mercoledì, luglio 31, 2019

Gocce d'inchiostro: Il giardino delle delizie. Epopea americana - Joyce Carol Oates

Le cinquecento pagine che compongono questo romanzo sono state davvero impossibili da ridurre, per quanto la storia narrata mi ha condotta fra le braccia di un epoca che ha scalfito la mia anima. Scrivo 'scalfito' perché da un autrice prolifica come la Oates mi aspettavo qualcosa di più di un semplice sfioramento, ma questo è semplicemente il mio pensiero e sebbene durante il corso della lettura sia trapelato un certo fastidio tuttavia sono contenta di aver capito e conosciuto la Oates. Disgraziatamente per me il nostro percorso letterario si conclude qui, che ho cercato di tenermi in equilibrio seduta, attenta, lasciando vagare lo sguardo per i campi incolti e aridi che si succedevano dalla finestra virtuale su cui mi sono affacciata. Il ritratto di un epopea che risalta il forte impulso di evadere, scappare da qualunque cosa o persona affinché ci si possa difendere, costruiscono il fulcro primordiale su cui ruota l’intero romanzo. Ma dopo una bellissima immersione nella cultura americana faulkneriana, quella della Oates è stato così noioso che mi ha creato qualche problema. Eppure, alla fine, arrancando nel caldo afoso, ho portato questa opera nel mio universo. E trattasi di una lettura che mi ha lasciato molto poco, non ho compreso i marchingegni concepiti nel mettere su un teatrino individuale inzuppato di lerciume e sudiciume, per non dire che non credo compariró più nello stesso luogo.

Titolo: Il giardino delle delizie. Epopea americana. 
Autore: Joyce Carol Oates
Casa editrice: Il Saggiatore
Prezzo: 21 €
N° di pagine: 520
Trama: Campi di segale sotto il sole abbacinante dell’Arkansas. Le mani strappano i frutti della terra, la terra prude e si mangia le mani. I braccianti arrancano nel meriggio insieme ai cavalli e il sogno americano è un abbaglio nell’afa, una zacchera di fango sulla schiena, un canto di nostalgia e speranza spezzato dalle spighe del grano. Clara è la figlia di due contadini e trascorre l’adolescenza a correre fra gli odori aspri ed erbosi del grano. Clara è la figlia di sue contadini e trascorre l’adolescenza a correre fra gli odori aspri ed erbosi delle piantagioni, e a rubacchiare oggetti insignificanti nei negozi per divertimento e noia. Vagheggia un futuro di emancipazione, ricchezza e amori idilliaci; fantastica di evadere dalla promiscua violenza del suo mondo provinciale gettandosi con abbandono in ogni avventura: prima con Lowry, fascinoso e ribelle apolide che la strappa alla famiglia e l’abbandona subito dopo averla ingravidata; poi con Revere, facoltoso uomo già sposato che Clara seduce in cambio di una promessa di stabilità economica; infine con suo figlio Swan – l’ennesima speranza di riscatto, l’estrema illusione di una riscossa impossibile -, destinato però a diventare un uomo violento e autodistruttivo e a far naufragare anche gli ultimi sogni della madre.

lunedì, luglio 29, 2019

Gocce d'inchiostro: Luce d'agosto - William Faulkner

La prima volta che io e William Faulkner ci incrociammo, io non ne sapevo nemmeno della sua esistenza. O, per meglio dire, quando fu in vita, quanto importante fosse per la letteratura odierna. Mi sono avvicinata a questo autore, vincitore del premio Nobel per la letteratura, senza bisogno che nessuno mi stimolasse, incitasse a buttarmi da un grosso scoglio e solo quando sarei giunta alla meta osservare il paesaggio circostante. Questo è di per sé magnetico, magico, stupefacente. Desiderare di leggere qualcosa di qualcuno che sai potrebbe non concernere con i tuoi gusti personali, sinché non si arriva alla fine.
Il fatto in questione accadde nella libreria più vicina della mia città, un luogo che io considero oramai la mia seconda casa. Da qualche tempo a questa parte, ho maturato un certo gusto per le saghe famigliari, la letteratura americana, e leggere Luce d’agosto mi consentì di crescere praticamente ancor di più, fino al punto di comprendere come questo tipo di letteratura, quella con la L maiuscola, è il cibo per la mia anima. Perciò, come se ne deduce dal titolo della recensione, il mio lento avanzare fra le sue pagine mi ha allontanato dal mondo, dalla routine in generale, mostrando unicamente l’aspetto cruciale su cui ruota l’intero romanzo, che finì ben presto per confonderlo con i tormenti odierni della vita dove vige la crudeltà ma anche un pizzico di comprensione.

