mercoledì, giugno 22, 2022

Nella baia delle parole: romanzi scacciapensieri da ombrellone 2°

Malgrado l’afa insopportabilmente umida, giornate estremamente calde e poco ventilate, i romanzi non attendono mai. Io non riesco mai ad essere paziente quando si tratta di parlare di libri, seppur quest’anno ho messo su un cantiere di progetti che mi stanno portando lontana. Il mio leggere velocemente mi induce a divorare romanzi come fossero Nutella, a scandagliare il mio tempo libero in compagnia della voce gracchiante di un uomo o una donna che, per una manciata di giorni, era divenuta una persona, e a parte il mio amore che riverso nelle loro pagine c’è l’onore di essere stati in loro compagnia, che è senza dubbio la cosa più importante. Alla fine, non importa se il nostro è stato un brutto o bel viaggio. Importa sia avvenuto questo viaggio. 

Perciò in questi viaggi ho avuto modo di incappare nella conoscenza di autori, figure recise dal tempo, che in un modo o nell’altro mi hanno trasmesso qualcosa. Hanno sussurrato al mio orecchio nozioni che mi hanno tenuta in vita, così avida di conoscenza e sapere che a volte non lo reputo come un gesto meccanico ma uno stile di vita. Felice così di stanziare in mezzo ai libri, sotto un sole cocente, sulla riva di acque limpide ma calde, ecco che a un tratto un gruppo di romanzi hanno ruotato attorno a me, che non tolgono niente agli altri romanzi ma sono solo una bellissima distrazione alla monotonia, alla routine generale.

Ha lo stesso sapore delle storie d'epoca che qualche volta leggo. Semplice, triste e un po' amaro, carico di una certa drammaticità che sedimenta dentro l'anima di chi legge, è una storia appassionante che ha incontrato i miei gusti di lettrice. Un inno agli affetti, all'amore, alla vita, alla speranza. Un romanzo per nulla banale col quale l'autrice, Anna Maria Falchi, tesse una storia che profuma di antico e di salsedine.

Titolo: La spiaggia di quarzo
Autore: Anna Maria Falchi
Prezzo: 17 €
Casa editrice: Guanda
N° di pagine: 232
Trama: Dopo anni di lontananza, Alessia torna nella terra dov'è nata, la Sardegna, e a una spiaggia che le è molto cara. Il contatto con i bianchi granelli di quarzo la riporta indietro nel tempo, al ricordo di un'estate che ha segnato indelebilmente la sua vita, un'estate degli anni Ottanta, quando le ragazzine leggono Cioè e appendono in camera i poster di Miguel Bosé. Alessia ha un'amica del cuore, Mariella, e a quattordici anni le amicizie sembrano destinate a durare per sempre. Mentre lei è studiosa, timida e un po' goffa, Mariella è già civettuola e disinvolta, e Alessia stenta a credere che la voglia con sé in una breve vacanza che segna la conclusione delle scuole medie. La prima estate con il motorino, il Sì Piaggio rosso fiammante che Alessia si guadagna raccogliendo pomodori nei campi di uno zio, pegno da pagare per l'ingresso nel mondo degli adulti. Loro due da sole, lontane dai genitori, in uno di quei casotti sulla spiaggia che gli isolani usano per godersi il loro mare. Il primo assaggio di libertà, con la scoperta del corpo, il desiderio di spiccare il volo e la paura di essere se stessa, il bisogno di rivelare i propri sentimenti che si mescola al timore di essere fraintesa, allontanata, tradita. Intorno alle due protagoniste, tutto un mondo di personaggi che raccontano un intreccio di temi fortemente legati alla terra sarda: il profondo attaccamento alle tradizioni, il dramma dei rapimenti, il paesaggio ferito di un'isola che non vuole avere padroni.

lunedì, giugno 20, 2022

Gocce d'inchiostro: Effi Briest - Theodor Fontane

Non scherzo quando scrivo, che su questi schermi approdano molti più classici che fantasy o romanzi di narrativa contemporanea. Sebbene questi tre generi sono la linfa vitale del mio essere, della mia esistenza, probabilmente è solo un caso che in questo periodo questo angolo di paradiso mancato ospiti più opere classiche che altro. Ci saranno appassionati del genere, fra chi mi legge, o semplici curiosi, candidati così eccellentemente a leggere queste poche righe semplicemente per saziare la loro sete di conoscenza. Questa recensione non toglie niente ad altre scritte tempo fa, ad altri romanzi, e il destino aveva serbato per me una piacevole sorpresa. Quella di fiondarmi fra le pagine di un romanzo che ha la parvenza bovaryana della produzione flaubertiana, sforzandosi di trascendere a qualunque forma di orgoglio, ostilità, ritrosia. Dove mi avrebbe portato tutto ciò? Certamente non dove sono giunta, nel bel mezzo di un caos emotivo e irrazionale che involontariamente mi coinvolse, mi attirò come un magnete nella sua orbita, nulla evitando di sognare, immaginare di poter passare i prossimi giorni in sua compagnia.
Questa è un’opera che non mi ha conquistata particolarmente ma indotto a godere del tempo trascorso in sua compagnia, in quanto esplica le condizioni di una giovane nobildonna, alquanto egoista e viziata, che non alla pari di Emma Bovary, non esce proprio allo scoperto perché non era talmente sicuro di ciò che l’amore, il cuore le stava sussurrando, ma ancora diciassettenne, priva di quel coraggio e la sicurezza che spesso pone irreversibili ultimatum sul proprio futuro.


