martedì, gennaio 29, 2019

Blogtour: La ragazza che amava Audrey Hepburn - Rebecca Serle

Di questa lettura conoscevo solo la sua imminente pubblicazione, e la proposta che mi fu offerta per ospitare la sua autrice mi persuase a sedermi sul sofà e cominciare a leggere. Pensavo che il flusso dei pensieri della protagonista, Sabrina, avrebbe potuto svegliare zone sopite del mio animo e segretamente confidavo potesse riuscirci; ma la natura troppo semplice, ma fredda, quasi distaccata della storia furono tali che mi delusero in buona parte.
Non ci volle molto purchè il nostro semplice incontro confermasse i miei pensieri al riguardo. Ho capito che l'autrice, sebbene ci parla di un importante icona del cinema degli anni' 50, e trasmette un messaggio piuttosto positivo, non si discosta molto dai canoni del già visto, ne conferisce alla sua storia anima e sostanza.
La ragazza che amava Audrey Hepburn, alla fine, si conferma ciò che più temevo potesse essere: una lettura semplice, carina, ma niente di più. Una storia in cui la protagonista sembra svegliarsi da un sonno profondo, come un annientamento, e, come un Sansone che si riscuote, prendere possesso della sua vita, conferendo un'idea piuttosto vaga in situazioni che hanno mosso congetture che non si sono sposate disgraziatamente con i miei pensieri.

Titolo: La ragazza che amava Audrey Hepburn
Autore: Rebecca Serle
Casa editrice: D&A
Prezzo: 16 €
N° di pagine: 256
Trama: Sabrina non ha ancora vent'anni quando, per gioco, si ritrova a stilare la lista dei cinque invitati alla sua cena ideale; il fidanzato, la sua migliore amica, un carismatico professore, l'estraneo che non riesce a chiamare papà e … Audrey Hepburn. La sua attrice preferita; l'icona a cui deve il nome e alla cui grazia e talento si ispira. Le stesse cinque persone che, dieci anni dopo, a sorpresa si presentano alla festa per i suoi trent'anni. Mentre gli antipasti vengono serviti, il vino versato e la conversazione attorno al tavolo prende quota, a poco a poco diventa chiaro che c'è una ragione precisa se ognuno di loro si trova lì. Una ragione terribilmente reale che Sabrina non sa accettare. Solo riavvolgendo il filo dei ricordi e di una grande storia d'amore rimasta senza finale, potrà trovare il senso di quello che è stato e da comparsa diventare finalmente protagonista della sua vita.

domenica, gennaio 27, 2019

Solo un'idea: i libri un posto dove stare?

La passione sfrenata che provo per i libri e la buona letteratura non mi lasciano mai il tempo per valutare se certi romanzi, una volta letti, siano necessari o leggibili. Non mi faccio mai ulteriori rimproveri, ne ricamo pensieri, frasi o parole che potrebbero inasprire la mia anima semplice. Così, sentendomi rassicurata dalle parole, qualunque essi siano, non faccio mai caso che quando leggo un romanzo vengo trascinata verso poi innumerevoli critiche, ripensamenti, rimpianti per letture che valgono molto più delle altre, che mi danno l'opportunità di rifletterci continuamente. Il mio unico desiderio, in questi casi, così lungo e combattutto, di imbattermi in letture valide, positive, spensierate, romantiche, profonde o indimenticabili, e dopo, solo se necessario, rassegnarmi nel trovare in qualche aspetto negativo taluni aspetti positivi. Scrivendo, mi rendo conto, la mente prende una strada tutta sua; i miei pensieri, quasi sempre immersi nel mondo in cui ho scelto d'immergermi, in una moltitudine di idee, con il loro splendore eclissano ogni sinistra eventualità.

