giovedì 18 aprile 2019

Amori di carta: Elena Ferrante

Per diversi mesi non mi sono azzardata a preannunciarmi su quell'autore o quell'autrice che presto o tardi sarebbe stato la protagonista/ il protagonista di un nuovo appuntamento della rubrica Amori di carta. L'ho rinchiusa ermeticamente nei miei pensieri che quasi l'avevo dimenticata. La questione concerne semplicemente che, fra gli scaffali strapieni della mia libreria, non vi è entrato a far parte alcun autore di cui ancora non vi ho parlato. Un autore che conosco abbastanza bene da elargire e tessere lodi, ed è come se - pur non avendo alcun << movente >> - avessi accantonato questo mio nuovo progetto, facendolo quasi uscire di scena. Il mese scorso, tuttavia, la dolce e romantica Paullina Simmons aveva fatto irruzione nelle stanze polverose del mio animo scaldando il mio cuore con una melodia che è arrivata dritto dritto nel mio animo; essendo stata, per così dire, protagonista indiscussa di questa rubrica, dopo mesi e mesi che non la estraevo dalle più oscure profondità dell'abisso, quest'oggi eccomi nuovamente qui pronta a controbilanciare la tenebra di quel momento sostituendola con una fervente attività. Accogliere Elena Ferrante, quindi, è stato l'equivalente di entrare in me stessa, non potendo più concepire di trascurare o tralasciare qualcosa o qualcuno che amo molto. Ed è precisamente altrove che mi sono trovata con Lena e Lenù, ma anche con Olga, Delia, Rosaria, la stessa autrice, sebbene l'autrice non lo verrà mai a sapere.
Perciò, in questo pomeriggio d'inizio aprile, come se guidata da volontà mistica, mi sono avvicinata agli scaffali della mia strapiena libreria e, arrestandomi, come in omaggio ai primi mesi dell'anno, ho preso il primo volume de L'amica geniale e ho osservato attentamente. Che cosa ho visto in queste pagine? Quali sono le vere ragioni per cui i romanzi di quest'anonima autrice italiana occupano una posizione forse la più fortunata di tutte, stando al di sopra di quel filone narrativo dove ha fine l'indigenza, l'incomprensione, la paura, lo sfiaccamento morale e sociale, dove la Guerra - sia morale che nel vero e proprio senso del termine - soffoca qualunque slancio naturale, la fatica di doversi comportare come tutti gli altri quando il desiderio impellenti di essere liberi, istruiti o diversi è molto più forte di qualunque cosa?
Sono dunque state queste le ragioni per cui Amori di carta reca quest'oggi come titolo indiscusso il nome di un autrice del calibro come la Ferrante che, studiando e intepretando l'individuo come essere prettamente solitario e incompreso, sempre in bilico sull'orlo della follia, della disperazione, converge in un unico punto, dominato da leggi irresistibili, del decoro o del dovere, come due torrenti in un'unica valle.
I toni impregnati di calce, grigio, una patina quasi ostruttiva che aleggia attorno come invisibili particelle, la violenza onnipresente come l'oscurità che grava nell'animo dei protagonisti come fardelli troppo pesanti, divengono man mano sempre più evidenti, donando una certa sensazione di isolamento. Ed in questa atmosfera remota, che aleggia tutt'attorno come invisibili particelle, la Ferrante esibisce una dignitosa grandezza spirituale e fisica, come un potere sovrano che mediante scrittura trapela un certo fascino, un certo magnetismo persino per i personaggi minori.
La quintaessenza immaginaria, divenuta poi realistica, delle donne condensate in un unico modello di donna succube e debole, ritratte con pennellate che diventano sempre più marcate, si mutano in concetti inavvicinabili al tatto ma non allo spirito che accorda inquietudine e insoddisfazione e in cui diventa evidente l'esigenza dell'autrice di avvicinarsi ed interpretarne la sua natura artificiosa.
Ogni romanzo è un sentiero sinuoso formato da pezzi di vita che, sovrastandosi l'uno all'altra, trovano ciò che si cerca. Ogni storia è un insieme di sbuffi di ricordi vissuti e dimenticati. Ogni opera è un inno celestiale che si leva al cielo nonostante la foschia, fino a raggiungere un atmosfera un po' più luminosa, le sottili membrane del cuore umano.

martedì 16 aprile 2019

Gocce d'inchiostro: Le cinque persone che incontri in cielo - Mitch Albom

Mitch Albom mi ha raccontato una storia che parla di morte. Sebbene a me non mi abbia detto e trasmesso niente di più di quel che mi ero immaginata, e mancasse quel pathos o quello slancio emotivo con cui mi aggrappo a questo tipo di storie, il suo modo di narrare, il suo modo di porsi, per certi aspetti, è stato piacevole. La cosa più accattivante è stata la rapidità di scoprire se, alla fine, il povero e penitente Edward, potrà ricongiungersi con la sua dolce metà. E si riappacificherà parlando al lettore, ma, per quanto mi riguarda, non arrivando dritto dritto al cuore.
Un dialogo semplice, intimo con la nostra anima, che dà prova come il suo sentirsi inadeguato e pentito è una condizione sincera e che la brevità di questa sua storia non nasce da un atteggiamento di disprezzo verso le persone. Forse, se le nobili gesta di Edward fossero state dettate per puro e semplice pentimento e inzuppato di eros o un certo coinvolgimento emotivo, adesso sarei impegnata a riempire intere pagine di drammi e deliri. Eppure, non è stato così. Perlomeno, non propriamente. E di delirio, di una sinfonia che scaldasse il mio cuore, era proprio quello a cui speravo di andare incontro. Pur trasmettendo un'impressione di sincerità, aver instaurato un certo cameratismo, Mitch Albom mi ha lasciato parecchio insoddisfatta.
Qui, di seguito, la recensione di questo piccolo racconto, che poi tanto piccolo non è, in quanto è un respiro non ancora esalato. Ammonimenti su ciò per come sono andate le cose, e per come sarebbero potute andare. Di come l'uomo, sebbene essere imperfetto, dovrebbe fare tesoro da certi insegnamenti che ci inferte la vita, comprendere cosa è giusto e sbagliato, ma, soprattutto, compiere degli errori e non ripeterli mai più.

