martedì, marzo 31, 2020

Gocce d'inchiostro: L'abbazia di Northanger - Jane Austen

Fatico ad ammettere ancora con me stessa quanto ho desiderato accogliere, dopo tanti anni dal nostro primo incontro, Jane Austen nel mio cantuccio personale. Ogni volta che sedevo alla scrivania mi sentivo non propriamente soddisfatta nel non ricordare alla perfezione quello che avevo scorto, qualche anno fa, quando ero ancora un'adolescente, spesso distrattamente, eppure all'epoca ciò non mi interessava, non riuscivo ad ammettere come non fossi ancora pronta ad imbattermi in certe storie, ai lunghi anni di liceo in cui volli intestardirmi a completare la lettura di almeno un suo romanzo. Impresa titanica, se mi guardo alle spalle con la consapevolezza dei miei anni. Paure infantili, vittimistiche, che mi hanno indotta a procrastinarne la lettura, che sembrerà alquanto assurdo ma che pronunciarlo ad alta voce acquisisce un senso, fin quando non mi sono decisa, ed oggi continuo imperterrita in questo percorso. In precedenza fu con Emma, adesso tocca all'ingenua Catherine con la quale nacque un certo legame, nell'immediato, dato che lei stessa era dotata di una natura semplice, positiva della vita, ma diversa a dispetto della sagace Emma.
Ora che non risiedo più a Northanger, sono consapevole che questo mio percorso si concluderà solo quando avrò completato la lettura dell'intera collezione austeniana. E ignorando a bella posta la voce della mia coscienza, quella che mi aveva indirizzato a percorrere questa strada molto tempo prima, il bello di queste mie parole è che ci credo, credo con tutta me stessa di potercela fare. 

Titolo: L'abbazia di Northanger
Autore: Jane Austen
Casa editrice: Giunti
Prezzo: 8€
N°di pagine: 304
Trama: Catherine Morland è a tal punto influenzata dalla lettura dei romanzi gotici che, invitata dal padre del giovane Henry (di cui è innamorata) a trascorrere qualche giorno nell'antica dimora di Northanger Abbey, incomincia a interpretare in chiave horror alcune banali esperienze che li le capitano - una maniglia spezzata, un cassetto inspiegabilmente chiuso a chiave - arrivando a credere di aver scoperto le tracce di un orribile delitto. Grazie a Henry, Catherine ritroverà il senso della realtà e i due giovani potranno coronare il loro sogno d'amore.

domenica, marzo 29, 2020

Gocce d'inchiostro: Ritratti in jazz - Murakami Haruki e Wada Makoto

Musica e scrittura. Lirismo e magia. Quando iniziai a vedere ciò che questi due autori giapponesi spiegano in questo breve saggio, rimenbrai momenti del mio passato che coincidono col momento in cui feci di Murakami e delle sue storie il mio cantuccio personale.
Questa ennesima musicale raccolta risana 'ferite' che la stessa scrittura gli ha inferto, perché anche se il miglior ingrediente per dipingere un altro mondo è intriso nell'inchiostro, avrebbe unito due mondi, quello di qua e quello di là, concedendo così alla nostra stessa anima di perdersi e poi ritrovarsi.
Questo saggio, accompagnato da un breve carosello di immagini bellissime e impressionistiche, lanciano un certo vagito nel mondo. Trasformando qualcosa di inutile in indispensabile per chi è desideroso di apprendere qualcosa in più riguardo l'autore, la sua scrittura. Prendendosi quelle giuste misure come fanno solitamente i non appassionati del genere, constatando subito dopo di avere anime affini, consumate intensamente.

Titolo: Ritratti in jazz 
Autori: Murakami Haruki e Wada Makoto 
Casa editrice: Einaudi 
Prezzo: 13 € 
N°di pagine: 240
Trama: Murakami Haruki ha gestito un jazz club per molti anni prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura: ecco, leggendo "Ritratti in jazz" si ha l'impressione di essersi appena seduti a uno dei tavoli del locale a bere qualcosa mentre un vecchio amico, Murakami stesso, ti racconta quello che stai ascoltando. Il tono è confidenziale, caldo, privo di specialismi, eppure pieno di informazioni, curiosità, aneddoti, di cose che si scoprono. Quello, però, che più colpisce è la passione sincera e bruciante che ogni "ritratto" trasmette: Murakami riesce veramente a farti "sentire" il brano o il disco in questione.

