venerdì 30 novembre 2018

Due chiacchiere con l'autore: Ella Smith

Fino a qualche mese fa, le interviste presenti in questa rubrica si contavano sul palmo di una mano. Non fosse stato per l'avvento di amici di penna, ospiti che hanno soggiornato anche solo per qualche giorno, la rubrica Danzando su carta non penso sarebbe stata estrapolata dal nulla. Sarebbe rimasta intrappolata lì, sulla finestra virtuale di un salotto virtuale di cui lascio sempre sparsi rimasugli della mia anima.
L'incontro con Ella Smith ben presto mi chiarì le idee al riguardo. Non per questo non persi tempo a sottoporre Ella a l'ennesimo interrogatorio letterario, cogliendo così alcuni aspetti della sua retorica, il mondo in cui a suo dire le piace vivere, i personaggi di carta e inchiostro che divenendo persono hanno la potenzialità di capirla.


Ciao, Ella! Benvenuta su Sogni d'inchiostro, o, per meglio dire, bentornata J I lettori forse non lo ricorderanno, ma tu e i tuoi romanzi siete già stati ospitti nel mio salotto letterario ;)
Ma, prima di iniziare questa intervista, dicci, chi è Ella nella vita di tutti i giorni?
Da dove nasce la tua passione per la scrittura?
Ciao cara. Mi fa piacere essere di nuovo qui, con te. Ella, nella vita, quando non usa lo pseudonimo è una ragazza come tante, che ama leggere, scrivere e passare il tempo libero con fidanzato e amici.
La mia passione per la scrittura è nata dalla lettura. Dall’amore per le parole e dalle sensazioni incomplete che mi lasciavano addosso conclusioni di letture, per me, troppo brevi. 

giovedì 29 novembre 2018

Gocce d'inchiostro: Moon of glass - Ella Smith

Accadde tutto in un pomeriggio.
Non mi mossi nemmeno per un istante, quando cominciai a immergermi fra le pagine dell'ultimo strepitoso romanzo di Ella Smith. Mi sentii entusiasta, incuriosita, e non ci impiegai molto a cadere preda degli stessi peccati inflitti alle anime dei protagonisti; forse tutto questo dipendeva dalla corrente con cui sono stata trasportata fuori dalla monotonia del giorno?
E quale altro modo se non scoprirlo mediante l'atto di leggerlo?
A un passo delle feste natalizie, al riparo dalla pioggia e dei brutti pensieri, mi sono così avvolta nella tela intricata realizzata dall'autrice pronta ad ascoltare ciò che Ella mi avrebbe sussurrato all'orecchio. Così mi sorpresi a divorare questa storia in una manciata di ore, e, proprio adesso, a riporre nero su bianco quelle che non sono altro che le mie vivide impressioni al riguardo.

Titolo: Moon of glass
Autore: Ella Smith
Casa editrice: Selph pubblishing
N° di pagine: 318
Trama:  E' un estate calda quella che investe Destin, città della Florida. Liam non ha un futuro inebriante ed incerto ad attenderlo. La sua vita sembra invariata e pronta a procedere nell'unica direzione stabilita per lui. Prendere un posto nel branco, seguire le orme di suo padre, e rispettare le leggi di Lucian Foley - il Re. Lydia Black ha sedici anni. Non ha mai conosciuto suo padre, e, ha sempre pensato di avere davanti a lei un futuro pieno di possibilità, lì a New York. Quando sua madre Libby decide di voler tornare a vivere a Destin in Florida, i suoi pianni vanno all'aria. Ad attenderla lì non ci sono John e Scott, la famiglia che Libby le ha nascosto di avere, ma anche un avvenire già accuratamente tracciato di cui tutti sono a conoscenza eccetto lei.
L'inizio di una nuova vita, in un mondo oscuro, fatto di leggi crudeli e mostri, porta Lydia a chiedersi chi sia davvero suo padre, e per quale motivo Libby sia fuggita da lì sedici anni prima. E poi c'è l'inaspettato. L'amore per Liam, che non è mai stato il ragazzo ideale, cambia radicalmente la sua vita, portandola tassello dopo tassello, e  notte dopo notte, alla scoperta delle verità che la riguardano. Ma quale delle due peserà di più sulla sua testa? La corona o il passato che non si può cancellare? La luna rossa si avvicina, e con una sanguinosa battaglia verrà sancito il suo destino, segnando per sempre anche quello di Liam.

martedì 27 novembre 2018

Gocce d'inchiostro: La donna del ritratto - Kate Morton

I romanzi della Morton mi piacciono perché rappresentano quegli scorci perfetti che illuminano l'animo di chiunque, un barlume di passato talmente concreto da poterlo toccare. E' stato dunque per l'ennesima volta che ho avvertito una malinconia strisciante, il senso di una ricerca destinata a rimanere insoddisfatta. Mi sono lasciata contagiare dalla libertà d'espressione o di agire di alcuni personaggi, e vi ho stretto un legame così saldo che terrò stretto a vita.
In un viaggio silenzioso che scandaglia presente e passato, come la corrente di un fiume che trascina con se un mucchio di speranze e desideri, pezzi di sogni o ricordi rubati, quest'ultima fatica della Morton è il ritratto di un mondo che potrebbe fungere da balsamo per l'anima di chiunque. Un buon modo per non restare soli, non spaventarsi ma vivere.