Certe predisposizioni, nella mia carriera di lettrice, spesso e non poche volte, sono state disgraziatamente vicine al mio cerchio personale; mi hanno obbligato a rivalutare quell'autore o quell'autrice, desiderando non leggere mai più qualcosa partorito dalla loro penna, che mi faccia perdere del tempo prezioso, come se attendessi un segno divino. Le letture deludenti, quegli autori che io colloco mentalmente nella categoria di "a mai più, arriverderci!" sono ancora una piaga purulenta all'interno del mio corpo, causata da continui avvicendamenti o incidenti letterari di diverso calibro, durante i molti anni di regolare e devoto servizio nel mondo di carta e inchiostro.
Questo lungo e insensato sproloquio, all'interno di questo nuovo post, quest'oggi mediante un'idea che mi ha come folgorato: quali sono quei romanzi che molti lettori hanno amato e che io invece ho detestato impunemente? La mia coscienza, testimone e presente in innumerevoli silenzi, spesso accenna a innumerevoli e spiacevoli episodi che sono la dimostrazione del mio disinteresse maturato col tempo. Ho disapprovato certe letture, non i suoi autori, e, per come è andata la prima volta, diffido potermi aspettare diversamente. Ragione per cui mi trovo nuovamente qui a riempire e racchiudere in un foglio virtuale pensieri, opinioni, parole, che in un certo senso confido possano fraternizzarmi con lettori che invece questi libri li hanno amati. Colpiti piacevolmente da una trama forse troppo prevedibile, a prescidere dal target o da come sia stata scritta una storia.
Sostenuta dall'impulso di quest'ora, concludo questo post riportando un numero di romanzi che, quando li lessi, io non vidi nulla che mi portasse alla diretta via :D So solo che i loro acquisti sono stati tutti voluti, impulsivi, tutto il resto è avvolto in una nebbia confusa. Concezione questa che ha a che fare con l'essenza stessa che io attribuisco ai libri, come una divinità classica cui sono solita stare in compagnia quando passeggiamo assieme.


Al primo posto di questa classifica, Il Natale di Poirot, della bravissimAgatha Christie, la cui motivazione in merito a questa collocazione è semplicissima: io non amo i gialli. Sebbene la genuità narrativa dell'autrice è stata per me notevole, il processo stilistico havuto su di me qualche percussione. Le indagini dello scrupoloso, attento detective Poirot, che ignaro di tutto si addentrerà in calcoli di alta precisione, scoperchia lenzuoli intrisi di sangue e urine per dimostrarci che il suo soccorso immediato costruisce un atto di aiuto, presto o tardi hanno finito per stancarmi. 

venerdì, gennaio 25, 2019

Gocce d'inchiostro: Il velo dipinto - W. Somerset Maugham

In questo preciso momento, mi sorprendo ancora a pensare alla storia che mi è stata raccontata, a come mi sono sentita il cuore stringere in una morsa, a dieci milioni di distanze dalla piattezza della mia vita, in direzione di una città bellissima e perduta, quasi dimenticata, a Hong Kong, camminando perlopiù di pari passo con alcuni personaggi e una sferzata di malinconia, gentile omaggio dell'autore che annienta lo spirito. La bella ed egocentrica Kitty si muoveva da una stanza a un'altra, da un posto a un altro, con la sensazione che ella mi guardasse, mi osservasse, mi criticasse, così attenta a ogni cosa mi capitava intorno.
Fra le parole e i pensieri, devo dire, c'è un filo sottilissimo. Ho visto questo filo srotolarsi dinanzi ai miei occhi attenti, ma ciò che veramente mi interessava era la storia della bella Kitty e dei suoi imprevedibili amori. Si trattava di vero amore? Inizialmente non l'avrei detto; la monotonia, l'abitudine, l'utile e il dispensabile prendono il sopravvento, e la felicità e la serenità, nel silenzio che vi è attorno, come se ogni cosa fosse avvolta in una cortina di sonno, rendono questo sentimento abbastanza strano da renderci muti e sospesi.
Che cosa avrei dunque dovuto aspettarmi da questa lettura? Certamente non quello che ho letto… Volutamente ispirato a un piccolo passo de La Divina Commedia, l'autore mi ha nascosto la passione intensa, spasmodica, quasi viscerale fra i veri protagonisti di questa opera, celata come artificio, abitudine, mentre gli altri si dibattevano fra le tenebre. E descrivendo la Terra come un posto grottesco, bizzarro, in cui i fatti narrati non nascondono una certa assurdità, il titolo è un chiaro riferimento alla possibilità donataci dall'autore di poter guardare oltre, al di là delle apparenze o del mondo a cui siamo abituati, in quanto ricco di dolori e valori mai sognati.


Titolo: Il velo dipinto
Autore:  W. Somerset Maugham
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 11 €
N° di pagine: 234
Trama: "E' una situazione fra le più classiche. Lei decide di tradire il marito con un uomo che giudica affascinante. La tresca funziona fino al giorno in cui i due clandestini hanno la sensazione che il marito tradito abbia scoperto tutto. E' un guaio. Anche perché, messa alle strette, l'adultera confessa. Che fare? Si dovrà procedere alla separazione e al divorzio. Sconvolta e piangente, lei si reca dall'amante. Gli dice d'aver confessato: vuole separarsi e andare a vivere con lui. Grande è la sorpresa, a quel punto, infatti, l'amante non ha intenzione di lasciare la moglie e mettersi con lei. Pensiamo tutto questo ambientato nella colonia inglese di Hong Kong alla metà degli anni Venti e affidato alla penna superprofessionale di W. Somerset Maugham. Sarebbe uno dei suoi romanzi caustici, mondani, un po' cattivi. Ma Maugham, influenzato dalla lettura dell'episodio dantesco di Pia de' Tolomei, pensa di aggiungervi qualcosa in più.

