martedì 3 novembre 2015

Gocce d'inchiostro: Lincastro (im)perfetto - Collen Hoover

Titolo: L'incastro (im)perfetto
Autore: Collen Hoover
Casa editrice: Leggereeditore
N° di pagine: 326
Prezzo: 12, 90 €
Trama: Quando Tate Collins incontra il pilota di linea Miles Archer, sa fin da subito che non potrà trattarsi di amore. A dire il vero, i due non potrebbero nemmeno considerarsi amici, se non fosse che condividono un'innegabile e travolgente attrazione reciproca. Quando scoprono le carte, pensano di aver trovato l'incastro perfetto: lui non cerca l'amore e lei non ha tempo per trovarlo. Cosa c'è di più semplice? L'importante è che Tate si attenga alle uniche due regole che Miles ha imposto: non chiedere mai del passato e non aspettarsi niente dal futuro. Sembra facile, ma non lo è, perché il loro legame si fa sempre più stretto e rispettare i patti per Tate diventa sempre più arduo, fino ad apparirle impossibile. Quella che doveva essere solo una storia di passione travolgente rischia così di trasformarsi in un qualcosa di veramente spiacevole, l'ultima cosa di cui Tate avrebbe bisogno: un amore travagliato e fallimentare.

La mia recensione:

Ma quando ti piace baciare qualcuno per la persona che è, la differenza non sta nel piacere. La differenza sta nel dolore che si prova quando non la si bacia.

Mi ricordo perfettamente della prima volta in cui conobbi Collen Hoover. Vagavo fra un buio e ampio orizzonte e, enfatizzando ed esplicando l'amore mediante poesia, come espressione di idee emozioni o metafora di solidarietà e conforto, ero stata come folgorata. Una donna come tante altre, una mamma di famiglia, con i suoi indimenticabili romanzi, ha aveva avuto il potere di farmi cadere. Farmi provare l'ebbrezza della felicità. Facendomi rendere conto di questa felicità, così strana e inusuale, e invece di resisterle, mi abbandonai completamente ad essa. Non ne ricordo il motivo. Non ricordo il contenuto, solo uno strano fremito nel cuore. Ero rimasta incastrata nel momento culminante. E sapevo che, se mi fossi inoltrata ulteriormente nella storia, non avrei più potuto fare ritorno. Ma in quel fatidico momento non mi importava di nulla: qualcosa mi aveva trattenuto e non volevo aprire gli occhi.

Il respiro affannoso, il sangue che martellava contro le tempie, le mani che bramavano di toccare qualcosa, qualcuno, per far cadere un muro invisibile. Una porta che si apre sull'anima e che invita a entrare.
Forse si è trattato solo di un sogno? Eppure sembrava tutto così reale. Il respiro che non vuole saperne di calmarsi; il cuore che batte all'impazzata; i polmoni che pompano in fretta sangue gonfiandosi e contraendosi lentamente, come in un soffio.
E' stato nel momento in cui ho cercato di metterle a fuoco, che ogni storia prese forma. Ogni cosa ora aveva un senso, come se non aspettasse altro. I suoi contorni si delinearono, la trama si riempì, i personaggi erano masse di carne con una volontà propria. Ogni cosa sembrava al suo posto, poi apparvero i dettagli. C'era una giovane ragazza che indossava la sua divisa da infermiera come corazza contro i brutti sogni. Un ragazzo solo, timoroso del passato e del futuro ai bordi della sua anima, immobile, che la corrose in un modo non del tutto normale. Come un piccolo ma fastidioso tarlo, divorandola da dentro, lasciandola struggere per qualcosa che non ha mai avuto eppure desidera ardentemente. La sua anima fuggiva alla ricerca di qualcosa. Sfuggiva alla nostra comprensione. Non ci diceva molto. Era vuota, inappagata.
Era accaduto così, senza che nemmeno se ne accorgesse, come un improvviso acquazzone, d'innamorarsi. Ed ecco che l'amore l'aveva marchiata come un segno indelebile. Si sorprese nello scoprire come i suoi sentimenti, così lenti e noiosi, esposti ai venti della vita, dessero quell'impressione di stranezza che pareva regnare nel suo cuore. Eppure Tate ha cercato di districarla, ha fatto del suo meglio per impedire a Miles di annullarsi. Di non provare alcuna emozione alcuna dolcezza, mediante innumerevoli tentativi e sforzi che al contrario l'hanno fatalmente portata al caos e alla disperazione. Appariva subito chiaro che non si poteva affatto parlare di amore. Miles non riusciva ad amarla. Tate rivelava la sua condizione amorosa avanzando verso un baratro e vedere la distanza diminuire ad ogni passo senza poter evitare di cadervi dentro. Ma a mio avviso la situazione era molto più complicata di quel che credevo. Un liquido può fluire da ciò che veramente desidera? Se il suono della sua denominazione è come una canzone d'amore; una lettera o racconto romantico che piove al centro di una pagina?