Titolo: Effi Briest
Autore: Theodore Fontane
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 9, 50 €
N° di pagine: 336
Trama: "L'uomo naturale," spiega Fontane, "vuole vivere, non vuole essere devoto, o casto, o morale, tutti tratti artificiali il cui valore, poiché manca l'autenticità e la naturalezza, è sempre dubbio. Tale elemento naturale mi affascina da molto tempo, è l'unica cosa cui attribuisco importanza, l'unica che mi attira, ed è forse questo il motivo per cui i miei personaggi femminili sono tutti un po' disturbati. Proprio per questo mi sono cari; mi innamoro non delle loro virtù ma della loro umanità, detto altrimenti, delle loro debolezze e dei loro peccati." Il destino di Effi, la "figlia dell'aria", che ancora giovanissima viene data in moglie al prefetto von Innstetten, sarà segnato, infatti, proprio dal conflitto tra i suoi contraddittori impulsi interiori, la sua aspirazione a una vita di "tenerezza e amore", a un futuro "bello e poetico", e una realtà che invece impone all'individuo rigorosi confini. Effi Briest, più ancora di Emma Bovary, tradisce non per passione, ma per noia, per rompere la monotonia della vita coniugale. La sua è stata anche ripresa in un bellissimo film del regista tedesco Fassbinder.

sabato, giugno 18, 2022

Buon compleanno, Sogni d'inchiostro! Libri e autori che ho vissuto maggiormente

Riporre queste poche righe si è rivelata una sfida più grande di quel che credevo. Montare su un vascello che questa volta non mi avrebbe condotta in un luogo sconosciuto, ma in quella baia dei sogni in cui accadde tutto, partì ogni cosa, si diramarono pensieri, sensazioni, emozioni di una giovane lettrice, all’epoca ventitrenne, fu un’esperienza irripetibile che ancora adesso rivela assetti del mio animo che credevo fossero gelosamente nascosti. Se poggio la mano sulla guancia sinistra, quasi il pensatore di Rodin, concepisco come se mi trovo qui, ancora qui, dopo tutto questo tempo, è perché la letteratura, i libri che ho letto mi hanno portata a pubblicare quasi duemila post, leggere in sette anni oltre 1900 libri, conoscere autori sconosciuti che in una manciata di mesi divennero linfa vitale della mia banalissima esistenza. E ora che Sogni d’inchiostro avrebbe spento sette candeline ero pronta a far incetta di nuove letture, presentando però quegli autori e quei romanzi che in questo arco di tempo hanno soggiornato in questa baia per molto più tempo di quel che credevo. E così che, con la penna in mano e il mio immancabile blocnotes, vi presento quegli autori che hanno reso questo piccolo mancato paradiso un angolino dove potermi rifugiare, la linfa vitale della mia esistenza, e, malgrado gli scrupoli, la me che sono adesso: più intrepida e matura, più curiosa e consapevole, una persona che ogni tanto non si dimostra sana di mente per il numero esorbitante di letture che compie nel giro di trenta giorni ma che accoglie qualunque viandante si sia imbattuto per caso o per consapevolezza in queste pagine, con la speranza che la mia casa sia diventata presto la sua.

 Una voce che all’epoca scoprì per caso, ma adesso forte e chiara che mi è scivolata addosso come le note di un pianoforte, percuotendo tutto il mio corpo. Una voce profonda e allo stesso tempo schietta, vivace che risuonava nelle stanze buie del mio animo.

Titolo: Il delta di Venere
Autore: Anais Nin
Prezzo: 12, 00 €
Casa editrice: Bompiani
Trama: Un misterioso collezionista di libri nel 1940 offrì a Henry Miller cento dollari al mese per scrivere dei racconti erotici. Miller cominciò entusiasta, ma si stancò presto e passò l'incarico all'amica Anais Nin che aveva bisogno di soldi. "Cominciai a scrivere ironicamente, divenendo così improbabile, bizzarra ed esagerata che pensai che il vecchio si sarebbe accorto che stavo facendo una caricatura della sessualità" ricorda Anais Nin. "Passavo giorni in biblioteca a studiare il Kama Sutra, ascoltavo le avventure più spinte degli amici.. Tutte le mattine, dopo colazione, mi sedevo a scrivere la mia dose di pornografia..." Solo ogni tanto riceveva una telefonata dal mandante. Una voce diceva: "Va bene. Ma lasci perdere la poesia e le descrizioni di tutto quello che non è sesso. Si concentri sul sesso." Nacquero così questi racconti erotici che si possono meritatamente annoverare tra le opere della letteratura erotica di maggior successo.

