Di romanzi che esplicano l’amore filiale, quello fra un genitore e un
figlio ve ne sono a bizzeffe. La prima impressione, quando sorgono questi tipi
di eventi, è di domandarmi quali libri evidenziare o selezionare che espugnano
questo tema. Tutti quei romanzi che in un modo o nell’altro sono situazioni
fastidiose, imprevedibili, relazioni conturbanti fra genitori e figli –
adolescenti e non – che nella loro semplicità sembrano piccoli folletti usciti
da una favola: donne bassine ma forti, rotondette e simpatiche, ambiziose e
intelligenti, donne acqua e sapone e trasparenti. Nell’insieme formano quel
luogo di protezione, quell’ala chioccia da cui rifugiarsi da cui è possibile
riconoscerne la voce, le cui facciate da finte buoniste celano situazioni
estremamente disagevoli.
E adesso, eccomi nuovamente qui pronta a consigliarvi quelli che secondo me
sono solo alcuni di quesi romanzi che tratteggiano l’amore di un genitore per
un figlio, piazzandosi così nel mio cerchio personale e in quello di chi legge
raccontando storie che non trascendono niente di speciale o straordinario ma
sono un processo introspettivo inteso a rimettere lentamente in moto il cuore,
risvegliare sentimenti o emozioni che si credevano perduti e talvolta
dimenticati o tralasciati dalla personalità. I libri, unico ponte di
comunicazione: discussioni, strategie, meditazioni, giochi di effetti dalle
tonalità più sgargianti al fine di epslicare fortemente questo legame con tutto
quello che ci è portata di mano, migliorando nel nostro piccolo la nostra
condizione di figli, ed abbracciare questi sentimenti con condizioni equanimi.
Primo di questa lista, come non citare uno di quei romanzi che è entrato
dritto dritto nella categoria dei romanzi più belli letti quest’anno?!? Giulia
Caminito ci narra le penose condizioni igeniche e morali di una famiglia, rinchiusa
e intrappolata in un equilibrio precario, su ciò che è effimero, pronto a
crollare in qualunque momento in cui la vita stessa è una preghiera perpetua,
allegoria di un regime totalitario da cui sembra non esserci alcuna via di
scampo. L’assoluta mancanza di serenità, l’anelazione a forme di tranquillità o
serenità di un attendibile pratica opprimente, racconta le vicende di una
ragazza, Gaia, e della sua famiglia come metodologia a scovare una
realtà migliore di questa, in cui una narrazione densa, ricca di lirismo e
simbolismi che a mio avviso è pertinente all’anima dello stesso romanzo, ne
evidenziano il corpo, l’anima della sua protagonista attraverso i suoi <<
difetti >>, il suo essere guasta, ingestibile, poco amabile, affamata di
passione letterale e metaforica che anela a scovare quel senso di giustizia che
disgraziatamente non c’è. Titolo: L’acqua del lago non è mai dolce
Autore: Giulia Caminito
Casa editrice: Bompiani
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 304
Trama: Odore di alghe e sabbia, di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d’acqua: sulle rive del lago di Bracciano approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, madre coraggiosa con un marito disabile e quattro figli. Antonia è onestissima e feroce, crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua figlia femmina a non aspettarsi nulla dagli altri. E Gaia impara: a non lamentarsi, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo, a leggere libri e non guardare la tv, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe e l’infelicità dove nessuno può vederla. Ma poi, quando l’acqua del lago sembra più dolce e luminosa, dalle mani di questa ragazzina scaturisce una forza imprevedibile. Di fronte a un torto, Gaia reagisce con violenza, consuma la sua vendetta con la determinazione di una divinità muta. La sua voce ci accompagna lungo una giovinezza che sfiora il dramma e il sogno, pone domande graffianti. Le sue amiche, gli amori, il suo sguardo di sfida sono destinati a rimanere nel nostro cuore come il presepe misterioso sul fondo del lago.