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venerdì, ottobre 10, 2025

Gocce d'inchiostro: Lettere di una vita - Irène Némirovsky

In fondo alle lande deserte in cui sono sprofondata, per qualche momento, ha regnato il silenzio. La solitudine era depositata come fango morbido. Una debole luce diffondeva i suoi raggi pallidi come resti di memorie lontane. E nemmeno sul fondo si riusciva a scorgere segni di vita. In quale nuova storia mi ero imbarcata non saprei dirlo, poiché la misura ordinaria del tempo non esiste. Si espande o si blocca in accordo dei movimenti del cuore. Emette un battito a seconda di quello che sente, che prova. Eppure, ciò che mi sono trovata dinanzi, non è stata una nuova storia. Un testo che la casa editrice ci aveva propinato a scopo di lucro, quanto un frammento di vita che è stato evocato - prima con un’indagine sperimentale - e poi rievocato e redatto sino a che non è divenuto il testo che, i primi giorni di primavera, mi ha concesso di cibarmi. Perché qui era riportata la vita di una delle autrici che, nel tempo, ho conosciuto in ogni forma e sfaccettatura. Stratificata come una cipolla, ma il cui vissuto era impregnato di quella assurda solennità tipica dei classici con la quale la fugacità di un misero atto d'amore investiva inevitabilmente anche l'atto più insignificante. Lo specchio in cui ciascun personaggio rifletteva la scrittrice, la sua immaginazione: ognuno a seconda della propria rappresentazione. In uno scenario tetro, con un pallido sole che illumina le rovine di una piccola città, fra detriti macchiati di rosso e miseria, in cui l'uomo brancola tra corpi e carcasse fumanti, in cerca di una salvezza che non può arrivare.


Titolo: Lettere di una vita

Autore: Irène Némirovsky

Casa editrice: Adelphi

Prezzo: 24 €

N° di pagine: 460

Trama: «Irène Némirovsky non apparteneva alla categoria degli scrittori che, nel dedicarsi alla corrispondenza, si sentono osservati dalla posterità» osserva Olivier Philippon­nat nella prefazione a questo volume. E tuttavia, aggiunge, le sue lettere fanno par­te a pieno titolo dell’opera letteraria, so­prattutto perché ci consentono di scopri­re una voce più intima, più autentica, di­versa da quella che abbiamo imparato ad amare nei romanzi e nei racconti – sorprendente. Se le prime, le lettere delle années folles, ci restituiscono l’immagine di una ragazza vivace e spensierata che, pur le­gata alle sue origini russe (e al ricordo del­la tragedia a cui ha assistito), approfitta go­losamente di tutto quello che Parigi e la Francia possono offrirle – e che non perde l’ironia nemmeno quando si sente malinco­nica, arrivando a chiedersi: «Pene di cuo­re o indigestione di astice?» –, in quelle de­gli anni Trenta scopriamo la romanziera brillante e determinata, sia nei rapporti con gli editori che nei confronti della critica. Con lo scoppio della guerra, l’occupazio­ne nazista e le leggi antiebraiche, vediamo crescere in lei l’angoscia, la collera, la di­sillusione – e leggeremo con un nodo in gola la lettera con cui affida le figlie alla governante, elencando i beni di cui disfar­si per provvedere al loro sostentamento, e l’ultima, scritta al marito subito prima del­la deportazione ad Auschwitz.

