lunedì, ottobre 24, 2022

Gocce d'inchiostro: Replay: una vita senza fine - Ken Grimwood e Il titolo di questo libro è segreto - Pseudonymous Bosch

Credo che la maggior parte delle letture insoddisfacenti compiute le dimenticherò. Le ho già dimenticate, e so bene che ciò è motivo di una certa importanza: non sono il tipo di persona che si rifugia nelle cose o che le vive con superficialità, ignorando i suggerimenti del Caso. Ma l’esperienza mi ha indotto a mettere in atto un piano che funge da espediente, modo per presevarsi da qualunque delusione. Sarebbe stato un buon metodo per non cadere nella trappola dell’insoddisfazione, molto più difficile e complessa di quando ci si imbatte in qualcosa che non si rivela nell’immediato per com’è. Ed ecco che questi romanzi, che giunsero inaspettatamente alla mia portata, mi gettarono in un profondo stato di insoddisfazione, quasi un ridicolo sprazzo di cui sono stata vittima. L’illusione svanì dopo le prime cinquanta pagine. Non era possibile considerarli come un buon strumento letterario. Due letture che ho vissuto, ma non credo ripeterò. Ci sarebbero state migliaia di occasioni per capirsi, ma questa con gli autori a quanto pare, non è stata la più proficua. Di fatto queste letture hanno deragliato dal mio cerchio personale dopo una manciata di ore. Non mi avrebbe indisposto se, per una manciata di ore, avrei appreso qualcosa che quando ero bambina adoravo compulsivamente e dunque identificarmi come clandestina a bordo di una nave di cui conosco molto bene la sua rotta. Per quasi tutta la vita, ho letto storie il cui ricordo nonché l'esaltazione ad un mondo in cui ho desiderato viverci rieccheggia ancora nella mia testa. Sebbene quello ritratto da Pseudonymus Bosch e Ken Grimwood non è estremamente malvagio, non è stato nemmeno buono poichè privo di fondamento e inconcludente. Per me la magia che racchiudono queste pagine è qualcosa di lontano a ciò che considero uniforme ai miei standard di romanzo d'appendice. Predisposto ad una narrazione tipica dell'epoca vittoriana, o romanzo moderno, conforme però a qualunque cosa. Camminare dunque fra i meandri di queste storie non è stato per niente bello e questa recensione non cela alcuna forma di disappunto. Il lavoro arduo sarebbe giunto adesso: il momento in cui avrei dovuto parlare di tutto questo. Procedendo verso un unico luogo, dinanzi a un'unica strada, levigando la mia anima da qualunque impurità.


Titolo: Replay; un vita senza fine
Autore: Ken Grinwood
Casa editrice: Fanucci
Prezzo: 15 €
N° di pagine: 336
Trama: Che cosa accadrebbe se fosse possibile rivivere la propria vita all'infinito? Jeff Winston, quarantatré anni, intrappolato in un matrimonio insoddisfacente e in un lavoro noioso, muore nel 1988 per risvegliarsi nel suo passato, diciottenne, nella sua stanza della Emory University. Tutto è come l'ha vissuto... ma con una sola, cruciale differenza, lui sa già cosa gli riserva il futuro: conosce i risultati degli eventi sportivi, l'andamento della borsa e gli eventi storici che segneranno l'umanità in quegli anni. Jeff può scegliere di cambiare tutto della propria esistenza: amore, figli, lavoro, guadagni, quello che vuole. Ma in nessun modo riesce a comprendere per quale motivo sia proprio lui destinato a rivivere di continuo la sua vita... Quante volte dovrà continuare ad avere - e poi, inesorabilmente, a perdere - tutto ciò che ama?

La recensione:

