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mercoledì, settembre 14, 2022

Gocce d'inchiostro: Mary Barton e Ruth - Elizabeth Gaskell

Delle volte credo di essere pazza. Si, forse lo sono. Sono una pazza che ama i libri, la letteratura. Ama inebriarsi di storie che in un certo senso non le appartengono, ma sono uno specchio in cui può riflettersi la sua anima semplice e appassionata. Lo so. I libri, più di qualunque altra cosa al mondo, mi fanno questo effetto. È una malattia incurabile che negli anni si è intensificata maggiormente. Sono consapevole di ciò e anche di come, nel tempo, come e dove mi abbia portato. È nato un sentimento e poi è divenuta passione, ossessione. Mi ci sono persa nel magico mondo delle parole, e da lì non ho più voluto sottrarmi. Da questo magico mondo, la mia libreria vanta ancora qualche romanzo non letto. Storie di autori conosciuti e non che mi hanno percorso l’animo, in un momento imprecisato del loro acquisto compulsivo, indifferente della loro potenza. Ma ecco che, qualche anno fa, precisamente prima che nascesse la Pandemia, mi misi in gioco e decisi di smaltire la pila della vergogna. Sarebbe stato un percorso lungo, ma… chi se ne importa? L’importante era raggiungere il mio obiettivo. Valicare il traguardo. Tanti romanzi sono stati letti da quel giorno a adesso. L’altro giorno fu la volta di un romanzo di Roth, ora di un’autrice di cui quasi un anno fa conobbi mediante la lettura di un romanzo che era per me sconosciuto. Questo invece si mostrava più forte, più insidioso di sentimenti ed emozioni umane da sembrare quasi un gesto di comprensione ai più sensibili, e quando la dolce Mary raggiunse il mio cuore ogni cosa fu più chiara. Una volta incontrata non le avrei mai più potuto volgere le spalle, se non avessi scoperto cosa mi avrebbe riservato. Il risultato? Assolutamente straordinario, triste ma zeppo di sentimenti in cui il cuore ha goduto del pathos, della forza che anima i cuori dei personaggi dell’autrice. Mossa nel bel mezzo di gruppi di anime che mi hanno fagocitato nel loro insieme.
Così passano i giorni e le tanto attese sono giunte anche per me. Adesso che ripongo queste poche righe, sono nel loro vigore, ma voi che le leggete, non se ne scorge più nemmeno l’ombra. Succede che, ad un certo punto, in una banalissima mattina di metà agosto, fui chiamata da Elizabeth Gaskell. Prima fu la volta del suo intensissimo e bellissimo Mary Barton, ora di Ruth. Era da tempo che languivano sui miei scaffali, e credo che questo fosse il momento più che ideale per lesinare del tempo a mia disposizione. In fin dei conti, leggo ogni cosa che compro. Si tratta solo di questione di tempo e non reputo necessario relegare in una zona remota certe letture. Certe storie che, una volta, mediante aperte, non sono semplici racconti quanto mondi di inesprimibile bellezza. Valuto la necessità di viverci al loro interno, scandagliare ogni momento in loro compagnia e ponderare tutte le conseguenze, i pro e i contro. E, in questo caso, non aver preso in considerazione l’idea che la vita che stava sbocciando era così opaca, quasi amorfa, ma trattata con estrema cura. L’uomo non dovrebbe lasciarsi irretire dal peccato quanto adempiere a compiere buone azioni, mediante cui l’autrice rifacendosi alla parabole del Nuovo Testamento fissa dei temi particolari di cui persino l’uomo moderno dovrebbe prestare fede. Parabola umana estremamente sensibile e drammatica che annienta qualunque intento maligno e recriminoso.

Titolo: Mary Barton
Autore: Elizabeth Gaskell
Casa editrice: Elliot
Prezzo: 19, 50€
N° di pagine: 378
Trama: A Manchester, negli anni dell'Inghilterra vittoriana, vivono due famiglie proletarie: i Barton e i Wilson. Mary Barton, orfana da poco della madre, lavora come sarta, abita col padre John, fervido sostenitore dei movimenti sindacali, ed è corteggiata sia dall'onesto e affettuoso Jem Wilson che dal ricco e insidioso Henry Carson. La volontà di emanciparsi economicamente, una punta di vanità e la paura di diventare una delle tante "donne perdute" del tempo portano Mary a non accettare l'affetto sincero di Jem per assicurarsi un matrimonio più solido con Henry. Una scelta che le costerà cara...

martedì, marzo 16, 2021

Gocce d'inchiostro: Cranford. Il paese delle nobili signore - Elisabeth Gaskell

Certi romanzi parlano da soli.
Leggere classici comporta un certo tipo di coinvolgimento emotivo che nella maggior parte dei casi ti induce a staccarti dal mono. Se si legge per divertimento o svago questo genere di letture non credo sia il più adatto, ma se si legge per acquietare quella sete di conoscenza e sapere che si impossessa di te ogniqualvolta ti imbatti nella lettura dell’ennesimo ritratto artistico sociale, bisogna accettare qualunque << conseguenza>>. Per quanto mi riguarda ho accettato i termini del paradosso di normalità cristallizzata in quello di assetto politico sociale e imparare ad adattarmi ai termini imposti da Elisabeth Gaskell: l’esigenza di tuffarsi nel vivo di situazioni dalle più forme disperate che pur quanto così sembrava non mi hanno tenuta lontana e in disparte, come un osservatore neutrale. Tuffarsi nel magico mondo dei classici è per me, dunque, una bellissima emozione. Con gli anni ho maturato un certo diletto per questo tipo di letteratura, e mentre un tempo mi ci approcciavo con un certo timore ora non ci penso due volte a tuffarmici con vigore e sagacia. Cranford infatti è stato quello scavo principale e necessario per indagare le antiquate regole imposte da una società convenzionale, che sorretta da rigide leggi che decantano aspetti particolari di società in qualche modo retrograda impone una filosofia morale in cui a sovrastare ogni cosa è il potere delle donne anziché quello degli uomini.


 

Titolo: Cranford. Il paese delle nobili signore
Autore: Elisabeth Gaskell
Casa editrice: Elliot
Prezzo: 13, 50 €
N° di pagine: 185
Trama: La vita scorre tranquilla a Cranford, un piccolo villaggio nel cuore della campagna inglese su cui regna incontrastato un etereogeneo gruppo di amiche più o meno nobili, più o meno sposate. Inflessibili nel rispetto del decoro ma sempre pronte ad aiutarsi l’una con l’altra, tra un tè e una partita a carte le signore di Cranford affrontano i problemi di cuore, la solitudine, le avversità quotidano, le loro vite e quelle degli abitanti che animano le loro vite e quelle degli abitanti del luogo. Ritratto con stile lieve e sottilmente ironico, ne viene fuori un mondo al femminile in cui, spesso, gli uomini rivestono il ruolo di semplici figure sullo sfondo, un universo reso caro e familiare ai lettori da Jane Austen, di cui la Gaskell raccolse, rielaborandola con stile personalissimo, l’eredità letteraria.
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