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domenica, agosto 29, 2021

Gocce d'inchiostro: Yoga - Emmanuel Carrère

Di Emmanuel Carrère ho letto quasi tutto e da qualche tempo a questa parte la sua è divenuta una presenza costante: quest’anno fa nuovamente la sua comparsa con un saggio, un diario, un memoir, che ricostruisca la memoria delle sue azioni, delle sue esperienze non volendo distruggere niente e nessuno se non se stesso. I suoi romanzi sono squarci di vita, specchi in cui negli anni mi è parso spontaneo riflettermi, specie nel silenzio delle mie riflessioni, qualunque sia il tema trattato, qualunque parola o azione perpetuerà nel tempo. Carrère lo fotografa mentalmente e poi lo riporta in un foglio bianco intrappolato in una finestra virtuale, e a forza di seminare pezzi sparsi qua e là rimette assieme un mosaico di vita che sono ancora impressi nella mia memoria con chiarezza e nitidezza. Li redige in quelli che diventano poi dei bellissimi romanzi, quasi sempre trascinata da una corrente di sensazioni altalenanti che anche io faccio fatica a tenermi dentro. Ho letto questo piccolo saggio in una manciata di ore, divorata da una curiosità disarmante, potente. Alberga in ognuno di noi diverse versioni, l’anima è assediata da diverse nozioni di esistenza e lo stesso autore si servì dell’arte della meditazione per trovare traccia di se, traccia della sua esistenza. Ogni parola, frase, gesto sono gocce di sangue che a mio avviso perpetueranno a lungo, che mediante il passaparola diverranno un buon prodotto mediatico. Forse un buon modo per essere ricordato ai posteri, ma palazzo d’oro e d’argento che lentamente è sorto all'incrocio del sentiero della vita.

Titolo: Yoga
Autore: Emmanuel Carrère
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 312
Trama: Una vita che è la sua, questa volta; trascorsa, in gran parte, a combattere contro “la volpe che gli divora le viscere” – quello che Baudelaire chiamava lo spleen. La vita che Emmanuel Carrère racconta, questa volta, è proprio la sua: trascorsa, in gran parte, a combattere contro quella che gli antichi chiamavano melanconia. C’è stato un momento in cui lo scrittore credeva di aver sconfitto i suoi demoni, di aver raggiunto << uno stato di meraviglia e serenità >>; allora ha deciso di buttare giù un libretto << arguto e accattivante >> sulle discipline che pratica da anni: lo yoga, la meditazione, il tai chi. Solo che quei demoni erano ancora in agguato, e quando meno se l’aspettava gli sono piombati addosso: e non sono bastati i farmaci, ci sono volute quattordici sedute di elettroshock per farlo uscire da quello che era stato diagnosticato come << disturbo bipolare di tipo II >>. Questo non è dunque il libretto << arguto e accattivante >> sullo yoga che Carrère intendeva offrirci: è molto di più. Vi si parla, certo, di che cos’è lo yoga e di come lo si pratica, e di un seminario di meditazione Vipassana che non era consentito abbandonare, e che eli abbandona senza esitazioni dopo aver appreso la morte di un amico nell’attentato a << Charlie Hebdo >>, ma anche di una relazione erotica intensissima e dei mesi terribili trascorsi al Sainte – Anne, l’ospedale psichiatrico di Parigi; del sorriso di Martha Argerich mentre suona la polacca Eroica di Chopin e di un soggiorno a Leros insieme ad alcuni ragazzi fuggiti dall’Afghanistan, di un’americana la cui sorella schizofrenica è scomparsa nel nulla e di come lui abbia smesso di battere a macchina con un solo dito – per finire, del suo lento ritorno alla vita, alla scrittura, all’amore.