Titolo: La donna del ritratto
Autore: Kate Morton
Casa editrice. Sperling & Kupfker
Prezzo: 19, 90 €
N° di pagine: 478
Trama: Nell'estate del 1862, un gruppo di giovani artisti si riunisce a Birchwoos Manor, una grande casa nella campagna dell'Oxfordshire, quasi protetta dentro un'ansa del Tamigi. A guidare il gruppo è Edward Radcliffe, il più appassionato e promettente di loro, un ragazzo di vent'anni, che non conosce limiti. A lui è venuta l'idea di immergersi nella natura per i successivi trenta giorni, lontano dai condizionamenti di Londra e dalla sua formalissima society, per dare libero sfogo alla creatività. E invece, alla fine di quel mese, la tragedia ha stravolto le loro esistenze: una donna è stata uccisa, un'altra è sparita nel nulla e un prezioso gioiello è scomparso. Più di centocinquanta anni dopo, Eloide Winslow, una giovane archivista di Londra, scopre per caso una borsa di cuoio nella quale si trovano due oggetti che la colpiscono profondamente: la fotografia sbiadita di una bellissima giovane donna in abiti vittoriani e l'album da disegno di un artista. Nel quale spicca lo schizzo di una grande casa protetta dall'ansa di un fiume, che a Eloide pare stranamente famigliare. Quali segreti nascone Birchwood Manor? Chi è la ragazza? Per scoprirlo, Eloide dovrà seguire una voce fuori dal tempo, dimenticata dalla storia eppure testimone di tutto: Birdie Bell, la donna del ritratto.

domenica 25 novembre 2018

Gocce d'inchiostro: Hotel silence - Audur Ava Olafsdottir

Il mondo forse non rimpiangerà la "morte" di quest'uomo. Uomo, in un certo senso, è una parolona. Se lo dovessi definire penso lo definirei uno spiritello a cui la vita e i dispiaceri in generale l'hanno ridotto in uno scricciolo. Un relitto che naviga sulla via dell'assurdo e di cui il fantasma del passato scorre lentamente dinanzi ai nostri occhi come un paesaggio desolato. E come un paesaggio desolato, l'autrice ci parla di questa storia con una certa delicatezza, quasi una carezza per l'anima, in cui i colori hanno scolorito il cielo, esattamente come un corpo che da tanto tempo non vede il sole.

Titolo: Hotel silence
Autore: Audur Ava Olafsdottir
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 18, 50 €
N° di pagine: 188
Trama: Jònas ha quarantanove anni e un talento speciale per riparare le cose. La sua vita, però, non è facile da sistemare: ha appena divorziato, la sua ex moglie gli ha rivelato che la loro amatissima figlia in realtà non è sua, e sua madre è smarrita nelle nebbie della demenza. Tutti i suoi punti di riferimento sono svaniti all'improvviso e Jònas non sa più chi è. Nemmeno il ritrovamento dei suoi diari di gioventù, pieni di appunti su formazioni nuvolose, corpi celesti e corpi di ragazze, lo aiuta; quel giovane che era oggi gli appare come un estraneo, tutta la sua esistenza una menzogna. Comincia a pensare al suicidio, studianto attentamente tutti i possibili sistemi e tutte le variabili, da uomo pratico qual è. Non vuole però che sia sua figlia a trovare il suo corpo, e decid di andare a morire all'estero. La scelta ricade su un paese appena uscito da una terribile guerra civile e ancora disseminato di edifici distrutti e mine antiuomo. Jònas prende una stanza nel remoto Hotel Silence, dove sbarca con un solo cambio di vestiti e la sua irrinunciabile cassetta degli attrezzi. Ma l'incontro con le persone del posto e le loro ferite, in particolare con i due giovanissimi gestori dell'albergo, un fratello e una sorella sopravvissuti alla distruzione, e con il silenzioso bambino di lei, fa slittare il suo progetto giorno dopo giorno ….

venerdì 23 novembre 2018

Gocce d'inchiostro: Abbiamo sempre vissuto nel castello - Shirley Jackson


Mi sono comportata come dovevo, desideravo leggere il romanzo che fece di Shirley Jackson una figura di spicco nel panorama della letteratura contemporanea, e ora, finalmente, sono soddisfatta di averlo fatto. Soddisfatta certo, ma non entusiasta come speravo. La letteratura horror, intesa come lo stadio della vita in cui prevalgono ansie, paure, timori, perplessità in cui non accade nulla se non nella nostra testa. Ache questo, a mio avviso, ha sollevato un enorme polverone di franteindimenti. Fra me e la Jackson, naturalmente. Un'interpretazione tutta particolare, quasi surreale. E molti romanzi di questo tipo divengono, agli occhi di chi legge, motivo di grande interesse o cessazione di curiosità. Ora che ho letto anch'io questo romanzo posso finalmente dire di aver conosciuto quest'autrice, ufficialmente. Vivendo fuori dagli schemi, dalle regole o da qualcosa che mi ha tenuta in un certo senso lontana dalla società. Detto questo, eccomi qui davanti a una pagina bianca! Eccomi qui pronta a condividere con voi le miei più vivide impressioni su questa lettura. Cinque anni fa non credo l'avrei fatto. Ma da qualche tempo a questa parte, i romanzi dell'Adelphi sortiscono quasi sempre un certo effetto su di me.