domenica, ottobre 27, 2024

Gocce d'inchiostro: Il mondo di ieri - Stefan Zweig

Non sono avvezza a leggere biografie ne amo cibarmi di opere che non sono fatti individuali personalmente riportati su carta, bensì osservazioni sul campo di autori che fecero della letteratura massima di vita. Per redigere tali opere vi è dietro un lungo processo di ricerche, di scrittura da cui l’autore attinse dalla sua stessa vita. Il risultato è un volume corposo, ricchissimo dai primi istanti di vita in cui l'autore fu messo al mondo, primi vagiti in una realtà oppressiva e crudele, che mostrano un atteggiamento particolare, diverso da quello che ci si aspetta da una semplice biografia. Non che di semplice non possieda niente. Ma da lettrice attenta e curiosa ci misi un certo impegno, una certa cura per recepire il suo messaggio. Nell'insieme si tratta di incontri, avvenimenti, dejavu che rivelano parecchio di Stefan Zweig, e in particolare, retroscena di ognuno di quei ritratti intimistici che in un certo senso provano il suo potenziale nell'averli realizzati. Ogni capitolo è un chiaro riferimento al passato, che non hanno un messaggio particolare se non che celano meccanismi di azione o pensiero per cui quel romanzo, quell'opera fu caldamente accolta. Percorrendo la corsia della vita, dell'esistenza affinché qualcosa o qualcuno andasse al suo posto, sventolando sotto il naso innumerevoli opportunità che mescolano sogni e realtà.



Titolo: Il mondo di ieri

Autore: Stefan Zweig

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 14, 50 €
N° di pagine: 396
Trama: «Non narrerò tanto il destino di me solo, quanto quello di tutta una generazione, della nostra inconfondibile generazione, la quale forse più di ogni altra nel corso della storia è stata gravata di eventi.» Molto più che semplice autobiografia, "Il mondo di ieri" è il ritratto incantato di un'epoca scomparsa, la suprema epopea di quella "Felix Austria" che tanto segnò la storia e la cultura europea, quel mondo nel quale «ognuno sapeva quanto possedeva e quanto gli era dovuto, quel che era permesso e quel che era proibito: in cui tutto aveva una sua norma, un peso e una misura precisi». Al centro della narrazione sta la Vienna imperiale, simbolo di un'epoca indimenticabile che Zweig – esponente di una generazione che «ha imparato a fondo l'arte preziosa di non rimpiangere il perduto» – descrive in tutto il suo splendore e in tutte le sue contraddizioni. Pubblicato postumo, "Il mondo di ieri" è segnato da un'atmosfera autunnale che imprime all'intera opera il severo suggello della modernità.

mercoledì, marzo 13, 2024

Gocce d'inchiostro: Charles Dickens - Peter Ackroyd

A me Charles Dickens piace un sacco, e il mio amore profondo nei suoi riguardi quest’anno, per la precisione nel settembre del 2023, si è intensificato dopo la bellissima e intensa lettura de La bottega dell’antiquario, in cui vicende di vita quotidiana si intrecciavano a momenti di puri e nefasti compassionevoli. Senza il risvolto di una trama intavolata esclusivamente per suscitare moti di affetto o denigrazione, Charles Dickens divenne icona mondiale. Pensate, sono trascorsi più di centocinquant’anni dalla sua prematura scomparsa, eppure il suo eco, le sue storie rimbomano ancora nell’anima di molti lettori. Sicuramente, una di questi, sono io, che prendendo in considerazione l’idea di leggere ogni suo romanzo, si è avvicinata a questa biografia col semplice desiderio di conoscerlo …. più da vicino. E ci sono riuscita? Assolutamente si! Parabola di vita di un uomo narrata egregiamente, che non sembra una biografia quanto la storia di un uomo - narrata dallo stesso Dickens - che sembra prendere viva. respirare letterarlmente.