venerdì, marzo 27, 2020

Gocce d'inchiostro: Nanà - Emile Zola

Nella confusione del momento, mai un buon libro è stato così importante, indispensabile per la mia vita. Non che la letteratura, la scrittura non abbiano mai svolto un ruolo fondamentale, ma ora come ora, in verità, mi attirano maggiormente soprattutto nel valutare l’ipotesi di dedicare del tempo a quelle letture che hanno languito sullo scaffale per troppo troppo tempo.
La settimana che sta per concludersi, dunque, mi vide impegnata con le vicende di una giovane donna borghese, le cui vicende si scontrarono con il mio animo semplice ma appassionato e provvidi a relegarmi nel suo cantuccio personale rispondendo alle sue esigenze ed << ascoltandola >> come non avevo fatto finora.
La condizione che imperversa nell’anima della giovane Nanà la dichiararono colpevole sotto molti punti di vista e la condannarono ad imboccare una strada non propriamente giusta. Zola, però, in veste di avvocato difensore, fece di questo romanzo un ritratto naturalista e veritiero in cui aleggiò nell’aria per quasi cinquecento pagine aggiungendo una certa verve alla sospensione condizionale della stessa Nanà.
Il risultato, naturalmente, per una giovane penalista sottratta da una fetta di misery society, provocante, subdola, rozza, a tratti ingenua a tratti domita, non fu certamente clemente. Eppure impossibilitata a non provocare moti di compassione, quasi affetto, per un << reato >> commesso e mai più espugnato. In quanto il ricordo di questa giovane protagonista è al di sopra della condizione che ritrarrà l’autore, specialmente nel credere che una sempliciotta fosse una banalissima seducente attrazione, mentre la sua smodata mancanza di rispetto, di concretezza e rigore e la sua crudele indifferenza verso i riguardi del prossimo, se non per un'unica persona, furono segno di uno spirito insensibile che è stato trattato con quella giusta severità. In quanto incensurata, secondo l’autore meritevole di seconde possibilità. Ma mai libera di quella fedina penale che la macchierà per sempre.
Titolo: Nanà
Autore: Emile Zola
Casa editrice: Newton Compton
Prezzo: 10 €
N° di pagine: 465
Trama: “Nanà” ha per protagonista una protagonista e per tema uno dei nuclei attorno a cui ruota l’intero progetto zoliano: la carne, ovvero la pulsione e la ricerca ossessiva del piacere. L’affresco orchestrato da Zola si basa, come sempre nello scrittore francese, su un lungo lavoro preparatorio fatto di interviste a prostitute vere e racconti di amici ben introdotti nell’ambiente galante.

mercoledì, marzo 25, 2020

Gocce d'inchiostro: Emma - Jane Austen

Non era prevista una visita della Austen. Non ero preparata, e non declinando la sua offerta di stare in compagnia di uno dei suoi figli di carta meno amati, pur di non essere assalita dai sensi di colpa e dover dunque rimandare occasione a data da destinarsi, non avrei mai saputo che esiste, o, perlomeno, dopo questa splendida lettura, si è instaurato un legame indissolubile fra me ed Emma Woodhouse. Il giorno in cui ciò accadde si svolse in un periodo ingarbugliato, travolgente e preoccupante, di cui l’ardire di trovarsi al cospetto di questa nobildonna inglese accese  un riflettore su una miniatura del tempo, di cui la Austen accese continuamente mediante diverse figure femminili, ma proiettata in Emma un intelligenza spiccata che coincide col sacrificio nel combattere per qualcosa di indispensabile. Quel tanto da rischiare un epoca soggetta a dogmi morali e civili che brancola nel buio, quel tanto da distinguerne i contorni debordanti dell’anima messa a nudo di una giovane intrappolata nell’animo di una vecchia, e il suo essere enigmatica, più avanti di chi la circonda. Più avanti, e con occhio clinico, comprenderemo certi suoi comportamenti, ma, per quanto mi riguarda, Emma mi ha concesso di scrutarne l’anima ma non scandagliandola, piuttosto guardandola da una parete, che la nasconde da false certezze, innumerevoli dubbi, fagocitandoci in un ambiente che ingenuamente credevamo potesse aiutarci a dimenticare chi ci sta dentro, trasformandolo in uno specchio che riflette solo quello che succede al suo interno.


Titolo: Emma
Autore: Jane Austen
Casa editrice: Giunti
Prezzo: 8 €
N° di pagine: 608
Trama: Emma è una ragazza viziata, spregiudicata e vanitosa che ha un unico obiettivo: progettare matrimoni per gli altri, anche quando non c’è nessun presupposto. Lei, al contrario, dice di non volersi sposare, di non voler perdere la propria libertà. 

lunedì, marzo 23, 2020

Gocce d'inchiostro: Cloud Atlants. L'atlante delle nuvole - David Mitchell

A metà di un mese interminabile, crudele ma beneficiario, vidi un autore che conobbi quasi sette anni fa fendere un muro di acqua e oltrepassare i miei confini. Venne nella mia direzione, avanzando imperterrito verso di me ben malgrado la brusca accoglienza che qualche anno fa gli concessi, e quando fummo abbastanza vicini e vidi che di David Mitchell ricordavo effettivamente molto poco, mi venne in mente che con una delle sue opere – l’unica che compongono gli scaffali delle mie strapiene librerie -, sette anni fa, avevo provato ad avventurarmi fra le maglie di una storia non propriamente semplice, epica ma proiettata su uno sfondo fuligginoso, ombroso, a cui ci si aggrappa mediante un certo umorismo pur di restare vivi, intatti, non lasciandosi contagiare dalla malinconia o dalla solitudine. Io però non ero stata molto attenta e mi rimase poco impresso della sua storia, che è piuttosto ingarbugliata, ricordando come di mezzo c’era un << organismo artificioso >> che avrebbe messo in ordine ogni cosa. Un universo di predatori, amorali e senza Dio, discretamente riservati e lontani.
Un periodo di maggior accuratezza, proprio come questo, non mi sottrasse a dover dedicare quel tempo prezioso a leggere quei romanzi, quelle storie, che solitamente mi trovo a dover procrastinare. Da una nave gigantesca, o un diario ricco di pensieri e sentimenti, questa volta, dunque, non ho potuto sottrarmi, e sebbene la tipologia di romanzo raccontata da Mitchell non si sposa con i miei gusti personali ha resuscitato un chè di lontano, quasi remoto che mi ha trasformato in una giovane paladina siciliana che, dopo aver sorvolato cieli di infinita bellezza, scrutato l’anima di chiunque, si è sentita parte di un cosmo infinito, la cui composizione a matriosca è uno squarcio di anime, di elementi racchiusi in altri elementi nel quale percepiamo il passato ma lo affrontiamo come se immersi nel presente.


