Buon
giovedì, amici lettori. Dopo l'intervista con la cara Jd Hurt, una breve
chiacchierata con protagonista lei e la sua duelogia d'esordio, in cui mi è
stato possibile aprire una finestra su un mondo in cui ho potuto contemplarne
le meraviglie, dopo qualche giorno di inattività torno a farvi nuovamente
compagnia con la recensione di un classico della letteratura russa, Oblòmov, la cui anima romantica è
planata lentamente nel mio cuore di lettrice.
In balia di
sensazioni particolari, sensazioni delicate e profonde, che mi hanno invitato
ad aprire porte che mi hanno invitato a entrare e a scorgere la bellezza di
ogni cosa racchiusa al suo interno, persino la più insignificante, mettere in
ordine i pensieri, confesso, non è stato facile. E, quando l'ispirazione arrivò,
le parole e le immagini sgorgarono dalle mie mani come se avessero aspettato
con rabbia nella prigione dell'anima.
Augurandovi
buona lettura, se ancora non l'avete fatto, vi invito caldamente a inoltrarvi
fra le pagine di questo classico della letteratura russa in cui vi
sorprenderete a non percepire la minima traccia di animazione nel trentenne
Oblòmov, comprendendo che in un silenzio compatto il martellare del nostro
cuore è l'unico segno di vita presente.
Titolo:
Oblòmov
Autore: Ivan
Goncarov
Casa
editrice: Bur
Prezzo: 12 €
N° di
pagine: 580
Trama: Un
provinciale idealista vive a Pietroburgo della rendita di una tenuta
dimenticata, nella più assoluta inerzia fisica e psichica. In una camera
coperta di ragnatele e di libri ingialliti giace su un divano, dormendo e
sognando, stanco e insensibile ai rumori della vita.

