Riconosco come ancora una volta le vicende
narrate in certi romanzi, anche le più deprimenti, non solo sfiorano il mio
temperamento irreprensivo ma donano vita a ciò che non l’aveva. Gli episodi
tormentosi narrati in La fabbrica delle
bambole è stato un caso fortuito nel migliorare il mio approccio nei
riguardi di questa storia, esplicando le mie vere e proprie ragioni per cui mi
ci sono avvicinata, e di effetti positivi ce ne sono stati. E non pochi, a dire
il vero.
Ed ecco che, rafforzata dal desiderio di
scoprire cosa celassero le pagine di questo magnifico quadro, che ho avvertito
anche la minima parvenza di controllare le mie azioni, facendomi più
tranquilla. Trasferite le parole su carta, questo dunque ciò che è venuto
fuori: un parere a cuor leggero come non mi capitava da qualche tempo. Dando
così vita a un quadro reprensibile ma bello che coincise con i miei gusti, le
mie preferenze letterarie, tratteggiando in ogni forma o figura tutta la magia
che esplicano le sue forme o tratti.
Titolo: La fabbrica
delle bambole
Autore: Elizabeth
Macneal
Casa editrice:
Einaudi
Prezzo: 21 €
N° di pagine: 400
Trama: Una giovane
donna che aspira a un futuro da artista. Un pittore preraffaelita in cerca di
una nuova musa. Un sinistro tassidermista convinto di poter rendere immortale
ciò che è unico. Alla Grande Esposizione di Londra del 1851 i loro destini si
incontrano e cambiano per sempre.