Titolo: Cloud Atlants. L’atlante delle nuvole
Autore: David Mitchell
Casa editrice: Pickwick
Prezzo: 12, 90 €
N° di pagine: 600
Trama: I sei protagonisti di “Cloud Atlas – L’atlante delle nuvole “ vivono in punti e momenti diversi del mondo e del tempo, eppure fanno parte tutti di un unico schema, una specie di matrioska composta da sei personaggi uniti l’uno all’altro dal filo sottile e inestricabile del caso. Le loro anime si spostano come nuvole, passando dal corpo di un notaio americano di metà Ottocento, giunto su un’isola del Pacifico per assistere ai devastanti effetti del colonialismo, al giovane musicista che si intrufola nell’esistenza di un celebre compositore belga tra le due guerre mondiali. Da un’intrepida giornalista che indaga sull’omicidio di uno scienziato antinucleare in piena guerra fredda, a un editore inflese in fuga dai creditori nella Londra anni ottanta, sino a un clone schiavizzato nella Corea del prossimo futuro. Per arrivare infine all’alba del nuovo mondo – all’indomani dell’Apocalisse – e al suo primitivo, stupefatto abitante.

sabato, marzo 21, 2020

Gocce d'inchiostro: Dio di illusioni - Donna Tartt

Si è come instaurato un certo legame fra me e Donna Tartt, quantomeno non con la medesima intensità con cui credevo si instaurasse, e dopo la lettura di due splendidi romanzi e ora questa sua terza ed ultima – per il momento – opera, quando dovetti lasciarmi alle spalle ciò che si era concatenato fra noi per cimentarmi col mondo esterno, eravamo tornati ad essere divisibili. Le letture che più amo e che mi fanno perdere il senso del tempo, solitamente si concretizzano in un certo tipo di idillio. Sino ad ora non c’è stato niente e nessuno che mi ha fatto cambiare idea, e la lettura di Dio di illusioni avvale questa mia teoria, perché quando mi metto in testa qualcosa non c’è alcuna forza suprema a farmi cambiare idea. Più che altro i romanzi di Donna Tartt rinfacciano il mondo giovanile, quello dei ragazzi, così aggressivo, egocentrico, troppo << attivo >> rispetto a tutte quelle altre questioni che esulano dalla mia portata letteraria, troppo pretenzioso, malvagio, che in una trama di simboli, coincidenze, premonizioni, auspici, provenienti da qualcosa di estremamente fortuito, sfortunato e poco benevolo si svela per gradi, alle soglie di una favolosa scoperta. In attesa di quel miracolo, che ci faccia comprendere chi effettivamente siamo.
Titolo: Dio di illusioni
Autore: Donna Tartt
Casa editrice: Bur rizzoli
Prezzo: 13 €
N° di pagine: 622
Trama: Un piccolo raffinato college nel Vermont. Cinque ragazzi ricchi e viziati e il loro insegnante di greco antico, un esteta che esercita sugli allievi una forte seduzione spirituale. A  loro si aggiunge un giovane piccolo borghese squattrinato. In pigri weekend consumati tra gli stordimenti di alcol, droga e sottili giochi d’amore, torna a galla il ricordo di un crimine di inaudita violenza. Per nascondere il quale è ora necessario commetterne un altro ancora più spietato…

giovedì, marzo 19, 2020

Gocce d'inchiostro: Il principe e la sarta- Jen Wang e Mary Poppins - Pamela L. Travers

Quando il tuo Paese è invaso da una pantemia, da qualcosa di così terribile da impossibilitarti qualunque via d’uscita, qualunque posto di reclusione se non le mura domestiche, i libri sono il miglior surrogato per reagire. Per quanto dura sia restare lontano da tutto, dal mio ragazzo, dal lavoro, dai miei amici, da famigliari, i libri sotterrano ogni gesto di follia o tedio facendomi restare lucida, calma e tranquilla, facendomi così vincere impulsi di autodifesa. Oramai è trascorsa una settimana, e anche se le mie prestazioni fisiche si limitano a svolgere mansioni casalinghe, la noia o il tedio mi hanno sempre indirizzata a valicare mondi di straordinaria bellezza. Perciò restare a casa, in questo periodo di quarantena, non mi sembra così terribile, senza sformarmi più di tanto, ma il tempo adesso è così tanto a disposizione che non mi piace sommergere chi mi legge di post o recensioni. Mi limito dunque a rispondere ai miei impulsi letterari, ed eccomi pronta a parlarvi di due << letture >>, fra parentesi in quanto un romanzo in questione è una graphicnovel, mediante piani di scrittura dettagliati ma estremamente emotivi che quasi sempre soddisfano le mie aspettative. Poco male. Ed ecco che in questo giorno piatto ma soleggiato, campeggiano la recensione di due novelle che ho amato particolarmente – il primo – e deluso in buona parte – il secondo - . Due romanzi a sé stante fra loro, ma accomunati da temi ed epoche che ignari di chi li legge o si imbatte fra le sue pagine mi hanno fatto sentire orgogliosa di averli letti e conosciuti tanto da indurmi a dimostrare come certe letture non hanno delle età definibili e che sebbene la semplicità sono un buon analgesico per l’anima.

