mercoledì, febbraio 10, 2021

Gocce d'inchiostro: Piranesi - Susanna Clark

Dopo qualche svariata lettura, il romanzo fantasy più chiacchierato degli ultimi tempi atterrò nel mio campo visivo e si stanziò per un lasso di tempo piuttosto breve, in programmazione ad altre letture. Ed ecco che in un weekend estremamente mite e soleggiato, e produttivo, Piranesi atterrò nel mio cantuccio personale con una forme estremamente interessante, inatteso, almeno così mi sembrò all’inizio, ma che adesso che ripongo queste poche righe non così inatteso, perché la Clark la conoscevo già e sapevo a cosa sarei andata incontro.
Seduta sulla mia poltrona preferita, con il plaid sulle gambe e il romanzo posto a mò di leggio, mi sporsi dal davanzale di una finestra che funge da porta che tuttavia ha lasciato un buco nel mondo, da cui derivano svariati mondi che sono stati creati, in un labirinto da cui è impossibile scovare una via d’uscita. Io, che sono una lettrice assidua e solerte, ho risposto positivamente ed con un certo entusiasmo a qualcosa che non credevo potesse essere così bello nella sua artificiosità e che sono lieta di aver avuto il piacere di vivere, come in una realtà distorta, lontana, apparentemente semplice e variopinta ma ricca di significati effluvei, scovato dalle idee, da concezioni filosofiche appartenenti ad un altro mondo che ha parlato a me e ai personaggi mediante un ricco bagaglio di informazioni. La sua veridicità fondata sulla ricerca assidua della conoscenza di cui ci si è dibattuti per molto tempo e di cui il raggiungimento quasi impalpabile di conoscenza coincide con l’impossibilità di vivere in pace.

 

Titolo: Piranesi
Autore: Susan Clark
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 16, 50 €
N° di pagine: 300
Trama: Piranesi vive nella Casa. Forse da sempre. Giorno dopo giorno ne esplora gli infiniti saloni, mentre nei suoi diari tiene traccia di tutte le meraviglie e i misteri che questo mondo labirintico custodisce. I corridoi abbandonati conducono in un vestibolo dopo l’altro, dove sono esposte migliaia di bellissime statue di marmo. Imponenti scalinate in rovina portano invece ai piani dove è troppo rischioso addentrarsi: fitte coltri di nubi nascondono allo sguardo il livello superiore, mentre delle maree imprevedibili che risalgono da chissà quali abissi sommergono i saloni inferiori. Ogni martedì e venerdì Piranesi si incontra con l’Altro per raccontargli le sue ultime scoperte. Quest’uomo enigmatico è l’unica persona con cui parla, perché i pochi che sono stati nella Casa prima di lui sono ora soltanto scheletri che si confondono tra il marmo. Improvvisamente appaiono dei messaggi misteriosi: qualcuno è arrivato nella Casa e sta cercando di mettersi in contatto proprio con Piranesi. Di chi si tratta? Lo studioso spera in un nuovo amico, mentre per l’Altro è solo una terribile minaccia. Piranesi legge e rilegge i suoi diari ma i ricordi non combaciano, il tempo sembra scorrere per conto proprio e l’Altro gli confonde solo le idee con le sue risposte sfuggenti. Piranesi adora la Casa, è la sua divinità protettrice e l’unica realtà di cui ha memoria. È disposta a tutto per proteggerla, ma il mondo che credeva di conoscere nasconde ancora troppi segreti e sta diventando, suo malgrado, pericoloso.