La lettura è una delle mie più grandi passioni. Le dedico qualunque momento io riesca a ritagliare, e a dispetto di ciò che può sembrare i libri danno molto più di quel che si crede. Leggo non perché desidero valicare qualche traguardo. Semplicemente per istruirmi, saziare quella sete di curiosità che attanaglia le mie viscere, continuare ad andare avanti seguendo i miei ritmi. La mia stanza è diventata nel tempo un santuario magico e finchè rimango rinchiusa qui non dovendomi sforzare più di tanto, niente mi spaventa: i libri, la letteratura, danno forma, sostegno, sostanza alla mia vita. Senza sarebbe tutto così incolore, amorfo. Inutile.
Da quant’è mi hanno regalato il Kobo, ho letto un mucchio di romanzi in ebook che, se dotati di una certa validità, hanno arricchito le mensole delle mie librerie. Recentemente mi sono imbattuta nella lettura di un romanzo, che per certi versi mi ha ricordato altri romanzi letti. Altre storie vissute. Sulle prime incerta se mi fosse piaciuto o meno, alla fine concepito come sufficientemente accettabile. Perché questo romanzo non dona nient’altro che la curiosità, accende l’interesse verso qualcosa che è un continuo ripetersi, forma di solitudine inversa in cui ha albergato il mio spirito ma con una certa indifferenza. Sono diventata esigente, pretenziosa con le letture e oramai sono giunta alla conclusione che quando un romanzo non mi soddisfa completamente il mio tempo in sua compagnia è stato in parte perso, in parte necessario per comprendere a cosa sarei andata incontro. Nulla avrebbe potuto togliermi dalla testa questa idea, ora che di romanzi ne ho già letto un discreto numero e che mi hanno indotto a costruirmi una certa corazza dinanzi a certi assalti irrimediabili e irriducibili. E non resta nient’altro che accettare certe situazioni, capendo che comunque sia stata un’esperienza letteraria vissuta. Questa è l’epifania decisiva, l’illuminazione che aspettavo durante il processo di lettura di questa opera il cui ricordo disgraziatamente sta dissolvendosi a poco a poco. Anche se di romanzi del genere ne leggerò tanti altri, ma con un guazzabuglio di motivi per viverli e parlare di loro.
Terminai questo romanzo in un fine settimana infuocato, qualche mese dopo aver saputo della sua esistenza. Mantenni la parola di averlo letto, e qualche settimana dopo lo terminai di leggere. A essere più esatti lo lessi con una certa lentezza perché il suo ritmo, nonostante le apparenze, era davvero molto lento che io dovetti trascinarmi a fatica. Non avevo sognato di vivere un’esperienza simile. Perlomeno credevo fosse un po' più grintosa. E il forte senso di inadeguatezza, insoddisfazione che si avverte fra le sue pagine non poterono non dare peso alla mia contrizione, al mio generale rammarico collezionando una smorfia di disappunto dietro l’altro, non lasciando però che questa lettura intaccasse il mio umore in un periodo così soddisfacente. L’esperienza però è maestra di vita e se non l’avessi letto, ora non sarei qui a riporre queste poche righe. Senza però attribuirgli l’importanza che necessiterebbe, senza rammaricarmi più di tanto: ci sono così tanti libri desidero leggere, non sarà di certo l’ennesima delusione letteraria ad annichilirmi!
Per quasi tre giorni le cicale e le raganelle della mia individualità hanno eretto la loro barriera di suono, e la magia che avrebbe potuto inzuppare queste pagine ha trasformato una storia per niente originale in un banalissimo resoconto filosofico della vita di un comunissimo americano, inconsapevole di essere saldo nell'abbraccio crudele di un Fato egoista. Ora è mattina. Sono qui seduta dinanzi al computer, vicino alla finestra, senza guardare, senza guardare ciò che ho attorno, chi mi circonda, senza guardare e ammirare i miei amati figli d'inchiostro, qualcuno che reclama a grande voce la mia attenzione. Guardo altrove, verso est. Qualche uccello canta. Sento risvegliarsi in me qualcosa che si avvicina alla compassione. Il mondo è grigio. Pian piano è entrato un po' di colore, non con una pennellata semplice e delicata ma come una grande macchia nera nel sangue che si spande rapidamente, espandendosi in un momento e poi invadendo i miei sensi; la luce dorata che vi avevo visto attorno, tutti i colori chiari si collocano ai posti giusti, ma questa tonalità di nero ha vibrato in un certo modo. La sua ombra vola bassa, ma ha incontrato quella della mia anima semplice e romantica, graffiando le sottili membra del mio cuore. Solo più avanti, quando sembrava fosse tutto perduto, la luce ha trovato un piccolo sprazzo e ha creato, come un artista col suo dipinto, un disegno pesante e inspiegabilmente insoddisfacente.
Era questa la prova che inconsapevolmente stavo cercando qualcosa di più potente, che aderisse così bene alla mia anima? Congiungesse con il mio essere, per divenire un'unica grande cosa? In cuor mio volevo che fosse assolutamente così. Mi piaceva considerare che i viaggi nel tempo fosse una possibilità, una certezza in cui qualunque legame restasse saldo. Volevo esserne sicura, e ho fatto bene a dubitarne. In tutta la mia vita sono state povere quelle volte in cui ho creduto veramente nella bellezza dei sogni; non volevo certo farmi coinvolgere dalla cocente delusione della realtà, e quindi era necessario adottare un nuovo metodo. Prendere una nuova strada.
Non potendomi adeguare alla storia che l’autore si porta dentro, ho visto in questo romanzo un certo discernimento dell’anima.  Dilaniata, non per l’emozioni riscontrate quanto il piattume celato fra le sue pagine. Una mancata magia che disgraziatamente è stata aggiunta alla mia vita, a questa storia in generale. Perché se quella dei viaggi del tempo era la prova che Jeff fosse condannato, che tutto ciò era stato scritto da un fato crudele ed egoista, la vita allora non aveva alcun senso! Vivere di lui e dei suoi desideri repressi sarebbe valso a qualcosa?
Un uomo come tanti altri stava lentamente per perdere l'equilibrio, la pace, la serenità. Diretto verso una strada senza uscita, un tunnel in cui è impossibile scorgerne la luce, guidati dalla voce gracchiante e un po' rude di un uomo che non mi ha tuttavia permesso di aprire una porta sulla sua anima ed entrarci dentro.
Un piccolo colibrì che svolazza ma non riesce a spiccare il volo, la cui lentezza sfoggia nella monotonia e va a cercare conforto nei sentimenti più nascosti del cuore. Un racconto triste, ma insoddisfacente che disgraziatamente non ha raggiunto il mio cuore.

