martedì, giugno 24, 2025

Gocce d'inchiostro: Un tram chiamato desiderio - Tennessee Williams

Comprendo perfettamente e fin troppo bene perché questo romanzo, questa opera teatrale, abbia accondisceso a quelle critiche che l’hanno definito intenso ma disturbante, ruspante e decadente, senza dare alcuna spiegazione del motivo per cui è stato concepito così com’è stato scritto, una ragione piuttosto importante di quel che sembra. Tennessee Williams, infatti, sopravvisse ai soprusi, ai dilemmi di un epoca soffocante, destabilizzante, a cui molti non poterono ne volsero sopportare, pur brutalmente fossero i suoi istinti, accettando di lasciarsi sopraffare dalle sue emozioni, accogliendo qualunque critica, qualunque disguido o diniego, che non differirono da quelli che gli riservò la sua famiglia. Un timido e riservato ragazzino, inadatto ad essere nato di sesso maschile, disprezzato e relegato dal calore famigliare.
Grandi e lucenti ambizioni lo raccolsero nel grembo di bassifondi di straordinario talento artistico. Il cuore aveva preso una strada tutta sua, ogni cosa era così terribile e orripilante, decadente e soffocante, nel quale vi ha regnato una consistenza tranquilla e cordiale fra gente e razze diverse. Questo romanzo, così come altre sue opere pubblicate, sono << conseguenze >>, moti di espressione nel quale l’animo, il suo, potè crescere e fiorire egregiamente. Arrancando, avanzando a tentoni, anelando a scovare semplicemente un po' di gentilezza. Una libertà tanto agognata ma mai raggiunta, scevra da qualunque atteggiamento di nostalgia derivante dal passato. Non poteva lasciare che tutto andasse a rotoli. La cosa migliore da fare, l’unica cosa da fare, era dare voce a chi non ha mai avuto voce. E la letteratura, l’arte in generale è stato l’unico mezzo.

Titolo: Un tram chiamato Desiderio
Autore: Tennessee Williams
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 11 €
N° di pagine: 117
Trama: Un tram che si chiama Desiderio è il capolavoro di Tennessee Williams; e la storia che racconta è raccontata a far parte dell’immaginario di ognuno di noi. Blanche DuBois bussa alla porta della sorella Stella, a New Orleans. Sono le due eredi di una famiglia di propietari terrieri del Sud da tempo decaduta. Blanche però non ha mai smesso di vivere in quel passato ormai svanito, e a casa della sorella si socntra con la prosaica realtà dell’America delle città, delle strade, dei quartieri popolari. In particolare si scontra con il marito di Stella, Stanley Kowalski, immigrato di origini polacche: bello, brutale e dalla prorompente sessualità. E in questo scontro tra due mondi, tra disgusto, odio e feroce attrazione, non potrà che essere lei a farsi del male.

domenica, giugno 22, 2025

Uno squarcio sull'anima: abitudini letterarie parte 4

Secondo molti, procrastinare, vivere la vita, << alla giornata>>, è uno degli espedienti più belli o più utili per viverla. Per me, che amo organizzare ogni cosa, stilare infinite liste che possano porre la mia anima in una bolla di felicità che solo il tempo potrà consolidare, quella delle abitudini, delle ripetizioni è una personalissima panacea in cui posso respirare e vivere, come desidero. Questo quarto post inerente alle abitudini, per elencare le ultime - spero - abituali gesti che mi affiancano. durante il processo di lettura. Processo inerente alla mia vita, necessario come l’aria che respiriamo.

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Programmo le mie ore di lettura in quanto leggere non è solo un hobby, un passatempo, quanto parte integrante, fondamentale del mio spirito.

