venerdì, maggio 10, 2024

Danzando su carta 30 °

La lettura non è una costanza, è una fonte inestimabile della mia esistenza. La lettura è il bagaglio di conoscenze che possiedo, e che, spero, in futuro, possano essere sempre più vaste. La lettura, il mio amore per la pagina scritta, le pile voluminose, le librerie sono quei santuari magici in cui amo rifugiarmi, in cui amo muovermi liberamente, senza il quale non potrei vivere, respirare letteralmente. E dando così tanta importanza alla lettura è naturale che leggo molto. I miei wraup up, le mie tbr sono sempre numerosi, le pile di libri che si vedono in questi salotti letterari non credo si vedano spesso in altri XD

Ma quest’oggi, come del resto tante altre volte, è << capitato >> di aver raggruppato l’ennesima pila di romanzi, sedersi alla scrivania e redigere l’ennesimo post. Il trentaesimo, per l’esattezza, in cui rivelo le mie ultime tentazioni letterarie, quei desideri personali in cui la scrittura diviene unico ponte di collegamento, unico espediente per dare voce a ciò che ancora non ha voce e che io, in questo quinto mese dell’anno, mi impegnerò ad ascoltare. Ancora una volta.

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Titolo: Lasciami andare
Autore: Philip Roth
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 17 €
N° di pagine: 777
Trama: "In quel periodo ero sottotenente d'artiglieria, di stanza in un angolo desertico e sperduto dell'Oklahoma, e il mio unico legame col mondo dei sentimenti non era il mondo stesso, ma Henry James, che da qualche tempo avevo cominciato a leggere". Congedato poco tempo prima dall'esercito, ancora scosso dalla recente morte della madre, libero dai vecchi legami e ansioso di crearsene nuovi, Gabe Wallach entra nell'orbita di Paul Herz, un compagno di studi, e di Libby, la malinconica moglie di Paul. Il desiderio di Gabe di mettere in relazione l'ordinato "mondo dei sentimenti" che ha conosciuto nei libri con il mondo reale si scontra prima con gli sforzi degli Herz di fare i conti con le difficoltà della vita adulta e poi con le sue stesse relazioni sentimentali. La volontà di Gabe di essere una persona seria, responsabile e generosa col prossimo viene messa alla prova dal rapporto con Martha Reganhart, una donna divorziata, madre di due bambini, vivace, senza peli sulla lingua. La complessa relazione di Gabe e Martha, e la spinta di Gabe a risolvere i problemi degli altri sono al centro di questo primo, ambizioso romanzo, di Philip Roth: ambientato negli anni Cinquanta, tra Chicago, New York e Iowa City, è il ritratto di un'America definita da vincoli sociali ed etici profondamente diversi da quelli di oggi.

mercoledì, maggio 08, 2024

Gocce d'inchiostro: Le avventure di Augie March - Saul Bellow

Non bisogna credere che ogni cosa sia impossibile, quanto tentare di conciliare l’impossibile col possibile. Scoprire come l’uomo può sopravvivere è da sempre una delle principali << preoccupazioni >> della letteratura. Tanti autori, nel percorso della mia vita, hanno parlato di vita nei loro testi. Chi decidendo di proseguire lungo una strada da cui non se ne uscirà tanto facilmente, e chi farà rotta in zone assopite dell’anima in cui si tenta di creare un mondo in cui è possibile vivere e che spesso non si riesce ad adoperare né a vedere. Le avventure di Augie March, grande classico della letteratura moderna, esplica questo concetto in cui la creazione spesso coincide non con la realtà quanto col mondo ideale che desideriamo. Situato in zone nascoste del nostro animo, felice condizione sicuramente peggiore di quella inventata.

Augie March, per certi aspetti alter ego dell’autore, rifiuta la complessità celando molte cose manifeste, nel segreto del suo cuore. Eppure pur quanto si tenti di farlo non si scorge tuttavia la realtà così com’è poiché non è possibile amarla, quanto tenendo conto del presente: il mondo fa schifo, gli uomini altrettanto e inevitabilmente si aspira ad un tipo di libertà illusoria che inventa l’immaginazione, il desiderio di essere affini a se stessi, pretendendo una costante ricerca di quei grandi perché della realtà, sui misteri della vita e le ragioni del proprio essere, privo di sentimenti ed emozioni.