Titolo: Le cinque persone che incontri in cielo
Autore: Mitch Albom
Casa editrice: Bur
Prezzo: 11 €
N° di pagine: 267
Trama: Eddie, vecchio e solo, ha avuto una vita come quella di tanti altri. E' il giorno del suo ottantatreesimo compleanno e nel luna park in cui lavora una bambina è rimasta intrappolata nella grande ruota panoramica e rischia di cadere. Eddie si arrampica per aiutarla, ma scivola, precipita e muore. Si risveglia in cielo e scopre che il paradiso è il luogo in cui ciascuno di noi incontrerà cinque persone che gli sveleranno il senso della propria vita. Ascoltando i racconti dei cinque maestri ( uno dei quali è la moglie Marguerite, morta molti anni prima), Eddie rivedrà sotto una nuova luce tutto il suo passato e capirà che anche la sua umile esistenza ha avuto un ruolo necessario nell'ordine delle cose.

sabato 13 aprile 2019

Gocce d'inchiostro: Jonathan Strange e il signor Norrell - Susanna Clarke

Le previsioni riguardo la lettura di questo romanzo si sono realizzate solo in parte. La lettura delle appassionanti vicende del signor Norrell e Mrs Strange la esaurii completamente in un lasso di tempo piuttosto lungo a dispetto dei miei standard, facendo scomparire letteralmente i miei ideali di perfezione e avvicinamento. Che un romanzo come quello della Clarke avesse avuto un successo del genere è un evento non propriamente insolito. Lettori di ogni luogo o nazione furono attirati da un opera che apparentemente non possiede niente di speciale, quindi mi aspettavo grosse sorprese dalla mia visita in sé, dal momento in cui avrei messo piede nella fumosa Londra vittoriana dell'epoca napoleonica che avrebbe destato una tempesta di emozioni. Anche se questa lettura non mi avrebbe fatto apprezzare il fantay molto più di come lo apprezzo adesso.
Nella classifica delle letture del mese di Aprile, alla fine di ogni mese, ci sarà certamente un breve trafiletto riguardante l'unica opera scritta da Susanne Clarke. Si evidenzierà una certa bravura e una certa meticolosità per il periodo storico realizzato, un'acuta sensibilità e una grande capacità immaginativa. Il romanzo però avrebbe potuto segnare il mio animo con una melodia tutta sua poiché intrisa di una buona dose di immaginazione, ma scevra di quella tendenza di perdere completamente il contatto con la realtà. Bensì solo in parte. Ciò non toglie che le straordinarie gesta di Mr Norrell e Mr Strange sono state davvero interessanti da leggere e interpretare. E, soprattutto, piuttosto interessante è stato il modo per come è stata scritta. A prestare fede a quanto tempo, quante ricerche siano state realizzate per creare dal nulla uno scenario storico piuttosto fedele e, per usare un eufemismo, perfetto, che raramente si trova nei fantasy odierni.

Titolo: Jonathan Strange e il signor Norrell
Autore: Susanna Clarke
Casa editrice: Tea
Prezzo: 16 €
N° di pagine: 887
Trama: All'inizio dell'Ottocento, della magia inglese rimangono quasi solo leggende come quella di Re Corvo, il grande mago capace di fondere la sapienza delle fate con la ragione umana. Ma dalle regioni del Nord un tempo visitate da elfi e folletti appare il signor Norrell, capace di far parlare le statue della cattedrale di York; la notizia sembra segnare il ritorno della magia in Inghilterra, e Norrell si trasferisce a Londra per offrire i suoi servizi magici al governo, impegnato nella guerra contro Napoleone. Ma una profezia parla di due maghi che faranno rinascere la magia inglese. Uno dei maghi è Norrell. E l'altro chi è?

mercoledì 10 aprile 2019

Gocce d'inchiostro: Le braci - Sàndor Màrai

Sono trascorse alcune settimane prima che mi approcciassi a un autore ungherese, acclamato da critica e pubblico, come Sàndor Màrai. Terminato l'ultimo romanzo che mi aveva tenuto compagnia per una manciata di ore, decisi di leggere Le braci accettando l'invito che un generale ungherese, onesto, sensibile e galante mi aveva deliberatamente concesso. Tuttavia non mi illudevo che dietro a questa offerta ci fosse molto più di quel che credevo. Una certa concretezza, una certa passione, un certo sentimento, riversate in pagine che apparentemente non possiedono niente di speciale ma in cui serpeggia la perpetua sensazione che si nasconde qualcosa. Nelle ossa, nel sangue, nella carta, nel mistero del tempo e della vita, qualcosa che non si può comunicare agli altri e non si può tradurre in alcun modo: segreti che le parole non sono in grado di sostenere.






Titolo: Le braci
Autore: Sàndor Màrai
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 13 €
N° di pagine: 181
Trama: Dopo quarantun anni, due uomini, che da giovani sono stati inseparabili, tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l'altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento. Null'altro contava per loro. Perché? Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare: " una forza che brucia il tessuto della vita come una radiazione maligna, ma al tempo stesso dà calore alla vita e la mantiene in tensione". Tutto converge verso un "duello senza spade" ma ben più crudele. Tra loro, nell'ombra, il fantasma di una donna.

lunedì 8 aprile 2019

Gocce d'inchiostro: Ragione e sentimento - Jane Austen

Questa recensione doveva essere pubblicata i primi del mese, periodo in cui avrei dovuto elaborare un piano pur di realizzare una recensione meticolosa ma bella. Ben o male i miei progetti sono andati a buon fine, e il pensiero di riabbracciare una delle opere più belle di Jane Austen mi è sembrato quel luogo magico in cui i pensieri o le paure più oscure evaporarono in un niente.
Titolo: Ragione e sentimento
Autore: Jane Austen
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 9 €
N° di pagine: 368
Trama: Lo scenario è la lussureggiante campagna inglese. Siamo a cavallo fra due secoli, Settecento e Ottocento. Tre sorelle perdono il padre, venendo a trovarsi in ristrettezze economiche a causa dell'avidità della cognata. Le reazioni a catena generate dall'improvvisa povertà influenzeranno profondamente le loro vite, anche negli aspetti sentimentali più privati.