Titolo: Charles Dickens

Autore: Peter Ackroyd

Casa editrice: Neri Pozza
Prezzo: 25 €

N° di pagine: 587
Trama: Il 9 giugno 1870 Charles Dickens muore a cinquantotto anni a Gads Hill, la sua casa a Higham, nel Kent. La notizia del suo decesso fa subito il giro del mondo. Negli Stati Uniti, Longfellow, il poeta più famoso del secondo Ottocento americano, dichiara di non aver mai assistito a un cordoglio tanto diffuso per la morte di un autore, con «il Paese intero colpito dal lutto». Il giorno successivo alla sua dipartita, il Daily News sentenzia: «È stato senza dubbio il romanziere di quest’epoca». In Inghilterra l’opprimente senso di perdita attraversa tutte le classi sociali, in primo luogo la classe lavoratrice che si è sentita ampiamente rappresentata nelle sue opere. La percezione generale è che l’anima stessa del popolo inglese, il suo umorismo e la sua malinconia, la sua baldanza e la sua ironia, abbiano trovato una piena espressione nei romanzi di Dickens. Scrivendo questa imponente biografia dell’autore di Grandi speranze e di altri capolavori della letteratura mondiale, Peter Ackroyd non soltanto non si sottrae alla percezione dei contemporanei di Dickens, ma mostra come la sua morte, per tutti i vittoriani, sia stata la testimonianza di un’enorme transizione. Più della stessa regina Vittoria, Charles Dickens appare, in queste pagine, il rappresentante illustre di un’epoca non perché ce ne restituisce semplicemente la testimonianza, ma perché percepisce, saggia, proclama, nella sua narrativa, le svolte e i passaggi fondamentali di un secolo, sino al punto che la sua stessa vita si trasforma in «un simbolo di quel periodo».

giovedì, ottobre 19, 2023

Gocce d'inchiostro: Città sola - Olivia Laing

Il cielo è l’unico spettatore della nostra vita. Non ho mai dato peso al giudizio altrui, ho sempre proseguito lungo la mia strada, a testa alta, senza dover dare poi un certo riscontro. E tutt’ora, alla veneranda età di trent’un anni, proseguo imperterrita verso questa strada. Ma, capitano momenti in cui, mi trovo a dover svoltare lungo un certo posto, un certo angolo, un certo viottolo e qualcosa cambia, qualche idea assimilata in lungo tempo sembra rovesciarsi. E non mi lascio irretire da tutto questo, quanto ne incasso il colpo riflettendoci su; perché quella determinata idea ha subito tale fascino su di me? Semplice, perché in passato mi ha fatto sentire preda di forme di disagio cui ho dovuto fare i conti per anni. Ma la maturità, le esperienze negative sono un buon slancio per comprendere il mondo circostante, comprendersi, capire come tutti noi abbiamo vissuto certi momenti e che in un modo o nell’altro ne siamo usciti diversi. Mutati ma completamente fuori.
Nessuno può spiegare, quando ci si è sentiti davvero soli. Anche io, che caratterialmente non amo mettermi in mostra, stare un po' più sulle mie, circondarmi di gente ma non ripetutamente affinché invadano i miei spazi, nel mio percorso di crescita ho passato ore oscure che sono poi evaporate nel disagio e nell’impossibilità di relazionarmi col prossimo. La migliore cura, lo confesso, è stato il mondo del lavoro, che mi ha colta così immatura e genuina e mi ha trasformata nella persona che sono oggi. Questa lunga riflessione personale per dire, che quello ritratto in questo saggio è molto più di quel che si crede. Molto più di un testo che parla di solitudine quanto una storia che non mi ha fatto sentire sola né mi ha aiutato a capirmi quanto essere solidale col prossimo, e, soprattutto, con la sua autrice.

Titolo: Città sola
Autore: Olivia Laing
Casa editrice: Il Saggiatore
Prezzo: 24 €
N° di pagine: 292
Trama: Bisogna aver toccato l'abisso per saperlo raccontare. Per descrivere il vuoto avvolgente di una ferita che diventa uno stigma o l'angosciante cantilena che rimbomba in una casa di cui si è da sempre l'unico inquilino. Per restituire con la sola forza della voce certi angoli della metropoli, dove la suburra si fa rifugio e l'esclusione sollievo; per dire il loro improvviso, tragico trasformarsi da giardino delle delizie in inferno musicale. Olivia Laing rompe le pareti dell'ordinario e edifica all'interno della New York reale una seconda città, fatta di buio e silenzio: un'onirica capitale della solitudine, cresciuta nelle zone d'ombra lasciate dalle mille luci della Grande Mela e attraversata ogni giorno dalle storie di milioni di abitanti senza voce. Un luogo in cui coabitano le esperienze universali di isolamento e i traumi privati di personaggi come Andy Warhol, Edward Hopper e David Wojnarowicz; in cui ogni narrazione è allo stesso tempo evocazione e confessione. Quella tracciata da Olivia Laing è una visionaria mappa per immagini del labirinto dell'alienazione. Un flusso narrativo che investe le strade di New York e nel quale si mescolano la morte per Aids del cantante Klaus Nomi e l'infanzia dell'autrice, cresciuta da una madre omosessuale costretta a trasferirsi di continuo per sfuggire al pregiudizio; gli esperimenti sociali di Josh Harris che anticiparono Facebook e i silenzi dell'inserviente-artista Henry Darger che dipinse decine di quadri meravigliosi e inquietanti senza mai mostrarli a nessuno; l'inconsistente interconnessione umana dell'era digitale e l'arida gentrificazione di luoghi simbolici come Times Square.