Titolo: Le avventure di Augie March
Autore: Saul Bellow

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 15€

N° di pagine: 704

Trama: Pubblicato nel 1953, "Le avventure di Augie March" rappresenta una delle vette della produzione romanzesca di Bellow, la sua prima opera importante: un romanzo di formazione dalla forte componente autobiografica, popolato da una miriade di personaggi pittoreschi colti nel loro incessante movimento, in cui rivivono echi della tipica narrazione americana, soprattutto il tema twainiano della fuga, delle peripezie e dell'iniziazione dell'eterno adolescente. Ambientato in una brulicante, indimenticabile Chicago degli anni venti, il racconto segue le avventure del giovane Augie, che costretto ai margini della società si ingegna a sopravvivere passando da un mestiere all'altro. Con la partenza per il Messico, spinto da un'amante che lo convince ad accompagnarla ad addestrare aquile, inizia la sua picaresca avventura nel mondo; un viaggio rivelatore, fatto di mille incontri inaspettati, in cui anche le vicende belliche diventano occasione per scoprire le verità più riposte dell'esistenza umana.


La recensione:


Puoi tirare avanti coi tuoi guai ventinove giorni, ma c’è sempre quel trentesimo giorno in cui non puoi, maledizione, quando ti senti come una mosca fetente nella prima improvvisa morsa del freddo, quando ti guardi intorno e ti par d’essere vecchio…


La permanenza fra le pagine di un classico come questo scadette nel giro di una settimana. Sono passati in fretta, questi giorni, e presto dovevo rivalutare ogni cosa. Schiarirmi le idee, documentarmi, porre su carta quei pensieri che ancora si avvicendano dentro e che solo ora, dopo quasi tre settimane, riesco a delineare la parvenza. Per me non si tratta del semplice fatto di prolungare o meno la mia presenza fra queste pagine, in una terra in cui si continua a credere in se stessi e a cercare la propria identità, nei continui intenti di scoprire il segreto della sopravvivenza affinché il mondo fosse ingurgitato dalla fantasia quanto dalla realtà. Bensì di qualcos’altro. Queste scelte letterarie o linguistiche avrebbero poi dipeso da figure femminili che esplicano potenza, denaro, ma anche comprensione e sensibilità e la brutalità, nascosta nell’utilità di comprendere come bisogna respingere ciò che è morboso, torbido, malato.

Questa lettura sotto certi aspetti è stata morbosa, ha comportato nel vivere una strana avventura dalla quale ho potuto svegliarmi solo adesso senza ricordare niente di ciò che prima aveva caratterizzato la mia inutilissima vita. Per questo credo sia indispensabile credere, avere a fianco qualcuno che mi accompagnasse nella ricerca perenne di un’identità sopita dal tempo e dallo spazio. E sarei stata io ad affiancare il giovane Augie March. Ci incontrammo casualmente, per via di un disegno divino scritto a mia insaputa, all’inizio del mese e decisi di proseguire con lui per l’America facendo rotta lungo un luogo sconosciuto da cui ne sarebbe dipeso tante cose. Confinata in un minuscolo spazio, ma solo apparentemente, rimpiazzata di continuo da un manipolo di personaggi che graveranno sulla crescita spirituale di un ragazzo che hanno molto a che vedere con quelle di Mark Twain e il suo Huckleberry Finn.

L’aria pregna di una falsa quiete che sfocia in tempesta babilonese, Augie assisterà alla realizzazione di una parabola spirituale in cui il rinunciare a tutto dinanzi all’abbondanza dei ricchi, Eden utopico di ricchezza e onore, il sogno della rivoluzione francese erano desideri assopiti del suo animo, relegato come in uno spazio minuscolo in cui la fantasia avrebbe prevalso.La società era soggetta a fenomeni sociali purché per quanto si tenta di ignorarla predetermina e definisce ogni rigore o archetipo sociale.

Saul Bellow fa di questo teatro di azioni una filosofia di conoscenze in cui tenta di tracciare il confine fra pensiero e pensatore sociale del mondo. E sicuramente tende il suo romanzo verso una prospettiva più moderna in cui i caratteri sono caratteri universali che si confanno al mondo esterno, il protagonista si trova sbattuto fuori dalla vita quotidiana in cui il sordido - la sporcizia- non è parte integrante dell’anima quanto proiezione di una dimensione filosofica che diventa poi fatto umano, in quanto provocato dal mondo esterno da fattori o conseguenze estranee. La trama diviene così puro pretesto per giochi di intelligenza, quanto tentativo di riallacciarsi alle tradizioni moraliste pur di essere pratica. Moralità e sopravvivenza così strettamente legate all’individuo, che necessita di rivoluzionare, comprendersi affinché sopravvive, ritraendo quella che è a mio avviso una bella denuncia alla società, al lavoro, all’economia, ad un antico regime che ha dimenticato di agire solamente.

Romanzo epico inteso come battaglia o percorso che definisca Augie, che come un valoroso guerriero compie innumerevoli tappe arturiane, fra una serie di incontri e scontri e personaggi di svariato tipo, per la conquista di un santo Graal che scoverà solo quando la sua ricerca sarà conclusa. Un tipo di ricerca tuttavia che non avrà mai fine.