sabato 6 aprile 2019

Gocce d'inchiostro: La camera azzurra - Georges Simenon

Per quale motivo ho sobbarcato un romanzo di Georges Simenon?
Per curare le ferite della mia incredibile vergogna, tutto ciò che posso dire è che questo romanzo mi ha aiutato nel momento del bisogno. Il signor Norel e Johnatan Strange si stanno rivelando una compagnia piuttosto piacevole, ma lenta e talvolta ripetitiva. Un nuovo romanzo, un nuovo amico avrebbe potuto aiutarmi a vivere meglio questi giorni.. Quale? Rammento ancora le mie perplessità, i miei dubbi su La camera azzurra e sul suo autore. Ma senza risultato. Georges Simenon è un autore che non credo rinuncerò a leggere tanto facilmente. Ad un certo punto sarò consapevole di un interesse che forse, col tempo, potrebbe trasformarsi in ossessione.
Eppure, alla fine, ciò che conta è quello che un romanzo, o per meglio dire, il romanzo trasmetta. E proponendolo come se posto dinanzi a una folla, o davanti a uno specchio, le cronache di vita di due giovani amanti e le loro ridicole illusioni, che alla fine dovranno pagare il prezzo dei loro errori.



Titolo: La camera azzurra
Autore: Georges Simenon
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 11 €
N° di pagine: 153
Trama: "Sei così bello" gli aveva detto un giorno Andrèe "che mi piacerebbe fare l'amore con te davanti a tutti …". Quella volta Tony aveva avuto un sorriso da maschio soddisfatto: perché era ancora soltanto un gioco, perché mai nessuna donna gli aveva dato più piacere di lei. Solo quando il marito di Andrèe era morto in circostanze non del tutto chiare, e Tony aveva ricevuto da lei il primo di quei brevi, sinistri biglietti anonimi, solo allora aveva capito, e aveva cominciato ad avere paura.

giovedì 4 aprile 2019

Danzando su carta: 15°

Non ho mai avuto una dipendenza così forte come quella per la letteratura; niente di nocivo, ma nemmeno da definirsi indifferente. Il denaro, in questo caso, per me non conta granchè, e quando vado in libreria, se mi trovo nella condizione di poterlo fare, non ci penso due volte. Prima degli sconti Adelphi del 2019 avevo pubblicato un post delle mie nuove entrate libresche verso la metà del mese di gennaio: era stato concepito in maniera quasi del tutto improvvisa, avevo accumulato un discreto numero di romanzi ricevuti in dono per Natale, piccole grandi gioie per la mia anima semplice ma romantica che mi mantenne soddisfatta sino a una settimana fa. Per esempio, sino a quando la scorsa settimana mi sono recata alla libreria più vicina della mia città, e ho acquistato parecchie cose.

Questo il mio ricco bottino libroso che conferma ancora una volta il mio entusiasmo, la mia felicità per il mondo di carta e inchiostro. Tante storie, tanti autori, tanti luoghi o posti ancora da leggere e vivere che non vedo l'ora di visitare, vivere come una seconda pelle. Arrivando dritto dove desidero esattamente trovarmi, ascoltando ogni cosa possa sentire.




Titolo: Intorno al mondo con zia Mame
Autore: Patrick Dennis
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 19, 50 €
N° di pagine: 349
Trama:  Partendo per l'Oriente col piccolo Michael, Mame aveva promesso di tornare in tempo per la riapertura delle scuole, e qualcuno aveva fatto finta di crederle. Ma sono passati due anni e mezzo, e della strana coppia non si hanno notizie, a parte qualche salutino entusiastico sul retro di una cartolina, regolarmente inviata dai luoghi più incantevoli ( o improbabili ) del pianeta. Pegeen è fuori di sé, ma Patrick le dice di non preoccuparsi: zia Mame gira il mondo meglio di chiunque altro, ha solo il vezzo di non imporsi una data per il rientro. Tu come lo sai, gli chiede Pegeen. Perché ho viaggiato con lei, prima della guerra. Ah. Questo Patrick lo aveva taciuto, ma adesso, per tranquillizzare Pegeen, lo racconta - certo, con qualche omissione. Del resto, rivelare come zia Mame abbia semidistrutto le Folies Bergère, sia rimasta invischiata nei preparativi per un colpo di Stato nazista in Austria o abbia sconvolto la routine di una ricca comunità di espatriati tra le montagne del Libano, be, rivelare tutto questo non è l'ideale per placare una madre in ansia.

martedì 2 aprile 2019

Romanzi su misura: Marzo

Quando si leggono tanti libri, specie se il lasso di tempo è piuttosto breve, non riesco mai a dare un vero e proprio fondamento alle mie sensazioni. In questi momenti è come se non provassi niente, o, per meglio dire, come se dei libri letti serbassi semplicemente splendidi ricordi, o idee insulse. La rubrica de i Romanzi su misura, ben o male mi aiuta a riflettere e a stilare una classifica che mi permetta di comprendere la sola cosa più importante: cosa è per me un romanzo. Se bello o brutto tutto sommato non ha poi una certa importanza; ebbene, scrutare l'anima di quel romanzo, comprendere appieno i motivi per cui è stata concepita e, in particolare, i motivi che indussero a chi lo scrisse a scriverlo in un certo modo.
Sfogliando la mia agenda ho constatato che di libri belli, in questo terzo mese dell'anno, ce ne sono stati davvero tanti. Così come di un certo spessore sono il numero di opere con cui ho trascorso piacevolissimi pomeriggi, all'insegna del tedio e della monotonia.
E, dopo quest'attenta riflessione, forse è giunta l'ora del vostro di momento! Sarebbe ora di condividere quelli che sono stati i miei amici d'inchiostro. Ed ecco che vi do il benvenuto, spalanco una finestra virtuale, e mi sento felice J

Sfide letterarie:



