domenica, gennaio 31, 2021

Gocce d'inchiostro: Camera con vista - Edward Forster

Dopo tantissimo tempo fui testimone dello stato di rinascita che incorre la giovane Lucy, una rinascita spirituale, apoplettica, un'ira della forza così enorme e devastante da farci solo augurare che niente e nessuno avrebbe intaccato la sua integrità, però che soddisfazione vederla rivolta contro qualunque forma di convenzione, contrazione, lei così come tante altre eroine della letteratura classica meritava quella brutale rinascita, e quanto è stato bello vedere Lucy attingere a tutto ciò che avrebbero reso la sua figura non più rinchiusa fra le solide barriere di una cella bensì di fluttuare come le pare e piace. Una grande e magnifico esempio di redenzione ma anche intraprendenza, un buon auspicio per il secolo che sarebbe successo, e quando lessi di lei non credevo che alle donne fosse negato tutto questo. Gli anni, la lettura mi hanno insegnato come certi idiomi, certi preconcetti erano un avvertimento, una carezza, ed Edward Forster proiettò in queste pagine il coraggio e l'autocontrollo di figure inizialmente dubbiose successivamente intrepide che respingono qualunque forza di potere, qualunque protesta conduca a guardarsi non con gli occhi degli altri bensì con quelli di se stessi.




Titolo: Camera con vista
Autore: Edward Forster
Casa editrice: Oscar Mondadori
Prezzo: 13 €
N°di pagine: 280
Trama: Lucy Honeychurch, una giovane inglese attenta alle convenzioni sociali della borghesia vittoriana ma costretta a fare i conti con i propri sentimenti. George Emerson, agnostico e anticonformista, capace di "vedere" attraverso le perplessità e di percepire la realtà nascosta dietro le apparenze. 

venerdì, gennaio 29, 2021

Una porta tra le parole: Bridgerton - Shonda Rhimes

Dai tempi dell’ultima trasposizione cinematografiva vista nel cinema più vicino della mia città non scrivevo un post relativo a film o serie tv con un certo trasporto da che ho memoria, poi la sera della vigilia di Natale Netflix annunciò la realizzazione di questo nuovo progetto, firmato da  Shonda Rhimes, una saga in costume ambientata nei primi anni del 1800, che suscitò interesse e scalpore, ed io che non sono più facilmente credulona a ciò che piace alla maggior parte della gente presi di petto la decisione di trascorrere gli ultimi giorni dell’anno con la visione di questo telefilm.
Adesso che ripongo queste poche righe posso solo dire, che anche io mi sono persa nei meandri di questa commedia inglese, londinese, di facili costumi per il suo continuo e perpetuo moto di rinascita e ancora riesco a comprendere la giovane ed ingenua Daphne ad appendersi sulla soglia della vita e ad eseguire incredibili acrobazie esclusivamente per l’occhio sociale. Cosa trarre vantaggio da tutto questo? Un racconto d’amore dolce, passionale ma anche una rinascita spirituale, individuale edificante, che ho malamente giudicato all’inizio e che ho poi accolto nel mio personalissimo cantuccio personale con un certo entusiasmo.

Per nulla indifferente, anzi, piuttosto imbarazzata, attratta dallo sharme del bel duca, mi ha particolarmente colpito tutto questo, con la sua dolcezza sciropposa, il suo orgoglio dilaniante, l'istruttivo esempio che non bisogna fare alcuna distinzione fra il colore di pelle fra una persona e un'altra, stando lentamente venendo a patti con forme alterate di convenzioni sociali dell'epoca, di cui la stessa Daphne comincerà ad abituarsi, e quando finalmente si spoglierà della sua castità immaginare cosa le avrebbe preservato il futuro sarebbe stato scandaloso. Chi l'avrebbe mai detto che un uomo egocentrico, antipatico, altezzoso potesse un giorno diventare suo marito? Chi l'avrebbe mai detto che solo il pensiero del suo esserci, della sua presenza l'avrebbe rasserenata, indispensabile conciliare l'idea che l'uno non potesse vivere senza l'altro come uno scudo contro gli orridi contorcimenti della timidezza, dell'egocentrismo, della superbia, e ora che la sua mano avrebbe stretto quella di Simon, ora che stava provando a comportarsi come una moglie, altre abitudini sarebbero subentrate. Quella che io considero normalità sarebbe stata per Daphne una nuova amica con cui prendere famigliarità, prendendo l'abitudine di farsi rispettare da qualunque forma di sottomissione, e la cosa più bella in tutto ciò è la sua rinascita. Quel timido e fragile giglio bianco che si trasformerà in una bellissima rosa. Perchè è stato Simon a farla fiorire, a farla rinascere, a renderla libera di qualcosa che prima non aveva dato peso, gesti che sono venuti poi come puri riflessi, del tutto indipendenti della sua volontà, e solo quando doveva staccarsi da lui per qualche pregiudizio o discrepanza si rendevano conto di non poter vivere l'uno senza l'altro.