Titolo: Abbiamo sempre vissuto nel castello
Autore: Shirley Jackson
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 182
Trama: "A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce", con questa dedica si apre "L'incendiaria" di Stephen King. E' infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l'Estraneo (nella persona del cugino Charles ), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia.

martedì 20 novembre 2018

Gocce d'inchiostro: Storia di Asta - Jon Kalman Stefansson

Di norma non leggo mai romanzi israeliani, così aperti al mondo, alcuni incomprensibili alcuni meravigliosamente romantici. Il romanzo di cui vi parlerò oggi mi ha dimostrato come certe "rivelazioni" possano racchiudere al suo interno dei piccoli gioiellini. Ci si abbandona completamente a un tempo breve in cui le cose si sistemano dal buco del cielo in modo da riempire quasi tutto lo scenario, e il lato oscuro - grigio splende su di noi al punto di farci sentire speciali. Renderci un tutt'uno con la storia che si legge. Il buio si aggiunge a una vita patetica e stupida, ed il silenzio ingoia ogni cosa tranciando ogni legame. Quel filo che si pensava fosse robusto, e che nessuna forza potrà riannodare.










Titolo: Storia di Asta
Autore: Jon Kalman Stefansson
Casa editrice: Iperborea
Prezzo: 19,5o €
N° di pagine: 480
Trama: Reykjavik, primi anni Cinquanta. In un piccolo appartamento seminterrato Sigvaldi e Helga toccano il cielo con un dito abbandonandosi alla loro giovane e travolgente passione e decidono di chiamare la figlia Asta. Asta come una grande eroina della letteratura nordica, Asta perché ast in islandese vuol dire amore. Sedici anni dopo Asta scopre il sentimento di cui porta il nome in una fattoria negli aspri Fiordi Occidentali dove trascorre l'estate. Lo impara a conoscere dalla storia tormentata tra un uomo e una donna uniti dalla solitudine e divisi dalla dura vita contadina; lo impara a capire dalla vecchia Kristin che ogni tanto, al mattino, si sveglia in un'altra epoca del suo passato e può così rimediare ai rimpianti che le ha lasciato la vita; lo vive sulla propria pelle insieme a Josef, il ragazzo che le cambierà l'esistenza. Eppure sono tutte promesse di felicità non mantenute ad avvicendarsi in questa impetuosa storia famigliare, segnata per sempre dal giorno in cui Helga si rivela uno spirito troppo libero e assetato di emozioni per non ribellarsi alla soffocante routine domestica e abbandonare marito e figlie, lasciando Asta con un'inquietudine, un'ansia di fuga, una paura di seguire fino in fondo i propri sogni.


domenica 18 novembre 2018

Gocce d'inchiostro: Il vino della solitudine - Irene Nèmirovsky

Ero rimasta affascinata dalla prosa incisa, acuta della Nèmirovsky. Leggermente sconcertata dagli orrori che questa dovette affrontare quando era già adolescente, nel tentativo di inquadrare al meglio il grande cammino imboccato da questa grande donna. Le pulsazioni erano piuttosto accellerate, non so spiegare il perché. Avevo forse sentito o avvertito qualcosa?
In un certo senso, fra le pagine di Suite francese avevo avvertito come una scossa percuotermi tutto il corpo. Un repentino salto nel vuoto, e mi ero trovata a camminare su una landa desolata, fredda, sconosciuta che mi ha indotta a portare prudenza, ma anche attenzione riguardo a tutto ciò mi circondava. Non era niente di che … o forse no? Del resto, è da considerare niente un cruente e folle scontro come quello della Seconda guerra mondiale?
Ed ecco infatti che mi sono trovata nuovamente con la Nèmirovsky, questa volta portata dritta dritta verso qualcosa di più stretto e intimo. La vita da giovane della stessa autrice, che in questo romanzo risulta perfetta. Un'armoniosa descrizione di quegli anni in cui si avverte un sentimento forte, indelebile, così aspro e inebriante. Un sentimento da cui, alla fine, ci si potrà liberare e liberarsi per sempre da ogni ostacolo, forza o impedimento, e avviarsi verso una nuova strada.
Titolo: Il vino della solitudine
Autore: Irene Nèmirovsky
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 11 €
N° di pagine: 245
Trama: "Il vino della solitudine" è il più autobiografico e il più personale dei romanzi di Irene Nèmirovsky la quale, pochi giorni prima di essere arrestata, stilando l'elenco delle sue opere sul retro del quaderno di "Suite francese", accanto a questo titolo scriveva: "Di Irene Nèmirovsky per Irene Nèmirosvky". Non sarà difficile, in effetti, riconoscere nella piccola Hèlène, che siede a tavola dritta e composta per evitare gli aspri rimproveri della madre, la stessa Irene; e nella bella donna che a cena sfoglia le riviste di moda appena arrivate a Parigi in quella noiosa cittadina dell'impero russo - e trascura una figlia poco amata per il giovane cugino, oggetto invece di una furente passione - quella Fanny Nèmirovsky che ha fatto dell'infanzia di Irene un deserto senza amore. Hèlène detesta la madre con tutte le sue forze, al punto da sostituirne il nome, nelle preghiere serali, con quello dell'amata istitutrice, "con una vvga speranza omicida". Verrà un giorno, però, in cui la madre comincerà a invecchiare, e Hèlène avrà diciotto anni; accadrà a Parigi, dove la famiglia si è stabilita dopo la guerra e la rivoluzione di ottobre e la fuga attraverso le vaste pianure gelate della Russia e della Filandia, durante la quale l'adolescente ha avuto per la prima volta "la consapevolezza del suo potere di donna". Allora sembrerà giunto alfine per lei il momento della vendetta. Ma Hèlène non è sua madre - e forse sceglierà una strada diversa: quella di una solitudine "aspra e inebriante".

