Questo
primo mese dell’anno è stato protagonista di numerosi eventi. Testimone di
spericolate ed improvvisate avventure, ma soprattutto di nuove ordinanze e
restrinzioni che mi hanno costretta a restare a casa. Questi giorni, dunque, li
ho vissuti sopravvivendo alla noia, alla monotonia, mediante letture che non
compievo da un sacco di tempo. Romanzi appena pubblicati o che attendono sullo
scaffale da un sacco di tempo, che mi autorizzò ad accrescere il mio
incommensurabile amore per la letteratura. Non nego però che amo la letteratura
inglese, quella classica, e quando mi imbatto nelle opere di autori italiani la
mia fronte si increspa perché dubbiosa di scovare l’ennesimo buco nell’acqua.
Ma
ora che ripongo queste poche righe, mi sorprendo stravolta, sconvolta, smarrita
per essere finita fra le maglie di una storia che ha toccato punti salienti
della mia giovane anima. Il temuto, magnifico seguito di un romanzo che
francamente non conoscevo, prima di adesso, il cui abbraccio è
stato inevitabile perché tutt’altro paio di maniche rispetto ad altre storie di
autori nostrani, tanto che sul momento pensai non fosse all’altezza, ma questo
tuffo in un mondo di cui confido di poter esplorare nuovamente, le cronache di
vita di una donna il cui nome non ci verrà mai rivelato, nel tempo mi indurrà a
tornarci e scrivere qualcosa al riguardo che fosse degno di nota, solo una sfilza
di pensieri o squarci di ricordi di cui il tempo confido possa farmi dono.