venerdì, giugno 20, 2025

Gocce d'inchiostro: Il malinteso e La commedia borghese - Irène Némirovsky

Ho nutrito un certo amore per Irène Nèmirovsky sin dal primo momento in cui conobbi lei e il suo splendido Suite francese. Seppur doloroso, drammatico, denso di quel tipo di malinconia che a me piace tanto, che mi colpì così tanto da desiderare nell’immediato leggere qualcos’altro di suo. Quando ti appassioni così tanto a qualcosa o qualcuno credo sia necessario alimentare questo interesse, e l’unico modo in questo caso era quello di leggere ogni opera pubblicata da questa autrice. Se fosse postuma o meno, sarebbe stato un altro paio di maniche.. Eppure, approcciarmi a lei e ai suoi romanzi, ogni qualvolta, mi rende soddisfatta, completa, compresa, poiché le storie che mi sono state raccontate si attengono ad uno schema preciso che definisce l’autrice come una poetessa francese. Perlomeno io la definisco così.
Da dove deriva questa mia devozione, francamente non lo so. Me lo sono chiesta quando la conobbi, nel mentre la conoscevo maggiormente, anche adesso che il mio percorso lentamente si conclude, sebbene ogni romanzo è un tassello diverso dall’altro. Un frammento della sua anima che una volta catturato, riversato in pagine bianche, cela dietro intere generazioni di famiglie, ebrei, donne o bambini nati o deportati nel fronte francese che è forse da qui, da questo forte slancio a voler parlare di loro, di lei, che l’ho amata, la amo così intensamente. Impossibile non volerle bene, non capirla, né frequentarla. E come dimostranza, ecco due racconti belli, brevi e profondi che si interrogano sull’irrazionalità dell’uomo, sul suo essere perennemente insoddisfatto, la rabbia associata da qualcosa che forse non tornerà mai più. Così facile sospettare le sue crudeltà, le sue sofferenze, i suoi drammi, quando per l’ennesima volta le sue parole sono arrivate dritte al mio cuore.
Titolo: Il malinteso
Autore: Irène Nèmirovsky
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 12 E
N° di pagine: 190
Trama: “L’amore, mia cara,è un sentimento di lusso!”, questo cerca di spiegare una madre che ha molto vissuto ( e che dalla vita ha imparato una grande lezione: “Dare pochissimo e pretendere ancora meno” ) alla figlia innamorata e infelice. Ma lei, Denise, non lo capisce: quando suo marito glielo ha presentato sulla spiaggia di Hendaye, Yves le è apparso come un giovanotto elegante, raffinato, di bell’aspetto; e poiché alloggiava nel suo stesso albergo, ha creduto che fosse ricco quanto l’uomo che ha sposato, e a cui la lega un affetto tiepido e un po' annoiato. Poi il marito è stato richiamato a Londra da affari urgenti, e quelle giornate di settembre “piene e dorate” sono state come un sogno: la scoperta della reciproca attrazione, le passeggiate, le notti d’amore. Il ritorno a Parigi ha significato anche un brusco ritorno alla realtà: no, Yves non è ricco, tornato dal fronte si è reso conto di aver perduto tutto, ed è stato costretto (lui, cresciuto in un mondo in cui “c’erano ancora persone che potevano permettersi di non fare niente”) a trovare un impiego che lo avvilisce e lo mortifica.

mercoledì, giugno 18, 2025

Nella baia delle parole: romanzi intensi, ma difficili 1°

Gli autori che leggo, le storie di cui mi piace cibarmi fungono da balsamo per lo spirito. Di questi balsami, queste parole, mi rendo conto, ne sentite, o leggete, tante volte. Ma sarebbe come dire che sono nata con i capelli scuri, anziché con i capelli dorati. Una menzogna! E le menzogne a me non piacciono, in quanto la letteratura è’ un fondamento del mio spirito in cui poi posso mettere su un complesso meccanismo di tante cose. Queste tante cose le domino mediante scrittura e ciò che ne ricavo, alla fine, è quasi sempre legato alla mia identità. Ma questa è un’altra storia.. Di romanzi in cui bisogna << caricare >> il cervello, nella mia carriera di lettrice, ne ho letto tantissimi. Sino all’altro giorno ricordavo quando, a fine anno, decisi di impelagarmi nelle avventure o disavventure del giovane Proust, anima tormentata dal cuore debole e tenero, che per un mancato bacio o affetto nei riguardi della sua cara e amata mamma, concepì la Ricerca come esaltazione del Tempo, della coscienza che prevale e le modalità in cui esse sono strettamente legate all'individuo. Come un organismo intrinseco alla sua stessa natura.Come feci in tanti altri momenti, quando si parla di letteratura non mi tiro mai indietro, dinanzi a niente e nessuno. Non mi tiro mai indietro, in generale, qualunque cosa si tratti, ma i libri, lo sapete, svolgono un ruolo predominante. Tuttavia tale ruolo è, delle volte, soppiantato dalle mie modalità di interpretazione di un romanzo: quante volte piluccato il mio cervello tentando di uscirne non solo coinvolta e travolta, ma consapevole?!? Questo post non vuol togliere niente né aggiungere alcunchè sia stato detto o fatto in passato. Semplicemente esplicare, ancora una volta, il mio amore per la parola scritta, quei romanzi impegnativi ma che sono il respiro di un’intera esistenza. La mia.

In uno scambio di ruoli, in uno scambio di interlocuzioni fra materia e carne, corpo e spirito è necessario preservare il tutto specialmente nel momento in cui il mondo sembra stia per avviarsi lungo il lento processo della distruzione. Scavalcando o valicando qualunque barriera, tenuta così stretta ai bordi di quest’anima passionale ma turbolenta che, persino adesso, a distanza di qualche giorno dalla sua lettura, mi tiene salda alla sua presa.