giovedì, settembre 21, 2023

Gocce d'inchiostro: Euforia. Un romanzo su Sylvia Plath - Elin Cullhed

Ho dovuto trattenermi per non giudicare frettolosamente, e finire dritta dritta dinanzi all’insoddisfazione. Mi rendo conto, che delle volte si pongono e danno giudizi forse fin troppo affrettati, e che distruggono quell’immagine idealistica che avevamo riposto nei riguardi di qualcosa o qualcuno. E per quanto non possa dare un giudizio scientifico, letterario, disgraziatamente basato sulla lettura di un unico romanzo di Sylvia Plath, non mi sento tuttavia aliena da latenti pregiudizi, tipicamente impulsivi, che bisognava superare con tatto. Anche se, alla fine, sono libera di pensare ciò che voglio, no?! Anche se i requisiti che questa storia possa appagarmi completamente c’erano tutti, ma, alla fine, rivelatasi una differenza pratica messa in atto da un autrice che amò intensamente la Plath e che fece di questo romanzo una sorta di omaggio. Una dichiarazione d’amore da cui però trapela una certa rabbia, un certo rancore nei riguardi di quelle donne che non riescono a sopportare a malapena e lasciare che la vita fluisca sulla loro pelle, come acqua limpida e fresca. La banale idea che la morte sia insita in ogni forma o sostanza, e che elevandosi al di sopra di ogni cosa, stona un po' con l’aura rabbiosa che trasmettono queste pagine. Non completamente libera, ma desiderosa di scovare la luce e raggiungere la felicità. In un ciclo completo di esperienze che non mi hanno infervorata ma tutto sommato mi hanno permesso di godere della sua compagnia.


Titolo: Euforia. Un romanzo su Sylvia Plath
Autore: Elin Cullhed
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 19, 50 €
N° di pagine: 300
Trama: Quando il romanzo si apre, Sylvia, incinta del secondo figlio, è entusiasta all'idea della nuova avventura in cui lei e Ted Hughes si sono imbarcati insieme: ristrutturare una vecchia canonica lontano dalla grande città, crescere una famiglia in un regno tutto per loro. Prima dell'arrivo dei bambini Ted era il suo compagno in ogni cosa: da intellettuali vivevano intensamente la vita e ne prendevano ciò che volevano. Ma ora Ted scompare sempre più spesso nel suo studio per scrivere mentre Sylvia si ritrova abbandonata, un animale assediato dai suoi piccoli. Il suo desiderio è scrivere, amare, vivere, lasciare un segno nel mondo. Ma dove sarà la sua immortalità? Nei bambini che nutre con il suo corpo o nelle parole che appunta sulla pagina nei pochi momenti rubati? Quando Ted la abbandona definitivamente per andare dalla sua amante a Londra, Sylvia si scopre al contempo intossicata dal suo stesso potere e annientata dalla perdita. In questo stato di euforia, si sente sul punto di raggiungere il massimo dei suoi poteri creativi come scrittrice. Ha deciso di morire, ma l'arte a cui darà vita nelle sue ultime settimane infiammerà il suo nome. 

domenica, luglio 23, 2023

Gocce d'inchiostro: L'enigma dell'arrivo. Un romanzo in cinque parti - Vidiadhar S. Naipaul

