Il bello in tutto questo è vedere quel determinato romanzo
prendere vita. Ci si dibatte fra fiumi di parole, dialoghi delle volte insensati,
legati da una sorta di potere magico che metta in relazione il mondo di qua con
quello di là. Cuciti addosso a questi romanzi tuttavia e fortunatamente c’è il marchio
cinematografico che, come la prima parte, anche per questa seconda i romanzi o
meglio i film di cui parleremo quest’oggi hanno lasciato un segno sul mio cuore.
Ed io, naturalmente, non potevo non parlarvene 😊
Esplica certi concetti, sebbene l’inquadratura che li mette a
fuoco è proiettata in un mondo di ricchezze gentili e la gente si vestiva in un
certo modo. Non ammetteva alcun tipo di religione, ne concepivano l’idea che
possa esserci una strada più percorribile, e che la si può imboccare mediante
il perdono o la comprensione. Forse erano così atei e diffidenti perché non
hanno mai potuto guardare dall’alto fino al basso. Eppure Anna Karenina la si
giudica mediante i suoi valori e non i valori premeditati. Fino a quando essi
sarebbero stati leali e rispettosi, ci sarebbe stata lealtà e rispetto
reciproco.
Autore: Lev Tolstoj
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 12 €
N° di pagine: 1107
Trama: “Qual è il vero peccato di Anna, quello che non si può perdonare e che la fa consegnare alla vendetta divina? E’ la sua prorompente vitalità, che cogliamo in lei fin dal primo momento, da quando è appena scesa dal treno di Pietroburgo, il suo bisogno d’amore, che è anche inevitabilmente repressa sensualità; è questo il suo vero, imperdonabile peccato. Una scoperta allusione alla sotterranea presenza nel suo inconscio della propria colpevolezza è il sogno, minaccioso come un incubo che ritorna spesso nel sonno o nelle veglie angosciose, del vecchio contadino che rovista in un sacco borbottando, con l’erre moscia, certe sconnesse parole in francese. Ed è l’immagine minacciosa di quel brutale contadino, conservatasi indelebilmente nella sua memoria, che le riappare davanti e la terrorizza alla vista di quell’altro vecchio contadino, un qualsiasi frenatore, che passa sul marciapiede sotto il suo finestrino curvandosi a controllare qualcosa; ed è quel vecchio a farle improvvisamente comprendere cosa deve fare: distruggere quella vitalità, e cioè distruggere se stessa per espiare la sua colpa”.