mercoledì, gennaio 23, 2019

Gocce d'inchiostro: La ragazza con la Leica - Helena Janeczek

L'entusiasmo con cui ho accolto l'opera di questa talentuosa autrice ungherese, naturalizzata italiana, si è ormai smorzato. Eppure non vi è stata ombra di ostilità, alcuna malizia a farmi vedere La ragazza con la Leica sotto certi punti di vista. Quella di Gerda Taro è senza alcun dubbio una storia davvero interessante di cui Helena Janecez estrapolò dal nulla mediante una parabola, che non coinvolge emotivamente ma politicamente, figura agile e tossicante per il sesso forte, affezionata a modo suo alla sua piccola amica. La Leica. La sua morte a un età ancora piuttosto acerba, fu senza alcun dubbio motivo di discussione.
Robert Capra, Ruth, il dottor George, nel romanzo narratori coprotagonisti a tutti gli effetti i cui avvenimenti narrati si dipaneranno se non grazie a loro, non possono non testimoniare o manifestare la realtà: Gerda Taro fu quella donna sincera, diversa dalle altre che, in uno spazio comune e gigantesco come quello narrato dall'autrice, fu ricordata e accolta calorosamente dall'autrice proprio perché chiunque, persino la stessa autrice, aveva perso il cuore per lei. Furono contagiate dalla sua natura onesta, determinata e diretta, dalla forza contro cui combattè tutto e tutti pur di aggrapparsi alla vita come una zattera nel bel mezzo di una tempesta.


Titolo: La ragazza con la Leica
Autore: Helena Janeczek
Casa editrice: Guanda
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 320
Trama: Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. E' il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa; Ruth Cerf, l'amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l'irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt'altro motivo, a dare l'avvio a un romanzo caleidoscopio, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante. E' il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l'ascesa del nazismo, l'ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l'ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finchè Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.

venerdì, gennaio 18, 2019

Gocce d'inchiostro: 9 novembre - Colleen Hoover

Da principio ci fu qualcosa di famigliare nel leggere una delle tante opere di una delle mie autrici preferite, eppure i dubbi e le innumerevoli perplessità cominciarono a sorgere nel momento in cui meno me l'aspettavo: in qualunque luogo, in qualunque persona o situazione ero certa che Colleen Hoover non mi avrebbe mai delusa. Eppure terminata questa lettura non pensavo che avrei dovuto ricredermi; la storia che mi ha rivelato, seppure colma di drammaticità, non sedimenta nell'animo come credevo. In un meccanismo amoroso particolare ma non originale, sensuale ma non seducente, carino ma non bello, l'unica ragione che mi ha spinta a proseguire e concludere questa lettura è stata quella riguardante la rivelazione delle ultime pagine.
Nel momento in cui Fallon e Ben entrarono nel mio cerchio personale, vidi queste due figure restare ai margini e non attraversare più di tanto quella linea di confine fra il reale e il possibile. E nonostante abbiano cercato di arrivare fra le membrane sottili del mio cuore, hanno attraversato una barriera invisibile ma non hanno valicato niente che già c'era prima. Niente che attenuasse il peso o la sofferenza dei loro continui stati d'animo, piuttosto confidando in quel momento in cui ci saremmo detti addio per sempre.

Titolo: 9 novembre
Autore: Colleen Hoover
Casa editrice: Leggereditore
Prezzo: 14, 90€
N° di pagine: 308
Trama: E' il 9 novembre quando, durante un pranzo con il padre, Fallon incontra Ben per la prima volta. E' un giorno speciale per lei, non solo perché sta per trasferirsi da Los Angeles a New York, ma anche perché ricorre l'anniversario dell'evento che ha segnato per sempre la sua vita, il terribile incendio che le ha lasciato cicratici su gran parte del corpo, impedendole di continuare la sua carriera da attrice. Contro ogni previsione, la conoscenza tra i due si trasforma subito in qualcosa di più, ma Fallon sta per partire e sembra esserci tempo solo per il rimpianto. Come per strappare al destino quell'inevitabile separazione, Ben le promette allora che scriverà un romanzo su di loro, proponendole di ritrovarsi il 9 novembre di ogni anno, fino a che non ne compiranno ventitrè. E' così che ogni 9 novembre i due protagonisti aggiungono un nuovo capitolo alla loro storia, finchè qualcosa non arriva a sconvolgere le loro promesse e a mettere alla prova i loro sentimenti, tra i dubbi di Fallon e le mezze verità di Ben.
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