Da due o tre minuti, osservo questa pagina bianca in attesa che qualcosa o qualcuno di magari più coscienzioso della sottoscritta bussino alla mia porta in attesa …. In attesa di qualcosa. Si, perché per scrivere delle volte c’è bisogno di qualche miracolo, e da quant’è l’ho abbracciata ho compreso come delle volte ce ne sia bisogno. Perché nonostante sia vero che scrivere è un’arte solitaria, ci induce a rinchiuderci in un isolamento forzato, bisogna saperne cogliere ogni sua straordinaria essenza. In questo caso, nei riguardi della lettura di un romanzo che ho concluso da qualche giorno, la risposta fu immediata: come si sarà sentito il suo autore?
Non c’è niente da fare. Avrei dovuto sapere, che quel silenzio oppressivo che attanagliò persino le mie viscere e che mi confinò ai bordi di una storia che si presenta come una commedia in cinque atti ma che in realtà, priva di trama, è una biografia di chi la scrisse, mi legò in qualche modo al personalissimo mondo dell’autore. Per me completamente sconosciuto, ma in futuro da attenzionare perché desiderosa di leggere altro di suo. Ed ecco che, mediante lunghe descrizioni sul luogo eletto come casa, in un flusso di pensieri che impediscono di far notare come ci sia un’assenza della stessa, da uno stato di abbandono sarà possibile scorgere la creazione, frutto delle stesse origini dell’autore che donano una certa insicurezza.
Appiccicatosi mediante una patina di staticità, un forte inadempimento che ci invita ad apprendere e intraprendere questo viaggio con una certa consapevolezza, quasi una promessa d’avventura, una ricompensa non proprio lontana dal futuro.

Titolo: L’enigma dell’arrivo. Un romanzo in cinque parti
Autore: Vidiadhar S. Naipaul
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 24 €
N° di pagine: 412
Trama: «Un addio di famiglia la mattina, a migliaia di chilometri di ditanza: un addio al mio passato, al mio passato coloniale e al mio passato asiatico e contadino. Subito dopo, l'esaltazione: la vista di campi e di montagne che non avevo mai veduto; il mare increspato che sembrava strisciare; poi le nuvole viste dall'alto; e pensieri sull'inizio del mondo, pensieri di tempo senza inizio né fine; l'intensa percezione della bellezza. Un lieve panico, poi; in parte perfino simulato; quindi una perdita d'identità. Un diario censurato, vero solo per metà, ma anche per metà intensamente vero, scritto in una stanzetta buia dell'Hotel Wellington a New York. E già l'impressione di essermi perduto, l'impressione di una verità non del tutto affrontata, di un mondo che avevo visto così grande e che la notte era ritornato piccolo un'altra volta.»

mercoledì, maggio 24, 2023

Gocce d'inchiostro: La ragazza che scrisse Frankenstein - Fiona Sampson

Finita una lettura, generalmente, mi soffermo a pensarla per molto più tempo di quel che credo. La studio, se così posso attribuire quel processo che intercorre il momento in cui concludo una storia e ripongo poche righe, in quelle che non sono altro che deliri letterari di una lettrice qualunque. È una prassi di cui ho adottato come stile di vita, da qualche tempo a questa parte. Se non mi ci soffermassi per più del tempo che dedico a un determinato romanzo, non credo lascerebbe una traccia nel mio animo. E affinchè ciò accada, mi piace starvi fra le sue pagine, non solo con la mente ma anche col cuore.
Con questo testo, non è andata esattamente così, in quanto mi sembrava il posto adatto ad un ristoro per il mio animo, in cui ci si guarda a fondo, ma una volta messo piede non ho perso tempo a comprendere come non sarebbe andata così. La vita di Mary Shelley, figura portante del nuovo Prometeo, si era stagliata dinanzi a me come un percorso netto, nitido ma fin troppo soggettivo in cui il parere personale, i pensieri della sua autrice cozzano con l’anima della Shelley, annichilendo qualunque tentativo di comprensione e asservimento. La redenzione non propriamente accettata o accolta dalla stessa società affonda le sue radici nel radicalismo, nella prospettiva del << vivi e lascia vivere >> ponendosi però come una minaccia stessa della società civile.