Prima di tutto questo, non avevo dato credito alla possibilità che Bridgerton potesse sortire un guazzabuglio di sentimenti contrastanti. Nè mai avrei immaginato che anche io sarei caduta nelle maglie di una storia che non è per nulla ridicola o banale, anzi evidenzia quanto sia difficile essere coraggiosi in un epoca come questa con le persone che ti vogliono bene, osservando il tutto sotto una nuova ottica. Ed il bello di questa serie, la sua originalità, a mio avviso, sta in questo: cogliere ciò che inizialmente era parso da ostacolo e che ora reso evidente diviene fastidioso e irritabile. Sembra un problema di poco conto, l'ennesima storia di autoconversazione e rinascita, ma nella fattispecie una sequela di eventi che cambiano, ti cambiano, agiscono come volontà propria, e poi finalmente, dopo una serie di rovelli vari, trovano soluzione, bellezza e stupore.

Nella vita non c'è niente di certo, e di certo non era ammissibile che anche io potessi scoprirmi così ansiosa di sapere cosa dovremo aspettarci dalla seconda stagione. In questi ultimi tempi il mondo mi ha distribuito una serie di delusioni con la stessa rapidità e foga con cui si stringono le mani, e poichè di delusioni ne ho anche abbastanza ho abbracciato questa storia con la certezza che si sarebbe rivelata nient'altro che un piacevole dramma, ma che mi rendo conto sono felice sia stato molto più di questo. Perciò sono felice, mentre ripongo queste poche righe, che il Fato mi abbia posto dinanzi a questa strada, non solo per la gioia che ho condiviso con Daphne ma anche per me stessa, perchè questa nuova alternativa di felicità era ciò che più cercavo. 
Reclusa in un mondo lontano anni luce da me, ma bellissimo, straordinario, suggestivo e ammaliante che ha reso la vita un posto migliore e confortevole.

lunedì, gennaio 25, 2021

Gocce d'inchiostro: La signora di Wildfell Hall - Anne Bronte

È stato davvero strano inaugurare l'anno con la lettura di un classico, quando la maggior parte dei lettori auspica ad un tipo di lettura fuori da questi schemi, ma sono letture queste che fortificano il mio animo, e quando mi imbatto nei classici non ci penso due volte a fiondarmi fra le sue pagine, sapendo che ciò avrebbe comportato una certa ricchezza di temi e argomentazioni varie. Una decina sarebbe stato il numero che avrei letto questo mese, e che ostinata mi premuro a portare a termine, tutti però provenienti da scaffali colmi, colorati il cui irrimediabile eco sovrastò persino i miei pensieri. Fu così che la giovane Anne reclamò la mia attenzione sapendo che la sua sarebbe stata una chiamata che avrebbe funto da beneficio dell'anima, destabilizzante e un po'tragica, così relegata e messa da parte a discapito delle altre sorelle, che al minimo segnale di magnificenza sporse intorno a me creando un bellissimo effetto di colori. Il ritratto di una giovane donna e il suo desiderio di essere integrata nel mondo degli altri, concentrato su mariti buffoni e inappaganti ed indifferenti a tutto ciò li circondava, e lei così orgogliosa da salvaguardare la sua integrità nell'essere prodotta come essere finito in un mondo infinito cui è possibile scorgere la luce. Tematiche queste che possono sembrare banalissime, instantanee di vita quotidiana che una volta riposte in un cassetto non persistono nella memoria, non potendo fare a meno di tornare col pensiero a mesi di lento vagabondare fin quando non è stata scovata la salvezza.
La Bronte scova nella sua mente, nel suo intimo un che di supremo e solenne che converge con gli idiomi del cattolicesimo e delle antiche orazioni classiche. E ritrae una divinità imperfetta e mortale soggetta ai malumori e alle continue confusioni che affliggono tutti gli esseri umani, nel quale si venera l'unica cosa che non ci deluda per il resto della vita. Malgrado i dispiaceri, ma dotato di un forte e naturale disincanto in cui l'amore, il sentimento, l'emozioni non avrebbero mai cessato di esistere.