❀❀❀❀❀❀


Titolo: Il principe e la sarta
Autore: Jen Wang
Casa editrice: Bao Publishing
Prezzo: 21 €
N° di pagine: 296
Trama: Jen Wang racconta una storia deliziosa, ambientata all’inizio del Ventesimo secolo, ma assolutamente senza tempo: il giovane principe del Belgio è un cross dresser, e assume una giovane sarta perché gli cucia i bellissimi vestiti femminili che lui stesso disegna. La sera girano i locali di Parigi, e nessuno sa che sotto la parrucca di Lady Crystallia c’è una futura testa coronata. Cosa può andare storto, giusto?

martedì, marzo 17, 2020

Gocce d'inchiostro: New Grub Street - George Gissing

Contemplare una storia che si districa in una viuzza malfamata di Londra, e guardare ciò che si snoda segretamente nei momenti più bui e oscuri del giorno è certamente una bellissima esperienza. E questa volta sentivo che attraverso la stretta apertura di un legame particolare ha tenuto vivo il mio essere, saldamente ancorato alle nobili sorti di quelli di sognatori erranti dai modi signorili ma semplici. Ho provato infatti nei loro confronti un profondo senso di conforto, intimità, e probabilmente potevo vedere solo io che mi ero trovava impigliata nelle maglie di una trama significativa, speciale.
Svanirono dal mio campo visivo solo quando ogni cosa volse alla fine, a mano a mano che le vicende si districarono e il mio pensiero nei suoi riguardi diveniva sempre più luminoso nel chiaro mattino di fine inverno. Se ne andarono molto quietamente. Ed io sono rimasta a lungo ad accompagnare con lo sguardo il loro progressivo dileguarsi. Eppure la loro essenza, impressa su carta come sangue rappreso su una ferita, non svanirono del tutto. Alcuni, dalla luce più vivida o accecante, restarono. Io sono stata alquanto felice. E tale sentimento lo espugnano mediante parole, impresse nell’ennesima recensione, che transitano fin quando si fermano affinchè potessi vedere dove si collocarono.
Titolo: New Grub Street
Autore: George Gissing
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 574
Trama: Grub Street è la via di Londra in cui furono aperte le prime stamperie e dove nacque il mestiere di scrittore in senso moderno. Resa celebre da Alexander Pope nella sua satira del mondo letterario, da allora definì l’ambiente in cui si svolgeva l’oscuro e ingrato lavoro di un esercito di scribacchini costretti a sbarcare il lunario. Nella Londra di fine Ottocento, Edwin Reardon è uno scrittore di grande talento ma dallo scarso successo commerciale. Sebbene la continua incertezza economica e la povertà incipiente minaccioso il suo matrimonio con Amy è incapace di piegare la sua arte alle logiche del mercato e porterà avanti la sua coerenza fino alle estreme conseguenze. Al contrario, jasper Milvain, giornalista rampante e giovane sfrontato, in cambio di ricchezza e affermazione sociale è disposto a tutto: curerà sempre e solo le relazioni conveniente, scriverà ponendosi come obiettivo primario di ottenere fama e denaro, romperà la promessa di matrimonio fatta a Marian Yule, figlia dello scrittore Alfred Yule e scrittrice a sua volta, preferendole un’altra donna che può portargli maggiore vantaggio.

venerdì, marzo 13, 2020

Gocce d'inchiostro: L'imprevedibile viaggio di Harold Fry - Rachel Joyce

La stagione delle piogge sembra iniziata, anche se in ritardo, ma io non mi faccio mai influenzare dal tempo né dai grigi nuvoloni che incombono sopra la mia testa sforzandomi il più possibile di non pensarci. Evito di fare delle attività al chiuso, in questi ultimi giorni, date le notizie e gli incauti sussulti di episodi fuorvianti, che hanno isolato alcuna attività o proposito. Io, che non conduco una vita piuttosto fervida o attiva, non riscontro alcuna fatica ad adattarmi a queste nuove ideologie etiche utili per la sopravvivenza e come sempre commetto sempre lo stesso << errore >>: leggo di più. E ciò non mi dispiace per niente, sebbene di post su blogger pronti per essere letti o pubblicati ce ne sono già un numero considerevole.
Quanto alle mie letture, protagonista indiscusso di oggi, un simpatico vecchietto di ottantre anni che, da sempre tranquillo e ponderato, negli ultimi giorni impulsivo e impavido. Sensibile, romantico, tenero come un petalo appena sbocciato, che rispose ad un messaggio d’amicizia con prepotenza ed impetuosità prima che la clessidra del tempo si esaurisse.
Quella di Harold Fry è una storia che avevo letto e vissuto qualche anno fa, ma che per il semplice gusto di farlo mi ha sorpresa a riscoprirla con la primavera oramai alle porte. Sciorinando una storia toccante, semplice, coinvolgente, drammatica e speciale, come speciale è il suo simpatico protagonista, frustratissimo di esser troppo vecchio per prendere parte ad una follia, l’autrice scrive un romanzo che parla al cuore e che erigerà un solido muro di virtù, paradigmi che nemmeno il tempo o la vecchiaia potranno abbattere.
 Titolo: L’imprevedibile viaggio di Harold Fry
Autore: Rachel Joyce
Casa editrice: Pickwick
Prezzo: 9, 90€
N° di pagine: 310
Trama: Quando viene a sapere che una sua vecchia amica sta morendo in un paesino ai confini con la Scozia, Harold Fry, tranquillo pensionato inglese, esce di casa per spedirle una lettera. E invece, arrivato alla prima buca, spinto da un impulso improvviso, comincia a camminare. Forse perché ha con la sua amica un antico debito di riconoscenza, forse perché ultimamente la vita non è stata gentile con lui e con sua moglie Maureen, Harold cammina e cammina, incurante della stanchezza e delle scarpe troppo leggere. Ha deciso: finchè lui camminerà, la sua amica continuerà a vivere. Inizia così per Harold un’imprevedibile viaggio del sud al nord dell’Inghilterra, ma anche dentro se stesso: mille chilometri di cammino e di incontri con tante persone, che Harold illuminerà con la sua saggezza e la forza del suo ottimismo. Harold Fry è – a suo modo – un eroe inconsapevole, proprio come Forrest Gump: un uomo speciale capace di insegnarci a credere che tutto è possibile, se lo vogliamo davvero.