venerdì 16 novembre 2018

Gocce d'inchiostro: L'idiota - Elif Batuman

C'è stata una certa staticità nelle fiacche vicende della giovane Selin, uniformità con la vita dell'autrice, un senso di fluidità nelle misurate scelte linguistiche, un grande amore per la letteratura - soprattutto quella russa -, un amore infelice e quasi illusorio. La storia di per sé non è poi così male; abbastanza accettabile da conferire scorrevolezza alla lettura. Abbastanza semplice da non creare confusione o smarrimento.
Quello che può condensare il mio poco entusiasmo in poche semplici parole, a mio avviso, penso si possa riassumere in una maniera. Senza orpelli, senza fronzolli. La bellezza di queste pagine, se così si può definire uno dei pochi pregi di questa lettura, è senza dubbio l'amore dell'autrice per la letteratura e la scrittura … ma nient'altro! Il resto è un quasi monologo sul senso della solitudine, sull'importanza di essere giovani e non sapere cosa si vuole effettivamente dalla vita, centellinati su ogni singolo gesto o movimento che compirà la protagonista. Una bella scrittura pulita, ma niente di più. E il romanzo della Batuman a questo proposito non lo considero qualcosa di malvagio, ma nemmeno quel racconto che io speravo di leggere, che mi ha poco convinta.


Titolo: L'idiota
Autore: Elif Batuman
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 21 €
N° di pagine: 432
Trama: Selin ha diciotto anni e grandi aspettative, ma non è una diciottenne come tutti, o almeno così crede. Lei è la ragazza prodigio che ha letto sempre un libro più degli altri, e pensa di aver già fatto ogni esperienza possibile attraverso le pagine dei romanzi che ama. Ma al primo anno di università scoprirà che purtroppo le persone non sono personaggi e forse le certezze dei libri non sono poi così certe. Scoprirà che l'amore è di essere un'idiota, come tutti. Nel 1995, mentre il mondo impara a usare le email e a comunicare via internet, Selin è una matricola a Harvard. Per lei comunicare, con o senza internet, è sempre stato un problema. Il suo rapporto con il mondo passa soltanto attraverso i romanzi: e così tutto della vita universitaria le pare assurdo. Il cavo Ethernet della connessione di dipertimento serve per impiccarsi? Se si compra tequila per la festa, come mai anche il sale? E perché nessuno si rende conto di desiderare solo ciò che non può avere? Quando però incontra Ivan tutto cambia. E per la prima volta capisce quanto è bizzarro e doloroso il desiderio e quanto è difficile ottenere ciò che si vuole davvero.

giovedì 15 novembre 2018

Amori di carta: Laini Taylor

I romanzi, così come gli autori, aumentano di giorno in giorno. Ogni qualvolta mi imbatto in letture che a me piace definire "indimenticabili" il suo autore o la sua autrice si annoverano nella lista di quegli autori che, nel corso degli anni o  in un breve lasso di tempo, mi hanno rapita. Bisogna però prima di tutto specificare che questi autori di cui parlo, questi scrittori a cui sono parecchio affezzionata, lavano e tolgono via la polvere dalla mia anima. Le circostanze, gran parte delle volte, mi conducono a trovarmi in una situazione di irreprensibile agitazione: cosa fare? Continuare a bearmi di altre opere di questo autore, oppure volgere momentaneamente i miei orizzonti su altri fronti?



Letture di svariato tipo, negli ultimi mesi, da quand'è pubblicai un post riguardante uno dei miei amori di carta preferiti, mi portarono su una terra bellissima e dorata in cui avevo riposto non poche speranze; questa landa a cui mi riferisco è quella che vi ho riscontrato nei romanzi di Laini Taylor. Ma non si trattano altro che di lastre fotografiche tutte argentate e scintillanti, poste in luoghi che sono dimora di sognatori, creature orripilanti o bellissime, di cui le emozioni ci sopraffanno da un momento all'altro.






Questo nuovo post di una rubrica che non riesumavo dalle soglie del tempo da tempo immemore, quest'oggi per rievocare la bellezza delle opere di una giovane donna che fece dei suoi romanzi antiche reliquie di un mondo perduto ma immenso. Un mondo in cui si sta quasi sempre in equilibrio su qualcosa che è perennemente inclinato, in cui si cerca di mantenere una certa posizione, precipitando in una spirale da cui non c'è ripresa, solo impatto, una dolce e riluttante collisione. Non c'è bisogno di dire altro. Nelle mie innumerevoli esperienze letterarie si annoverano i magnifici viaggi compiuti nella città di Praga, e, recentemente, a Pianto. Non nelle città in cui ci sono quasi sempre protagoniste ragazzine svampite e ingenue, bensì in spirali calde che leniscono e circondano nel suo abbraccio la nosra anima.
Tesori nascosti che mi hanno donato vita, appagamento spirituale, punto di ritrovo e riflessione, divertimento, svago o piacere, i romanzi della Taylor sono quel genere di letture che un tempo avrei dato qualunque cosa. Avrei donato persino la mia stessa vita. E questo, penso, derivi dal fatto che ci si sente sempre dentro. Ci si dà appuntamento, si celebrano funzioni alchemiche, e nulla ha più importanza. Starci lì, respirare la sua essenza, in poco tempo divenuto espediente per assistere a delle bellissime ed irresistibili impennate amorose. Punto principale da cui si compiono le gesta dei personaggi, intensa come magia da cui dipenderà ogni cosa.
Il resto del mondo forse ignora l'esistenza di questa donna, ma, sebbene io sia cresciuta e prediliga certamente letture più mature, i suoi romanzi sono una breccia che va dritto dritto al cuore. In pagine che sono evocate con la consapevolezza che il lettore possa ritrovare la sua anima, come vecchie e antiche reliquie lasciate ai bordi delll'anima di ogni sua storia.