Titolo: La signora di Wildfell Hall
Autore: Anne Bronte
Casa editrice: Neri Pozza
Prezzo: 16 
N° di pagine: 390
Trama: Chi è l'affascinate signora nerovestita che si è installata nella decrepita, isolata residenza di Wildfell Hall? Quella donna sola, che vive con un bambino e un'anziana domestica, sarà davvero la giovane vedova che dice di essere? Helen Graham è estremamente riservata e il suo passato è avvolto in un fitto mistero. Fa il possibile per ridurre al minimo i contatti con i suoi vicini, a costo di apparire scostante e ombrosa, e trascorre le giornate dipingendo e prendendosi cura - fin troppo amorevolmente, dice qualcuno - del piccolo Arthur. Ma Gilbert Markham, giovane gentiluomo di campagna tutto dedito ai suoi terreni e al corteggiamento di fanciulle tanto graziose quanto superficiali, è subito punto da una viva curiosità per quella donna che lo tratta con insolita freddezza. Il comportamento schivo di Helen suscita presto voci e pettegolezzi maligni e lo stesso Gilbert, che pure è riuscito a stringere una bella e intensa amicizia con lei, è portato a sospettare. Solo quando la donna gli consegnerà il proprio diario emergeranno i dettagli del disastroso passato che si è lasciata alle spalle.
 

giovedì, gennaio 21, 2021

Gocce d'inchiostro: Borgo sud - Donatella Di Pietrantonio

Questo primo mese dell’anno è stato protagonista di numerosi eventi. Testimone di spericolate ed improvvisate avventure, ma soprattutto di nuove ordinanze e restrinzioni che mi hanno costretta a restare a casa. Questi giorni, dunque, li ho vissuti sopravvivendo alla noia, alla monotonia, mediante letture che non compievo da un sacco di tempo. Romanzi appena pubblicati o che attendono sullo scaffale da un sacco di tempo, che mi autorizzò ad accrescere il mio incommensurabile amore per la letteratura. Non nego però che amo la letteratura inglese, quella classica, e quando mi imbatto nelle opere di autori italiani la mia fronte si increspa perché dubbiosa di scovare l’ennesimo buco nell’acqua.
Ma ora che ripongo queste poche righe, mi sorprendo stravolta, sconvolta, smarrita per essere finita fra le maglie di una storia che ha toccato punti salienti della mia giovane anima. Il temuto, magnifico seguito di un romanzo che francamente non conoscevo, prima di adesso, il cui abbraccio è stato inevitabile perché tutt’altro paio di maniche rispetto ad altre storie di autori nostrani, tanto che sul momento pensai non fosse all’altezza, ma questo tuffo in un mondo di cui confido di poter esplorare nuovamente, le cronache di vita di una donna il cui nome non ci verrà mai rivelato, nel tempo mi indurrà a tornarci e scrivere qualcosa al riguardo che fosse degno di nota, solo una sfilza di pensieri o squarci di ricordi di cui il tempo confido possa farmi dono.

Titolo: Borgo sud
Autore: Donatella Di Pietroantonio
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 168
Trama: E’ il momento più buio della notte, quello che precede l’alba, quando Adriana tempesta alla porta con un neonato tra le braccia. Non si vedevano da un po’, e sua sorella nemmeno sapeva che lei aspettasse un figlio. Ma da chi sta scappando? E’ davvero in pericolo? Adriana porta sempre uno scompiglio vitale, impudente, ma soprattutto una spinta risoluta a guardare in faccia la verità. Anche quella più scomoda, o troppo amara. Così tutt’a un tratto le stanze si riempiono di voci, di dubbi, di domande. Entrando nell’appartamento della sorella e di suo marito. Adtiana, arruffata e in fuga, apparente portatrice di disordine, indicherà la crepa su cui poggia quel matrimonio: le assenze di Piero, la sua tenerezza, la sua eleganza distaccata, assumono piano piano una valenza tutta diversa. Anni dopo, una telefonata improvvisa costringe la narratrice di questa storia a partire di corsa dalla città francese in cui ha deciso di vivere. Inizia una notte interminabile di viaggio – in cui mettere insieme i ricordi -, che la riporterà a Pescara, e precisamente a Borgo Sud, la zona marinara della città. È lì, in quel microcosmo così impenetrabile eppure così accogliente, con le sue leggi indiscutibili e la sua gente ospitale e rude, che potrà scoprire cos’è realmente successo, e forse fare pace col passato.