mercoledì, marzo 11, 2020

Gocce d'inchiostro: Notre Dame De Paris - Victor Hugo

Le pagine di un romanzo non possono esprimere emozioni: eppure non è pur vero che riescono a leggere il nostro cuore? Le pagine di un romanzo, come dice il mio amato Murakami, possono palpitare e, ad assicurarmi che è così e che in questo momento, proprio a me, stanno donando un'infinità di sensazioni altalenanti è Notre Dame de Paris. Coraggioso, forte, fiero, cui ho amato sin dall'inizio del prologo, quando erano ancora delle immagini sfocate. 
Sono trascorse quasi due settimane da quando in questo romanzo - corposo, ma emozionante e di bell'aspetto - ho riscontrato solamente sensazioni piacevolissime. Tutto ebbe inizio con un'incontro casuale e fortuito che, a distanza di poco tempo, ha completamento rovesciato il mio universo personale. Ero certa che, nonostante i miei pomeriggi fossero quasi sempre all'insegna del tedio e della monotonia, Notre Dame mi avrebbe tenuto compagnia per un bel po' di tempo. E con una felicità imprecisata, che come un buco nel cielo filtra la luce nell'infinito, ho coltivato nel cuore la speranza che potesse piacermi. 
Adesso che ho terminato di leggere di Frollo, Esmeralda, Gringoire, un sorriso smagliante spunta repentino sul mio viso. Sotto un cielo contaminato di inizio marzo che ha tremato da solo sotto un manto di quiete, riporto queste poche righe confidando di poter strappare qualche sorriso e magari regalare qualche sensazione. Invasa da un marasma di parole che hanno offerto al mio sguardo curioso l'aspetto di una tempesta repentina che si è riversata in ogni istante nello squallido angolo della mia esistenza.


Titolo: Notre Dame de Paris
Autore: Victor Hugo
Casa editrice: Oscar Draghi
Prezzo: 25 €
N° di pagine: 512
Trama: L'arcidiacono di Notre Dame, Claude Frollo, si innamora della celebre danzatrice zingara Esmeralda. Incarica perciò il grottesco campanaro della cattedrale, il gobbo Quasimodo, di rapirla. Ma il capitano Phoebus de Chateaupers la trae in salvo e conquista il suo amore. Frollo uccide Phoebus facendo ricadere su Esmeralda la colpa del delitto. Quasimodo intanto, commosso da una atto di gentilezza di lei, diventa quasi un suo schiavo e la conduce a Notre Dame per proteggerla. Dopo una serie di peripezie, Esmeralda verrà catturata e fatta impiccare sotto gli occhi di Frollo, che osserva impassibile l'esecuzione. Quasimodo, disperato, ucciderà Frollo e poi, con il cadavere della donna fra le braccia, si lascerà morire a sua volta.

lunedì, marzo 09, 2020

Gocce d'inchiostro: L'albero della vergogna - Ramiro Pirilla

Le mie letture contano sempre periodi alquanto brevi. Intensi ma brevi, e quello di Ramiro Pinilla non è un’eccezione che tuttavia mi ha piacevolmente colpita, intrigata, appassionata, ospitandomi in un gruppo di cittadini che ambiscono alla rivoluzione e alla restituzione di certi dogmi oramai perduti. Cattolici, ebrei, atei, guerrieri, una popolazione gran parte umile, lavoratrice, le cui famiglie arrivarono a Franco, piccolo paesino di Gexto, ma resi nell’immediato monocromatici della contea dei Paesi Bassi. Anche dopo tanto tempo, a qualche anno di distanza dalla liberazione della città dal regime nazista, perdurano tracce di antisemitismo, in genere sotto forma di bisbigli, sussurri, sorrisi di circostanza che per qualche momento ti illudono nel poter dimenticare le montagne di fuoco appiccate alle loro case, quando meno se lo aspettarono.
L’albero della vergogna sarebbe stata quella proiezione astrale e trascendentale che aspira alla restaurazione di un regime frammentario da cui sembra non ci sia alcuna via d’uscita. L’autore, spagnolo di nascita nonché presente alle vicende che si snodano in questo romanzo, abbracciando la scrittura ma poi anche altri umili mestieri, nella nettezza di certi dogmi o paradigmi, ricerca tramite imprese a suo rischio come promesse dinanzi alla morte, segreti la possibilità di passare il resto della vita nella terra natia.
Una creatura di questo genere è racchiusa nelle fragili membra di un uomo adulto ma dall’età indefinita, che susciterà ammaliamento e fervore, rimpiattato in se stesso come un intrepido animale prigioniero in uno zoo, che dalla sua postazione preferita osserverà con calma il sentiero insidioso che la vita gli ha riservato, domandosi chi avrà il coraggio di percorrerlo ma soprattutto di sopravvivere a tutto ciò che sarà concesso.