martedì 13 novembre 2018

Gocce d'inchiostro: Belli e dannati - Francis Scott Fitzgerald

La bellezza che trasuda da queste pagine, siede in una specie di anime vagabonde che vagano nella lotteria della vita, senza alcun fine se non quello di vivere questa insana esistenza. Di tanto in tanto mi è sembrato sentire dietro le mie spalle lo sguardo attento dell'autore che, occhieggiando sulla mia avanzata lenta, si mosse in fretta senza però mancare di confidarmi, sussurrarmi cose che non avevo ancora udito.
E' stata senza alcun dubbio una lettura splendida quella di Belli e dannati; incomprensibile sotto certi punti di vista, profonda e fragile sotto altri. E, nel suo insieme, quell'elemento necessario che mi ha spinto a sognare e vaneggiare assieme a Anthony e Gloria. Ed è così che in questa sala d'aspetto all'aperto, completamente soggetta al richiamo vasto del suo creatore, siedo dopo quasi un anno in pacifica contemplazione di queste creature, Rendendomi conto che quella qui narrata non è una storia di rinascita, bensì di un viaggio delicato e introspettivo che trascina in posti meravigliosi, quasi surreali, fatiscenti che hanno luccicato e infervorato le mie nottate  miti.







Titolo: Belli e dannati
Autore: Francis Scott Fitzgerald
Casa editrice: Oscar Mondadori
Prezzo: 14 €
N° di pagine: 392
Trama: "Belli e dannati" è il ritratto di una coppia inquieta nei ruggenti anni Dieci: lei, Gloria Gilbert, bellissima rubacuori venuta dal Kansas nella Grande Mela, lui, Anthony Patch, giovane rampollo di una ricca famiglia che a venticinque anni si sente già stanco della vita. Sono giovani, belli e innocenti, ma l'alcol e l'avidità finiranno per dannarli. Lo stile di vita dei Patch è quello tipico della 'generazione perduta' che Fitzgerald e la moglie Zelda si trovarono a rappresentare e i personaggi di "Belli e dannati", debitori alla vicenda e alla personalità dell'autore ma non rigidamente autobiografici, sono parenti stretti dei protagonisti di altri scritti di Fitzgerald, da "Di qua dal Paradiso", il romanzo - scandalo che lo ha rivelato, al capolavoro "Tenera è la notte". Una nota di particolare pessimismo distingue tuttavia questo romanzo in cui lo scrittore americano rinuncia alla ricerca di un senso dell'esistenza per rappresentare una velleitaristica rivolta della gioventù contro le convenzioni vittoriane, all'interno di una visione del mondo assolutamente priva di significato: quasi un'epica disincantata e dolceamara sulla caduta dei sogni e delle illusioni.

domenica 11 novembre 2018

Gocce d'inchiostro: Sleeping beauties - Stephen King e Owen King

Mi sono unita allo sconcerto generale, all'insoddisfazione di chi prima di me ha letto questa storia, solo con un mero sorriso stampato sulle labbra. Un sorriso di pura circostanza. Ciò che in molti romanzi molti lettori hanno riscontrato spavento, paura, quasi disgusto, per me e per tanti altri lettori la lettura di questo romanzo è stata in parte insoddisfacente; sono riuscita a stento a realizzare che Sleeping beauties sia stato scritto dal re dell'horror e da suo figlio.
Con la sensazione che avrei provato il brivido della paura scorrermi sulla pelle, mi sono così incamminata lungo un sentiero insidioso, oscuro, incerto, avanzando a tentoni, lungo la sponda di un manicomio, finchè non mi sono avvicinata all'oggetto del mio interesse. O, per meglio dire, alle donne protagoniste di queste cruenti, realistiche pagine. Si, è certamente una cosa orribilante quello che è trattato in questo volume. Quel porgere violenza alle donne. Eppure, sebbene qualche discrepanza, gli autori di questo libro hanno raccontato di questa figura con forza, dolore, coraggio, come le più pesanti delle croci, come se loro stesse si aspettassero un simile martirio.
Titolo: Sleeping beauties
Autore: Stephen King e Owen King
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Prezzo: 21, 90 €
N° di pagine: 652
Trama: Dooling è una piccola città fortunata del West Virginia, con una splendida vista sui monti. Appalachi e lavoro per tutti. E a Dooling, infatti, che qualche anno fa è stato costruito un carcere all'avanguardia destinato solo alle donne, che siano prostitute o spacciatrici, ladre o assassine, o ancora tutte queste cose insieme. Ed è una di loro, in una notte agitata, ad annunciare l'arrivo della Regina Nera. Per il dottor Norcross, lo psichiatra della prigione, è routine, un sedativo dovrebbe sistemare tutto. Per sua moglie Lila, lo sceriffo di Dooling, poteva essere un presagio. Perché poche ore dopo, da una collina lì vicina, arriva una chiamata al 911, ed è una ragazza sconvolta a urlare nel telefono che una donna mai vista ha ammazzato i suoi due amici, con una forza sovraumana. Il suo nome è Evie Black. Intorno a lei svolazzano strane falene marroni e sembra venire da un altro mondo. Lo stesso, forse, dove le donne a poco a poco finiscono, addormentate da un'inquietante malattia del sonno che le sottrae agli uomini. Un sonno dal quale è meglio non svegliarle.

venerdì 9 novembre 2018

Gocce d'inchiostro: 22/11/63 - Stephen King

Questa lettura, così fantasmagoricamente bella e ammaliante, uscì dall'ombra, in un pomeriggio noioso e un po' monotono, mentre colui che mi aveva al momento conquistato ora riposa dolcemente sullo scaffale.
La sfida indetta su Facebook a cui partecipo da un anno a questa parte, non mi diede nulla di nuovo questa volta. Avrei dovuto leggere un romanzo i cui colori fossero molto simili a quelli delle bacche; pomodori, mirtilli, dal violetto al blu acceso, rimandavano alla mia memoria una lettura che non compivo da tempo.
Convinta che il mio soggiorno si prolungasse per un bel po', ho così nuovamente accolto la lettura de 22/11/63 considerandola come quel luogo, quella nicchia nasosta da dove mi sarebbero state rivelate tante cose. Osservando tranquillamente quello che mi circondava, vedendo come le cose adesso avevano acquisito un senso, apostrofando con una certa importanza quello che io ho definito un trampolino di lancio verso una realtà parallela bellissima ed emozionante.