martedì, gennaio 19, 2021

Gocce d'inchiostro: L'usanza del paese - Edith Wharton

Certo, i classici compaiono in questo salotto virtuale con una frequenza maggiore di quel che credevo. Forse più di quel che avevo premeditato. Significa che, forse, i classici mi piacciono, per usare un eufemismo, che la mia vita, la mia carriera di lettrice è migliorata da quant’è sono approdata in questo mondo, e visto che questo nuovo intento si è rivelata l’ennesima bella sorpresa, il mio giudizio non intacca né conforma con effetti assolutamente negativi e nefasti. Non leggevo un romanzo di Edith Warthon oramai da quasi un anno, perciò i pilastri fondamentali su cui si regge questo romanzo diventarono ai miei occhi sempre meno familiari, e studiando ogni cosa ebbi intorno mentre le mie viscere si riempivano di sconvolgimenti e ansie varie, capì che la bellezza di queste letture, dei suoi romanzi dipendeva dall’assetto politico e sociale e il ruolo che esso svolge in certi ambiti sociali. Chi e come influenza certe figure di carta, animati da un certo distacco da sembrare manichini di cera ma desiderosi di scovare anche il minimo contatto,celati da sipari insondabili e impenetrabili di cui vannoe vengono e da cui tuttavia non troveranno alcuna via d’uscita. La piega di questa storia, i suoi eventi era diversa da quella ritratta in altri romanzi, ma piuttosto simile a quella de L’età dell’innocenza, che tuttavia fu ai miei occhi essenziale per l’assetto cruciale e fondamentale che subì la narrazione in una manciata di pagine. Una combinazione che qualche tempo fa avrei considerato come << rara >>, in quanto certe tipologie di romanzi non mi attravano come adesso, ma che ha prevalso su ogni cosa. Elementi di natura semplice e bellissima,in cui l’individuo regredisce impoverendo la sua anima e tutto ciò che lo circonda.

Titolo: L’usanza del paese
Autore: Edith Warthon
Casa editrice: RBA
Prezzo: 10€
N° di pagine: 400
Trama: Bellissima,furba, arrivista, spietata. Così è Undine Spragg, risultato mostruosamente perfetto del sistema, dell’usanza del paese. Il paese sono gli avventurosi e ricchissimi Stati Uniti a cavallo del 1900. L’usanza è che l’uomo persegua con ogni energia e mezzo il successo – ovvero la ricchezza – godendone distrattamente gli splendori e soffrendone impavidamente le miserie, e che la donna sia chiamata a partecipare dei primi e accuratamente tenuta al riparo delle seconde, chiusa in una sua gabbia dorata quanto arida. La vita della provincia americana è in effetti troppo angusta per Undine, ma presto lo divengono anche quella lussuosa dei grandi alberghi newyorkesi e quella raffinata di Washington Sqaure, centro attorno a cui ruota la civile e perdente aristocrazia americana. La giovane donna decide allora di conquistare la mitica Europa, la favolosa Parigi di quegli anni. A nulla valgono i richiami alla ragione, i sentimenti e gli affetti, un bambino: se il marito non può darle ciò a cui aspira, Undine lo abbandona. Sua meta successiva sarà impadronirsi di un grande nome e di un titolo glorioso. Purtroppo, successo significa ricchezza, e la ricchezza non è necessariamente caratteristica dominante delle famiglie di nobili origini. Così Undine finirà per tornare alla calda e rassicurante “usanza”, a un uomo del paese in grado di conquistare enormi quantità di ricchezza e successo, e di lasciarle il suo ruolo di donna capace unicamente di realizzare una serie infinita di dubbie scalate sociali.
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