Mentre il mio percorso con il mio
amatissimo Zafon prosegue impettito, come un ragazzino vivace ed energico che
brama di conoscere il mondo, a qualche giorno di distanza dell'ultima
recensione - il mio pensiero riguardante una raccolta di poesie davvero molto
belle. Per chi fosse interessato, penso, dovrebbe concedergli almeno
un'occasione -, quest'oggi la recensione riguardante un romanzo che languiva
sullo scaffale già da qualche tempo che, come al solito, ha atteso il momento
più adatto per farsi leggere. Una lettura a prima vista stupidamente banale in
cui inevitabilmente ci si rompe la testa inutilmente su quello che ci circonda.
E soluzione migliore in questo caso è stato quello d'inoltrarmi in un viaggio che
ha lo stesso sapore dei sogni, assieme al piccolo Tomàs, dimenticando tutto e
tutti e costruendo una storia che avesse solide basi. In realtà questa storia
non è semplice come sembra. Forse lo sa lo autore, che l'ha scritta. Fra
l'ignoto o il nulla che, in qualche modo, ho cercato di portare allo scoperto.
Titolo: L'ultima riga delle favole
Titolo: L'ultima riga delle favole
Autore:
Massimo Gramellini
Casa
editrice: Longanesi
Prezzo: 12 €
N° di
pagine: 262
Trama: Tomàs
è una persona come tante. E, come tante, crede poco in se stesso, subisce la
vita ed è convinto di non possedere gli strumenti per cambiarla. Ma una sera si
ritrova proiettato in un luogo sconosciuto che riaccende in lui quella
scintilla di curiosità che langue in ogni essere umano. Incomincia così un
viaggio simbolico che, attraverso una serie di incontri e di prove avventurose,
lo condurrà alla scoperta del proprio talento e alla realizzazione dell'amore:
prima dentro di sé e poi con gli altri.