Titolo: 22/11/63
Autore: Stephen King
Casa editrice: Sperling & Kupfker
Prezzo: 15 €
N° di pagine: 767
Trama: Jake Epping ha trentacinque anni, è professore di inglese al liceo di Lisbord Falls, nel Maine, e arrotondando lo stipendio insegnando anche alla scuola serale. Vive solo, ma ha parecchi amici sui quali contare, e il migliore è Al, che gestisce la tavola calda. E' proprio lui a rivelare a Jake il segreto che cambierà il suo destino: il negozio in realtà è un passaggio spaziotemporale che conduce al 1958. Al coinvolge Jake in una missione folle - e follemente possibile: impedire l'assassinio di Kennedy. Comincia così la nuova esistenza di Jake nel mondo di Elvis, James  Dean e JKF delle automobili interminabili e del twist, dove convivoo un'anima inquieta di nome Lee Harvey Oswald e la bella bibliotecaria Sadie Dunhill. Che diventa per Jake l'amore della vita. Una vita che sovverte tutte le regole del tempo conosciute. E forse anche quelle della Storia.

giovedì 8 novembre 2018

Una voce fra le soglie del tempo: George Eliot

La prosa magica e impetuosa della Eliot, i suoi figli d'inchiostro - figure che quasi sempre vivono in posti in cui l'irruenza della natura lascia destabilizzati e tramortiti, il rimbombo di una voce che in poche ma salienti pagine era divenuta persona, mi avevano colto di sorpresa e la sua autrice, dopo una fervida lettura di uno dei suoi innumerevoli romanzi in qualche giorno, era divenuta un'altra di quelle figure da annoverare nel panorama di quegli autori a cui io attribuisco l'umoristico aggettivo di preferiti. Un perpetuo stato di sognante stordimento, un mondo magico e visionario, violente tempeste amorose che imperversano su chiunque, conducono in un tratto sinuoso, inducendo al lettore a constatare come merito di questo strabiliante e fatiscente impero è dovuto dalla sua creatrice. George Eliot.
Ogni cosa, ogni minima cosa tocchi questa donna,sembra oggetto di studio; gli alberi, le case, persino i lavori che si adempiono giorno dopo giorno per arare i campi non rappresentano un ostacolo nel rendere lenta o tediosa la lettura. Piuttosto passano indifferenti in mezzo a fanghiglie di gente coperta dalla sporcizia, di latte rancido, in giornate piene di vanità o superficialità, in cui si finge di dedicarsi maggiormente allo spirito, quanto al pantono di desolazione o sgretolatezza che costituiscono un ostacolo inopportuno. Il richiamo ai villaggi, alle bassezze del XIX secolo che si eleva da un mucchio di pagine, dove si erano arrampicate e depositate le nostre aspettative, precariamente stabili nella speranza che esse strisciano libere, fino a non capirci più niente.
In questi dipinti distaccati in cui la vita in generale si svolge quasi sempre all'esterno, George Eliot giunse presto a bordo di una nave che aveva dispiegato le sue vele già da un pezzo ma che io ho visto partire solo poco tempo fa. I suoi romanzi fungono quasi sempre da viaggio della vita. Lunghe camminate individuali che lasciano quasi sempre addosso una strisciante malinconia. Il propagarsi di una certa insoddisfazione, con tutte le sue consuegenze implicite, coincidenze miracolose, avvenimenti, cose o persone che ritornano e poi svaniscono.
Fra ciò che avrebbe potuto essere e ciò che effettivamente è non esiste alcuna magia, e chi legge i romanzi eliotiani si sente legato ai protagonisti. A qualcuno in particolare, se amante della lettura e dei buoni libri ancor di più, oppresso da emozioni che sono state gettate dal nulla su un cuore ancora debole.
Pseudomino di Marie Anne Evans, la Eliot si nascose dietro le false apparenze di uomo coltivando il forte desiderio che i suoi romanzi fossero letti col preconcetto di una letteratura al femminile, non compatibile alla stessa. Custodendola così dai pregiudizi sociali, che colpirono la stessa scrittrice, in quanto compagnia di un uomo sposato.
Un acuto senso sociale e della politica, la comprensione del fenomeno religioso e i dettagli mondani della vita di campagna, scritte con un tipico senso di umanesimo agnostico, evidenziano un profondo rispetto per il culto cristiano e per i dogmi morali. E la Eliot, apprezzata per lo stile schietto e semplice e per la chiarezza dei suoi pensieri, è da me caldamente ricordata per la sua profonda scrittura che mescola con un'insolita padronanza limpidezza, acutezza di osservazione e ironia.

martedì 6 novembre 2018

Review Party: La donna che non invecchiava più - Grègoire Delacourt


Osservare la gente il più delle volte rassicura. Vedere tanto dolore ovunque, con ferite permanenti, i cuori lacerati, le bocche cucite pur di non raccontare nulla, lascia sempre sensazioni alquanto sgradevoli nell'animo dei più sensibili.
Mentre leggevo il romanzo di Delacourt ho rivisto nella protagonista di questa storia un qualcosa di analogo; qualunque siano i motivi, nessuna donna può sentirsi vista o giudicata senza essere prima scoperta.
E avendo avuto una certa possibilità a osservare una donna come Betty, sebbene il mio campo d'osservazione non coincise con quello dell'autore, non mi è restato altro che seguire la strada che l'autore mi aveva spianato. Trarne un certo vantaggio, con in sotttofondo il ronzio dei pensieri che si elevavano alla mia vita semplice di lettrice.

