L’ennesima lettura con la
Nèmirowsky ebbe termine sul finire di un pomeriggio di metà marzo, con il
relativo guazzabuglio di sensazioni ed emozioni. Pe tutto il tempo la voce
della sua autrice si era levata più alta del tono concitato del mio cuore; non
c’erano frasi di discolpa di alcun genere e non ne ero sorpresa.
Ma l’aspetto assolutamento positivo
dei romanzi di questa autrice, come sempre del resto,è dovuto dal fatto che I
doni della vita sono immersi in un’atmosfera di forte attesa, sospensione,
immobilità, in cui si alena un forte senso di protezione, che va di pari passo
con il rispetto e la ricchezza , e a cui ci si affida alla Provvidenza, nel
momento in cui la vita ci spiattella innumerevoli responsabilità, tante
angosce, tante prove che nell’insieme arricchiscono il nostro animo. La sua
anima è alquanto semplice, il tono diretto ma provato … diabolicamente
imprigionati in un mondo che ti tarpa le ali,come se non ce ne fosse
assolutamente bisogno di far sentire la propria voce in un cosmo che non ha
voce. Questo romanzo mostra una notevole predisposizione agli atti disperati,
affannosi, relativi alla sopravvivenza, come condanne da accettare e a cui si
cercano delle garanzie. Ed io non ho potuto non vivere, e poi morire, in
qualunque sostanza, forma, mutando e nascendo nella sua meravigliosa essenza.
Titolo: I doni
della vita
Autore: Irene
Nèmirovsky
Casa editrice:
Adelphi
Prezzo: 11 €
N° di pagine: 218
Trama: Pierre
Hardelot, erede delle omonime cartiere, ha una fidanzata rosea e grassoccia che
la famiglia ha scelto per lui, ma è innamorato di un’altra: una che non gli
consentiranno mai di sposare, perché appartiene alla piccola borghesia, e non
ha dote. Eppure, alla vigilia del matrimonio, Pierre decide di infrangere
quella invisibile ma solida barriera “fatta di buon sangue, di carni robuste e
sane e di risparmi investiti in titoli di Stato, una barriera destinata a
proteggere per sempre i giovani dalle insidie della sorte e dalle loro stesse
passioni”, e la legge non scritta per la quale di generazione accoppiamenti
giudiziosi stringono sempre di più i legami tra le poche famiglie che contano
della ricca borghesia di provincia – e sposa la donna che ama.

