venerdì 31 luglio 2020

Gocce d'inchiostro: Agnes Grey - Anne Bronte

Quando accolsi nel mio cantuccio personale la storia di questa giovane istitutrice, fui come travolta da un deja vu. Non è stato facile non rievocare il ricordo della dolce Jane Eyre. È stato davvero impossibile, penso mentre ripongo queste poche righe.
Dalla mia poltrona preferita, l’ho tenuta d’occhio. Ci sono state così tante vicende, si sono snodate tante situazioni che hanno svolto un ruolo predominante per il mio bagaglio culturale. Hanno arricchito il mio amore per i classici, la letteratura inglese o vittoriana, incidendo sulle tavole del mio cuore dogmi cristiani che si impegnano a difenderci da qualunque calunnia, qualunque aspetto o assetto malvagio, che hanno indotto la dolce Agnes a trincerarsi dietro squarci di vita passata, estremamente drammatica e oscura in cui l’atto di sacrificarsi per qualcosa o qualcuno coincide con la realizzazione di un tipo di libertà incotestuabile. Non c’è perversione, solo la Vita descritta in ogni forma o assetto. E Agnes Grey lo esprime pienamente, sebbene con qualche assetto stilistico simile a quello dell’opera di sua sorella, desiderando leggerla e tornarvi nuovamente fra le campagne rurali inglesi ancora una volta.


Titolo: Agnes Grey
Autore: Emily Bronte
Casa editrice: Oscar Mondadori
Prezzo: 9, 50 €
N° di pagine: 288
Trama: Basato in larga misura su esperienze dell’autrice, “Agnes Grey” narra la vicenda di una giovane istitutrice che lascia la casa paterna spinta, più che dalla necessità economica, dal desiderio di conoscere il mondo e di dar prova di sé: una fiura che appare di sorprendente modernità nella sua piena consapevolezza, nella implacabile lucidità e nelle penetrante ironia con cui osserva il mondo che la circonda.



La recensione:

Chi è dotato di bellezza ne sia grato e ne faccia buon viso, come di ogni altro talento; chi ne è privo, si consola e faccia quello che può; senza dubbio, sebbene spesso sopravvalutato è un dono di Dio che non si deve disprezzare.