Titolo: La donna che non invecchiava più
Autore: Grègoire Delacourt
Casa editrice: Dea
Prezzo: 15 €
N° di pagine: 224
Trama: Ci sono quelle che non invecchieranno mai, perché se ne sono andate troppo presto. Ci sono quelle che invecchiano senza troppi patemi, perché hanno altro a cui pensare. Ci sono quelle che fanno di tutto per sembrare più giovani, per negare il tempo che passa, per tenersi stretto il marito … e a volte finiscono per perdere tutto. E poi c'è Betty che, misteriosamente, smette di invecchiare appena compiuti i trent'anni - la stessa età che aveva la madre al tempo della sua tragica e prematura scomparsa. Sul volto di Betty il tempo scorre innocuo e trasparente come acqua. Sarà forse lo sguardo intenso e innamorato e di suo marito a tenere lontane le rughe? A scongiurare gli effetti degli anni che passano inesorabili? Man mano che la sua "anomalia" si fa più evidente, la vita di un tempo tranquilla di Betty comincia a vacillare. Perché un volto senza età è un volto senza storia, senza ricordi, senza passioni. Uno specchio vuoto in cui, presto o tardi, gli altri cessano di riconoscersi.

lunedì 5 novembre 2018

Gocce d'inchiostro: Come fermare il tempo - Matt Haig

Dentro una storia apparentemente semplice come quella di Haig, su cui l'occhio avrebbe potuto soffermarsi come su una cosa particolarmente interessante, quasi organica, c'è la testimonianza di una vita pulsante che ha imparato a sue spese, per esperienza propria, come monito per gli assalti crudeli del futuro, la polvere e le ceneri delle cose, la brevità della vita stessa, la crudeltà legata a essa, il dolore di una ferita non ancora marginata, la fragilità dell'amore.
L'avvento del mese di novembre mi ha visto trascinarmi, prima faticosamente poi con un certo interesse, fra le fresche, originali, pulsanti pagine dell'onestà di una storia che, adesso che sto scrivendo questo breve post, mi accorgo quanto mi abbia sconcertato.
Non ci ho pensato due volte ad accogliere nel mio cantuccio personale quello che è stato definito il fenomeno mondiale degli ultimi tempi; il mio scopo era trovare il fondamento di questa affermazione. La mia esperienza letteraria in fatto di sensazioni in merito alla lettura di Come fermare il tempo sono molteplici, e con un certo stato d'animo mi sono trovata a riflettere su alcune verità che io volontariamente non avevo mai realizzato seriamente.

Titolo: Come fermare il tempo
Autore: Matt Haig
Casa editrice: Edizioni e/o
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 360
Trama: Pensate a un uomo che dimostra quarant'anni, ma che in realtà ne ha più di quattrocento. Un uomo che insegna storia nella Londra dei giorni nostri, ma che in realtà ha già vissuto decine di vite in luoghi e tempi diversi. Tom ha una sindrome rara per cui invecchia molto lentamente. Ciò potrebbe sembrare una fortuna… ma è una maledizione. Cosa succederebbe infatti se le persone che amate invecchiassero normalmente mentre voi rimanete sempre gli stessi? Sareste costretti a perdere i vostri affetti, a nascondervi e cambiare continuamente identità per cercare il vostro posto nel mondo e sfuggire ai pericoli che la vostra condizione comporta. Così Tom, portandosi dietro questo oscuro segreto, attraversa i secoli dall'Inghilterra elisabettiana alla Parigi dell'età del jazz, da New York ai mari del Sud, vivendo tante vite ma sognandone una normale. Oggi Tom ha una buona copertura: insegna ai ragazzi di una scuola, raccontando di guerre e cacce alle streghe e fingendo di non averle vissute in prima persona. Tom deve ad ogni costo difendere l'equilibrio che si è faticosamente costruito. E sa che c'è una cosa che non deve assolutamente fare: innamorarsi.


domenica 4 novembre 2018

Due chiacchiere con l'autore: Jd Hurt

I toni sfumati di grigio che colorano quasi sempre le pagine dei romanzi di Jd Hurt sono diversi da quelli di altri autori, anche se le gradazioni dell'amore romantico vivacizzano più o meno la cosa. Nel pomeriggio uggioso in cui è accaduto tutto questo la figura esile di Elena comparve nuovamente alla mia porta, con questa volta una lettura in cui l'oscurità diventa onniscente e crescente.
Poiché oramai da due anni a questa parte ospito con immenso piacere Elena e i suoi romanzi, e non sempre a caso, l'intervista che quest'oggi riporto qui rivela nozioni che persino io ignoravo quasi completamente. Nei brevi lassi di tempo in cui la Hurt stanzia nel mio salotto letterario, pervade la sensazione di isolamento con una dignitosa grandezza di spirito che in un certo senso contraddistingue la Hurt dagli autori nostrani. E dotate di un certo fascino, le sue opere alla fine mi permettono di camminare insieme a lei verso un luogo, confusa, singolare, luminosa, che mi fa rallegrare di trovarmi qui.

