mercoledì, ottobre 12, 2022

Gocce d'inchiostro: Evelina - Fanny Burney

Su un comodino zeppo di libri capitano, in svariati momenti della nostra vita, che un romanzo cui non avevamo prestato particolare attenzione spicchi nel bel mezzo di una caterva di progetti e idee da realizzare. C’era una ragazza, un’adolescente di appena diciassette anni, che per la prima volta da quant’è aprì gli occhi su questo mondo infame si vide. Si osservò in uno specchio invisibile, e per la prima volta si vide come esattamente è: sbagliata, guasta, schiava di un regime totalitario che non lascia scampo né adito ad alcun dubbio, vittima di pregiudizi e recriminazioni, in cui qualunque forma di giudizio o criterio avrebbe condannato qualunque tentativo per raggiungere la felicità. Non che c’era da immaginarsi qualcos’altro, una volta che Evelina approdò anche nel mio cerchio. Semplicemente, era fin troppo ingenua, troppo innocente per saper contrastare il male circondante. Troppo presa a scovare le sue radici, riconducibili in lettere e false speranze, e la questione del suo essere imberbe non esisteva più. Ora però che tutto si è concluso, ripongo queste poche righe con una certa soddisfazione. Il cuore è stato allietato dalla sua compagnia, da questo dramma sentimentale la cui autrice riportò con ironia e sarcasmo, ripudiando la società e l’ambiente circostante. Ma non provando più che del fascino e dell’ammaliamento, per il semplice motivo che la mia libreria vanta storie maggiormente indimenticabili. Ma nel lasso di tempo in cui Evelina è stata in mia compagnia ho visto farsi strada nel suo cuore la depravazione e la sventura del secolo, che fortunatamente non hanno intaccato la sua bontà d’animo quanto scoperto e valutato maggiormente se stessa. Quelle figure così estranee all’insolenza di cui la Burney mantiene intatto alla sua eroina quella genuina semplicità che la contraddistingue.


Titolo: Evelina
Autore: Fanny Burney
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 535
Trama: Evelina è il capolavoro di Fanny Burney, una delle madri del romanzo inglese, che con la sua opera ha ispirato autori come Jane Austen e William Makepeace Thackeray. Figlia non riconosciuta di Lord Belmont, Evelina viene allevata in campagna sotto le amorevoli cure del reverendo Villars. A diciassette anni, invitata da alcuni amici a Londra, viene introdotta alla vita mondana e ai divertimenti dell’epoca. Ed è proprio durante una festa da ballo che la giovane conosce Lord Orville, uomo nobile e saggio. Il rapporto tra i due, condito da inevitabili incomprensioni ed equivoci, attraversa tutte le tappe dell’interesse, dell’amicizia e, infine, dell’amore. In parallelo, scorre la travagliata vicenda del riconoscimento legale di Evelina da parte di Lord Belmont. Esortata dal suo benefattore, Mr Villars, alla prudenza e al giudizio, ma anche alla forza d’animo e alla fermezza, Evelina matura una visione del mondo più consapevole e si avvia alla scoperta di se stessa e, finalmente, alla felicità. Protetta dalla forma anonima sotto cui venne inizialmente pubblicato il romanzo, in Evelina l’autrice smaschera con ironia e lucidità i pregiudizi e le convenzioni che dominano la buona società del diciottesimo secolo, affidando il compito allo sguardo ingenuo e alla sensibilità della protagonista, cresciuta nell’isolamento della campagna e inesperta dei costumi del bel mondo londinese.

La recensione:

