mercoledì 30 dicembre 2015

Gocce d'inchiostro: I dolori del giovane Werther - J. W. Goethe

Se sia stata qualche forza divina a spingermi più in là o semplice forza di volontà, questo non lo so. In ogni caso, in questi giorni sto divorando romanzi come se fossero Nutella. Ingoiando avidamente storie che non possiedono solo la vita, ma hanno anche un battito; episodi precisi e nitidi; fantasmi intrappolati nell'oscuro limbo della vita, amalgamandosi a tal punto da costituire un unico essere.
Con l'approssimarsi di Capodanno, nel bel mezzo di mangiate che hanno un inizio e non una fine, con la voce gracchiante di qualche giovane disilluso la cui storia suscita emozioni tanto intense, quanto irresistibili.
Prendendo vita quasi nell'immediato, I dolori del giovane Werther è stata quel genere di lettura che mi ha colto del tutto impreparata: gentile, piacevole, romantica, ma anche tragica, malinconica e un po' angosciante. Che ha conferito un quadro significativo su quello che si avverte fra le sue pagine  e che, nella sua brevità, è  un montaggio di vicende struggenti intrise di malinconia.
Augurandovi buona lettura e soprattutto buone feste, vi abbraccio confidando che questo nuovo anno sia portatore di eventi positivi. Ottima salute e tante, fantastiche, splendide letture :)


Titolo: I dolori del giovane Werther
Autore: J. W. Goethe
Prezzo: 12 €
Casa editrice: Oscar Mondadori
N° di pagine: 167
Trama: La trama è semplice eppure di un agghiacciante realismo: Werther è innamorato di Lotte, di cui sa fin dall'inizio che non è libera, perché legata ad Albert. "Stia attento a non innamorarsene", sarà il consiglio di una cugina a Werther. Ma la tragedia è già innescata. Considerato il primo grande testo del Romanticismo, il Werther supera le barriere storiografiche per divenire il libro di una generazione, di tutte le generazioni, intramontabile.

La recensione:

... tu cerchi quel che non puoi trovare quaggiù. Ma io l'ho avuta, ho sentito il suo cuore, la sua grande anima, in presenza della quale mi sembrava d'essere più di quanto sono, perché ero tutto ciò che potevo essere.

Non potevo più aspettare e la scrittura, dopo tutto, sembra l'unico surrogato per esprimere ciò che desidero esprimere. Come un meccanismo naturale, incastri e composizioni perfette, esattissime, che hanno anche un loro ritmo. Una cadenza quanto lenta, quanto impetuosa che, talvolta, fungono da unico mezzo per poter arrivare lontano. Toccare apici di vette insormontabili.

