Sulla scia dell’entusiasmo
generale che aveva suscitato questo piccolo libriccino, ottenni l’occasione di
leggere l’opera scritta a due mani da due autori conosciuti in patria ma
sconosciuti per me, romantico, seducente, dolorosamente sentito, intensamente
coinvolgente, e anche se giunse arrampicandosi sul passato, cucendo i fili del
tempo assicurandosi che nessuno sopravviva in diverse battaglie, a questo
piccolo uccellino ritratto in copertina non avrei degnato nemmeno uno sguardo. Di
storie che trasudano romanticismo sdolcinato, in cui si annota una ciocca di
storia che mediante semplice carta e inchiostro ardono nelle crepe del mio
cuore, fino a fondere con esso, ne sono consapevole, i miei pensieri prendono
sempre una strada tutta loro, ma che hanno un senso … o forse no? Certo che ce
l’hanno! Il problema è dovuto semplicemente dal fatto che tali letture
scombussolano da dentro, mettono in dubbio ogni cosa. Può un romanzo
apparentemente insulso ma colorato sortire un effetto così devastante? Nel caso
de Così si perde la guerra del tempo è accaduto esattamente questo, e penso che
le parole non bastino per esprimere come ancora mi senta. Potrei fregarmene,
mettere a tacere la mia voce interiore. Ma perché non scrivere, descrivere come
mi sono sentita. Come ci si sente nel momento in cui le parole hanno preso
vita, assorbite completamente in un unico essere, confacenti nella memoria, per
cui riconoscerli è bastato essere vittime di una banalissima corrispondenza che
ha tanto di bellissimo e meraviglioso?
Troppo sdolcinato, troppo mieloso tutto questo? Beh, forse … ma l’amore intenso che lega i protagonisti di questo racconto mi ha reso impavida, armata di penna a sfera, assiderata da qualcosa di potente che nemmeno io credevo possibile, a prescindere dall’esito della storia, con attorno nient’altro che resti di ombre che si tengono per mano.
Troppo sdolcinato, troppo mieloso tutto questo? Beh, forse … ma l’amore intenso che lega i protagonisti di questo racconto mi ha reso impavida, armata di penna a sfera, assiderata da qualcosa di potente che nemmeno io credevo possibile, a prescindere dall’esito della storia, con attorno nient’altro che resti di ombre che si tengono per mano.