Inerpicarsi fra queste pagine è stato come avere al mio fianco un’amica di vecchia data, e lì per lì non ci pensai due volte a protrarre la sua compagnia per qualche altro giorno. Ma di libri ancora da leggere ce ne qualcuno, sebbene la pila della vergogna stia lentamente decrescendo. E quando io ed Evelina dovettimo salutarci studiai quelli che furono i possibili piani di un riavvicinamento del nostro cammino. Forse non con questa figura, ma sicuramente con qualche altra eroina della Burney, che si fece notare ai miei occhi per il suo stile puramente sarcastico e ironico, quasi si fosse fatta beffe del mondo in cui visse. Una società prostata in due, sorretta da una certa crescita, una certa raffinatezza di stile e temi che ne accrescono il tono elegiaco, ma ombroso e ossessiva, forse fin troppo crudele e infame per scampare dai mali e i torti subiti. Si, era molto probabile che la sua autrice fosse consapevole di tutto questo e lo contrastò facendo dell’ironia. Smorzando i toni con assetti che avrebbero annientato – o rinvigorito – lo spirito. Ma niente di così ripugnante o illecito che dovesse essere soggetto a critica. La sua prosa fu di così grande effetto, così radicale e netta, che è davvero impossibile non restarne affascinati. L’intimità instaurata, infatti, è stata così potente che in una manciata di pagine avevo condiviso il peso delle paure e delle ansie che attanagliano l’anima della dolce Evelina. Si vestono i panni di altri, camuffandosi mediante tentativi che nascondino le irrequietezze della vita, ma pur quanto innumerevoli niente che non si possa soppiantare o svanire nel nulla.
Romanzo in cui risiedono spiriti indomabili, figure invisibili che talvolta non sembrano cooperare l’uno con l’altro, ma che nel corso della lettura mi hanno indotta a guardarmi dentro e comprendere diversamente il mondo circostante, a vederlo esattamente come una persona matura, consapevole, che nella maggior parte delle volte ascolta la voce dei suoi sentimenti anziché quella della ragione. Non so mai come comportarmi in questi casi. A un estremo c’è la ragazza giudiziosa che sa cosa vuole e che, pragmaticamente, va per la sua strada. Dall’altro estremo, c’è quella passionale, sentimentale, curiosa che nel privato si farebbe abbacinare da qualunque cosa, la giovane donna con un bagaglio di sogni e speranze irrealizzabili, che anela ad avere qualcosa di diverso, di più soddisfacente e che non accetta più di farsi segregare nel ruolo della osservatrice convenzionale.
Lo scambio diretto di frasi, parole, suoni, voci ed emozioni fu una sorpresa davvero piacevole, più eclatante di quel che credevo, così bello perché credevo di leggere paure dettate dal cuore, anziché apologie amorose forti e passionali. Tumulto di un’anima irrequieta, ingenua, pura il cui obiettivo si cela nel poter non farsi dissuadere da qualcosa che abbia parvenze dissolute e peccaminose, Evelina fu quel romanzo che non mi ha conquistata nell’immediato ma lentamente, non perchè disinteressata alle vicende ritratte bensì al modo per cui l’autrice si fece strada nel mio cuore. Uomini o donne di grande levatura, libertini dall’assetto sociale, politico ed economico dalla mente acuta e dalla grande personalità, che sembra prendere d’assalto la vita, che nel privato cantano a squarciagola vecchie poesie d’amore e raccontano situazioni estremamente confidenziali del loro passato, adottandoci subito non come semplici spettatori, ma come amici di vecchia data, che a conti fatti sono la cosa più bella, l’anima dell’intero romanzo racchiusa in scene di vita attuali e comuni. In fondo, un romanzo del genere gettò una certa luce sul modo per cui si vive la vita. Se non moderata, sregolata, non godevole di buone prospettive. Ma i personaggi di questo romanzo non hanno goduto di buona salute, perlomeno mentale, sin dal primo momento in cui vi misi piede. Nonostante l’aspetto forte e vigoroso, la sfortuna di aver ricevuto qualcosa di insopportabile, quasi malato, che essendo già sopravvissuti agli assalti esterni della vita, ritratti come figure che vivono presentimenti di disgrazie sempre in sospeso sulla loro vita, persino quando essi entrano in contatto fra loro. Li si vive con il timore di non comprenderli, che sfuggano fra le mani, e li vidi infatti scompaginarsi a poco a poco sotto i miei occhi, mentre le paure che popolarono la cittadella della loro coscienza acuirono le debolezze che da tempo lottarono per tenere nascoste, specialmente nelle ultime lettere con cui ho riconosciuto la loro vera personalità travolgente in tutta la sua virulenza, persino quando giunsi alla fine. Disperati tentativi che per casi dichiarati e non sono collegati a strumenti o fili a singhiozzo.
Evelina è intrisa di sentimenti forti e travolgenti, hanno lasciato un segno del suo passaggio come credevo, viaggiando fra diversi salotti londinesi mediante il semplice atto del narrare. La narrazione, qui, mediante la scrittura, nel momento in cui ci si imbatte fra i personaggi, soggioga in mutamenti emotivi, perturbazioni o confessioni intimistiche che si assottigliano, si ispessiscono, a seconda dei casi. L’emozioni che irrimediabilmente si agiteranno dentro, animano un quadro apparentemente piatto e monotono ma parecchio coinvolgente, in cui cercare di fissare i contenuti non è stato semplice. Così ho visto e letto questo classico della letteratura inglese, che introduce la figura di questa ragazza ancora imberbe ad ampio spettro. Tinteggiato da pennellate di sentimenti irriducibili e impossibili da imprigionare che dipesero dalle razioni di momenti di solitudine che queste figure dovettero vivere, lontani dagli affetti e da qualunque assetto sociale. Il risultato è un guazzabuglio di confessioni esponenziali di desideri repressi, conversazioni solitarie o immaginarie, squarci di vita lontana che oscillano fra luce e oscurità. Mescolati alla vita odierna, alimentati dall’arsura della notte.

Valutazione d’inchiostro: 4

4 commenti:

  1. Libro interessante; grazie per la recensione

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  2. Sono anni che vorrei leggerlo, la tua bellissima e super emozionante recensione mi conferma che ne vale la pena. Sarà sicuramente uno dei prossimi libri che entrerà nella mia ormai straripante libreria ❤️

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