La creazione, la punizione divina, la fede, l’ira forniti dalla memoria e dalla fantasia in cui è possibile riconoscere una velata critica all'unità di un mondo che è dato da cose malsane, miserabili dall’immondizia attraverso cui l’ironia avrebbe reso tollerabile ogni cosa, questo piccolo grande capolavoro di Saul Bellow è stato una forma fisica che ho affrontato con lo spirito temerario che generalmente mi caratterizza, quando mi imbatto nella lettura di certi testi. Perché in bilico tra ciò che è metafisico e fisico, desideri innati di avere e poi prendere tutto ciò che la vita presenta, la vita mossa da una corrente di vicende tragicomiche che trasformano ogni cosa in una storia, la voce di Augie si è alzata fra il concerto altisonante di voci diverse, commoventi che non convincono appieno quanto perennemente speranzosi di ottenere un tipo di fiducia istintiva che disgraziatamente non otterranno mai. Poiché impossibilitati ad essere liberi, trovando un senso ad ogni cosa e, masse di carne e ossa lasciati soli nell’immensità del cosmo, scorgendo in funamboli che si prendono per mano uomini in crisi che cercano se stessi, privi di qualità, affaticati e quasi impossibilitati ad inserirsi in un contesto sociale in cui è possibile avvertire le sue emozioni, le sue idee.

Perfetto equilibrio fra asciutta rievocazione di esperienze personali e sorprendente lancia inventiva, quella di Augie March è un’avventura che si pone come inventiva a porre l’individuo a domandarsi se può comunicare con i suoi simili o meno, e la compassione della miseria altrui, atti di cameratismo, amicizia o disinteresse che per istinto induce a porre aiuto o comprensione indirizzano ad un unico collant: quello della donna, nonché risoluzione di problemi di moralismo pratico. << Unità di misura >>, gli ambienti e le azioni descritte avverranno per sua funzione, e lo stesso Auge diverrà maturo solo perchè pungolato continuamente dalla madre, incompatibile conseguenza della società e del meccanismo di cui se ne fa parte in cui diviene sempre più evidente l’incapacità umana ad essere forti, liberi di scegliere da soli, senza alcun condizionamento. Non spiccando per originalità quanto per le imperfezioni di cui inevitabilmente trascina, in un caleidoscopio di vicende a volte ripetitive in cui ogni cosa, persino la più brutta e misera, appare fatiscente e luminosa.

Valutazione d’inchiostro: 4

lunedì, maggio 06, 2024

Slanci del cuore: Romanzi ambientati nei paesi o nei borghi

Sapevo che quando sarebbe giunto questo momento non sarebbe stato semplice parlarne.. Quest’oggi funge da occasione per proporvi, nuovamente, romanzi che esplicano il mio amore per i classici e, nell’insieme, tutti accumunati da un unico elemento: l’ambientazione. Non troppo tempo fa vi ho presentato una bella piletta di romanzi ambientati nelle campagne, quest’oggi vi propongo qualcosa di simile, ma con niente di così eclatante che già non sapete. Eppure ho deciso di farlo senza tuttavia riferirmi al fatto, che considero questi testi come romanzi della vita, anche se forse per qualcuno lo sono. Eppure, in questi testi, le cui vicende si svolgono principalmente fra brughiere verdeggianti e incolte, c’è qualcosa di me. Ogni romanzo rivela qualcosa di mio, e nel riconoscere questi pezzi d’identità non mi sento intrappolata quanto viva. Viva, grata di farne parte, per le vite innumerevoli vissute, ciò che mi sono lasciata alle spalle e, alla fine, che ne è rimasto.

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Drammatico, moralista, richiamo costante alle paure, al senso di conforto e solidarietà che è insito in ognuno di noi, alla cooperazione affinchè sia possibile raggiungere ogni cosa, il titolo originale prevedeva il riferimento a fatti di cronaca realmente accaduti, dicotomia fra vecchio e nuovo, forte e debole, che si conserva nel tempo come modo, metodo per raggiungere la nostra anima.