Una lettura davvero bellissima, sensazionale ed emozionante che, in una dolce confusione dei sensi, trascina in attimi di vita comuni, fuggendo nella veridicità delle cose. Nel fantasmagorico teatrino messo su dalla stessa Mame che potrebbe generare una certa confusione, in una semplice e malconcia enciclopedia o in un tacito contatto di sentimenti e amore, col cuore ammutolito e deliziato dalla sua pienezza.
Valutazione d'inchiostro: 4



domenica 31 marzo 2019

Gocce d'inchiostro: La notte dell'ultimo bacio - Cristina Lopez Barrio

Non poter perdersi completamente nella pianura infinita di parole e inchiostro che per qualche giorno mi hanno tenuta prigioniera, in un luogo così vicino al nostro ma così lontano dalla landa deserta in cui solitamente sprofondo e che adorna la mia vita, si è rivelato un gesto più romantico che utile, e una volta terminato questo volume decisi che oramai era giunto il momento di indirizzare i miei interessi su altro.
Eppure, se decidessi di prolungare nel mondo di Berenjena la mia permanenza per qualche altro minuto, il tempo necessario per chiarire le idee e scrivere una recensione di senso compiuto, bussando con energia raddoppiata alle porte del mio animo, ho raccolto strane ed inquietanti consapevolezze.
Il mondo aveva acquisito una struttura irreale, le cose cominciavano ad acquisire significato, tutto mi sembrava allo stesso tempo famigliare e irriconoscibile. La magia galleggiava nell'aria e la fantasia che abita nei libri era solo la mera trascrizione di fatti vissuti in un secolo che non è più il nostro. Mi venne in mente, dunque, che questa mole detta realtà - così ostile e sgradevole a mostrarsi - non mi aveva dato un attimo di tregua, e che un rosario di ostacoli aveva condotto Berenjena in un luogo straordinario, fra le vecchie grigia mura di un istituto logoro. Piccola grande combattente, determinata a non essere trascinata da un'esistenza scandalosamente banale.


Titolo: La notte dell’ultimo bacio
Autore: Cristina Lopez Barrio
Casa editrice: Sperling & Kupfer
Prezzo: 18, 60
N° di pagine: 480
Trama: Toledo, 1625. Davanti al più feroce dei tribunali la giovane e misteriosa Barbara deve difendersi dall’accusa di eresia. I testimoni che si susseguono, però, sembrano descrivere due persone diverse: una donna perfida che getta maledizioni e l’altra santa che guarisce e consola. Qual è la verità? Solo Berenjena, la lavandaia dell’Orfanotrofio della Santa Soledad, conosce tutta la storia della ragazza e la racconta fin dal suo inizio, nella torrida estate di ventisei anni prima a Madrid. A quel tempo, la neonata Barbara viene abbandonata nell’orfanotrofio. E’ avvolta in uno scialle azzurro dai misteriosi ricami e ha le manine tanto calde da sembrare brucianti. Le suore la accolgono e la mettono a riposare accanto al piccolo malato Diego. Che durante la notte, inspiegabilmente, guarisce. Da quel momento niente può separarli. Né il passato misterioso di Barbara, figlia di una passione proibita, né l’amore impossibile di Tomàs che la vuole solo per sé, né le persecuzioni di chi la crede maledetta, perché il tocco delle sue mani può guarire o uccidere. La vicenda del processo diventa allora una tragica storia d’amore, ricca di segreti, passione, morte, orgoglio e peccato.

venerdì 29 marzo 2019

Due chiacchiere con l'autore: Ilaria Vecchietti

E' arrivato anche il momento che del mio percorso con Ilaria e della sua produzione letteraria volgesse alla fine. Ho ottemperato alla rituale procedura di sottoporre autori che soggiornano qui, su Sogni d'inchiostro, una piccola e breve intervista.
Ilaria non ne è esente da tutto questo, e con disponibilità e gentilezza ha risposto a questo mio forse fin troppo dettagliato quesito J
Con questa intervista, dunque, è diventata oramai consuetudine non poter non consigliarvi la lettura dei suoi romanzi in cui potrete creare il vostro cantuccio personale. Scrutare quell'angolo di paradiso tutto vostro, serbando nella sua magica bellezza quei repentini cambiamenti o effetti positivi che costelleranno la vostra vita J

1.       Ciao, Ilaria! Bentornata su Sogni d'inchiostro J E' un piacere averti qui J Ma, dicci, nella vita di tutti i giorni Ilaria chi è? ;) E dove trova il tempo per dedicarsi alle sue creature di carta e inchiostro?
Ciao Gresi!
Sono felicissima di essere ospite del tuo blog, mi fa tanto piacere J

Mi presento: sono Ilaria Vecchietti, ho 30 anni e abito in Valsesia… mentre sto ancora cercando il mio posto nel mondo scrivo le mie storie, e da quando ho pubblicato il mio primo romanzo ho aperto anche un blog letterario (Buona lettura) dove recensisco e segnalo nuovi libri o eventi librosi e interviste.


2.      Da dove nascono i tuoi romanzi, e quale ruolo fondamentale svolge per te la scrittura?
Le idee per i miei libri nascono casualmente, da immagini, da sogni, dai fatti quotidiani della vita. Da ogni cosa traggo ispirazione, poi le elaboro nella mia mente, fino a quando non decido di mettermi a scriverle… e da quando scrivo non ho più smesso, quindi per me la scrittura riveste un ruolo molto importante. Infatti mi piacerebbe che diventasse il mio lavoro.

giovedì 28 marzo 2019

Gocce d'inchiostro: La figlia oscura - Elena Ferrante

Non voglio diventare pedante. Sebbene le circostanze a causa delle quali mi hanno indotta, in questa quarta ed ultima parte del mese di marzo, dinanzi alla rotta di una saga famigliare semplicemente straordinaria ma così diversa dalle storie cui sono solita leggere, mi è ancora impossibile esprimere il più cauto parere su una storia prima del previsto. Storie di vita di questo genere non sono solamente l'unica vera arbitro della produzione ferrantiana, ma l'unico metro di giudizio della vita stessa. La Ferrante nei suoi romanzi esplica questo suo sentirsi continuamente inadatta, nel posto in cui è costretta a vivere, e continua a farlo mediante i suoi figli di carta e inchiostro. I suoi burattini, infatti, piazzatosi lungo la mia strada, mi hanno donato tante cose. La figlia oscura è il terzo tassello che compone l'ultimo atto de le Cronache del mal d'amore e si impone sul mondo a un angolo brutalmente opposto a quello propiziatoci dai volumi precedenti già solo pensando come la vita può subire variazioni, può sfasciarsi, costringendo l'individuo medesimo a vivere isolato come in una caverna.