Titolo: Luce d’agosto
Autore: William Faulkner
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 13 €
N° di pagine: 425
Trama: ‘Nella mia terra la luce ha una sua qualità particolarissima; fulgida, nitida, come se venisse non dall’oggi ma dall’età classica ‘. Così William Faulkner spiego il titolo del suo settimo romanzo, uscito nel 1932 e subito acclamato come uno dei suoi capolavori. Ed è tra i riverberi crudeli di quella luce implacabile che si consumano le vicende di una folta schiera di personaggi: una ragazza incinta, amata solo di ‘una riserva di paziente e tenace lealtà ‘, che si avventura dall’Alabama al Mississippi alla ricerca del padre di suo figlio; un uomo solitario dallo strano nome, Jon Christmas, ‘con un’inclinazione arrogante e malevola sul viso immobile ‘, che l’isteria razziale del Sud getta nell’abisso tormentoso del dubbio circa il proprio sangue: un reverendo presbiteriano ripudiato dalla sua Chiesa per l’antico scandalo della moglie adultera e suicida; e, circondati da neri invisibili, gli sceriffi, i taglialegna, i predicatori, le donne ‘dal volto di pietra ‘, chi ‘definitivamente dannato ‘, chi alla ricerca disperata di una chimerica catarsi.

giovedì, luglio 25, 2019

Gocce d'inchiostro: Chiedi alla polvere - John Fante

Si possono leggere un mucchio di romanzi e restarne indifferenti. Si possono considerare buone strategie, culturali o finestre dell’anima, perfino intime, che stregano a tal punto che la loro chiamata è così forte da inebetirti. Spesso mi rendo conto che ho bisogno di leggere un certo tipo di storie, di qualcuno in grado di scrivere ed estrapolare dal nulla qualcosa di apparentemente semplice ma potente la cui concretezza, la cui indole, richiamasse alla mente antichi poemi, racconti cavallereschi o storielle avvincenti e asciutte. Piccole perle che riflettono o addirittura aumentano lo sforzo letterario di trasmettere la lettura, i libri, al di là di ogni cosa, al di là di ogni pregiudizio, fino ad arrivare a quella inarrestabile eruzione creativa destinata a trasformare ogni cosa.
In buona sostanza, ciò che propongo oggi è la recensione della mia ultima lettura che è l’emblema nonché il proposito di rispolverare i sogni giovanili dello stesso Fante, i suoi desideri, le sue ambizioni, portando a termine un tentativo massimale che comporta le innumerevoli difficoltà che un uomo deve affrontare per diventare scrittore. Da qui, l’idea di realizzare un capolavoro come Chiedi alla polvere, che mi ha lasciato pienamente soddisfatta, affascinata, con lo stomaco completamente attorcigliato, l’anima ridotta in minuscoli pezzettini.

Titolo: Chiedi alla polvere
Autore: John Fante
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 13€
N° di pagine: 234
Trama: La saga dello scrittore Arturo Bandini, alterego dell’autore, giunge in questo romanzo al suo snodo decisivo. L’ironia sarcastica e irriverente, la comicità di Arturo Bandini si uniscono alla sua natura di sognatore sbandato, che ne fa il prototipo di tutti i sognatori sbandati che hanno popolato la letteratura dopo di lui. Al centro della vicenda è il percorso di Bandini verso la realizzazione delle sue ambizioni artistiche e la sua educazione sentimentale dopo l’incontro con la bella e strana Camilla Lopez.

martedì, luglio 23, 2019

Gocce d'inchiostro:La saga dei Cazalet. Il tempo dell'attesa - Elizabeth Jane Howard

Mi ritengo piuttosto fortunata ad aver letto i primi due volumi della saga dei Cazalet, alla portata di tutti, quando finalmente giunse l'occasione, sempre nel momento in cui meno me lo sarei aspettata, non esitando nemmeno per un istante a giudicare se fosse o meno una lettura adatta a me. Mi chiedo se questo non sia dovuto dal fatto che forse ne sono amaramente pentita. Sono amaramente pentita di non averla letta prima. O forse se fossi stata più fortunata mi sarei immersa fra le pagine di questo splendido paesaggio molto tempo prima.
Dentro di me, sorrido. Sono consapevole che di tempo con la Howard ne ho ancora a disposizione. Bastava una certa dose di serenità e tranquillità, purché elogiassi in poco tempo questa ennesima storia, cercando qualunque motivo o causa per cui non dovessi amare questo ennesimo volume. Il tempo dell’attesa si addentra in un terreno scivoloso nel quale però mi sono trovata ampiamente a mio agio. Forse maggiormente del primo.
Perciò, adesso che mi ritrovo nuovamente qui, non vedo l’ora di condividere i miei pensieri al riguardo, lasciare un segno sulla sabbia del tempo, considerando sufficientemente addentro alla materia da esserne completamente assuefatta, ammaliata dalla bellezza che vi ho riscontrato tutt’attorno.