Titolo: L’albero della vergogna
Autore: Ramiro Pirilla
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 279
Trama: All’indomani della vittoria di Franco, il piccolo paesino di Gexto, nei Paesi Baschi, è un luogo paralizzato dalla paura: rappresaglie ed esecuzioni da parte di << quelli della Falange >>, sono all’ordine del giorno, e poco a poco gli uomini stanno scomparendo: alcuni sono caduti in guerra, altri vengono portati via in passeggiate dalle quali non si fa più ritorno, oppure fucilati di fronte alle loro famiglie, fra le grida delle loro donne. Ma chi c’è dall’altra parte? Altri uomini. Questa è la storia di Rogelio Ceròn, uno di loro, un falangista ventenne che fa quello che fa senza sapere bene perché. Un giorno uccide un maestro repubblicano sotto lo sguardo del figlio, un bambino di dieci anni; per lui niente sarà mai più lo stesso, quegli occhi gli rimarranno impressi nella memoria per sempre: occhi fissi, freddi, che non piangono, ma che promettono vendetta. Trent’anni dopo, gli abitanti del paesino si chiederanno quale mistero si celi dietro la figura solitaria del << pover’uomo della baracca >>, che da molto tempo conduce una vita da eremita prendendosi cura di un albero di fico, sopportando in silenzio l’assedio di un vicino convinto che sotto la pianta ci sia un tesoro. Cosa si nasconde, realmente, sotto quell’albero? Qual è il suo significato?

domenica, marzo 08, 2020

Solo uno squarcio nel passato: letteratura al femminile

La letteratura vittoriana e ottocentesca vanta diversi nomi celebri. Virginia Woolf, nel suo celebre saggio, spiegava le ragioni che per secoli hanno impedito alle donne di coltivare un talento artistico. L’epoca vittoriana però subì un netto miglioramento, e sebbene le donne furono inizialmente messe da parte, scrittrici come Ann Radcliffe, Mary Shelley, Jane Austen si cimentarono nella realizzazione del cosiddetto romanzo gotico. Un epoca che assistette a un’autentica esplosione di penne “rosa”.
A questo punto, certamente vi domanderete cosa voglio dire con questo post. Ci tengo particolarmente a parlarvi, nel giorno che commemora la giornata internazionale dei diritti della donna per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in quasi tutte le parti del mondo.
La mimosa, rappresentazione o atto nel turbare l’ordine pubblico, divenne simbolo di proposta purchè questa festa divenisse nazionale. Sicuramente tanti altri lettori avranno parlato in tempo reale di quelle figure donne, che rivolte a nessuno in particolare, dicono le cose così come le vennero in mente. Il suono di un ricordo, un eco lontano non offre particolari indizi. Grida di donne sole, incomprese, giungevano da porte sprangate.
In un giorno così importante, ovviamente era probabile che fra gli innumerevoli post commemorativi ci fosse incluso anche il mio. Perché di donne celeberrime e ampiamente ricordate in letteratura ve ne sono tantissime, ed io ho desiderato divulgare la loro esistenza nel mondo attraverso la scrittura.
 ❀❀❀❀❀❀
Al primo posto di questa classifica, una delle mie scrittrici italiane preferite. Una donna avvolta ancora nell’oscuro pantano dell’inominato e che, nei suoi romanzi, ci parla di figure estremamente vere e tangibili, forti e valorosi, che diffidano nell’entrare a contatto col mondo, fin quando coglieranno una certa lezione, un certo insegnamento dal quale non ci sarà affronto che mancherà di fare effetto.



Titolo: La vita bugiarda degli adulti
Autore: Elena Ferrante
Casa editrice: E/O
Prezzo: 19 €
N°di pagine: 336
Trama: Il bel viso della bambina Giovanna si è trasformato, sta diventando quello di una brutta malvagia adolescente. Ma le cose stanno proprio così? E in quale specchio bisogna guardare per ritrovarsi e salvarsi? La ricerca di un nuovo volto, dopo quello felice dell’infanzia, oscilla tra due Napoli consanguinee che però si temono e si detestano: la Napoli di sopra, che s’è attribuita una maschera fine, e quella di sotto, che si finge smodata, triviale. Giovanna oscilla tra alto e basso, ora precipitando ora inerpicandosi, disorientata dal fatto che, su o giù, la città pare senza risposta e senza scampo.