E' così che va tra noi: tu sei solido, io sono liquido. Tu fendi le acque, io sono la tua scia.

Può però un amore intenso, appassionato e travolgente di due cuori spezzati, ancora impegnato a sanare le ferite del passato, legare due sconosciuti e marchiarli nel profondo? Perdere la testa per qualcuno che non è capace di amare. Da sempre agognato e adesso sfuggente, come il vento tra le mani? Impazzire per la natura fredda, distaccata e imperscrutabile del suo essere: un miscuglio di uomo potenzialmente adulto dolce ma sofferto e una dose di possessività e ossessione?
Ma quando nasce l'amore non si può più tornare indietro. Ti dà forma e colore. Ti tiene stretta nel suo abbraccio forte e caldo. Ti consuma da dentro, fino a farti rinascere.
L'ultimo romanzo della Hoover, L'incastro (im)perfetto, dall'intreccio di parole sparse in mezzo a ombre che si tengono per mano, ha scaturito una melodia che è scivolata nei ricordi luminosi della memoria. La mente rallenta pian piano e poi si ferma come quando un treno in corsa si arresta a una stazione, non riuscendo ad articolare pensieri. Il centro del corpo si intorpidisce: immagini che, al di là di ogni significato si staccano dallo sfondo, come un sogno. Possiedono una bellezza straordinaria, una semplicità assoluta e originale.
Leggere le vicissitudini di svariati personaggi, sfornati dalla penna di qualche talentuoso/a autore/autrice, ha da sempre funto da toccasana e rischiarato le tenebre del mio inconscio. Ispezionando nuovi mondi; osservando galleggiare nuove immagini come miraggi sull'acqua. E quando lessi L'incastro (im)perfetto, sfilata da una cartella luminosa e dall'aria vaporosa, non feci niente per non trattenerla e dargli il benvenuto.
Come due tangenti parallele, camminavamo su strade differenti che accidentalmente si sono incrociate, e che si sono intrecciate o sovrapposte tessendo una catena di elementi che hanno determinato la nostra affinità. La nostra unione. Mi ha resa prigioniera di colpe che non ho, facendomi fare inutili esami di coscienza; incuriosita, spingendomi ad aprire una porta che mi catapultò dritto all'Inferno; inebetita, per la forza inarrestabile dei sentimenti che lega i protagonisti, che osservano il lungo e impervio cammino della beatitudine eterna. Anime dannate e contrite, romantiche e sensibili che amano sguazzare in un fango di paure profonde e angosciose. Speranzosi, esitanti e testardi consapevoli della loro condizione di essere impotenti: mettere a nudo la propria anima come modo per sfogare i sentimenti, raggiungere la libertà come espiazione dei peccati in una realtà in cui c'è ancora posto per la compassione, il conforto, la comprensione..
Due ragazzi che, con un semplice tocco, fanno scintille. Due facce di una stessa medaglia, completamente confusi e spaventati, il romanzo della Hoover è un'accozzaglia di amore, odio, sesso, ricordi semplici ma dolorosi, fratture di qualcosa di vivo, intenso come una promessa. Il canto celestiale di un amore proibito, i cui protagonisti vagano inconsapevolmente nella lotteria della vita senza alcuna meta. Una confessione sussurrata dalla soglia morale della loro insoddisfazione in cui l'autrice ha scritto la storia di Tate e Miles che quando fanno sesso scoprono se stessi. Riversano il dolore in ferite non ancora rimarginate dal tempo, ponendo fiducia a cose impossibili, accordandosi come le note di una canzone. 
In una notte fredda e silenziosa i personaggi hanno finito per raccontarsi. Mi hanno sussurrato una storia che lascia un segno indelebile nel cuore, incastrandomi nella sua morsa, emozionato e, nella sua semplicità e originalità, abbacinato sempre più un frammento di verità. Una storia di dolore eterno, ricordi, flagelli del cuore, nella quale i protagonisti rifocillano l'anima con innumerevoli impennate amorose, ma il cui cuore continua a sanguinare con le sue ferite ancora aperte. Un motivo indimenticabile proiettato sulle pagine, esposto ai venti della vita, che fa dono di emozioni infinite, intense e delicate, che quasi ci toccano, indugiando nel cuore più del necessario.