Titolo: Maestre d’amore

Autore: Nadia Fusini

Casa editrice: Einaudi

Prezzo: 19 €

N° di pagine: 192

Trama: Nessuna scrittrice come Fusini sa fare della materia shakespeariana un'autentica guida per il cuore moderno e i suoi affanni. Questo libro è una danza. Danzano una danza d'amore i personaggi di Shakespeare, danzano la filologia e la scrittura con gli affreschi di una Londra early modern pennellata con felicità ed esattezza, danzano le parole con i giochi delle parole, danza il lettore, che entra ed esce nelle tragedie e nelle commedie di Shakespeare come fossero scene della vita, anche se è consapevole nello stesso istante di vivere la gioia della letteratura, senza sosta dentro e fuori dagli intrecci e dalle trame per vedere che ne fa la letteratura della vita. «La donna è l'ora della verità per un uomo; non c'è niente di piú vero. Scrivo questo libro per dimostrare la verità di tali parole», dice Nadia Fusini al lettore e alla lettrice, chiamati in causa spessissimo nelle pagine con domande che sono inviti alla danza della conversazione: «... del resto non è forse vero che in amore siamo tutti attori? Tra gli amanti chi riceve di piú? Chi spende di meno? In amore, non è osservabile il paradosso secondo il quale chi piú dà, non diventa piú povero? ... Che il godimento sessuale in sé e per sé non crei un rapporto con l'altro, lo sanno bene Antonio e Cleopatra. Non è proprio qui la tristezza del coito?» Questo è un libro sull'amore prima ancora che un libro sulla letteratura, e Giulietta, Ofelia, Desdemona, Cleopatra, la Bisbetica, perfino Jill e Jack, ci raccontano quale fu l'«immensa novità» con cui Shakespeare, la mente e il corpo di Shakespeare, pensarono il femminile e il maschile all'inizio dell'epoca moderna. Forse aiutati in parte dal fatto che a teatro i ruoli femminili dovessero essere interpretati da giovani attori, forse per l'usanza del cross-dressing che imperversava nella Londra dell'epoca, la mente e il corpo di Shakespeare ci parlano di un corpo d'amore che non è «né femmina, né maschio, ma femmina e maschio insieme», ci dicono che «per vivere, che è la stessa cosa che amare, bisogna disobbedire», che le donne vivono «l'avventura eroica di amare in una concezione paritaria della differenza». Ci parlano insomma dell'«ambiguità scandalosa dell'amore». E alla fine di tanto eros , al lettore sembra di scoprire di nuovo a che cosa serva per davvero la letteratura: non a imparare a vivere, ma a vivere. Una questione di etica.

lunedì, giugno 16, 2025

Gocce d'inchiostro: After dark - Murakami Haruki

In questi ultimi giorni sto dedicando gran parte del mio tempo a Murakami Haruki, figura alquanto celebre e nota non solo per chi legge, ma per chi è un ospite assiduo di questo salotto virtuale. Ogni tanto mi piace abbracciare con entusiasmo la lettura di opere lette in passato, romanzi il cui sistema metaletterario si poggia o si conforma ad una realtà surreale, quasi onirica, e in cui posso interpretare il modo in cui dipinge la realtà circostante e a volte delinearla con modestissimi pennarelli nascosti nella soffitta impolverata della sua anima. Come con altri testi, in passato, anche con After dark ho cercato di produrre su carta non tanto quello che vedo, quanto l'aura lucente in cui mi sono confinata. E, con un immediato senso di fratellanza, quando ne varcai la soglia mi sono sentita tranquilla. In un luogo confortevole in cui ho potuto persino riconoscermi. Sullo sfondo di un paesaggio rumoroso e frenetico, con sottofondo il regolare tic tac di un orologio invisibile che scandisce attimi di vita comune, ho riconosciuto After dark esattamente come quel genere di opera che si affacciò per la prima volta sul mondo. Il mio. Ma che, componendo una melodia particolare, semplice ma toccante, mi ha trasmesso un'infinità di sensazioni. Emozioni particolari, ferite ancora fresche che dilaniano l'anima, che si trascineranno fino a quando ci si libererà del passato.


Titolo: After dark

Autore: Murakami Haruki

Casa editrice: Einaudi

Numero di pagine: 178

Prezzo: 18, 00 €

Trama: Tokyo, un quartiere che inizia a vivere quando cala il buio, strade dove le insegne di bar e night club restano accese fino all'alba. Dalla mezzanotte alle sette del mattino, alcune persone sono casualmente coinvolte in una squallida vicenda di violenza. All'Alphaville, un love hotel gestito da Kaoru, un'ex campionessa di lotta libera, una giovane prostituta cinese viene picchiata da un cliente che poi fugge. In una caffetteria poco distante, Mari, una diciannovenne studentessa di cinese in cerca di solitudine, sta leggendo un libro; Takahashi, un giovane musicista jazz disinvolto e chiacchierone, vorrebbe attaccare discorso ma si scontra con la sua reticenza. Tuttavia, quando Kaoru cerca qualcuno che faccia da interprete alla prostituta ferita, Takahashi, che con il suo gruppo sta provando in uno scantinato vicino all'albergo, le suggerisce di rivolgersi alla giovane. Mari viene cosi a contatto con un ambiente a lei estraneo, ma paradossalmente riesce a comunicare con le persone che vi incontra in modo spontaneo e profondo: per la prima volta vince la riluttanza a parlare di Eri, la sorella maggiore, caduta in un letargo volontario dal quale non sembra volersi svegliare. L'immagine della bellissima ragazza che sta per essere inghiottita nel nulla attraverso lo schermo di un televisore apre un pericoloso spazio onirico nel quale rischia in ogni momento di scivolare la realtà.

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