venerdì, marzo 06, 2020

Gocce d'inchiostro: Le peggiori paure - Fay Weldon

Per curare le ferite inferte ad un cuore fragile, ma algido, si nutre sempre un forte senso di protezione. Si è consapevoli che l’approccio brucia certi modi cavallereschi, ma alla fine i risultati ci sono. Ci sono, e ci sono sempre ogni qualvolta leggo romanzi i cui protagonisti, o la stessa anima del romanzo, è così tetra e gelida, quasi difficile da comprendere. La Ragazza che si cura con le parole non rinuncia alla sua ossessione. E, in un certo momento della sua vita, va alla ricerca sotto mentite spoglie di donne o uomini la cui vita è stata sconvolta o recisa da eventi o fatti traumatici. Alla fine ci riesco veramente. Ed i romanzi in questo caso sono solo espedienti. Mi si pongono con modi gentili, eleganti, quasi raffinati e rispecchiano la cronaca di tutte le assurde e ridicole illusioni, cosicchè quando faranno ammenda dei propri errori potranno rendersi conto di ciò.
Le peggiori paure mi è piaciuto sin dal primo momento in cui lo vidi. Secondo me, Alexandra, la protagonista, era veramente pazza. E se inizialmente ciò fosse un’impressione, successivamente divenne una certezza. E la sua autrice, orchestrerà personalmente una vicenda, fortemente predisposta al dramma e al tragico, in cui si avverte un certo desiderio di rinascita, rinnegando la morte o qualunque evento infausto.
Un’ammirevole consapevolezza di ciò che riportano queste pagine, che la sua autrice ha scelto proprio per uso e scopo personale. Analogamente, sfruttando al massimo quello che si ha con una certa apatia, un certo stoicismo, abbracciando tali concetti come se fossero semplici abitudini. Ed architettando un giallo / noir che ritrae perfettamente i cosidetti ambienti “british”, nel cuore pulsante di anime dannate che non possono non essere tali decifrando il ruolo che essi stessi svolgono.
Titolo: Le peggiori paure
Autore: Fay Weldon
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 16 €
N° di pagine: 422
Trama: Alexandra Ludd, attrice e donna affermata, è appena rimasta vedova. Il marito Ned, un critico teatrale molto in vista, è morto inaspettatamente a causa di un infarto nella loro bella casa di campagna, mentre lei si trovava a Londra. Fino a quel momento il rapporto tra i due sembrava felice e privo di ombre, e ora Alexandra è sconvolta, ma una serie di strani dettagli la obbliga a porsi delle domande: accenni di indizi e mezze parole nel giro di pochi giorni si concretizzano in una verità che sovverte ogni sua convinzione di quanto donna, madre e artista. Una rivelazione dopo l’altra, la protagonista giunge alla definitiva presa di coscienza; le sue amicizie erano false, tutte le sue peggiori paure avevano un fondamento. Ned aveva una vita parallela di cui lei era totalmente all’oscuro.

mercoledì, marzo 04, 2020

Gocce d'inchiostro: Il conte di Long Island (Honorable Men Series Vol 1 ) - Jd Hurt

La mia “frequentazione” con Jd Hurt è oramai di lunga data. In una manciata di anni ho avuto modo di conoscerla un po’, mediante i suoi romanzi, che ho sempre giudicato come dei piccoli squarci sulla sua anima. Nel mondo della letteratura, Jd Hurt, infatti, è una macchina da guerra: la scrittura dà l’impressione di non poter abbattere alcun muro, valicare alcuna barriera, eppure lei ci riesce. E anche egregiamente, devo dire. Scrive ciò che vuole, quello che più la aggrava, senza dover rendere conto a nessuno. Molte persone si lasciano ingannare dall’apparenza, ma se si osservasse con più attenzione, esaminare le cose da più angolazioni, ci si rende conto che dietro ogni gesto, parola o azione ci sono delle ponderazioni. Come un giocatore di shogi che ha ben chare in mente le prossime mosse. Che non mi piacciono le strategie è certo, ma Jd Hurt traccia una giusta linea di demarcazione oltre la quale si spinge ma non valicando i confini dell’eccessivo o esagitato. I suoi romanzi infatti, si può dire, hanno un carattere troppo violento, ma ancora una volta mi sono sentita persuasa e coinvolta, stretta nelle maglie dell’ennesimo conturbante ritratto realistico che a leggerlo ho corso il rischio di restare incagliata per sempre nelle ossessioni della sua bellezza.
Approfitto di questa nuova opportunità concessami dall’autrice, a cui riserbo un ringraziamento speciale – grazie davvero!, per ospitarla ancora una volta, e, quest’oggi, con la recensione del suo ultimo romanzo scritto. E, spassionatamente, mi premuro ad invitarvi e lasciarvi travolgere dal suo incanto. Giungere all’epilogo di ogni suo libro è una sensazione davvero fastidiosa, consapevole che di romanzi ce ne sono a centinaia a cui potrei chiedere conforto. Eppure il cuore batte dolorosamente quando tutto, la magia al suo interno, finisce: e qui resto, in preda allo stupore più assoluto.



Titolo: Il conte di Long Island
Autore: Jd Hurt
Casaitrice: Selph pubblishing
Prezzo ebook: 2, 99 €
N° di pagine: 274
Trama: L’ho vista in culla e subito con lei si è creato un legame. All’epoca mi chiamavo Tony Mancuso. Ero solo un piccolo delinquente desideroso di scalare le vette della mafia newyorkese, ma volevo aiutarla. Ternerla con me, proteggerla per sempre. Non sapevo che quel legame sarebbe diventato un mistero che mi avrebbe condannato alla prigionia per diciassette anni, distrutto nel corpo e nell’anima. Ora sono tornato; il mio nome non è più Tony. Io sono il Conte di Long Island e devo dipanare quel mistero per potermi vendicare. Lei si chiamava Camille. Adesso è Rose; un frutto proibito. Ma il suo nome non conta più e neppure la giovane età, perché è diventata la piccola parte di una realtà molto più grande. La guerra contro i clan di New York.