giovedì, giugno 16, 2022

Gocce d'inchiostro: Il sonno del crepuscolo - Edith Warthon

Mi chiedo il motivo per cui i classici sortiscono un certo fascino in me. E tante letture ancora da leggere e vivere mi inducono a pensare, che ognuno di noi ha un’attitudine, un’inclinazione verso qualcosa o qualcuno che in un certo senso rivelano una parte di te. Mi chiedo del perché scriva sempre la stessa cosa, pensi sempre le stesse cose, forse perché leggere così tanti classici non è propriamente << normale >>. Dubito però che sia l’unica lettrice esistente sulla terra. No, non credo. Non ho ancora avuto la fortuna di conoscere qualche lettore di questo calibro. Certo, e se qualcosa salta agli occhi, diviene evidente nell’immediato. Non è qualcosa per cui credo di convincere. Non devo giustificarmi con niente e nessuno. Eppure questa riflessione nasce dall’ennesima bella lettura ambientata in epoca vittoriana, che suggerì un repentino cambiamento dal mio mondo a quello ritratto in queste pagine, miglioramenti sotto certi punti di vista, completamente affascinata e persa. Ed ecco che Il sonno del crepuscolo mi irretì con un semplice sguardo, o, meglio, con un forte coinvolgimento emotivo, che non indimenticabile come L’usanza del paese, Raggi di Luna e Estate mi ha donato l’impressione di tornare in un epoca che non è più la nostra da cui sembra non vi sia alcuna via d’uscita, metafora di uno stato malinconico ed emotivo che appoggia più su aspetti relativi al presente che al passato.


Titolo: Il sonno del crepuscolo
Autore: Edith Warthon
Casa editrice: Corbaccio
Prezzo: 14, 50 €
N° di pagine: 254
Trama: La famiglia di Mrs. Manford è decisa a sfuggire la noia, il vuoto della vita e il dolore a ogni costo. Sesso, droga, lavoro, denaro e un'infatuazione nei confronti dell'occulto e della spiritualità sono i modernissimi temi che animano il romanzo. Il sonno del crepuscolo a cui si riferisce il titolo è proprio lo stato fisico mentale nel quale i protagonisti cercano di perdersi per non sentire il peso della loro vita. Un romanzo ironico e tagliente, ambientato nella New York degli anni '30 ma così moderno nella dissacrazione della finta spiritualità da risultare attualissimo nell'era della New Age.

martedì, giugno 14, 2022

Solo un'illusione: classici che credevo di amare ma che mi hanno deluso

Ci sono poche possibilità che un classico possa non piacermi. Non scrivo questo perché voglio vantarmi, semplicemente perché credo che i classici siano un mondo per molti inaccessibile che, una volta interpretato il linguaggio e i suoi meccanismi, puoi contemplare forme di straordinaria vita. Eppure ci sono state esperienze letterarie classiche che non mi sono piaciuti. Santo cielo! Perché le delusioni colgono alla sprovvista, specialmente da ciò che tieni più caro al mondo? Ma non mi reputo insoddisfatta di ciò che ho vissuto, e nemmeno dispiaciuta di aver vissuto l’ennesima esperienza letteraria. Credo che essi fungano da monito a non poter rinunciare a certe cose. Ed ecco dunque un numero fortunatamente misero ma sufficiente di letture che non hanno fatto breccia nel mio cuore, nonostante le aspettative e i paroloni che sono stati adoperati per tesserne le lodi, che certamente non rivelano pareri migliori o positivi ma nemmeno disgusto ad essere entrata a far parte di un mondo che questa volta mi ha reso ospite anziché spettatrice vivente.
Una storia che rivaluta la donna e il suo modo di convergere col mondo circostante, che di giusto non ha proprio niente, nel quale l’autore si spinge ad entrare nei particolari, scandagliando la sua personalità, il suo sentirsi donna, confessando ciò che agli occhi di molti era ermeticamente nascosto, abbattuta su milioni di spalle diverse senza aver mai provato moti di compassioni, così tesa e spaventata di restare completamente sola.

Titolo: La cugina Bette
Autore: Honore De Balzac
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 13 €
N° di pagine: 464
Trama: Nella mitologia realista di Balzac, La cugina Bette rappresenta la «parente povera, oltraggiata e che vivendo nell'intimità di tre o quattro famiglie, cerca di vendicarsi di tutte le sue sofferenze». Solo che Lisbeth Fischer, familiarmente Bette, non è né cacciata né maltrattata dai suoi ricchi parenti, bensì aiutata e amorevolmente accolta dalla cugina Adeline e da tutta la famiglia Hulot. Ma l'oltraggio, in lei, è anteriore a qualsiasi offesa, vera o presunta: povera, per nulla avvenente, ma anche intelligente e risoluta, riversa su chi la ama tutto il suo rancore verso il mondo. Ossessionata dal confronto con la bellezza e la ricchezza della cugina, dietro le sembianze di umile e dolce zitella coltiva un feroce desiderio di rivalsa e intesse trame di inganno e distruzione, succube di un odio che si trasforma in lucida follia. Pochi romanzi balzachiani, sono, come questo, foschi e inquietanti, ma nello stesso tempo anche patetici e melodrammatici.
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