in bianco e nero, passando gran tempo del loro tempo fra le mura scolastiche. Sarebbe stato così anche dinanzi al film? Assolutamente si. Cionostante il tempo in loro compagnia è stato parecchio breve, incuriosita e avida di sapere quale piega avrebbero preso gli eventi con una bramosia che presto divenne quasi un ossessione. Ogni sera, qualche ora prima di andare a dormire, aprivo il computer e osservavo prendere vita Charlie e Nick, assistevo alla nascita del loro splendido e dolce amore, li guardavo estasiata e intenerita di essere stata spettatrice di qualcosa di assolutamente meraviglioso. Del resto, cosa mi aspettavo? 

Alice Oseman non formula neppure l’interrogativo, ma di certo è qualcosa che è insito in lei, questo continuo parlare di adolescenti problematici e incompresi, proiettarsi in luoghi famigliari in cui le parole – apparentemente semplici ma luminose e straordinarie – riporteranno nel mondo dei vivi. E man mano ci si immerge in questo marasma straordinario di sensazioni ed effetti, il cuore prese una strada tutta sua. Straziato, irrimediabilmente intenerito. Ma questo non è nulla in confronto di ciò che avranno provato Charlie e Nick quando finalmente la risposta fu ovvia. Trattasi di una semplice cotta? Perché la Osman non fa nemmeno cenno a quanto avremmo potuto vedere. Che piacere scoprirli in tutta la loro magnifica essenza! E anche sapere che niente e nessuno avrebbe contrastato questo loro forte e irrimediabile amore. Era davvero bellissimo tutto questo. Così interessante, ammaliante, di cui ne sento ancora la mancanza ora che è tutto finito. Perché in loro compagnia sono stata bene: ho aperto una finestra virtuale dall’aria luminosa e vaporosa, e senza pensarci mi sono fiondata nell’immediato.

Seguirono così momenti in cui lo sconforto cozzò con l’anima completamente dilaniata, attimi di autocommiserazione, in cui un paio di volte ho desiderato vivere fra le sue pagine. Ma alla fine, come tante altre volte, sono riemersa dalle tenebre: perché sebbene indirizzato a un pubblico di adolescenti le storie della Osman hanno un carattere solido, forte, stabile, meno irruento di altre storie d’amore che popolano il mercato italiano e straniero, ma chi sono io per giudicare? Si osserva il tutto con gli occhi dell’amore scandagliando ogni assetto di vicende che hanno del moderno, attuale, il cui corollario di immagini si mantiene nella medesima brevità di immagini che hanno preso vita nel momento in cui i protagonisti cominciarono a parlare. Era un amore proprio che è stato condiviso con estrema dolcezza. Chi avrebbe potuto dimenticare tutto questo?

Ispirata e contagiata da questo amore così semplice ma seducente e dolce, nel riportare queste poche righe, scopro di aver trovato ciò che cercavo: uno squarcio di felicità condensato in soli otto episodi. Così brevi ma intensi. Così armonici allo stato attuale delle cose, in cui ci si accorge nell’immediato del paradosso della situazione: perché più vicina è la nostra anima allo stesso sesso, meno sembra necessario << giustificarsi >>. In altri termini, quanto più la situazione mi assorbì, tanto maggiore fu la libertà di muovermi. Invischiata in un certo coinvolgimento emotivo, in un continuo ripetersi di avvicinamento e distaccamento, per poi tacere nell’appagamento. Dapprima forse troppo audace, poi trionfante come atti di puro erotismo. Dotato di una libertà che mi ha riempito di gioia, contentezza, a un capo della vita che ho vissuto qualche tempo fa, cui mi sono concessa di osservare su una panchina bianca che odora ancora di vernice.

lunedì, marzo 29, 2021

Gocce d'inchiostro: Il settimo splendore - Leonardo Favia e Ennio Bufi; Hearstopper 1 e 2 - Alice Oseman

Certi romanzi, certe graphic novel, si rivelano più efficaci ed efficienti di quel che credo, striminziti ma di forte impatto il cui contenuto scaturisce quasi sempre un guazzabuglio di sensazioni. Non sono avvezza a questa tipologia di << romanzi >>, ma da quant’è che sul mio salotto virtuale sono approdati le storie di Zerocalcare, questa tipologia di storie mi affascinano particolarmente, costruendo intorno a me un muro di falsi miti e apparenze da cui mi piace circondarmi. Queste letture brevi, veloci, fungono da antidoto nel sollevare l’anima da pesi o tormenti insormontabili, per usare un eufemismo, facendo nient’altro che regalarti una storia a cui inevitabilmente si presta una certa attenzione. Che essa possa o non possa riposare senza posa nel tuo spirito, è un altro paio di maniche. Ma quello che amo di queste graphic novel è che scorrono sul tuo corpo come l’acqua cheta, fredda, ti intirizziscono le membra e ti cullano in forme sofisticate di bellezza e amore. È stato il caso de Il settimo splendore e dei primi due << racconti >> di Alice Oseman, amatissima da molte adolescenti, sconosciuta sino a qualche tempo fa con una storia che non mi diceva ancora niente. Eppure, la vita è imprevedibile, e quel viso che apparentemente sembrava brutto e infantile, ecco divenire bellissimo, bellissimo nell’aver studiato per una manciata di ore. Due storie apparentemente semplici e similari, ma diverse che parlano di ragazzi, di figure recise dal tempo di cui il Destino è l’unico artefice.

Titolo: Il settimo splendore
Autori: Leonardo Favia e Ennio Buffi
Casa editrice: Bao
Prezzo: 15 €
N° di pagine: 124
Trama: A volte non fare gli stessi errori dei propri genitori è questione di vita o di morte. Senza la madre ad accompagnarlo, per Modi Parigi è un luogo nuovo, meno familiare, meno accogliente. Forse però è lui che non si sente veramente a casa in nessun luogo, ormai. E più si avvicina alla verità, meno è sicuro di volerla sapere.
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