sabato, agosto 24, 2019

Gocce d'inchiostro: L'avversario - Emmanuel Carrère

La sensazione immediata fu quella di soffocamento. Una morsa attanagliante, strangolatrice aspettava calma, nel momento in cui mi accorsi di questo ennesimo sconcertante romanzo che come un lampo di furia si abbattè su di me e sulla mia anima. Mai prima di ora, a eccezione delle opere di questo autore, una storia fosse riuscita a non nascondere la sua crudele essenza, il suo continuo essere brutale, credendo forse un lettore ignaro e ingenuo di poterne uscire illeso, non destabilizzato, dietro innumerevoli scenate.
L’avversario, esattamente come i precedenti romanzi carrèriani, è colmo di cinismo, crudeltà, follia, e non nasconde nemmeno il tentativo di non voler guadagnarsi il perdono, la comprensione altrui, per gli imperdonabili crimini commessi. La perdita di una persona amata, ci viene sbattuta in faccia con forza, impetuosità, con un bagaglio di vite che sono rigorosamente ricoperte di menzogne e avversità. Dottrine, sprazzi di pensieri che sono esplicate dalla figura stessa dei personaggi, così imperscrutabili, magnetici, enigmatici, affetti quasi sempre da malattie incurabili che non portano alcuna vergogna. Alcuna conseguenza morale.
Alla fine, era giunta anche la mia ora. Dovevo leggere questo romanzo, e mediante un viaggio a ritroso nel tempo ho visto e osservato le vicende di questo folle omicida non facendo nient’altro che leggere. Trascinata alla deriva, col cuore frantumato in minuscoli pezzettini.
Titolo: L’avversario
Autore: Emmanuel Carrère
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 17 €
N° di pagine: 169
Trama: << Il 9 gennaio 1993 Jean Claude Romand ha ucciso la moglie, i figli e i genitori, poi ha tentato di suicidarsi, maq invano. L’inchiesta ha rivelato che non era affatto un medico come sosteneva e, cosa ancor più difficile da credere, che non era nient’altro. Da diciotto anni mentiva, e quella menzogna non nascondeva assolutamente nulla. Sul punto di essere scoperto, ha preferito sopprimere le persone di cui non sarebbe riuscito a sopportare lo sguardo. E’ stato  condannato all'ergastolo. >>

lunedì, febbraio 18, 2019

Gocce d'inchiostro: Un romanzo russo - Emmanuel Carrère

Il mio umore migliora nettamente quando, dopo aver vissuto sulla mia pelle un'esperienza straordinariamente intensa come quella vissuta quest'estate con il romanzo russo Limonov, entrando nel cerchio personale dell'autore, trovo qualcosa che mi appartiene. Può essere dovuto da una cosa soltanto, mi dico sempre; letture come quella dei romanzi di Emmanuel Carrère, aprono mondi, anfratti, porte invisibili ma insormontabili in cui ci si sente prigionieri, protagonisti di un dramma il cui copione è triste e immutabile, in cui storie di follia, gelo, insoddisfazione inevitabilmente ti stringono nella loro morsa.
Un trattato biografico che oscilla continuamente sulla visione ambivalente di un uomo affascinante e coraggioso è Un romanzo russo, aperto a tutti e al mondo, il cui autore si cimentò nell'arte dello scrivere mediante pensate intellegerime e straordinarie.
Il tutto però scritto in maniera a dir poco sconcertante; non mi riferisco solo al modo per com'è stato raccontato, ma è qualcosa che ha a che fare col suo essere. Con la sua anima distorta, malvagia, perversa, schietta che ha accarezzato l'idea che quella di Carrère sia un anima divorata da meschinità, da atrocità, impulsi violenti del cuore, possessore di mostri del passato di cui ancora non riesce a liberarsi, in cui lo stesso autore non si è preoccupato di non infondere le proprie idee, di mettere a nudo la propria anima, evitando nettamente che tali racconti potessero risalire a lui.
La storia di Un romanzo russo è senza dubbio la storia realistica dello stesso autore sicuramente non adatta a tutti, in cui si ha l'impressione di vivere in un luogo lontano anni luce, immersi in un atmosfera onirica in cui si perdono le tracce. Affiorato dal nulla, da congetture sensate e insensate  o reliquie perdute, una storia di cui io ho tuttavia amato proprio per la sua natura destabilizzante, travolgente, irritante nell' essere scomodo, inadatto, incompreso agli occhi di molti.

Titolo: Un romanzo russo
Autore: Emmanuel Carrère
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 19 €
N° di pagine: 288
Trama: "Hai creduto che l'amore di Sophie, la lingua russa, le ricerche sulla mia vita e sulla mia morte ti avrebbero liberato, ti avrebbero permesso di chiudere i conti con un passato che non è il tuo ma che si ripete in te in modo ancora più implacabile proprio perché non ti appartiene. Ma l'amore ti ha mentito, ancora non riesci a parlare russo correttamente e quello che in me era irrimediabilmente infetto continua a infettare anche voi, e vi sta uccidendo l'uno dopo l'altro. Per amore non c'è bisogno di saltare dalla finestra, ci sono quelli come te che muoiono restando vivi. Per te non c'è liberazione. Ovunque tu vada, qualunque cosa tu faccia, ti aspettano l'orrore e la follia."