Titolo: La figlia oscura
Autore: Elena Ferrante
Casa editrice: E/O
Prezzo: 9, 90 €
N° di pagine: 145
Trama: Leda è un'insegnante, divorziata da tempo, tutta dedita alle figlie e al lavoro. Ma le due ragazze partono per raggiungere il padre in Canada. Ci si aspetterebbe un dolore, un periodo di malinconia. Invece la donna, con imbarazzo, si sente come liberata e la vita le diventa più leggera. Decide di prendersi una vacanza al mare in un paesino del sud. Ma, dopo i primi giorni quieti e concentrati, l'incontro con alcuni personaggi di una famiglia poco rassicurante scatena una serie di eventi allarmanti. Pagina dopo pagina la trama di una piacevole riconquista di sé si logora e Leda compie un piccolo gesto opaco, ai suoi stessi occhi privo di senso, che la trascinerà verso il fondo buio della sua esperienza di madre.

martedì 26 marzo 2019

Gocce d'inchiostro: Racconti dell'età del jazz - Francis Scott Fitzgerald

Questa recensione non era prevista, perciò mi sorprendo anche io a riempire l'ennesimo foglio bianco intrappolato in una finestra virtuale dall'aria luminosa e vaporosa con parole che non credevo di possedere. Nelle ultime settimane i miei rapporti con i romanzi sono stati estremamente concisi - non più lunghi di tre giorni - e limitati all'essenziale. Anche stavolta mi trovo a seguire questo schema. Tuttavia per questa recensione mi premuro a inserire cose che più o meno avevo detto, o per meglio dire scritto, per altri romanzi di questo autore. Nella speranza di vedere se il tempo mi avrebbe ripagato del solito silenzio, mettendo il punto, andando a capo, dicendomi fra me e me che quello mio e di Fitzgerald è un percorso che vorrei proseguire lietamente.







Titolo: Racconti dell'età del jazz
Autore: Francis Scott Fitzgerald
Casa editrice: Oscar Mondadori
Prezzo: 13 €
N° di pagine: 410
Trama: Durante la sua carriera, Francis Scott Fitzgerald fu autore di oltre duecento racconti, che gli garantirono enorme popolarità e gli offrirono un utile terreno di sperimentazione. Questa è la più celebre delle sue raccolte di short stories: scritti originariamente per varie riviste e poi pubblicate nel 1922, i "Racconti dell'età del jazz" sono undici ritratti dei "ruggenti anni Venti", un'epoca fatta di scanzonatezza, balli sfrenati, sogni di successo, liberazione dei costumi, ma nascondono anche una dolente riflessione sul rapporto tra fantasia e realtà, e sulla natura della felicità umana.

domenica 24 marzo 2019

Gocce d'inchiostro: I giorni dell'abbandono - Elena Ferrante

E' vero; forse in un certo senso dovevo immaginarmelo. I romanzi della Ferrante superano quasi sempre di gran lunga le mie aspettative. Il romanzo di cui mi appresto a parlarvi ne avevo sentito parlare in lungo e largo. E il mio comportamento nei riguardi di questa lettura fu nettamente superiore al previsto in quanto il mio tempo trascorso in compagnia dei suoi personaggi - sentinelle attanagliate dal dolore che si aggrappano a qualunque cosa pur di sottrarsi a questo terribile destino- mi servì come espediente per interpretare il mondo.
Alla fine anche questo ennesimo esperimento ferrantiano ha avuto successo, e già programmo di accomiatarmi definitivamente con l'ultima sua straordinaria opera, La figlia oscura, che si presenta breve ma intenso. Intenso come sprazzi lunghi e sentiti di vita, e che, insomma, in un modo o nell'altro, sconquassano inevitabilmente la mia anima.

Titolo: I giorni dell'abbandono
Autore: Elena Ferrante
Casa editrice: E/O
Prezzo: 9, 90 €
N° di pagine: 211
Trama: Una donna ancora giovane, serena e appagata viene abbandonata all'improvviso dal marito e precipita in un gorgo oscuro e antico. Rimasta con i due figli e il cane, profondamente segnata dal dolore e dall'umiliazione, Olga, dalla tranquilla Torino dove si è trasferita da qualche anno, è risucchiata tra i fantasmi della sua infanzia napoletana, che si impossessano del presente e la chiudono in una alienata e intermittente percezione di sé. Comincia così una caduta rovinosa.

giovedì 21 marzo 2019

Gocce d'inchiostro: L'ultima chance - Ilaria Vecchietti

In questo periodo, il mio stato d'animo è piuttosto instabile. Irrequieto, quasi inaffidabile. Si può definire ambivalente e contradditorio. A momenti vedo la mia personalissima armonia frantumarsi, così naturalmente lontana da me, che per vivere serenamente, per non pensarci, mi imbarco in storie che, al calar del sole, esageratamente mi scrutano con occhio clinico. Se resto a casa il pomeriggio, dopo il lavoro, è naturale che quando non ho niente da fare mi aggrappo ad amici d'inchiostro che sono certa non mi deluderanno mai. Mi basta guardarmi dentro per comprendere come la me di adesso sia diversa a quella di qualche anno fa; se oggi affronto la vita con il sorriso stampato sulle labbra è proprio perché non mi preoccupo ne mi spaventa più niente.
Questo inutile e insensato discorso per dire che, nel giro di una manciata di ore, mi sono trovata a divorare uno dopo l'altro romanzi come se fossero Nutella. Ebbene si, perché da buona amante della Nutella mi concedo certi << vizi >>. E trascorrendo lunghi e solitari pomeriggi in compagnia di anime sole e abbandonate, confuse o dilaniate dal tempo e dalla vita, ho accolto così questo breve racconto della mia amica di penna Ilaria sapendo benissimo che il nostro tempo a disposizione sarebbe stato ridotto. Non sbagliando nemmeno quando giunsi alla fine,  avvertendo senza alcun dubbio questo mio continuo smarrimento, così assoluto da farmi perdere coscienza della mia identità.

