Scorsero rapidamente le pagine di questo piccolo ma bellissimo romanzo, alla luce fioca di un abajour, in un primo momento in cui sembrava non essercene bisogno. Bisogno? Assolutamente si. Fino ad ora sono rimasta sorpresa, colpita, attanagliata dalla potenza di certe emozioni, certe sensazioni difficili da gestire e non prive di conseguenze: innumerevoli sono stati i prezzi da pagare. Ma adesso non è il momento di parlare di questo. Ora è il momento di parlare dell’ennesima straordinaria, emozionante lettura di questo appena iniziato 2020. Leggere, fermarmi anche solo per riflettere, se non per riporre i miei pensieri al riguardo, è stato davvero impossibile. Ma le parole si combinano in forme che acquistano poi un certo significato. Quale? Sono stata meno di ventiquattro ore con la Nèmirovsky, ma molto più vicina di quel che credevo. Della sua tragica e drammatica esperienza, a parte lei stessa, ha avuto un mucchio di tempo per studiare ciò che la circondava. Poiché nel lungo e pallido cammino intrapreso non c’è nulla da criticare che una scrittura intensa e incisiva non potesse non nascondere e che, non ho potuto non ricordare e rievocare con la precisione di un pittore, con l’eccitata e meticolosa esperienza di un amante di figure geometriche, poiché in compagnia di una donna che ha stimolato in me la sua presenza e che io non ho potuto non assorbire.
Nulla di quell’ampia e spessa patina di sentimenti, contraddizioni sulla quale, pagina dopo pagina, si imprimerà il sigillo della sua dirompente forza evolutiva, nulla della sua singolare configurazione come donna, moglie, madre, scrittrice che il mio cuore custodisce da tempo. Ricorda. Pondera.
Titolo:
Il calore del sangue
Autore: Irène Nèmirovsky
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 11 €
N° di pagine: 155
Trama: "Ci sono romanzi brevi più densi di
emozioni e di vicende di certi romanzoni da ottocento pagine e passa. Ed è
esattamente il caso di “Il calore del sangue”. Questa volta Irène Nèmirovsky
punta il suo obiettivo non già sul milieu dell’alta borghesia ebraica in cui è
cresciuta, né su quello dei ghetti dell’Europa orientale, bensì sul piccolo,
angusto, gretto mondo della provincia francese. Il quadro è, in apparenza, di
quieta, finanche un po’ scialba agiatezza campagnola: la figlia di due ricchi
proprietari terrieri che sta per sposare l’erede di un’altra famiglia in tutto
e per tutto simile, un bravo ragazzo, come si dice, innamorato e devoto. Eppure
bastano poche note stridenti ( che l’autrice è abilissima a insinuare fin dalle
prime pagine ) per farci intuire che dietro la compatta, liscia superficie di
perfetta felicità agreste – in cui sembra che ogni sentimento si sia come
pietrificato – si spalancano voragini inospettate: nessuno, insomma, è al
riparo dalla passione, dalla violenza, persino dal delitto, quando è spinto e
travolto dal “calore del sangue”.

