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venerdì, dicembre 06, 2019

Gocce d'inchiostro: La leggenda della rosa di Natale - Selma Lagerlof

Fu in occasione dell’avvento del Natale, dopo mesi di letture svariate ma intense, che per accogliere questa festività che più amo con il giusto approccio, lasciai le mie velleità alle parole o alle vicissitudini letterarie di autori che hanno scritto romanzi incentrati sul Natale o ambientati in questo periodo accogliendo il loro invito come un caldo abbraccio.
Mi ritrassi così in me stessa, come se fossi stata colpita da una qualche sconosciuta ma potente forza, che mi tentò a raggiungere e perseguire il mio obiettivo. Le letture che popoleranno le pagine di questo blog in questi trenta giorni espugneranno allegramente e con determinazione il mio intento di arricchire Sogni d’inchiostro di episodi pregni di eventi principalmente natalizi. La leggenda della rosa di Natale ne è un esempio, il primo che dà il via a questo mio folle e piccolo progetto. Una lettura non propriamente necessaria che tuttavia ci tiene presente del tempo che scorre, fiaba moralista e fatalista che mi ha dato la sensazione di assorbirne la sua intera essenza. Le cose, il mondo circostante hanno un suo andamento, un suo processo funzionale, e quello della Langerlof è per l’appunto un tentativo spirituale a mio avviso ben riuscito, che con semplicità e vigore getta una particolare luce sul ruolo che esercita l’individuo e il suo relazionarsi col mondo.

Titolo: La leggenda della rosa di Natale
Autore: Selma Lagerlof
Casa editrice: Iperborea
Prezzo: 15 €
N° di pagine:128
Trama: Una foresta innevata che si trasforma a Natale in un meraviglioso giardino, impervie montagne che rivelano miniere d’argento, schiere di anime perdute che penetrano tra i ghiacci eterni, accudite da una vecchietta abbandonata che non si rassegna alla solitudine: è la Svezia delle antiche fiabe che rivive in questi racconti di Selma Lagerlof, quella dei miti e delle leggende, delle storie tramandate al lume di candela nelle lunghe notti nordiche. Ma come nei suoi grandi ronmanzi, lo sfondo fantastico serve a raccontare i desideri, le passioni, le grandi domande morali. La fede nella bellezza di un vecchio abate che fa nascere un fiore nel buio inverno del Nord, la giovane che perde il suo amore in mare e trova nei sogni come riportarlo in vita, il violinista presuntuoso che impara l’umiltà dalla musica di un ruscello. Dietro un’apparente semplicità emerge una sottile indagine dell’animo umano: non c’è mai un “vissero felici e contenti” nelle sue storie, ma il lieto fine è segnato da una redenzione, l’accettazione di un limite, il superamento di una paura, una ritrovata fiducia nella fantasia. E quasi sempre il “miracolo” avviene attraverso un racconto nel racconto, quell’inesauribile potere dell’immaginazione di far vedere la realtà con altri occhi o di ricrearla, di trasformare uno scrigno nascosto nel tesoro dell’imperatrice Maria Teresa, e di insegnare a re Gustavo come il valore degli uomini superi ogni ricchezza.
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