E' facile confondere sentimenti ed emozioni con qualcosa di diverso da quello che sono, soprattutto quando ci si guarda negli occhi.

La recensione di Elisa:

«L’amore non è sempre bello, Tate. Certe volte passi tutto il tempo a sperare che prima o poi diventi qualcosa di diverso. Qualcosa di migliore. Poi, prima di rendertene conto, ti ritrovi al punto di partenza e nel frattempo hai smarrito il tuo cuore.»

Quando lessi il primo libro di Colleen Hoover rimasi stregata dalla magia e dall’incredibile forza del suo racconto. Appena vidi l’ultimo suo romanzo poggiato sui volumi delle ultime uscite non potei fare a meno di afferrarne una copia con foga, come se la bambina che è in me si fosse risvegliata e stesse stringendo quel gioco, quella bambola, che da tanto desiderava.
Varcai subito il confine che mi teneva in Italia e volai fino a San Francisco, tra gli altissimi palazzi e le persone in corsa. L’unica persona che poteva attirare la mia attenzione era quella ragazza che, con una valigia in mano, cercava di arrivare al suo nuovo appartamento. L’unica che, nonostante la frenesia della città, riusciva a sorridere e a scambiare battute socievoli con quel simpatico vecchietto che si occupava dell’ascensore.
I sentimenti che ho riscontrato nella lettura del romanzo sono stati gli stessi che ho provato negli altri romanzi della Hoover: forti, laceranti, soddisfacenti, romantici, dolci. A differenza delle altre volte questo romanzo si sfuma di leggere note d’insoddisfazione e astrattezza. Scorrevole, melodioso, entusiasmante, eppure carente a dispetto di quello a cui Colleen Hoover mi aveva abituata. Viziandomi, nei romanzi precedenti.
Manteneva alta l’attenzione, curava i dettagli, riempiva di amore le pagine nonostante la giovanissima Tate non ascoltava i miei consigli, non seguiva i battiti del mio cuore.
Ma quanto importano i dolori, le sofferenze e i dispiaceri quando vivi grandi gioie, grandi amori? Ti rendi conto che il gioco vale la candela e che non puoi mai permetterti di smettere di cercare la felicità, perché lei può essere lontana, nascosta, eppure c’è. Devi lottare, lasciare indietro le cose brutte e aprirti alla vita senza mai dimenticare niente, perché se sei così è grazie al tuo passato, le tue esperienze, le tue gioie e i tuoi dolori. Questo è un libro semplice, una storia d’amore, di gioia e dolore. Una storia di cuori spezzati, occhi pieni di lacrime; ma anche di tanti, tanti sorrisi. Perché è questo quello che noi cerchiamo nei volti di chi incontriamo: vederle sorridere.

Valutazioni d'inchiostro: 4; 3 e mezzo

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