Andò
a finire che, solo qualche giorno prima che il film uscisse nelle sale
cinematografiche, il romanzo, che avevo sistemato sullo scaffale di una
libreria troppo piena, conteneva di per sé una storia molta bella e che il film
a mio avviso promulga molto bene. Quasi nell’immediato, all’aspetto umile e
dimesso di quattro giovani donne e dei dispiaceri vissuti prima che varcassero
l’età adulta, e alla sua successiva perfezione, la Gerwing ha costruito le
piccole fondamenta di un classico moderno, intelligente e dinamico che ha
lasciato un segno del suo passaggio. I continui salti temporali, che
evidenziano un certo dinamismo agli eventi narrati, se in un primo momento
disorientano, in una manciata di minuti acquisiscono forza e importanza. Dopo
una prima metà ricca di eventi e situazioni di diverso genere, sarà più chiaro
il lavoro effettuato dalla regista perché la storia realizzata dalla Alcott
potesse continuare ad andare avanti da sola, acquisisse una sua figura,
realizzando così una sorta di piccola biografia della sua autrice e della
genesi del romanzo. Quando si coglierà al volo questo messaggio, mentre la
macchina da presa continua inarrestabile a muoversi su paesaggi bellissimi ed
indimenticabili, la sua forza ed importanza, che ho sempre acquisito in un
certo senso a Jo, alla scrittrice incompresa, accrescerà e si uniformerà
persino nel resto dei membri della famiglia March. Un pellegrinaggio sulla
forza dei sentimenti, sui legami famigliari, sulle ambizioni, su quelle virtù
che all’epoca erano soppiantate dal senso del dovere e da diverse ed inutili
istituzioni, come il matrimonio, ad esempio, rievocano ciò che alla Alcott fu
sempre scomodo e che aveva detto di aver sempre odiato. Il film, infatti, non
intende dire nulla di diverso da ciò, e a mio avviso tale forza è evidenziata
dalla stessa regista, che quasi come stile di vita fece delle vicende della
famiglia March come sue e, dell’interpretazione psicologica e sociale del
romanzo, un insieme di messaggi che a mio avviso sono ben seminati nell’intero
film.
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venerdì, gennaio 31, 2020
Una porta fra le parole: Piccole donne di Greta Gerwing
Nei
primi giorni di gennaio, la storia del mio bellissimo e amato volume rosa delle
Piccole donne stanziò nel mio animo
per ben due settimane. Le sere successive la lettura dei quattro volumi, quando
ancora non riuscivo a staccarmi da Londra né dal magico mondo vittoriano
dipinto con fede e rigore dalla Alcott, io ero ancora ferma sui miei passi
desiderosa di avere di più. Nei giorni successivi, quando ignoravo
completamente la sua esistenza, l’imminente trasposizione cinematografica
diretta da una regista che in passato non aveva conquistato pubblico e critica
e che io tuttavia ignoravo l’esistenza, mi prese per mano, incuriosita da
questa nuova visione, da un trailer apparentemente fedele alla storia del
romanzo, come l’annuncio dello stadio accurato di un romanzo esaminato per
benino, fedelmente ed emotivamente, essere irriconoscibile nella cerchia di
quei film realizzati in passato: lungi dall’assistere al recupero del cuore del
romanzo, mi sono rivista in Piccole donne
di Greta Gerwig involontariamente in una crescita individuale che mi ha
sorpreso e conquistata. Ho osservato il suo montaggio proiettato nella
scenografia di paesaggi che sembravano dipinti, sepolti nelle lande incolte di
una brughiera lontana e sepolta dal ghiaccio, in cui mi è sembrato di assistere
all’inizio di un percorso che le sorelle March avevano inconsapevolmente
imboccato e che io non ho potuto fare a meno di seguire.
martedì, giugno 18, 2019
Gocce d'inchiostro: Le piccole donne crescono - Louisa May Alcott

Perché ho tirato
questo secondo volume, fuori dalle mensole della mia strapiena libreria,
proprio adesso? Perché tutt’a un tratto ho immaginato di voler tornare nella
campagna londinese del 1800 pur essendo la prima che aveva relegato le Piccole
donne in un cassetto della memoria sigillato dal lontano dicembre del
2017? Qualche giorno dopo l’avvento del mese di giugno le Piccole donne
crescono erano sul mio comodino.
Può darsi che
l’arco di tempo che mi ha indotta a separarmici per qualche tempo, fosse dovuto
dal fatto che i miei interessi vertevano su altro. Un Regno personale e
confortante. Per questo motivo, forse, Meg, Amy, Beth e Jo sono comparse
dinanzi a me con una certa naturalezza. Ed io cosa avrei dovuto fare, se non
credere in questa coincidenza? Quale altra occasione ci sarebbe stata dopo
questa bella folgorazione?
Alla fine la Alcott
ha lanciato la sua fattura. Mi ha indotto ad amare questa storia, strangolata
dalla stretta solida delle convenzioni sociali, l’affaticamento economico la
povertà e il desiderio di sentirsi integri consapevoli di ottenere da questi
idiomi comprensione, redenzione, l’illuminazione a precetti più
ambiziosi.
Titolo: Le piccole
donne crescono
Autore: Louisa May
Alcott
Casa editrice:
Giunti
Prezzo: 9,90€
N°di pagine:224
Trama: Quella
mattina, sul portico, le rose di giugno sbocciarono di buon’ora e più belle del
solito, liete anch’esse del cielo sereno senza nuvola. Sembravano piccoli
vicini di casa con quelle loro facce risplendenti; dondolate e piegate dal
vento, parevano commentare tra di loro gli avvenimenti cui stavano assistendo.
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