Basta fare il primo passo nella direzione giusta e il resto viene da sé. O quasi. La scrittura è diventata parte della mia vita qualche tempo fa,  e sono tante le cose che sono seguite a quel momento da quando questo mio inspiegabile amore ebbe origine. Prima delle vacanze natalizie, durante la lettura di un brevissimo trafiletto di giornale dedicato allo scrittore contemporaneo più amato degli ultimi tempi, ancora diciannovenne.
Tutto era ordinato e rassicurante. Ogni cosa sembrava tornare al suo posto. Guarire ferite ancora aperte e mai rimarginate, inducendomi a ricordi vaghi che assumevano contorni precisi, colori nitidi. Attingendo consolazione da tutti i miei dolori, facendo del mio animo di lettrice una tana in cui potevo ritrarre pensieri e scoprire così un universo.
Tutto era cominciato così: con un ondeggiare dei sensi. Sorridevo alla vita continuando a sognare nell'infinito. Mi scoprivo in una moltitudine imperfetta. Spegnevo il cervello come il motore di una macchina, dando sfogo a me stessa. Acquietando il mio spirito. E il giovane Werther, questo satellite silenzioso e solitario, ricorda questo momento come il bruciore di una ferita ancora aperta. Quel momento in cui prese consapevolezza di vivere in una realtà cruda e ingiusta, in cui si provano dolori, sofferenze. In cui anche la morte a cui si va incontro è crudele. Una dimensione che per riconoscerla gli è bastato semplicemente un piccolo gesto: scrivere. Riversare in quel contenitore imperfetto che è la scrittura, tutte quelle esperienze che sono andate all'incontrario. Gli hanno impedito di trovare una strada nel momento del bisogno, non portandolo più da alcuna parte.
Ricorda quel momento in cui decise di lasciarsi andare, mettere a tacere la sua voce interiore non per perdonarsi li errori commessi in passato ma per accettarsi; così fragile, romantico, sentimentale, incline alla solitudine e al pessimismo. Come il primo segno di un nubifragio che si addensa inesorabilmente sul suo destino, tramando alle sue spalle e crescendo alla soglia della sua completa incoscienza, quel benedetto moto di compassione che mi aveva fatto ritenere Werther un angelo biondo disceso in terra. Con un amore sopito dal tempo, una sfilza di sogni infranti con esperienze terribili e dolorose. Un passato terribile che, come l'incomprensione e l'indecenza, dovrebbe essere cancellato. Non recandogli più alcuna sofferenza, ne sacrificio.
In fin dei conti, è proprio questo il bello dell'essere umani: non riusciamo a riparare i danni inflitti alla nostra anima. Tormentiamo senza posa il nostro spirito, e cogliamo la solitudine come un fiore da cui attingere quel balsamo eccellente che scaldi il cuore. Così palpabile, intenso.
Eppure è qualcosa che richiede tempo. Talvolta penso si tratti di qualcosa destinato a durare in eterno, ma non è così. La vita è una continua giostra di cambiamenti, e le crepe insidiose che spesso si celano nel nostro cuore potrebbero rimarginarsi. E, pur quanto questa cosa possa apparire come una bazzecola, talvolta è un semplice contatto che ci fa ritrovare nella nostra solitudine.
Werther e Lotte avrebbero potuto scoprire questa magia confinandosi ognuno nel proprio spazio, come le orbite di due satelliti che si incrociano per caso.  Ritrovandosi nella loro solitudine, svuotando la mente facendo muovere la mano su un foglio bianco. La loro storia, era di quelle che non potevo lasciarmi scappare. Romantica, seducente, impetuosa, travolgente, così sorprendente e inaspettata.
Un sudario di oppressione, ansie e paura, ha attanagliato le mie fragili membra come un cappotto troppo ingombrante, infittendosi come nebbia nel momento in cui scorsi un barlume di speranza in un mare di solitudine. Eppure, fu quando si connettero a un livello così intimo da esserne completamente travolti, che fecero vibrare il mio cuore di una strana melodia, mediante parole macchiate di tormenti neri come l'inchiostro. Non una scelta che sia stata dettata da qualcuno, piuttosto un modo per aprire il cuore e spiccare il volo. Come la pagina bianca di un diario riempita per evitare che la realtà ci sovrasti; come una confessione sussurrata dalla soglia della nostra insoddisfazione morale; come un tentativo di aprire il nostro cuore ad un giovane che, per una manciata di giorni, era divenuto amico.
I dolori del giovane Werther è un simbolo d'amore. Uno dei pilastri della letteratura tedesca che, nella sua incontrollabile forza e maestosità, si limita a mostrare il confronto con l'aristocrazia ma anche tra individuo e società borghese, rappresentando emblematicamente un'intera generazione di giovani che si opponevano, con profonda sensibilità, ad una società incapace di cambiare e rinnovarsi, opprimendone le energie creative.
Una novella che, nel suo grigiore, splende e illumina i cuori di chiunque e che, inaspettatamente, muta gli stati d'animi.
                                                                           
... la lontananza è come il futuro! Un gran frutto crepuscolare si stende dinanzi alla nostra anima, e sentimento e sguardo si perdono, e aneliamo, di donare tutto l'essere nostro per essere colmati dalla felicità di godere di un unico, grande, stupendo sentimento!

Valutazione d'inchiostro: 4 +

2 commenti:

  1. Un libro piuttosto pesante, almeno io l'ho trovato così ma pieno zeppo di sentimenti! Si nota che l'autore fa parte del romanticismo ^^ Ah...se ti va di partecipare sul mio blog è in corso un piccolo giveaway qui

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    1. Si, è vero! E' stata una lettura un pochino pesante, ma bella :)
      D'accordo! Grazie mille :) Passerò a trovarti :)

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