Da bambina la mia vita era una musica che suonava sempre più lieve. Mi limitavo ad esistere. Mia madre, mio nonno, il mio clan scandivano ogni minuto del mio tempo. Mi dicevano: “ è colpa della Mafia. Devi rassegnarti”. Finchè ho scoperto che era tutta una bugia. Allora sono scappata. Credevo che sarebbe stato facile perdermi nel mondo e capire chi sono veramente, ma poi è comparso lui: il mostro, l’adulto che vuole distruggermi. Il Conte di Long Island. Pensa di addomesticarmi, ma io sono stata prigioniera, mai ingenua. E imparo in fretta. Grazie a lui ho capito che non esiste glora facile. Ci si deve scontrare col sangue, con le ossa. Mi chiamo Rose Capascio e ora sono pronta. Pronta per la guerra contro il Conte di Long Island.



N.B: Il Conte di Long Island è un mafia, forbidden, suspense romance dai risvolti dark. E’ il primo volume autoconclusivo della Honorable Men Series. Contiene tematiche delicate, e talvolta, scabrose. Se ne consiglia pertanto la lettura ad un pubblico adulto e consapevole.

martedì, marzo 03, 2020

Romanzi su msura: Febbraio

Dunque rieccomi qui! I giorni trascorrono senza che io me ne accorga, e di letture e di pensieri da riporre nero su bianco ce ne sono a bizzeffe. Come di consueto, prendo il mio bloc notes, e mentalmente sarei tornata con quelle figure che in una manciata di settimane mi hanno tenuto compagnia. Poiché non sono il tipo da ignorare gli incauti sussulti del mio cuore,  è importante non tralasciare niente. E così eccomi vagare nei meandri riottosi di cuori selvaggi, anime appassionate ma legate da un amore insano e violento, svariate vicende risalenti a diverso tempo fa. L’animo colmo di entusiasmo, speranza, emozioni, nel bearsi di fiabe che ritraggono gente comune, folli, ribelli, per i quali c’è una vita sola e un luogo solo, questa vita e questa terra.




❀❀❀❀❀❀

Romanzi su misura in digitale:
Favola moderna, che esalta gli antichi miti greci, altamente introspettiva, che non ha trasceso su niente, ma il cui messaggio è celato in un unico contesto: cosa succede quando bisogna affrontare la morte?
Valutazione d’inchiostro: 3

domenica, marzo 01, 2020

Gocce d'inchiostro: Le confessioni di Frannie Langton - Sara Collins

Gironzolano quasi sempre per una manciata di minuti i miei pensieri, ogniqualvolta concludo di leggere un romanzo, sostando  temporaneamente o più del dovuto pur di interpretare ciò che racchiudono le sue pagine. Poi a mia volta prendo il volo. Riesco a trovare delle spiegazioni, e con le parole cerco di valicare i confini del possibile. Ho così traversato un ponte invisibile, che collega il mondo di qua con quello di là, avvolta in un sudario di fascino e oblio che mi ha permesso di approdare nella Londra vittoriana d’inizio ottocento. Ho scritto, pensato tante cose, riassettato nuovamente secondo la più piatta routine, e quella di Sara Collins fu una bella esperienza di lettura che riflette la condizione razziale di giovani donne e uomini che disgraziatamente riflette quella attuale. E la meticolosa descrizione non provoca reazioni di raccapriccio o spavento bensì rammarico e frustrazione. Questa storia non possiede nulla di nuovo da altri romanzi che circolano al momento, eppure sono sempre squarci ideali per interpretare meglio il mondo circostante.
Il mio stato d’animo diviene quasi sempre ambivalente e contradditorio, e instaurando un legame fatto esclusivamente di armonia e condivisione, mi sono sentita parte integrante di un mondo totalitario che sopraffae e che come un effetto scatenante innesca una sorta di avversione ad interagire col mondo esterno.


Titolo: Le confessione di Frannie Langton
Autore: Sara Collins
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 22 €
N° di pagine: 432
Trama: 1826. Londra è in fermento. La folla ha preso d’assalto l’Old Balley, il tribunale in cui si celebrano i processi più importanti del Paese. La folla è lì per vedere Frannie langton, la cameriera incolpata di aver ucciso senza pietà i suoi padroni. Mr e Mrs Benham. L’accusa la dipinge come una sgualdrina, una ex schiava seducente e manipolatrice che ha approfittato del buon cuore dei suoi signori. Ma nonè la verità, o almeno non è proprio tutta la verità. Così finalmente, dal banco degli imputati, Frannie può urlare al mondo la sua storia. Che inizia in una piantagione, quando da bambina impara a leggere, anche se è incatenata. E finisce nella Londra dei lord e delle dame, dove le catene sono altre, ma non per questo meno dure.
You can replace this text by going to "Layout" and then "Page Elements" section. Edit " About "
 

Sogni d'inchiostro Template by Ipietoon Cute Blog Design and Bukit Gambang