lunedì, febbraio 08, 2021

Gocce d'inchiostro: Concerto di una sera d'estate senza poeta - Klaus Modick

Gira e rigira, romanzi intensi e densi di contenuti approdano nel mio salotto virtuale con una certa cadenza. Ad ogni modo, e per fortuna, sino ad oggi non ne sono rimasta delusa, però mi manca lo slancio, l’ispirazione in cui confido per il suo approccio, quella scintilla di interesse che mi faccia leggere quel determinato romanzo perché mi affascina – o mi chiami, come piace definirlo -, anziché per << dovere >>. Questo romanzo, la cui copertina è già di per se bellissima, è stata una lettura molto bella che ho accolto con una certa diffidenza mediante una reading challange a cui sto partecipando da inizio anno. L’espediente è di conoscere, approcciarsi ad autori sconosciuti e non, inerenti a delle tracce, che promettono viaggi spericolati e mozzafiato da cui ne esco quasi sempre guasta. Da quant’è partecipo è stato così, e anche con il romanzo di Klaus Modick la sua lettura è stato meno facile del previsto ma denso, ricco di svariati punti di vista fra letteratura, arte e pittura, che riscrive il mondo di Rilke mediante l’occhio di poeta. Ci si accosta alla sua aura mistica, quasi inavvicinabile, disegnando nel nulla parole, caricando voci che hanno una loro figura, riproducono qualcosa di buon gusto e pregio. L’individuo è un essere senziente venuto al mondo forse perché ha completamente perso la sua direzione. Cosa fare per rinascere da un mondo così piatto e vacuo?

 

Titolo: Concerto di una sera d’estate senza poeta
Autore: Klaus Modick
Casa editrice: Neri Pozza
Prezzo: 15 €
N° di pagine: 240
Trama: All’inizio del secolo scorso a Worpswede, nel nord della Germania, si erge una dimora che, con le pareti bianche e le finestre chiare, spicca fra le tante fattorie tozze e cupe della regione. È circondata di rose e, soprattutto, di betulle e si chiama perciò Barkenhoff, la casa delle betulle. Dal tetto fino alle cantine, non c’è stanza né oggetto dell’edificio che non sia stato elaborato o modellato dal suo creatore: Heinrich Vogeler, il << principe azzurro di Worpswede >>, il re dello Jugendstil, lo stile nuvo che ha elevato ad arte l’ornamento; un giovane uomo che si aggira nelle campagne intorno alla casa in completo da bohèmien Biedermeir, con tanto di colletto rialzato e fazzoletto da collo, cilindo e bastone da passeggio. Vera e propria opera d’arte totale, Barkenhoff ha attratto presso di sé i maggiori artisti e letterati dell’epoca. Tra tutti, il poeta uniuto da un intenso sodalizio spirituale con Vogeler: Rainer Maria Rilke, il giovane Bohèmien che ha dato del filo da torcere a tutti a Worpswede, andandosene in giro con la camicia fuori dai pantaloni e declamando versi nella sua stanza, mentre picchiava sull’assito i suoi stivali rossi a ritmo indolente e irregolare. Invitato per l’Esposizione d’arte della Germania nordoccidentale, Vogeler è in partenza per Berlino, dove si presenterà nel suo travestimento da << principe azzurro di Worpswede >>. E la granduchessa o il granduca, con indosso l’uniforme di gala, gli consegneranno la Gran medaglia d’oro per l’arte e la scienza per il suo Concerto, un quadro celebrato da un esperto come un inno sonoro alla pace della sera, un momento di festa, di gioia di vivere meditativa. L’esperto non sa che l’opera rappresenta per Vogeler l’esatto opposto: una tragica assenza e un follimento. La tragica assenza è quella di Rilke. Il poeta, nel dipinto, avrebbe dovuto sedere fra paula e Clara, là dove si è seduto quando è comparso per la prima volta al Barenhoff, un genio enigmatico e precoce le cui parole e sguardi facevano struggere le due donne. Il posto, invece, è vuoto, in un’opera che sancisce deliberatamente la fine del sodalizio tra un artista e un poeta che non si limitava a poetare. Il fallimento è quello dell’intera famiglia del Barkenhoff, la comunità di artisti andata in pezzi quando le dolci parole del poeta, per il quale le donne erano amanti o, nella migliore delle ipotesi, muse, sono improvvisamente apparse solo come vuote ideologiche, prediche di un ciarlatano.

