Titolo: Grandi artiste al lavoro. Stranezze, manie e rituali quotidiani
Autore: Mason Currey
Casa editrice: Neri Pozza
Prezzo: 19 €
N° di pagine: 384
Trama: Come sono riuscite, le grandi artiste, a coniugare gli aspetti quotidiani della vita con la creatività? Scrivevano, dipingevano, componevano ogni giorno? E, se sì, quanto? A che ora cominciavano? E, soprattutto, come ci riuscivano, dovendo anche guadagnarsi da vivere e prendersi cura delle persone presenti nella loro vita? A differenza degli uomini, la cui routine quotidiana sembra curiosamente irreale, con gli ostacoli mitigati da mogli devote e da privilegi accumulati nei secoli, le donne alle prese con il processo creativo hanno dovuto fare i conti da sempre con umilianti frustrazioni e compromessi. Molte delle artiste presenti in questo libro sono cresciute in società che ignoravano o respingevano il lavoro creativo delle donne, e molte avevano genitori o coniugi che si opponevano strenuamente ai loro tentativi di far valere l'espressione artistica rispetto ai tradizionali ruoli di moglie, madre e padrona di casa. Parecchie di loro avevano dei figli e dovettero compiere scelte strazianti nel conciliare le proprie ambizioni con le necessità di chi dipendeva da loro. Tutte furono poi costrette ad affrontare atteggiamenti sessisti da parte del pubblico e di chi apriva le porte del successo: editori, curatori, critici, mecenati. Da Octavia Butler, che si alzava fra le tre e le quattro del mattino, «perché è l'orario in cui scrivere mi viene meglio», a Coco Chanel, che passava ore a sistemare e appuntare le stoffe addosso alle sue modelle, fumando come una ciminiera; da Frida Kahlo, che aveva una grande difficoltà a vivere in maniera regolare e a rispettare le tabelle di marcia, a Louisa May Alcott, che scriveva in preda ad attacchi di energia creativa e di ossessività, saltava i pasti e dormiva poco, Grandi artiste al lavoro svela manie, superstizioni, paure, abitudini di cinquantatrè grandi donne che hanno fatto la storia della letteratura, dell'arte, della musica e del cinema.
La recensione:
Con un gesto, la vita mi ha invitata a sedere sulla poltrona e a riflettere sulla stessa. Ciò accadde in un momento imprecisato, con alle spalle il peso dell’adolescenza quasi evaporato del tutto, ma con i raggi caldi di un sole nuovo, simbolo di rinascita o consapevolezza, da cui avrei attinto ogni cosa. La mia esperienza formativa, il mio sapere culturale, le mie riflessioni al riguardo, apparendo sotto una luce più sfarzosa, sfavillante e brillante, da cui il rallentamento conseguito ad alcune forme di crescita che in parte hanno alimentato, acutizzato queste forme di crescita, al principio di poco conto a mantenere quello che, nel tempo, ho concretizzato come una nuova forma di rinascita. Un nuovo processo o linfa vitale, da cui al presente ottengo ancora il successo meritato.
Oggi, con i miei trentatré anni, com’è logico, ho adottato un nuovo tipo di consapevolezza. Una visione più attinente alla realtà, molto vicina alla consapevolezza assoluta, nel quale il discernimento, quelle forme moraliste di concepire la realtà nuda e cruda per com’è, non amalgamata alla bontà, alla compassione, alla parsimonia, fissano un punto nell’eternità il cui contenuto diviene sempre più reale e concreto.
Per questo Mason Currey, così come fece nel volume precedente, si premurò a parlare di concretezza, di espugnare un frammento di vita di autori, artisti realmente esistiti, nel quale il silenzio che predomina o domina era pregno di aspettative, di attese, in cui il rapporto di causalità stretto e interposto fra i personaggi trasformarono un’idea dilettevole di arricchimento culturale in una vera e propria ossessione. E seguirlo, assistere ad ogni cosa, ogni artista ritratto o messo a nudo, era una forma alquanto insolita di interpretare la vita, tante piccole vite o coscienze che erano rinchiuse in un contenitore, una piccola cornucopia che l’autore, in un momento particolare, aprì, scoperchiò come un vaso di Pandora, incurante di ciò che avrebbe trovato al suo interno.
Io, pronta ed entusiasta a valicare questo ennesimo viaggio, avvertì ancor più maggiormente ogni cosa. Avvertì quella particolare magia, che solo mediante scrittura avrebbe messo in coesione due mondi contrapposti e netti. E, nell’insieme, accresciuto il mio interesse nei riguardi della crescita personale. Concepita e interiorizzata oramai quattro anni fa, divenuta nel tempo parte integrante del mio spirito, da cui spesso attingo per non lasciarmi contagiare, trascinare dagli effetti della vita.
Vivere mediante la ripetizione di gesti che, rispettati e consolidati concretamente, non fungono da ostruzione, costrizione, ottenebramento alla libertà fisica o morale. Quanto al rispetto, al tempo che si esercita nell’eseguire con tanto ardore, interesse ciò che non è imposto o indetto da nessuno quanto da noi stessi. Perché possessori di una bellezza particolare, che nella loro discrezione, sono straordinarie per intensità e potere evocativo.
Ogni voce narrata era un assolo letterario, artistico o architettonico di cui le belle arti avrebbero esaltato, descritto in un bel corpo di continue forme di esaltazione la cui esecuzione, la cui cura da parte del suo autore incastonata tra il canto - l’idea di attrarre il lettore - e l’assolo - la presenza di una determinata figura - diviene esplosione incontenibile di conoscenza, o un’accesa forma di interesse. All’approssimarsi della sua conclusione in un sospiro di piacere, che è avanzato serpeggiando sinuosamente in un bellissimo canale, e infine dissolto in un luogo sconosciuto e armonioso. Quello nel quale la memoria rimescola, fagocita e assembla fatti o eventi che il tempo li cesellato in una certa finezza.
Valutazione d’inchiostro: 4


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