Titolo: Il tempo dell’attesa
Autore: Elizabeth Jane Howard
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18, 50 €
N° di pagine: 638
Trama: È il settembre del 1939, le calde giornate scandite da scorribande e lauti pasti in famiglia sono finiti e l’ombra della guerra è sopraggiunta a addensare nubi sulle vite dei Cazalet. A Home Place, Le finestre sono oscurate e il cibo inizia a scarseggiare, in lontananza si sentono gli spari e il cielo non è mai vuoto, nemmeno quando c’è il sole. Ognuno cerca di allontanare i cattivi pensieri, ma quando cala il silenzio è difficile non farsi sopraffare dalle proprie paure.
A riprendere le fila del racconto sono le tre ragazze: Louise insegue il sogno della recitazione a Londra, dove sperimenta uno stile di vita tutto nuovo, in cui le rigide regole dei Cazalet lasciano spazio al primo paio di pantaloni, alle prime esperienze amorose, a incontri interessanti ma anche a una spiacevole sorpresa. Clary sogna qualcuno di cui innamorarsi e si cimenta nella scrittura con una serie di toccanti lettere al padre partito per la guerra, fino all’arrivo di una telefonata che la lascerà sconvolta. E infine Polly, ancora in cerca della sua vocazione, risente dell’inevitabile conflitto adolescenziale con la madre e, più di tutti, soffre la reclusione domestica e teme il futuro, troppo giovane e troppo vecchia per qualsiasi cosa. Tutti e tre aspettano con ansia di poter diventare grandi e fremono per la conquista della propria libertà. Insieme a loro, fra tradimenti, segreti, nascite e lutti inaspettati, l’intera famiglia vive in un clima di sospensione mentre attende che la vita torni ad essere quella di prima, in quest’indimenticabile ritratto dell’Inghilterra di quegli anni.

venerdì, luglio 19, 2019

Gocce d'inchiostro: Il meraviglioso mago di Oz - L. Frank Baum

Davanti alla certezza che una storia del genere avrebbe avuto breve durata, non mi sembrava necessario tornare qui per riempire questo documento con parole che forse non avranno significato per molti ma non per me, che ha tanto visto appassionatamente le vicende della piccola Dorothy.
Mi sono così limitata a trascorrere un pomeriggio soleggiato e tranquillo passeggiando nel mondo di Oz, andando qua e là senza una meta precisa, come una foglia portata dal vento. Di tanto, mi fermavo a scrutarne i dettagli, e dunque strambi amici come un leone pauroso, un uomo di latta, un cane dolce e scondinzolante, e ripassavo i dettagli del nostro incontro come un vagabondo e un ubriacone in un abbandono sincero e appassionato. In questo modo non ci ho pensato due volte a immergermi in questa storia, non opponendo resistenza a niente e nessuno, considerando questa perla come quel piccolo tassello di un puzzle che deve ancora essere completato.



Titolo: Il meraviglioso mago di Oz
Autore: L. Frank Baum
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 8,90 €
N°di pagine: 192
Trama: Dorothy vive in Kansas con gli zii e un cane. Quando un giorno, un ciclone solleva la sua casa, la bambina e il cane, ancora all’interno, vengono trasportati in volo fino alla Terra Blu dei Munchkin. È l’inizio di una magica avventura in compagnia di uno spaventapasseri, un leone e un omino di latta. 

La recensione:
L’altro pomeriggio è successa una cosa che, con mio grande sorpresa, era riuscito a risvegliare la mia curiosità mai assopita, invitandomi a pensare che il mondo ritratto da Baum malgrado la mia prima impressione, non fosse del tutto immune alle bellezze descritte nel Il meraviglioso mago di Oz. Fui convocata con una certa urgenza, ed io ci sono andata con una certa voglia, una certa impazienza seguendo con un certo entusiasmo le vicende di una piccola bimba e dei suoi strambi amici.
Baum assicurava una storia che possiede una certa sensibilità speciale che conferisce innumerevoli significati, ma consapevole di trattarsi semplicemente di metafore o allegorie per riunire paradigmi, idiomi letterari e politici, immergendoli in una confortevole penombra, accreditata da spaventose e orribilanti creature, approfittando della forza proorompente della natura per accarezzare l’anima di una storia apparentemente semplice.
Il meraviglioso mago di Oz non lo si può definire infatti come quell’esperienza letteraria che promette molto di più di quel che sembra, prendendo per mano chiunque legga e conducendoli in qualunque luogo. Piuttosto un semplice disegno di un viaggio simbolico, importante, che scruta una parte dell’animo umano, scandaglia ciò che sono i più importanti valori, forse perché narrare semplicemente di una ragazzina e del suo incontro/scontro con uno spaventapasseri non era così degnatamente necessario. Al di là dei disegni, delle figure, dello genuinità del tema trattato Il meraviglioso mago di Oz è stato quel romanzo che ha tanto di famigliare, e che attira l’attenzione per la sua figura minuta, colorata, verdognola, che l’autore descrive in una posa più eroica e significativa e che ha impersonato il valoroso ma incessante combattimento fra Bene e Male. 
Valutazione d’inchiostro: 4
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