Di recente cerco di essere sempre più spesso
a spasso con i tempi. Io e questo piccolo angolino virtuale rubiamo momenti di
monotonia e tedio scorrazzando in giro senza alcuna vera e propria meta, con
qualunque posizione che mi permetta di criticare o vedere ciò che mi
circonda. Ovviamente c’è una bella differenza fra il prendere in prestito
qualcosa ed usufruirlo a tuo piacimento. Ma sapevo che se non avessi dato una
scossa, nella mia vita e in questi piccoli angoli di paradiso, sarebbe stata
più che altro questione di fortuna.
Da quand’è che le truppe dell’Armata Rossa
liberarono i campi di concentramento di Auschwitz, negli studi scolastici, alla
radio e alla televisione, questo giorno è particolarmente commemorato assieme al
forte messaggio che si trascina da anni e anni. Non se ne ricordano gli
elementi più belli ma quelli più crudi, in cui i giorni in cui ciò ebbe una
scossa positiva si contano sulle dita di una mano.
Un post più di un altro non credo farà poi
tanto la differenza. Se sarà lungo o breve, coinciso o prolisso non ha poi
importanza. Se farà male o brucia sulla pelle, se prude o fa il solletico non
me ne accorgo nemmeno. Desideravo conferire un piccolo contribuito nel
ricordare questo giorno così importante. Quindi non ho esitato nel realizzare
questo post, più di tanto.
Socchiudendo gli occhi, ecco verificare ed
estrapolare dal mio subconscio quei romanzi che attingono da queste disgrazie e
che, una volta sicuri della loro posizione, aumentarono lentamente e in modo
graduale la forza di tale pressione. Ispirata così da questo “evento”, mi sono
lanciata alla riscossa, come un uccello d’inverno, mettendoci tutto l’impegno e
la forza che c’era bisogno pur di mettere in discussione qualunque parvenza di
felicità o gaiezza. E ciò è avvenuto estrapolando qualche romanzo, qualche
lettura perfetta, pur di commemorare questo preciso periodo, che io purtroppo devo ancora scoprire.