Titolo: La ragazza che scrisse Frankenstein
Autore: Fiona Sampson
Casa editrice: UTET
Prezzo: 25 €
N° di pagine: 400
Trama: Esistono donne messe in ombra dai genitori, dal marito, dall'epoca in cui vivono, a volte persino dalla loro stessa opera: tutte queste sorti insieme sono toccate a Mary Shelley, la ragazza che scrisse Frankenstein. La madre Mary Wollstonecraft, filosofa femminista, muore poco dopo averla messa al mondo, e così sta al padre, William Godwin, crescerla e educarla in una casa frequentata dai maggiori intellettuali del tempo e segnata da quel lutto mai del tutto rimarginato - è sulla tomba della madre che Mary impara a leggere, seguendo le lettere con il dito. Nel 1814, a diciassette anni, scappa con il futuro marito, il poeta Percy Bysshe Shelley; i due attraversano l'Europa in compagnia della sorellastra di Mary, Claire. Nel 1816 i tre, insieme al romanziere John Polidori e al poeta Lord Byron, sono protagonisti di un singolare gioco: per ingannare la noia dei giorni piovosi sul lago di Ginevra, Byron propone a ciascuno di scrivere un racconto di paura. Inaspettatamente, è la fantasia di una Mary diciannovenne a primeggiare, creando uno dei mostri più celebri e terrificanti di sempre, in cui riversa molto di sé: la fatica del parto e lo spettro delle morti infantili riverberano nel tema della creazione di una nuova vita, così come la malattia che da piccola l'aveva costretta a tenere un braccio in fasce, gonfio e sfigurato, ispira la dolente mostruosità della creatura. Sembra l'inizio di una sfolgorante carriera, ma la morte improvvisa di Percy relegherà Mary nel ruolo ancillare e più tradizionalmente femminile di custode dell'eredità letteraria del marito. A duecento anni dalla pubblicazione di Frankenstein, Fiona Sampson scrive la biografia definitiva di Mary Shelley: una vita che è il manifesto di tutte le possibili strade che una donna può percorrere, e il resoconto di tutti gli ostacoli che la società e il destino possono mettere sui suoi passi.

venerdì, aprile 14, 2023

Quattro gocce in quattro giorni: romanzi vissuti in poco tempo

La mia vita, delle volte, sembra somigli a un libro, una storia che comincia a pagina 1 e va avanti finchè l’eroe o l’eroina non muore a pagina 250 o 300, ma ora che il futuro immaginato stava cambiando, stava cambiando anche la sua interpretazione del tempo. Il tempo, mi rendo conto, non è per molti un grande alleato. Va sempre avanti, mai indietro, e siccome nei libri le storie si possono anche tornare indietro, la metafora del libro può anche stare in piedi. Ho accolto la lettura di questi romanzi checchè io non ne sapevo nemmeno l’esistenza. Di Dickens di cui ho già letto alcuni suoi romanzi, e altri autori, di cui sicuramente leggerò presto altro, non conoscevo affatto. 

Dunque, al limite, la vita mi aveva regalato queste belle sorprese. Molto simile alla struttura di altri romanzi classici che conosco, all'esperienze quotidiane che si vivono sulla pelle, giorno dopo giorno, ma ho comunque proceduto su una strada che, imperterrita, mi ha donato sensazioni, ho riscontrato forti emozioni, che non si aspettava che letture apparentemente semplici potessero essere piccole perle. Graziose ma preziose.

Titolo: Le campane. Storia fantastica di campane annuncianti la fine di un anno e il principio dell'altro
Autore: Charles Dickens
Casa editrice: Elliot
Prezzo: 13 €
N° di pagine: 112
Trama: Toby Veck, detto "Trotty", è un tuttofare vessato da uomini ricchi. Sua figlia sta per sposarsi, ma il matrimonio lo preoccupa non poco. Schiacciato da mille angosce, nella notte di fine anno sente un richiamo di campane provenire dalla chiesa di cui è umile custode. Arrivato alla chiesa, Trotty trova la porta aperta e, una volta salito fino al campanile, si ritrova a vivere un'esperienza unica, tra sogno e veglia. Racconto di spettri e di visioni, nel più puro stile vittoriano inglese, la novella è divisa in quattro capitoli chiamati "quarti" a ricordare le ore scandite dai campanili e fa parte dei celebri "Christmas Books" di Charles Dickens, narrazioni tra il reale e il fantastico pervase dallo spirito del Natale. «Il mio scopo principale fu di risvegliare pensieri di amore e di perdono» scrisse l'autore presentando questi libri che ancora, come i migliori classici, sanno parlare al lettore contemporaneo.