sabato, febbraio 06, 2021

Gocce d'inchiostro: Martin Eden - Jack London

Si può non vivere un’esperienza come questa? Ebbi come un’illuminazione, uno scoppio di ilarità, un brivido di eccitazione mista a una buona dose di interesse che, come una risata spontanea, rimbalzò sulle pareti della mia stanza. Invase la mia coscienza al punto tale da non poterne dare una sua forma. Sono giunta tardi in balia della coscienza di questo giovane, con la copia perfetta e ancora profumata di nuovo che stanziava sullo scaffale da parecchio tempio. Ma i romanzi, per fortuna o per sfortuna, sono pazienti ed il momento di leggere della storia di Martin giunse inaspettato solo negli ultimi giorni di gennaio. Venne a trovarmi nel momento in cui mai me lo sarei aspettata, di cui io stessa ho interpretato in svariato modo. Non eclissando però ciò che effettivamente è: un viaggio interiore che è il raggiungimento delle proprie aspirazioni letterarie nonché ascesa nel campo dell’alta società, ma in particolare una parabola. Una rappresentazione dell’inizio di un avventura verso l’inconfutabile fine. Una specie di processo naturalistica dove l’ascesa sociale è narrata come una progressiva regressione autodistruttiva, in cui lo scontro fra uomo e natura non sarà altro che metafora dei contrasti sociali dell’America fra il XIX – XX secolo.

Titolo: Martin Eden
Autore: Jack London
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 11, 90 €
N° di pagine: 526
Trama: Martin Eden, un giovane marinaio di Oackland, salva la vita a un ragazzo della buona borghesia di San Francisco, Arthur Morse. Per ringraziarlo, questi lo presenta alla famiglia e alla sorella Ruth. Tra lei e il giovane marinaio scatta subito un’attrazione vitale, ostacolata però dalle differenze di classe e quindi dalla prevedibile resistenza della famiglia di Ruth. Un po' per farsi accettare socialmente, un po' perché sinceramente affascinato da quel mondo borghese, Martin decide di affinare la propria cultura. Da giovinastro un po’ rozzo, in anni di studio forsennato si trasformerà in uno scrittore di successo. Sembra finalmente realizzata quell’ascesa sociale tanto agognata da Martin.

giovedì, febbraio 04, 2021

Gocce d'inchiostro: Un paese terribile - Keith Gessen

Stavolta il Fato mi aveva condotto in un luogo famigliare, che inizialmente mi ha estraniata, disorientata, e anche se non nego mai la lettura di un buon libro, checche esso sia conosciuto o sconosciuto, ho ceduto con un certo slancio sin dal primo momento in cui Andrew cominciò a parlare. Fuori posto, un piccolo sassolino in una scarpa, che si avviò lungo una strada da cui non vi farà più ritorno nel quale tuttavia si sentirà estraneo, esattamente come mi sono sentita io sin dal primo momento, quasi a disagio, radicandoci con una certa estrema difficoltà. Eppure il bello della sua lettura sta nel squarciare il velo delle convenzioni; oltrepassare un limite che traccia il passaggio di certe figure, certi funnamboli che non sono propriamente buoni né cattivi, che si affannano a sopravvivere. Impegnati nell’eterna e sconfortante lotta di sopraffare il Male. Quasi come un derivato poema russo, una reliquia sacra descritto con un certo distacco emotivo, ho osservato il tutto trincerandomi dietro coperte di solitudini, diffidenza, cappe di silenzio e inquietudini talmente intensi da divenire quasi disturbanti, assordanti, fragorosi. Un istillato di crudele realtà russa il cui messaggio molto bello, però, è un urlo dalla soglia dell’insoddisfazione morale di chiunque. Di chi è costretto ancora a << vivere >> in uno stato totalitario perverso e crudele e di chi giorno dopo giorno ne trae vantaggio, come una sorta di effetto devastante e scatenante.