Un giorno, però, dopo aver concluso la stesura dell' Avversario, alla follia e all'orrore decide di sfuggire. Trova un nuovo amore e accetta di realizzare un reportage su un prigioniero di guerra ungherese dimenticato per più di cinquant'anni in un ospedale psichiatrico russo. Arriva così in una cittadina a ottocento chilometri da Mosca, dove tornerà poi una seconda volta, ad aspettare, quasi in agguato, che accada qualcosa. Qualcosa accadrà; un delitto atroce. La follia e l'orrore l'hanno dunque << riagguantato >>. Anche nella vita amorosa: un racconto erotico scritto per gioco, per << fare irruzione nel reale >>, precipita lui e la sua compagna in un incubo destinato a devastare le loro vite e il loro amore. Nel frattempo, il viaggio in Russia ha messo fatalmente in gioco le sue origini e il suo rapporto con la lingua della madre - e così Carrère comincia a indagare su quello che, non solo implicitamente, gli << è stato proibito raccontare >>; la storia del nonno materno, il quale, dopo un'esistenza segnata dal fallimento e dalle umiliazioni, è scomparso nell'autunno del 1944, ucciso probabilmente per aver collaborato con l'occupante. << E' il segreto di una madre, il fantasma che ossessiona la nostra famiglia >>. Per esorcizzare quel fantasma lo scrittore compie << un oscuro percorso nell'inconscio di due generazioni >>, che lo porterà alla resa dei conti con un retaggio << di paura e di vergogna >> e al tempo stesso alla riconciliazione con l'incombente genitrice - e marcherà la disfatta ( sia pur soltanto provvisoria ) di quel nemico ghignante, crudele e mostruoso che da sempre lo assedia.

lunedì, settembre 10, 2018

Gocce d'inchiostro: Limonov - Emmanuel Carrère

Non ho proprio potuto fare a meno di stare in compagnia di quest' uomo e guardarmi attorno.
C'era un giornalista freelance, avido lettore e amante della scrittura e della buona letteratura, a riservarmi, con un solo e profondo sentimento di devozione, magnetismo, che mi prese per mano e mi condusse in un posto in cui ho fatto perdere letteralmente le mie tracce. Mentre mi muovevo fra le strade di una città dominata dall'arroganza e dalla brutalità dei rappresentanti di potere di frotte di cittadini che si azzardavano a chiedere spiegazioni, mi chiesi se in effetti ero pronta ad imbarcarmi in questo nuovo viaggio. Confessargli le mie perplessità al riguardo non penso sarebbe stato conveniente.
Con la sua stazza esile ma arcigna, Eduard Limonov era quella figura di carta e inchiostro che mi trasmise una certa soggezzione sin dal primo momento che lo conobbi. Rivoluzionario di professione, esperto di guarriglia urbana, personaggio sulfureo di grande talento e impudenza.
Due universi così differenti che hanno tracciato una linea di confine fra la figura di Limonov - detenuto comune in un campo di lavori forzati - , uno scrittore - artista ambito che si muove in ambienti altrettanto ambiti -, e il lettore che ha seguito di pari passo le vicende e le testimonianze di entrambi. Vivendo molte più vite di quel che credeva, vestendo i panni di sovietico, barbone, maggiordomo, domestico, scrittore, soldato, amante, puttaniere, col desiderio insopprimibile di una trasformazione o mutazione del terrorista e ribelle Limonov in pacifista.
Titolo: Limonov
Autore: Emmanuel Carrère
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 13
di pagine: 356
Trama: Limonov non è un personaggio inventato. Esiste davvero: " è stato teppista in Ucraina, idolo dell'underground sovietico, barbone e poi domestico di un miliardario a Manhattan, scrittore alla moda a Parigi, soldato sperduto nei Balcani; e adesso, nell'immenso bordello del dopo comunismo, vecchio capo carismatico di un partito di giovani desperados. Lui si vede come un eroe, ma lo si può considerare anche una carogna: io sospendo il giudizio" si legge nelle prime pagine di questo libro. E se Carrère ha deciso di scriverlo è perché ha pensato " che la sua vita romanzesca e spericolata raccontasse qualcosa, non solamente di lui, Limonov, non solamente della Russia, ma della storia di noi tutti dopo la fine della seconda guerra mondiale". La vita di Eduard Limonov, però, è inanzittutto un romanzo di avventure: al tempo stesso avvincente, nero, scandaloso, scapigliato, amaro, sorprendente, e irresistibile. Perché Carrère riesce a fare di lui un personaggio a volte commovente, a volte ripugnante - a volte perfino accattivante. Ma mai, assolutamente mai, mediocre. Che si trascini gonfio di alcol sui marciapiedi di New York dopo essere stato piantato dall'amatissima moglie o si lasci invischiare nei più grotteschi salotti parigini, che vada ad arruolarsi nelle milizie filoserbe o approfitti della reclusione in un campo di lavoro per temprare il "duro metallo di cui è fatta la sua anima", Limonov vive ciascuna di queste esperienze fino in fondo …
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