Titolo: L'ultima chance
Autore: Ilaria Vecchietti
Casa editrice: Selph Pubblishing
Prezzo ebook: 0, 99 €
N° di pagine: 33
Trama: Avete mai vissuto un amore impossibile? E nonostante questa consapevolezza gli siete stati sempre vicino, soffrendo in silenzio? A Irene è successo, eppure sono stati gli anni più belli della sua vita. Ora è riuscita a tornare a casa, tutto solamente per rivedere il suo unico grande amore.

La recensione:
Dopo una serie di giorni particolarmente frenetici, cominciava a mancarmi la solitudine. Mi siedo sulla mia poltrona preferita e mi immergo in storie di vita dal forte carattere, prendendo appunti e interrogando la mia stessa anima. Ilaria Vecchietti è una giovane blogger di soli trent'anni che passa gran parte del suo tempo a scrivere, a leggere e sa che per scrivere bene e leggere tanto ci vuole tempo e pazienza. Ciononostante sforna, a distanza di pochissimo tempo, un romanzo dopo l'altro. L'anno scorso ho accolto con una certa bramosia il suo bel fantasy, L'isola dei demoni, e quest'oggi, dopo tanto tempo, la accolgo nuovamente con un racconto brevissimo che ha girato attorno al mio cerchio personale e apparve, come del resto i romanzi della Vecchietti, con un bagaglio di speranze, semplicità e un pizzico di romanticismo. Cosa mi aspettavo da questa lettura, certamente niente che la si può definire indimenticabile. Quando si tratta di romanzi brevi o racconti non ci sarebbe nemmeno bisogno di formulare l'interrogativo. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di realizzare questo post. Ma di certo a Ilaria devo un parere, una recensione, e sebbene non sarà niente di monumentale, mi impongo di riempire queste pagine con parole che possano suscitare un certo effetto. Luminose ma non abbaglianti; straordinarie ma non necessarie. Affinchè possano ricondurci nel mondo ritratto dalla Vecchietti, in un modo o nell'altro.
Due orette trascorse in un pomeriggio uggioso ma mite confermarono i miei sospetti. Una giovane donna, folgorata dal primo incontro, travolta dai ricordi del tempo, desiderosa di mettersi in gioco, imparerà qualcosa dalla vita che solo il tempo gli concederà pur di affrontare la vita. Irene sa quale è il suo vero obiettivo, e sebbene la sua è una storia piuttosto breve vi risparmio i dettagli, come un attacco di tosse improvvisa.
Un repentino viaggio nel Giappone, l'avvento di letture che mi sorprendono continuamente, quella de L'ultima chance è un piccolo romantico affresco che ben o male ho già visto in un mucchio di romanzi, ma i cui personaggi sconosciuti sono figure di una certa importanza, in un paesaggio comune ma solitario. Sebbene di poche pagine, un racconto che scorre davvero molto velocemente e che, esplorando un pezzo dell'anima di Irene e dell'amore della sua vita è stato davvero piacevole.
Piccola voce in un coro di suoni e rumori che è stata quella pausa, quella liberazione dalla routine. Racconto che, sebbene non ampiamente, è stato dato un certo respiro, colmo di sentimenti che altro non sono che piccoli frastuoni dell'anima, come dei sassi in una macina.

mercoledì 20 marzo 2019

Gocce d'inchiostro: L'amore molesto - Elena Ferrante

E' trascorso un certo lasso di tempo. Mi è ancora impossibile dire come mi sento, ora che ho concluso l'ennesimo ritratto umano a sfondo tragico/ drammatico la cui trama è fitta più di quel che immaginavo. Le informazioni tuttavia sono state alquanto scarse, e perciò l'unica cosa sensata è stata tacere e osservare il tutto con molta attenzione. Constatare quanto sia stato difficile scrivere di Delia e della sua amata mamma, non varcando tuttavia i confini del dimostrabile, resistendo strenuamente alle insidie dell'inventiva. La scrittura a questo proposito mi ha fornito l'ennesimo racconto dettagliato, crudele, lacerante e profondo delle esperienze di una giovane donna che, un giorno di fine maggio, sarà costretta a separarsi dalla madre. Non posso affermare con certezza quale siano le vere motivazioni che hanno spinto la Ferrante a scrivere una storia cruda e realistica come questa, ma, ciò di cui so per certo è che, in un periodo turbolento come questo, L'amore molesto ha sortito il suo effetto. Mi ha aiutato a smarrirmi, a trovarmi, e a tornare ad affrontare ogni cosa con determinazione e scioltezza.



Titolo: L'amore molesto
Autore: Elena Ferrante
Casa editrice: E/O
Prezzo:  9, 90 €
N° di pagine: 176
Trama: La trama ruota intorno al rapporto tra Delia e la madre Amalia, un rapporto madre - figlia scavato con crudeltà e passione… Che cosa è accaduto ad Amalia? Chi c'era con lei la notte in cui è morta? E' stata davvero la donna ambigua e incontentabile che sua figlia si è sempre immaginata? L'indagine di Delia si snoda in una Napoli plumbea che non dà tregua, trasformando una vicenda di quotidiani strazi familiari in un thriller domestico che mozza il respiro.

martedì 19 marzo 2019

Due chiacchiere con l'autore: Simone Censi

Non vedo perché, se un autore che ho ospitato con tanto affetto nel mio piccolo salotto letterario, non possa soggiornare per qualche altro tempo. Non ho potuto evitare di intrattenere Simone, ne di evitare di porgli qualche piccolo quesito, ora che il nostro percorso letterario si è volto al termine. Quale migliore occasione di conoscerlo meglio, studiare la genesi delle sue storie, il motivo per cui abbia deciso di abbracciare questa passione, quasi si tratti di uno stile di vita? Quale miglior momento per non riesumare dalle soglie del tempo una rubrica come questa?
Ecco che Simone e le sue storie furono quel punto di contatto che mi hanno entusiasmato parecchio, e di me e della mia presenza non resta niente. Non resta che mettermi da parte e lasciare la parola a lui e ai suoi figli d'inchiostro.


