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domenica, marzo 10, 2019

Gocce d'inchiostro: L'invenzione della solitudine - Paul Auster

Il quadro si fece molto più complesso di quanto avevo immaginato. In quasi un intero pomeriggio trascorso qui, questo piccolo libriccino dalla mole piuttosto ridotta ma ricco di sentimenti ed emozioni si è rivelato sostanzialmente discreto. Ben o male, le storie che hanno del sentimento si rivelano quasi sempre di questo calibro. Scrutando dentro la nostra anima, scandagliando ogni forma o questione, studiando nell'attesa di una possibile rivelazione, senza mai demordere; ma in tutto ciò non avevo preso in considerazione che L'invenzione della solitudine  sarebbe stata una lettura profonda, triste, ma ciò che ha sortito in me non ha avuto l'effetto desiderato.
Adesso, che di questo suo immane dolore ne ho compreso e scrutato ogni forma, parvenza o colore, non so più cosa pensare. Ritengo plausibile l'ipotesi che non tuttti i romanzi di un autore che noi reputiamo preferito, o del cuore, possano appagarci completamente. Ho osservato questo romanzo sotto una prospettiva diversa da dove l'avevo osservata, e, in questo caso, non mi sono sentita più così libera.
Curiosamente l'idea della morte è ricordata mediante l'arte segreta delle parole, e sfogliare questo diario mi ha indotta a pensare che in un certo senso io non dovevo essere dove sono stata, ma in tutt'altra posizione. Eppure il mio animo sensibile, profondo ed empatico, spesso e non poche volte mi costrinse a trovarmi in situazioni in cui mi conformo ad essi, sicchè mi trovo in tempi completamente diversi a quello che vivo, uscendone destabilizzata e cambiata. Solo così ho capito, sebbene non poche volte ho avuto timore che forse non è mai troppo tardi per capire qualcosa che fortunatamente non ho ancora vissuto, che il vero fulcro di questo romanzo riassume l'identificazione dell'individuo con l'autore stesso, con la natura del suo stesso problema. E tenendo fede al suo impegno, ho letto L'invenzione della solitudine consapevole che l'Auster di queste pagine si sia rivolto contro me stessa come mordendo la persona che lo ha affiancato per tutti questi mesi. Spingendomi in una stanza vuota chiuderndomi dentro, brancolando nel buio alla ricerca di una via di fuga, prigioniera dei medesimi peccati inflitti alla sua anima appassionata ma imperscrutabile.

Titolo: L'invenzione della solitudine
Autore: Paul Auster
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 10 €
N° di pagine: 185
Trama: Il libro si compone di due scritti speculari. Il primo, "Il ritratto di un uomo invisibile", è una meditazione sulla scomparsa del padre, scritta qualche settimana dopo la sua morte. "Niente è più terribile che trovarsi faccia a faccia con gli oggetti di un morto. Le cose di per sé sono inerti: assumono significato solo in funzione della vita ne fa uso", scrive Auster nel passare in rassegna le carte e gli oggetti del padre. Nel secondo "pezzo", "Il libro della memoria", l'autore sposta la sua attenzione della sua identità di figlio a quella di padre: riflette sulla condizione solitaria dello scrittore e prova a immaginare quella che sarà fatalmente la separazione dal figlio che cresce.
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