Titolo: Uomini e topi

Autore: John Steinbeck

Casa editrice: Bompiani

Prezzo: 12 €

N° di pagine: 139

Trama: George Milton si occupa da sempre con ferma dolcezza di Lennie Small, un gigante con il cuore e la mente di un bambino. Il loro progetto, mentre vagano di ranch in ranch, è trovare un posto tutto per loro a Hill Country, odve la terra costa poco: un posto piccolo, giusto qualche acro da coltivare, e poi qualche pollo, maiali, conigli. Ma le loro speranze, come “ i migliori progetti predisposti da uomini e topi” ( è un verso di Burns), sono destinate a sbriciolarsi.

sabato, maggio 04, 2024

Gocce d'inchiostro: Senza un soldo a Parigi e a Londra - George Orwell

Certi problemi restano universali. La soluzione è anch’essa universale, e, se poi si è in un luogo come quello in cui ci si approda, fra queste pagine, agli inizi del 1900, specie sotto un regime capitalista che decima la popolazione in piccoli agglomerati di stenti e miseria, è impensabile credere che presto o tardi si potrebbe incorrere a un cambiamento. C’è in certi testi, in queste testimonianze di vita, una personalissima visione della realtà più cruda e antica, in cui qualcosa di moderno sembra rispondere a un vuoto spirituale creato dalla nuova corsa dell’uomo verso l’individualismo e il materialismo. Al contrario del celebre 1984, che ancora non ho disgraziatamente letto ma che mi premurò ad avere, al più presto, questo saggio propone una visione lucidissima ma cruda di una realtà che, a quasi cent’anni di tempo, può ancora definirsi attualissima, aspirando magari a una vita in cui il Paradiso ospiti anche queste povere anime: riconoscendo la loro più assoluta completezza, in questa vita. Adesso.

Titolo: Senza un soldo a Parigi e a Londra

Autore: George Orwell
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 13 €
N° di pagine: 240
Trama: Ispirato a un periodo della vita nel quale conobbe "i margini della miseria", Senza un soldo a Parigi e a Londra (1933) racconta, sulle orme del Jack London del Popolo dell'abisso , la discesa di un imperturbabile protagonista nel mondo sordido e disperato dei proletari metropolitani dell'una e dell'altra capitale, dove è possibile incontrare l'umanità più varia, contraddittoria e disperata e i suoi eccessi di ferocia e tenerezza. È l'opera prima di George Orwell, quella che segna la nascita dello scrittore. Si delineano già la sua duplice vocazione, narrativa da una parte e di testimonianza sociale dall'altra, e i temi dei libri futuri: il prevalere degli interessi sociali su quelli letterari, la matrice vissuta e sofferta delle posizioni ideologiche.

giovedì, maggio 02, 2024

Le TBR: richiami dell'anima 37 °

Puntuale, qualche giorno prima che finisse il mese, avevo già la mia pila di romanzi, quelli cioè che mi piacerebbe avere al fianco, in questo quinto mese dell’anno, prendermi e portarmi lontano, non troppo lontano, ma abbastanza da recidere il filo della monotonia: una fila di romanzi o autori già letti o ancora da conoscere, le copertine sfavillanti e colorate e una piccola grande torre che sono certa non cadrà tanto facilmente. I libri sono la linfa vitale della mia esistenza, e la ragazza coordinata col tempo, che delle volte vorrebbe padroneggiarlo, attende pazientemente di immergersi per la prima volta o per una seconda fra le pagine di questi magnifici testi, facendo svolazzare le sue parole come piccoli esserini che si stanziarono nel mio cerchio. In un luogo o in un tempo che è il riquadro della finestra di un mondo in cui il mio cuore gioisce già solo ad vederne la sua luce.

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Primo romanzo che mi piacerebbe rileggere, un testo che lessi ben dieci anni fa e il cui ricordo è oramai sbiadito. Il desiderio di ravvivare quella piccola fiamma che anni fa mi indusse a conoscere Ivo e Stella, anime dannate e contrite, forse inadatta ai più sensibili.

Titolo: Il mio dolce gemello

Autore: Nino Haratischwili

Prezzo: 17 €

Casa editrice: Mondadori

N° di pagine: 271

Trama: Stella si è costruita un'esistenza di affetti sereni e sicurezze quotidiane: un bambino amatissimo, un marito attento, un buon lavoro, una bella casa. Un giorno Ivo suona alla sua porta spalancandola d'un colpo sul passato. Ivo e Stella hanno condiviso un'infanzia faticosa, impigliati nelle trame sentimentali dei loro genitori, lanciati verso una tragedia che legherà per sempre l'uno all'altra i figli. Bambini, sono cresciuti nella simbiosi dolce e disperata di due fratelli adottivi affidati all'amore eccentrico di una vecchia zia che li ha lasciati correre pomeriggi interi a piedi nudi nel forte vento del Mare del Nord, sulle sue spiagge luminose. Più grandi, sono diventati quegli amanti che non riescono a stare lontani e finiscono per distruggersi per troppa vicinanza. Poi si sono separati con uno strappo violento. Ma ora Ivo è tornato e Stella capisce che tutto il mondo che ha così caparbiamente costruito e tutte le sue difese stanno per crollare. Non resta loro che un'ultima possibilità, un lungo viaggio in Georgia, per liberarsi dal trauma sepolto che li lega e per liberare, forse, il loro amore.

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