Per l’avvento di ogni nuovo anno l’orologio individuale scandisce attimi di vita. Non si ferma, dunque, e quando scorre riprende il suo normale corso pur quanto talvolta sembra così. Si riacquista coscienza, dopo mesi di caldo afoso e torrenziale, con l’impressione che gennaio sia il mese del << ricominciare >>, di essere già pronti ad avventurarsi in nuovi luoghi, vivere nuove vite, e quando vedo gli alberi spogli, dalla corteccia fredda e rinsecchita, tendo ad ondeggiare con ombre bizzarre che si muovono sul soffitto di casa mia, mi rivedo rannicchiata nella mia poltrona preferita ad assaporare e divorare uno dietro l’altro storie su storie.
Il mese di gennaio tuttavia, è anche il mese in cui si pronosticano nuovi progetti. Sorprende, noi povere anime, a consolidare forme di speranza o virtù che si frantumano, nel giro di qualche giorno. Per quanto mi riguarda, proietta su un’altra strada, un’altra visione, in quanto cocciuta e ambiziosa sin da sempre, di mancati adempimenti a certe mansioni il mio curriculum di vita vanta ben poche menzioni. Eppure, pur di darne una ventata d’aria fresca, "ogni tanto" mi lascio andare a delle concezioni. Il tempo rivelerà poi se adeguate o meno alla mia coscienza, ma quale miglior soluzione per non assaporare il sapore dolciastro dell’avventura mediante una bella boccata d’aria fresca? Una discreta pila di letture, di quei libri che strizzano l’occhio ai romanzi di crescita spirituale e che sono un invito alla stessa, mediante riflessione, condivisione rievocando il tutto, attingendo dal passato in vista di un ipotetico benefico futuro? In questo modo l’esordio di questa giovane autrice giapponese mi ha afferrato in una morsa rammentando come a volte sia necessario ricominciare, imboccare nuove strade, vivere altre avventure. Lottare, non cessare mai di farlo, quanto vivendo intensamente, giorno dopo giorno, come - lo diceva il buon Gandhi, non io! - se fosse l’ultimo.Titolo: Il banco dei pegni del tempo passato
Autore: Ko Soo Yoo
Casa editrice: Newton & Compton
Prezzo: 12, 90 €
N° di pagine: 256
Trama: Vicino a Seoul, da qualche parte nel quartiere dei ristoranti di una città di recente sviluppo, c'è un vicolo minuscolo, largo a malapena da permettere a due persone di camminare l'una di fianco all'altra. Alla fine di questa stretta viuzza c'è un banco dei pegni con un gatto nero e un'anziana signora che ne è la proprietaria. Non è un banco dei pegni come tutti gli altri, questo è speciale, perché anziché denaro presta una cosa ancora più preziosa: il tempo. Non a tutti, però, viene concessa questa possibilità; ognuno ha la propria aura, che può essere distinta per colore, e solo la proprietaria, in base a essa, può decidere chi è adatto o meno. Inoltre, il prezzo da pagare è molto alto: coloro che desiderano tornare nel passato per mutare qualcosa possono farlo, ma in cambio del tempo rimanente delle loro esistenze. Per alcuni questo non rappresenterà un problema, per altri l'orologio della vita giocherà a sfavore ed equivarrà a compiere una scelta determinante.
La recensione:
Dopo una serie di giorni particolarmente frenetici, cominciava a mancarmi la solitudine. Mi siedo sulla mia poltrona preferita e mi immergo in storie di vita dal forte carattere, prendendo appunti e interrogando la mia stessa anima. Ko Soo Yoo era una giovane autrice giapponese che passa gran parte del suo tempo a scrivere, a leggere e sa che per scrivere bene e leggere tanto ci vuole tempo e pazienza. Ciononostante, dopo una laurea il cui indirizzo è per i più curiosi sconosciuto, raggiunge il suo obiettivo: scrivere un romanzo. Nell’inverno del 2020 accolsi con interesse e una certa bramosia un saggio di crescita personale, che nel giro di una manciata di giorni divenne il mio personalissimo guru. Una fonte inestimabile di sapere e conoscenza in cui l’arte della crescita personale era volta al miglioramento individuale. Il romanzo, all’epoca racchiuso fra le pagine di una copertina color azzurro cielo, avrebbe funto da personalissimo beneficio da cui avrei attinto, nel corso di questi anni, per intraprendere un percorso di crescita spirituale che mi ha reso, beneficiato di ogni aspetto elargito dalla vita stessa. All’epoca non lo sapevo, non ne ero del tutto consapevole, ma ciò che avrebbero funto le pagine di The miracle morning - autobiografia dello stesso autore - era quel bagaglio di insuccessi che sarebbero diventati successi, strutturando la vita mediante forme di disciplina e devozione che avrebbero indotto, anche al più pigro degli esseri umani di vivere la giornata, soprattutto quella prima dell’alba, con una marcia in più.
