All'autrice nonché creatrice di questo blog, di questo
piccolo angolo di Paradiso mancato, sarebbe piaciuto vivere nel mondo che
narrano i romanzi, un mondo rinchiuso in un sortilegio di ricordi che restano
intatti nella nebbia del tempo, nel quale esiste una specie di morale proibita
che perpetua il ricordo di autori conosciuti e non a proprio vantaggio, e nel
quale i lettori più coraggiosi che hanno avuto l'ardire di farlo alla fine
hanno visto eclissarsi qualunque ipotetica remissione, condannandoli a vivere
all'ingrata maniera degli uomini comuni. Cibandosi nient’altro che di carta e
inchiostro. E << fortunatamente >> il mondo in cui abito è così.
Nel mondo in cui abito tutto è permesso, o almeno così mi piace pensare, e non
credo di sbagliarmi, poiché dopo qualche anno che questo spazio personale è in
vita in cui parlo perlopiù di me stessa, porto con me segreti che non mi
appartengono, scrivo lunghe e forse inutili recensioni senza che amici,
parenti, sospettassero della cosa, e addirittura credendo che la ragazza timida
e insicura che c’era in me non vedesse mai la luce.

Questo
è stato il motivo scatenante per cui in questo grigio pomeriggio di inizio gennaio,
fra cenoni e giri di valzer, ho immaginato firmare in uno squarcio del mondo il
mio più caldo augurio di buon anno. Quasi sempre assorta per le strade di città
che forse non vedrò mai, metropoli grandi e orgogliose che da sempre destano il
mio fascino, inerpicandomi giù per qualche collina, finché lo spirito del
Natale e del nuovo anno si congiungesse al mio.
La
storia che mi porto dentro, ha come inizio una degna conclusione del 2021. Le
letture sono state numerose, le sorprese inimmaginabili, perché il disegno
creato nel 2020 era un'alleanza di sforzo e illusione che in questo 2021
avrebbe decretato definitivamente il suo posto nel mondo. Una pagina bianca del
mio diario personale le cui virtù sono irrimediabilmente state macchiate se
qualcuno mi avesse spianato la strada. Ma il bello del vivere è questo. In una
traversata solitaria di parole labirintiche ho così letto quasi duecento libri,
conosciuto autori cui non avrei degnato nemmeno uno sguardo, letto molti più
classici di quel che pensavo di possedere, a cui mi sono aggrappata pur di scoprire
chi e cosa sono veramente, affinando quella forza e quel coraggio che riposava
silenziosamente ma che ora è in bella mostra. La letteratura, perciò, la linfa vitale
della vita di una lettrice qualunque, sarà una costante imprescindibile della
mia anima mediante cui giorno dopo giorno mi premuro a lanciare messaggi d’amore.
Perché leggere non è una pratica raffazzonata e noiosa, un vilupo di parole
stampate su carta. Leggere è un caos fantasmagorico di un giro di vite che
inconsapevolmente noi lettori rubiamo, conserviamo e poi perpetuiamo fra anime evanescenti
il cui spirito è simile al mio.
Non
quindi i classici auguri di buon anno, ma l’occasione perfetta per rivelare
cosa significa per me un nuovo anno letterario. Vivere in nuove epoche, quelle
del passato, smaltire la pila di libri che riposa silenziosamente da qualche
tempo, ma soprattutto rileggere quei romanzi il cui ricordo è svanito dalla mia
memoria. Nonostante bisogna pagare il prezzo di estraniarsi dal mondo,
nonostante bisogna inerpicarsi su cime ripide di montagne invalicabili. Perché senza
sarei completamente persa, avvinta ad una vita sempre uguale a se stessa. Accarezzando,
carpendo o scrutando ogni cosa, balsamo contro gli effetti collaterali della realtà,
vi auguro un buon anno ma soprattutto innumerevoli sbornie letterarie.