Valutazione d’inchiostro: 2

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Titolo: Il titolo di questo libro è segreto
Autore: Pseudonymous Bosch
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 12 €
N° di pagine: 306
Trama: Se questo fosse il riassunto di un libro normale direi che questo romanzo è assolutamente fantastico. E avvincente! (Anche se, a leggere le copertine, tutti i romanzi sono fantastici e avvincenti.) Vi racconterei del destino di una scatola che contiene le fialette di 99 odori per comporre una "Sinfonia dei Profumi". Vi descriverei le avventure di due giovani e coraggiosi eroi, Cassandra e Max-Ernest, scappati di casa alla ricerca di un mago scomparso in strane (e inquietanti) circostanze. Vi accennerei a codici da decifrare, rapimenti in istituti di bellezza e misteri egizi. Ma, tristemente, non posso dirvi nessuna di queste cose: potrebbero invogliarvi a leggere il libro. E non è il caso: se il titolo di questo libro è segreto, la sua storia lo è ancora più. Perché racconta di un segreto che tormenta persone come voi da più di... oh no! Ho parlato del segreto? Allora ormai è troppo tardi! Ho paura che nulla vi fermerà a questo punto. Aprite il libro, se proprio dovete. Ma per favore, non ditelo a nessuno.

La recensione:

Mentre fantastico su quale viaggio letterario dovrò impelagarmi per rievocare le atmosfere halloweniani, quelle tipiche che ogni anno mi piace rievocare mediante film o libri, affacciata alla finestra virtuale di un santuario magico ancora da esplorare fui colta alla sprovvista da un uomo che sosteneva essere conoscitore di segreti. Si beava delle sue capacità, per me discutibili come la veridicità della sua esistenza, e sapendo così poco di lui, feci la cosa più saggia che bisognerebbe fare in questi casi. Chiesi di conoscerlo. E lui, consapevole del suo magnetismo, fece il noncurante superiore, abituato a questo tipo di approccio, assumendo arie disincantate di gran messer annoiato. Il suo nome era Pseudonymous Bosch e la sua storia, una storia zeppa di segreti. Anzi… un segreto.
Una coppia di ragazzini e il loro temperamento stravagante annunciarono la venuta di questo strambo personaggio, un mattino di metà settembre, i cui schiamazzi, le cui urla rimbombarono fra le stanze luminose del mio animo e disgraziatamente restarono lì, intrappolate, non potendo espandersi né sprigionarsi di luce e bellezza. Perché, sebbene fossero guidati da questo affascinante e strambo uomo, le loro avventure indugiarono per quasi tutto il tempo sull’inconcludenza. Mi avviai frettolosamente, in loro compagnia, incuriosita da ciò che avrebbero dovuto riservarmi e ben presto compresi come fosse frutto della mia acerrima immaginazione, enorme scompiglio emotivo che, come uno specchietto delle allodole, mi aveva attratto per la sua bellezza e non per la sua << apparenza >>. In una sola seduta condotta in un viaggio senza capo né coda, che sfoggia elementi fantasy che strizzano l’occhio al maghetto più celeberrimo del mondo, copia bruttissima e senza senso che avrebbe potuto essere sufficientemente ottimo, rivelatosi inutile. Di gradevole compagnia, questo non lo si può escludere. Specialmente per il pubblico a cui è indirizzato. Ma, attenzione, ciò non significa che un prodotto che non rispecchia più il target di chi lo legge debba essere necessariamente accettato. Duecento pagine di ridondanza, di questo segreto che non dovrebbe essere rivelato ma che sembra nemmeno esserci, una spruzzatina di magia accalappiata da un mago distratto e con qualche acciacco, insomma niente che ha accresciuto il mio interesse. Come fautore di storie, ci sarebbe voluto più tempo. Altro materiale che nessuno, persino il suo stesso autore, non avrebbe dovuto aspettarsi di avere, ma… ehi, che brutta sorpresa! Forse così sarebbe potuto andare lontano. Perlomeno raggiungere il mio cuore. Ma persino adesso che ripongo queste poche righe mi è impossibile nascondere il mio disappunto, pregustando l’idea di leggere presto qualcos’altro. Ma, come con ogni romanzo che leggo, anche questa storia doveva essere omaggiata, letta e vissuta e sebbene la sua compagnia non sia stata piacevole, ha funto da diversivo all’inevitabile.

Valutazione d’inchiostro: 2

4 commenti:

  1. Ahí, mi spiace siano andate male entrambe le letture; grazie per la recensione

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  2. Due letture nel complesso deludenti, mi dispiace davvero tantissimo. Un vero peccato perché le premesse erano interessanti per entrambi. Comunque concordo con te, anche io sono giunta ad accettare il fatto che il tempo dedicato ad un libro che non mi è piaciuto è in parte perso.❤️

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