 

 

Titolo: Un paese terribile
Autore: Keith Gessen
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: € 20
N° di pagine: 360
Trama: << Questo è un paese terribile >>: è così che nonna Seva, classe 1919, accoglie Andrej, il nipote che è tornato a Mosca dagli Stati Uniti per prendersi cura di lei. È il 2008 e anche se il grigiore sovietico e il regime comunista sono un ricordo, Andrej sospetta che Baba Seva, benchè un po’ svanita, abbia ragione, non foss’altro per il consumismo tossico che assedia la Mosca patinata del nuovo millenio. In fondo, però, al ragazzo non dispiace essere tornato. La casa della nonna ha custodito intatti i ricordi della sua infanzia, quelli accumulati prima di partire con la famiglia e di diventare un esule suo malgrado. E poi a New York non aveva tanto di meglio da fare. Sarah lo ha lasciato malamente, e la sua carriera di docente universitario è di una promettente precarietà. La proposta di suo fratello Dima che di solito si occupa di Seva – doveva lasciare con una certa urgenza la Russia, non si sa bene perché – è arrivata proprio al momento giusto. A Mosca, la vita di Andrej è completamente diversa. Deve adeguarsi alle abitudini della nonna: la spesa al mercato, le sfide agli anagrammi, la visione obbligata del telegiornale della sera. Ma non mancano momenti di grande tensione, come l’imminente bisogno di acquistare delle pantofole bielorusse, le visite da Emma Abramanova, la cui dacia è oggetto di bruciante invidia, o la scoperta di verità impensabili sul passato della famiglia. Dopo poco, Andrej sente il bisogno di frequentare altri giovani. Nonostante qualche primo, inevitabile attrito con gli autoctoni, il ragazzo esce con alcuni amici del fratello, trova una squadra per giocare a hockey, comincia a frequentare un gruppo di attivisti socialisti e incontra Julija, un’affascinante dottoranda. Più impara a conoscere quel paese, che la nonna aveva definito così terribile, più Andrej si convince di voler rimanere. Ma davvero per lui il ritorno in una patria impunemente abbandonata per anni può essere senza conseguenze? 

martedì, febbraio 02, 2021

Romanzi su misura: Gennaio

Malgrado i miei più umili propositi, questo primo mese dell’anno mi sorprese impelagata in situazioni o vicende che in un primo momento mi hanno destabilizzata, in un secondo attanagliata nella sua morsa ferrea. Di sorprese, al giorno d’oggi, ve ne sono di consuete che ti inducono a vestire i panni di situazioni in cui raccapezzarsi non è semplice. Nella landa deserta della mia vita, tuttavia, ad accrescere un racconto tendenzialmente banale e poco originale è la gioia perpetua di catturare il pensiero astratto su carta di altri individui, interpretare il loro linguaggio contorto, comprendere come talvolta si è veramente fortunati a donare sangue e vita a tutto questo.
Questo lungo preambolo, per dire, che questo mese dell’anno è stato essenzialmente inquieto, ma la luce accecante del lavoro che riverso nelle recensioni che scrivo, nei romanzi che leggo, ha reso più magnifico il tutto. Così disguastata del mondo da condurre un esistenza vana, lasciandomi consumare dai rintocchi di storie perlopiù belle il cui eco risuona ancora nella mia testa.

 

 

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Romanzi su misura in carta e inchiostro:


Immerso in una patina di cupezza, drammaticità, fatalità che sedimenta nell’animo come un male incurabile, sentendoci oppressi, desiderosi di scovare una via di fuga abbracciando nuovi dogmi o paradigmi, esplica forti concetti che non ammettono alcun tipo di disuguaglianza. Vivendo ciò che si credeva perduto, conformandosi poi in un'unica bellissima materia.
Valutazione d’inchiostro: 4

 
 
 
 
 
 
 
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