giovedì, novembre 17, 2022

Gocce d'inchiostro: Anaïs Nin. Nel mare delle menzogne - Lèonie Bischoff

Ci sono autori, che seppur letti e amati a dismisura, in un momento imprecisato della tua vita, nel mentre ci si affanna fra una cosa e un’altra, ti rendono omaggio di pregevoli sorprese. L’epidemia di sete insaziabile di letture che mi contraddistingue, da qualche tempo, che giorno dopo giorno si diffonde sempre più, mi spingono delle volte a compiere passi azzardati. Questo romanzo fu un acquisto compulsivo e assolutamente inaspettato, che posto in uno scaffale zeppo di romanzi sembrava fosse lì, per me, ad aspettarmi e poiché di libri non ne acquistavo da un sacco di tempo, questa sembrava l’occasione più che adatta. Fa niente se le mie tasche si svuoteranno irrimediabilmente. I libri mi rendono felice, ed io non posso farci niente. La bellissima e prorompente storia di questa donna, dunque, mi sconvolse, mi travolse, mi sedusse a tal punto da desiderare, una volta letto, di rileggere l’intera produzione della Nin. Partendo dai suoi diari, di cui ho purtroppo solo il primo, ma che pian piano mi premurerò ad acquistare gli altri, riposando silenziosamente e restando lì, fagocitata fra la sua irrefrenabile passione per la carne e la scrittura.


Titolo: Anaïs Nin. Nel mare delle menzogne
Autore: Lèonie Bischoff
Casa editrice: Ippocampo
Prezzo: 19, 90 €
N° di pagine: 192
Trama: Inizio degli anni Trenta. AnaÏs Nin vive nella banlieue chic di Parigi e lotta contro l'angoscia che la sua vita da sposa di banchiere le impone. Più volte strappata alle sue radici, è cresciuta tra due continenti e tre lingue, lottando per trovare il suo posto in una società che relegava le donne a ruoli di secondo piano. Decisa a diventare scrittrice, si è inventata fin dall'infanzia una via di fuga: il suo diario. Un diario che diviene droga, compagno e doppio dell'autrice, permettendole di esplorare la complessità dei propri sentimenti, e la ricchezza della propria sensualità. Un graphic novel bello quanto un'opera Art déco, ipnotico quanto un quadro di Klimt... Con l'aiuto di una matita dalla mina multicolore, Léonie Bischoff illustra un racconto di grande potenza onirica e sensuale. Dalla relazione passionale di Anaïs Nin con Henry Miller al rapporto incestuoso con il padre, l'autrice ci svela una personalità frammentata, in cerca di emancipazione e di assoluto.

martedì, settembre 19, 2017

Gocce d'inchiostro: Diario 1 - Anaïs Nin

Titolo: Diario 1
Autore: Anaïs Nin
Casa editrice: Bompiani
N° di pagine: 496
Trama:Questo primo volume, inizia nel 1931, nell'epoca in cui Anaïs Nin sta per pubblicare il suo primo libro. D. H Lawrence, che le conferì il riconoscimento pubblico come scrittrice. Termina nell'inverno del 1934, quando Anaïs lascia Parigi per raggiungere New York. Anaïs scrive sui treni, ai tavolini dei caffè, mentre aspetta per un appuntamento: come un talismano, porta il diario sempre con sé. "Questo diario è come il mio kief, il mio hashish, la mia pipa d'oppio. E' la mia droga e il mio vizio. Invece di scoprire un romanzo, mi sdraio con questo libro e una penna, e indulgo in rifrazioni e diffrazioni".
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