Finalmente avevo anche io creato una mia Morning routine. Un sorriso stampato sulle labbra spicca sulle mie labbra, quasi ogni giorno. Il mio umore libero da pensieri ingombranti e pronto a essere stimolato, prima che la settimana o la giornata lavorativa partisse. Sembrava fosse l’analgesico che cercavo. Quell’unguento magico che ha placato la mia anima.
Cosa mi aspettavo da questa lettura? Certamente molto più di quel che mi ero prefissata, ingiustamente collocata nel settore delle placide delusioni a cui avrei dovuto fare poi testo, mediante recensione. Quando si tratta di romanzi di letteratura nipponica, specialmente se esordienti, non ci sarebbe nemmeno bisogno di formulare l'interrogativo. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di realizzare questo post. Ma di certo queste letture un certo effetto lo sortiscono, la necessità di riempire queste pagine con parole che possano suscitare un certo effetto è contestualizzante. Luminose ma non abbaglianti; straordinarie ma non necessarie. Affinché possano ricondurci nel mondo ritratto dell’autore, in un modo o nell'altro.
Due pomeriggi trascorsi in prossimità del Natale confermarono come i miei sospetti fossero infondati. Una giovane donna, folgorata da Dylan Thomas, dalla filosofia stoica, dalle teorie junghiane, dalle leggi del cosmo e einsteiniane, travolta dai ricordi del tempo, desiderosa di mettersi in gioco, imparerà qualcosa dalla vita che solo il tempo gli concederà pur di affrontarla. Ko Soo Yoo sa qual’è il suo vero obiettivo, e sebbene la sua è una storia di cui ho già letto, in precedenza, in altri romanzi, è come un attacco di tosse improvvisa, una bella apparizione. Un processo di crescita spirituale volta alla lotta per l’umanità, alla sopravvivenza in cui il viaggio, pellegrinaggio interiore che ogni uomo dovrà intraprendere affinchè le nefandezze del suo cuore o dello spirito possano evaporare, mossa da una forza morale che spinge a vivere virtuosamente. L’infinito, la rigenerazione come simboli, nel romanzo continuamente citati dalla presenza simbolica di un serpente che si morde la coda e che è quel ciclo cosmico di morte e rinascita, in un eterno ritrovarsi e rinnovarsi, realizzazione di un ciclo perfetto, esplorazione dell’eternità di cui i Greci affibbiarono all’ascesa intellettuale di una preciso collocamento. Il mito sarà sradicato, la menzogna esorcizzata, l’universo regolato da forme precise di cui l’uomo, mediante nefandezze, dolori e conoscenza, trae insegnamento. Il tempo era un flusso ondeggiante e immenso che fagocita ogni cosa, ma guidato dalla ragione, dall’etica in balia di una sostanza armoniosa che è molto simile alla legge del Karma. Osservando ogni cosa, non giudicando quanto assemblando il tutto, è possibile andare oltre, valicare quell’invisibile barriera di confine fra consapevolezza e fantasia.
Repentino viaggio nel Giappone, l'avvento di questa lettura ha funto come da stato di flusso, onda sinuosa e copiosa che ha invaso la mia coscienza. Eclettica perché racchiude il nucleo pulsante di teorie, nozioni, fondamentali della filosofia, della poesia, della letteratura, in uno scorrere di parole che sono cascate di parole, riflessioni su una vita o più vite vissute. E, toccante, perché punteggiato da riferimenti sulla crescita personale, sulla nostalgia, sulla possibilità che il passato influenzi il presente. Ammantato da una coperta di oniricità, surrealismo tipico della tradizione contemporanea murakamiana, omaggio alla memoria perduta e ai sentimenti che definiscono, decimano la vita in ogni dettaglio, spingendo chiunque a scovare una seconda possibilità.
Un piccolo romantico affresco o omaggio alla vita, ma anche alla morte che ben o male ho già visto in un mucchio di romanzi, ma i cui personaggi sconosciuti sono figure di una certa importanza, in un paesaggio comune ma solitario. Sebbene di poche pagine, un racconto che scorre davvero molto velocemente e che, esplorando un pezzo dell'anima di chiunque, è un'ode alla vita, a chi la vive interamente. Indirizzando chi ancora non lo fa, ad adempiere a quei paradigmi o preconcetti che possano renderla come tale.
Piccola voce in un coro di suoni e rumori che è stata quella pausa, quella liberazione dalla routine. Trattato filosofico dall’ampio respiro, colmo di sentimenti che altro non sono che piccoli frastuoni dell'anima, come dei sassi in una macina.
Valutazione d’inchiostro: 4
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