1) Ciao Simone! Ben tornato su Sogni d'inchiostro J Spero che il tuo soggiorno sia stato/ sarà piacevole J Prima di parlarci dei tuoi romanzi, dicci… Chi è Simone nella vita di tutti i giorni?
Un marito e un papà. Ho all’attivo un paio di lauree e lavoro in un’azienda che produce calzature e accessori da donna.

lunedì 18 marzo 2019

Gocce d'inchiostro: Amico, nemico - Simone Censi

Sono stata in un posto che mi ha portato lontana, più lontana di quel che credevo, sfogando la monotonia di un pomeriggio di metà marzo, il mio senso di impotenza, nella marcia dirompente dell'ennesimo brillante racconto di un autore che qualche tempo fa ho avuto il piacere di ospitare qui, su Sogni d'inchiostro. Sto parlando di Simone Censi, e il post a cui mi appresto a riporre queste poche righe quest'oggi prevedono in assoluto la sua ultima - per me -, ma prima opera con cui si affacciò nel mondo letterario. Immersa sola nei pensieri dei suoi protagonisti, senza curarmi delle cose intorno.
Che cosa ho visto o scorto così in questo lasso di tempo, se non una storia ambiziosa di amicizia, segreti perpetuati nel tempo? E proseguendo raggiante, mi sono accorta come Simone mi ha rapita ancora una volta, persino dalla cosa più piccola potesse esserci.






Titolo: Amico, nemico
Autore: Simone Censi
Casa editrice: Montag
Prezzo: 12 €
N° di pagine: 97
Trama: Proveniente da storie familiari simili, due ragazzi si conoscono e stringono una solida amicizia all'interno di un istituto industriale irlandese, struttura d'ispirazione cattolica con lo scopo di accogliere ragazzi abbandonati o provenienti da famiglie disagiate. Amici, con caratteri diversi ma uniti dalle difficoltà vivranno fra malnutrizione e soprusi, vittime delle particolari attenzioni di chi dovrebbe garantire la loro salute e formazione. Gli eventi scardineranno la loro amicizia fino a farli allontanare e perdere di vista. Si ritroveranno più avanti, in qualità di insegnanti, ognuno su barricate differenti, ma qualcosa di profondo e terribile li avrà cambiati per sempre.

sabato 16 marzo 2019

Gocce d'inchiostro: Colpo di fulmine - Jennifer Bosworth

Ora che mi appresto ad avvicinarmi alla fine di una settimana intensa e frenetica mi preparo a riporre nero su bianco queste poche righe ripercorrendo il cammino della dolce Mia vivendo la sua storia come se fosse una seconda pelle. La piega degli eventi, il flusso sinuoso ma talvolta incomprensibile della storia, mi condusse a domandarmi come mai il tema dei fulmini sia stato trattato in questo modo e perché l'atto dello scrivere sia stato così necessario che certe nozioni, certi eventi opprimessero così tanto. Eppure, anche se poco saliente, un nesso c'è stato. Ed è questo ciò a cui mi sono aggrappata quando ho letto questo romanzo, arrivando fino in fondo e constatando di non essermi completamente sbagliata.

Titolo: Colpo di fulmine
Autore: Jennifer Bosworth
Casa editrice: Corbaccio
Prezzo: 17, 60 €
N° di pagine: 339
Trama: Mia Price è drogata di fulmini. E sopravvissuta a infinite scariche elettriche, ma la sua dipendenza dall'energia scatenata dai temporali mette in pericolo la sua vita di chi le sta intorno. Per questo si sente tranquilla a vivere a Los Angeles, perché i temporali sono rarissimi. Ma quando un terremoto devasta la città, il posto che lei credeva il più sicuro al mondo si trasforma letteralmente in un inferno. Le spiagge diventano gigantesche tendopoli e il centro è una terra perduta dove spadroneggiano bande di saccheggiatori e assassini. Due gruppi di fanatici si contendono il governo della città ed entrambi vedono in Mia una conferma alle loro concezioni apocalittiche, perché credono che Mia sia connessa alla tempesta elettrica che ha preceduto il terremoto e che si riprenderà ancora più letale. Mia vorrebbe potersi fidare di Jeremy, affascinante ed enigmatico, che ha promesso di proteggerla e verso il quale si sente attratta da una forza e una passione irresistibili, ma dentro di sé teme di essere ingannata. E solo quando tutto sembra perduto e la catastrofe finale sta per abbattersi sulla città, Mia capirà come usare il suo potere per salvare le persone che ama. E capirà se Jeremy la ama davvero …

giovedì 14 marzo 2019

Gocce d'inchiostro: Il prigioniero del cielo - Carlos Ruif Zafon

Non appena mi sono separata dal mio amato Paul Auster, mi sono avvicinata alla libreria più grande della mia camera accaparrandomi, quasi come priva di volontà, della quasi malconcia copia del terzo libro della quadrilogia de Il cimitero dei libri dimenticati. Prendendo il libro, poggiandolo sulle gambe a mò di leggio, entrando nella Barcellona degli anni '40 come se non me ne fossi mai andata.
Sapevo che Daniel Sempere, Fermin, la dolce Bernanda mi avrebbero accolto con un certo calore, un certo affetto; immaginavo già l'espressione che sarebbe apparsa sui loro visi non appena sarebbero venuti a conoscenza della mia visita. E come invitandomi ad entrare, ho bussato alla porta della libreria Sempere. Qualcuno ha aperto l'uscio. Ed io sono entrata.