sabato 3 novembre 2018

Gocce d'inchiostro: Il diavolo nel cassetto - Paolo Maurensig

Riconosco ancora una volta come le vicende più strambe, surreali, impensate,
non sfiorino semplicemente la mia anima semplice e appassionata: posso affermare con certezza che il mio spirito si bea di certe storie, seppur consapevole che molti lettori non vedono ciò che vedo io. L'episodio tormentoso di questi giorni ha avuto come protagonista un autore di cui ho sentito e letto elogi da ogni dove, ma che, fra gli scaffali della mia strapiena libreria, era ancora piuttosto sconosciuto.
Ma forse ho ragione ogni tanto nel pensare che certi romanzi hanno bisogno del suo momento, per raccontarsi, e quest'ultima opera pubblicata da Maurensig è giunta nel momento più proprizio. Letta e divorata in una sera, qualunque siano le ragioni, a me ha conquistato parecchio. Ed rievocando le magiche, spettacolari atmosfere di Murakami Haruki - perlomeno a me ha ricordato questo - una buona dose di aspettative, sorprese, pensano siano le migliori compagne da tenere strette per la felicità di quei giorni in cui acquisterò finalmente La variante di Lunderberg; e nel mio silenzio spero di osannarlo anch'io come dovrà essere.


Titolo: Il diavolo nel cassetto
Autore: Paolo Maurensig
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 13, 50 €
N° di pagine: 114
Trama: Quando la pace dei boschi è percorsa da un fremito improvviso di rabbia silvestre, e di notte le volpi sembrano mettere sotto assedio il villaggio, forse bisognerebbe credere a una premonizione. In quel villaggio svizzero che vive da sempre in armonia, tutti e mille gli abitanti si sentono scrittori. Ma l'uomo che sta arrivando è il diavolo in persona. Le sue sembianze, neanche a dirlo, sono quelle di un editore.


venerdì 2 novembre 2018

Romanzi su misura: Ottobre

Mi sembra così infinito un mese, non appena sopraggiunge, e poi mi sorprendo a scrivere un nuovo post riguardante il riepilogo delle mie letture che acconsento a ridere di me stessa. Questo mio puro "stupore" è dovuto dal fatto, in ugual misura, all'agitazione, all'emozioni che mi colgono quasi sempre impeparata nel ritornare e approdare nuovamente qui. Così, fra uno stato di percezione privo di volontà e il rumore assordante dei miei pensieri avevo il peso di un numero non indifferente di letture che gravano sulle mie spalle come un fardello.
Da un angolino della mia anima ho potuto vedere come, questo mese, le mie letture siano state protagoniste di svariati eventi: svariate proposte di letture, improvvise partecipazioni o adesioni letterarie, interviste, acquisti impulsivi e, ultimo ma non meno importante, Halloween! Ebbene si, persino questa banale festa che continua ad essere onniscente, e di cui mi piace aderire con letture che mi permettono di vivere delle bellissime avventure.
Fu così che, presa da una specie di sete di conoscenza, questo mese si annovera come un buon mese, per quanto riguarda le letture. Ho camminato per più di una dozzina di chilometri con personaggi dalle svariate razze, sesso, forma o fantasia, in compagnia della mia immancabile agenda, abbandonando qualunque squarcio di realtà che, sentendomi meglio, avrei dovuto smaltire quando tutto sarebbe giunto alla fine.

Sfide letterarie:






Un quadro fantastico e reprensibile che trasmette tantissimo, un infinità di sensazioni, semplice, scorrevole, appassionante e perfetto in cui ogni cosa alla fine apparre splendido o esattamente come si era immaginato. Intrecciato in un bellissimo arazzo, realizzato mediante un cordone che si è sbrigliato man mano che si avanzava, su una vasta stanza piena di vampiri o un cielo plumbeo, o un oscuro cimitero i cui non morti brulicavano nella notte. 
Valutazione d'inchiostro: 4+

giovedì 1 novembre 2018

Due chiacchiere con l'autore: Allison Taylor

Lo chiamo "il momento perfetto in cui si mette a nudo la propria anima". La rubrica denominata Due chiacchiere con l'autore, nel bel mezzo di una sfilata di parole arenate fra le mie entrate librose e i miei pensieri letterari. Tutt'intorno, una cittadella di personaggi, di autori, che con i loro romanzi hanno lasciato un segno del loro passaggio. Una sorta di castello circolare sospeso nella volta celeste. Così come tanti altri prima di lei, l'intervista di quest'oggi è dedica a una mia coetanea bravissima e già molto abile con le parole, di cui io in una settimana ho fatto piazza pulita dei suoi nuovi romanzi.
Dopo qualche mese di assenza, ritorna su Sogni d'inchiostro raccontandoci un po' di lei e della genesi dei suoi romanzi. Del suo incontenibile amore per i libri e la scrittura, ma, soprattutto, cosa significa essere al giorno d'oggi un autrice emergente. Una cantastorie così giovane che ha fatto sussultare il mio cuore.
1) Ciao, Allison! Bentornata su Sogni d'inchiostro! E' davvero un piacere riaverti qui …Prima di dare il via all'intervista, dicci, chi è Allison nella vita di
tutti i giorni?
Ciao, Gresi! È un piacere anche per me e sono molto contenta di fare questa intervista. Allyson, nella vita di tutti i giorni, è una semplice ragazza di ventiquattro anni che lavora e si ritaglia dei momenti durante la giornata per scrivere e leggere.