Ricapitolare. Ripensare agli accaduti. Cercare di raggiungere un distacco sufficiente per fare la cosa più razionale. Emily Bronte credo scrisse queste pagine spinta da situazioni, eventi simili a quelli che coinvolsero la sua figlia di carta. Piuttosto simili a quelli narrati nel bellissimo Jane Eyre, scritto diversamente, ma armonioso, lineare, introspettivo, semplice ma coinvolgente e romantico che mi mise a mio agio nell’immediato, non volendo lasciarla ne abbandonarla nemmeno per un istante. Ero stata condotta nelle campagne rurali di una bella villa inglese senza sapere nemmeno come fosse accaduto, e fu lì che vi rimasi fin quando la giovane e ingenua Agnes smise di parlare. Perché quello che è avvenuto fra le sue pagine, ciò che caratterizzò le sue vicende fu molto molto simile a quello della dolce Jane. Così disperata, razionale ma guidata da un forte senso di solitudine da non nutrire moti di tenerezza, compassione, comprensione nei suoi riguardi. Il mio obiettivo era infatti questo. Aiutarla, confortarla. Io, che ho rivestito più volte i suoi panni. Io, che mi sono sentita inadeguata, impotente, vulnerabile a non poter fare ciò che doveva essere fatto.
Invece sono rimasta qui, nella mia casa, circondata dai miei amati libri, incapace di agire o volere. Deporre speranze, quesiti, obiettivi era qualcosa di inimmaginabile. A causa di una forte percussione economica, sembrava non ci fosse alcuna via d’uscita. Ma cosa fare, quando il mondo sembra crollarci di dosso? Naturalmente stringere i denti, ed affrontare a testa alta qualunque avversità. E negli occhi della dolce Agnes ho visto quelli miei, e di tante altre eroine ottocentesche, che non caddero nemmeno per un istante a capofitto nel momento dell’urto, implosero in posture sgraziate e poco educative. Tutto ciò che videro fu il dileggio di ciò che avrebbe comportato irrimediabili conseguenze come quella di restare inermi, e per tutto questo tempo il pendolo della sofferenza avrebbe oscillato dall’uno all’altro. Un incubo da cui sembra non ci sia niente da fare, da cui sembra impossibile riflettere: solo il turbamento era possibile, quella torbida spirale del dolore.
È una chiave di lettura che le sorelle Bronte conobbero abbastanza bene. Autobiografiche o no, fecero delle loro opere sorprese a dir poco incredibili. Spiacevoli ma indimenticabili, che in un marasma di situazioni non premeditate il più delle volte riscontrarono solo effetti negativi. Opere che negli anni ho apprezzato e amato intensamente, che ha alimentato la fiamma del sapere, della conoscenza, mi ha indotta a nutrire sentimenti così veri e profondi che mi hanno segnato, insegnato, ancora una volta, con storie inventate – o forse no? che andarono al di là dell’oltre. Dopo aver annaspato in pozzi integri di fango e marciume, abbandonata allo spirito di visioni che sovrastano, infervorano per la loro semplice e armoniosa natura, fanno vibrare il cuore di una melodia o un tipo di esaltazione che turba.
Nel giro di due giorni, mi sono ritrovata a percorrere i campi verdognoli e soleggiati di una brughiera inglese, posta sull’altura di svariate colline, monitorando ogni cosa. Ed è così che ho fatto delle vicende di Agnes Grey qualcosa di mio, nel quale la bontà d’animo, i forti dogmi cristiani, il desiderio di scovare una strada anche quando sembrava non ce ne fosse, la forza e il coraggio assalirono qualunque fattore esterno. La donna era indicata esclusivamente come colei che doveva rassettare o badare al marito, qui, come in Jane Eyre, ci insegna come tante donne all’epoca consideravano questa un’idea malsana e che certe disuguaglianze non dovevano esserci. Sotto certi aspetti, le sorelle Bronte furono fortunate a concepire certi concetti, certamente tramandati dalla famiglia, ad abbattere qualunque barriera mentale.
Romanzo che cerca la pace nell’esilio, la felicità effimera nel piacere, la lettura come miglior surrogato per vivere e affrontarla al meglio, Agnes Grey mi ha coinvolto completamente, profondamente, regalato in piacevolissimi momenti in compagnia di una giovane che nonostante il temperamento malinconico, si è attenuata e trovato il coraggio per affrontare ogni cosa. Quadro prettamente realistico della letteratura vittoriana in cui l’amore è visto in tutta la sua meravigliosa essenza, sebbene in maniera alquanto ridotta, in cui il significato della vita coincide con questa. Un angoscia interiore che si prova pian piano nell’anima della povera Agnes, che attanaglia le nostre viscere, montata nel vuoto, in un palcoscenico illuminato fievolmente.
In pagine che sono state scritte col sangue, un viaggio appassionante, breve e sofferente che ha colpito dritto al cuore, mi ha parlato di anime inquiete e insoddisfatte che entrano nella lotteria della vita quasi inconsapevolmente.
Valutazione d’inchiostro: 4 e mezzo

8 commenti:

  1. Bronte kitaplarını seviyorum ama Türkçe çevirisini okuyamadım ne yazık ki ingilizce derslerimizde kısaltılmış halinde okurduk 😊

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  2. Ho letto questo romanzo proprio questa settimana, e tra qualche giorno pubblicherò anche io la recensione!
    Questo romanzo mi ha piacevolmente sorpreso; i commenti non erano del tutto positivi ma io l'ho trovata proprio una piacevole lettura - per quanto possa essere possibile considerate le vicissitudini della protagonista. Mi trovo completamente d'accordo con tutto ciò che hai scritto, e devo ammettere che adesso mi è venuta la voglia di rileggere ance gli altri romanzi delle sorelle Bronte!

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    1. Grazie, Silvia! A me ha ricordato molto Jane Eyre, e non come quest'ultimo ma mi è piaciuto davvero molto ☺️☺️☺️

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  3. Ciao! Io ho letto "Agnes Grey" per la tesina della maturità qualche anno fa, così come "Jane Eyre". Devo dire che mi sono piaciuti entrambi molto, ma al contrario di te ho dato un voto più alto ad "Agnes Grey"! :)

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    1. Una lettura davvero bellissima, ma Jane Eyre è uno dei miei romanzi preferiti ☺️❤️

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  4. L'ho finito pochi giorni fa, tutto sommato mi è piaciuto, anche se nella seconda parte ho faticato a sentirmi in sintonia con la protagonista, cosa che mi era venuta facile nei primi capitoli. In ogni caso domani sul blog pubblicherò la recensione.

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