Titolo: Il prigioniero del cielo
Autore: Carlos Ruif Zafon
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 21 €
N° di pagine: 349
Trama: Nel dicembre del 1957 un lungo inverno di cenere e ombra avvolge Barcellona e i suoi vicoli oscuri. La città sta ancora cercando di uscire dalla miseria del dopoguerra, e solo per i bambini, e per coloro che hanno imparato a dimenticare, il Natale conserva intatta la sua atmosfera magica, carica di speranza. Daniel Sempere - il memorabile protagonista di "L'ombra del vento" è ormai un uomo sposato e dirige la libreria di famiglia assieme al fedele Fermin con cui ha stretto una solida amicizia. Una mattina, entra in libreria uno sconosciuto, un uomo torvo, zoppo e privo di una mano, che compra un'edizione di pregio de "Il conte di Montecristo" pagandola il triplo del suo valore, ma restituendola immediatamente a Daniel perché la consegni, con una dedica inquietante, a Fermin. Si aprono così le porte del passato e antichi fantasmi tornano a sconvolgere il presente attraverso i ricordi di Fermin. per conoscere una dolorosa verità che finora gli è stata tenuta nascosta, Daniel deve addentrarsi in un'epoca maledetta, nelle viscere delle prigioni del Montjuic, e scoprire quale patto subdolo legava David Martin - il narratore di "Il gioco dell'angelo" - al suo carceriere, Mauricio Valls, un uomo infido che incarna il peggio del regime franchista.

martedì 12 marzo 2019

Amori di carta: Paullina Simmons

Non ricordo a quando risale l'ultimo post riguardante una delle rubriche più amate dalla sottoscritta; all'ultimo momento, l'altro pomeriggio, fui folgorata come da un'illuminazione. Da quanto tempo non riesumavo dalle soglie del tempo la rubrica Amori di carta? A dire il vero, l'ultimo post non prevede un lasso di tempo così lungo e indimenticabile. Avevo parlato di un autrice che, sebbene non più avvezza a questo genere di letture, è un antidoto contro gli effetti repentini ma devastanti della vita. Il suo nome? Laini Taylor, e, i suoi libri, una certezza nel panorama letterario. Ho temuto un certo biasimo per non aver parlato di lei e dei suoi libri prima del tempo, ma la curiosità e il mio amore per la letteratura fu più forte di ogni altra cosa.
I miei lettori spero saranno contenti di sapere che fra non molto la casa editrice Fazi pubblicherà il secondo volume delle vicende incentrate sul bel Lasco, appassionato e fervido lettore. Per l'affetto che provo per la Taylor e soprattutto per l'insana curiosità che nutro nei riguardi de La musa della notte, non posso non tenere fede a questo sentimento e, qualche giorno dopo San Valentino, accapparrarmi di una copia. Ma per il momento, desidero allietare questa mia presenza con un post riguardante un altro autore che si annovera fra i miei preferiti: Paullina Simmons.
I romanzi che ella scrive hanno sortito una certa notevole diffidenza nel mondo in cui è stata accettata, dopo una lettura fervida e forsennata di ogni suo libro. Nel mio bagaglio culturale, la saga de Il cavaliere d'inverno si annovera fra le migliori saghe del momento, sebbene molte lettrici avranno avuto un'idea alquanto diversa su ciò che più si ritiene sia l'amore, risaltandolo in ogni sua forma o sfaccettatura.
Si, a onor del vero non ho mai dubitato della straordinaria abilità dela Simmons del saperci parlare d'amore. Mi chiedo come ho fatto, in questi anni, a non accorgermi subito della somiglianza fra le nostre anime. Così è stato questo il segreto ad unirci.
Qui, su Sogni d'inchiostro, non ero mai riuscita a confessarlo ai miei lettori più accaniti, ma all'ultimo momento sono come stata folgorata: la Simmons è un autrice estremamente brava, sebbene la sua prosa non la si può giudicare forbita o incomprensibile. E negli anni il mio parere nei suoi riguardi è nettamente migliorato; il segreto era oramai stato rivelato. Perché non lasciarmi andare a questa consapevolezza?
La storia di Tatiana e Alexander, ma anche degli altri "compagni" letterari, è l'emblema di quei poemi romantici che a me piace tantissimo leggere in cui il mio cuore non desidera altro che bearsi della compagnia dei suoi protagonisti, constatando quanto siano divenuti indispensabili, qualunque siano le colpe o i torti subiti. Combattenti in uno spazio mai visto prima di adesso, animato dal caos e dalla guerra, come in un sogno bello e rassicurante allietando il peso delle mie sofferenze. Trascinati dalla miseria, dalla solitudine, dimostrando quanto d'importante ci sia nella vita. dando sfogo alla vulnerabilità, alla dolcezza sedimentati nell'animo di chiunque.
Materie finite in uno spazio infinito che portano la bandiera della pace, e conferiscono un certo calore e una certa generosità. Quella bandiera che io ho seguito per molti anni, e che tutt'ora sento gli effetti devastanti del mio brusco allontanamento. Ripescando così dalla memoria del tempo quelle magiche sensazioni con cui mi era sembrato di cadere, travolta da qualcosa di forte e inspiegabile.
I romanzi della Simmons, la stessa autrice, sono come delle malattie che hanno cominciato a manifestarsi nell'immediato, dapprima in modo quasi intenso, e poi con la fatalità di una condanna. In pagine che altro non sono che un esaltazione alla vita, ai sentimenti, qualcosa di trascendentale, sorprendente e inspiegabile in cui si trovano tutti i tipi di buona ragione per aggrapparsi a una fede.
La supremazia, la violenza intaccano ogni cosa, appesantendo quelle che apparentemente sembrano letture di svago, in cui si guarda in faccia la morte nonostante la realtà sia ancora devastante più di quel che si crede.
Il senso di solidarietà, l'altruismo, il coraggio di dover sacrificarsi per la persona amata, l'amore, l'amicizia, costituiscono un messaggio piuttosto significativo su cui ruota lo stile dell'autrice. La Simmons inconsapevolmente trascina in luoghi apparentemente semplici che non impediscono  al lettore d'instaurare un certo legame con ogni personaggio. Con i dolorosi spasmi di entità catastrofiche e devastanti che reclamano la nostra attenzione, mediante racconti che trascendono alcun limite di età, qualunque febbrile tortura in versi, che si espande oltre le pagine, al di là della realtà.