mercoledì, maggio 06, 2026

Gocce d'inchiostro: Lettere morali a Lucilio - Seneca

Una sera, dopo il mio ennesimo incontro nella moralità epicurean, sempre bella e pregna di significato, compresi come l’esperienze vissute, assimilate, l’idea di poter vivere << tante altre vite >> e di ciò che c’è ad aspettarsi dalla vita stessa, secondo un grande filosofo dell’animo umano come Seneca dovremmo trarre espressione.

Come essere umano, lettrice che si ciba dei libri e della buona letteratura come espediente per cogliere l’essenza della vita, nella sua interezza, prendendola sul serio e non come ornamento, elemento superficiale che può << abbellire >> lo spirito di chiunque, nelle serate trascorse fra le pagine di questo ennesimo viaggio spirituale compresi tante cose. Come il suo amico Lucilio, mi ero interessata a comprendere il senso della vita, facendovi parte. Ponendo una certa attenzione, giocando un ruolo importante nella psiche individuale, e su qualunque << stramberia >> possano renderlo un essere fino a se stesso.


Titolo: Lettere morali a Lucilio

Autore: Lucio Anneo Seneca

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 17, 50 €

N° di pagine: 1120

Trama: La maggior parte degli esseri umani oscilla miserevolmente tra la paura della morte e i crucci della vita: non sa vivere, non vuole morire. Scritte durante gli ultimi anni di vita, le Lettere morali a Lucilio costituiscono la più geniale opera di Seneca sotto il profilo del pensiero filosofico e la più significativa della sua personalità. Seguace dello stoicismo, senza però assumerne le posizioni estreme, il grande erudito latino afferma in queste epistole la supremazia della ragione e il sacrificio dell'individuo a vantaggio della collettività, rivelandosi psicologo sensibile e raffinato, che conosce l'arte della persuasione e si rende conto di come il dialogo sia la forma letteraria più consona per raggiungere il perfezionamento morale. Prefazione di Carlo Carena.

La recensione:

Romanzi su romanzi, storie su storie. La mia curiosità letteraria, quell’insaziabile fame di conoscenza e sapere continua a progredire, a diffondersi come un virus, sebbene la maggior parte di questi testi hanno una provenienza antica. Alcuni di essi scritti su papiri o pergamene, pregni di significati i cui temi avrebbero messo radici profonde nelle più salienti dottrine, arti o discipline. Saltuariamente accolgo il richiamo di certe discipline ponendomi nella condizione di essere senziente e curiosa, animale che ascolta quelle vicende che qualcuno aveva raccontato, narrato prima di me, in tutt’altre esperienze. L’omogeneità di tali esperienze ne ho perfezionato mediante lo strumento della letteratura: sebbene la mia formazione culturale sia esclusivamente pedagogista, lo studio di questa disciplina mi affascina, E da autodidatta, anche se con qualche difficoltà, mi impegno a comprenderne, carpire l’essenza. Dando prova di queste forme di veridicità, ampliando le mie conoscenze culturali mediante la lettura di vari testi. Romanzi concerni a questo tipo di predisposizione, ma riferibili come testimonianze di uomini saggi che in vita si sono posti alcune domande. Hanno compiuto viaggi di andata e ritorno, viaggi moralistici naturalmente, e, quando tornarono, con qualcosa di più importante della vita stessa: la conoscenza. Forse, la cosa più ovvia del mondo, ma non per me, che ne sta comprendendo i suoi << meccanismi >> solo adesso. E questo momento, giunse con un terribile “incidente”. Quello che coincise con il mio incontro con Seneca, che praticamente mi uccise e poi mi fece rinascere, come una splendida fenice, dalle sue stesse ceneri. Perchè, anche se può sembrare un’esagerazione, Seneca ha avuto l’inspiegabile potere di aprirmi la mente, molto più di quel che credevo. E pur quanto non mi piace ammetterlo, le mie letture, le recensioni che scrivo, i testi che desidero leggere confermano come da tali esperienze io mi senta più vicina, più reale alle persone che sono state, hanno respirato prima di me, se non addirittura della mia stessa generazione, ma che hanno lasciato qualcosa. Una traccia, un’impronta ardente sul mio cuore, che sopravvissuti ad inutili e ripetute vessazioni, hanno concesso, permesso che potessi uscirne viva da  quelle forme inspiegabili di ignoranza di cui il mondo odierno è ancora rinchiuso, recluso. Si tratta di un tentativo di cogliere l’essenza dell’assoluto, questo? Quanto una risposta a quelle forme spiccate di vita dal quale in passato non ho mai ottenuto risposta.

Per concludere, Seneca parlò di nuovo di uno << spazio eterno di conoscenza >> che ognuno di noi può scovare, trovare e in cui ci si può sempre rifugiare. Per trovare questo spazio, l’ennesimo, ho dovuto approcciarmi di un testo epistolare, di 124 lettere, per l’esattezza, in cui l’alternarsi di prosa e versi che combinano alla narrazione alcune visioni filosofiche, ci propinano una serie di esperienze vissute in prima persona dal poeta nel tentativo di raggiungerla, rifacendosi a Epicuro, avvalendosi di ogni strumento che potesse forgiarci all'atarassia ( assenza di turbamento ) e alla aponia ( assenza di dolore). Mediante un processo di meditazione in cui la natura, i piaceri semplici di cui l’uomo ricava da essa ci liberano dalle paure, garantiscono quelle forme di vita serene e tranquille in cui lo spirito può rifocillarsi, raggiungere quelle forme di perfezionismo morale, estratti dalla vita quotidiana, da alcuni fondamenti della stessa, nel quale la paura, la morte, l'imperturbabilità dell’animo sono oggetti a disprezzamenti per avvalorare quell’idea che la virtù, quella volta alla saggezza, sia l’unico bene supremo. Unico valore, nonché parte integrante di un cosmo razionale mediante cui è possibile raggiungere la felicità, vivendo in accordo con la natura, esercitando la virtù, coltivando la libertà interiore contro la fortuna, e dominando le passioni mediante ragione. Ponendo l’interiorità al centro dell’indagine filosofica. Mirando a costruire quella cosiddetta forza interiore che sia utile per affrontare ogni avversità, ogni difficoltà, e mediante cui il filosofico può istruire, insegnare, invitando al bene, al perfezionismo morale.

Un tuffo nell’anima del filosofo greco che, ancora una volta, esorcizza quelle problematiche interiori di cui è a volte tartassato, dominato il mio spirito, poiché incline alle passioni e al desiderio di certe futilità mondane che arrivino all’approdo, al successo. Stimolato dalla vita stessa, ma da cui tento di scovare rifugio o ristoro dall’assemblamneto di certe nozioni, concezioni filosofiche e culturali, approdando al traguardo della sapienza come virtù suprema, quella conoscenza profonda che guida l’essere umano a vivere e ad avvalersi mediante ragione.

In Lettere morali a Lucilio, lo scambio di un flusso di coscienza che sembra volto esclusivamente a se stesso, tenta con moderazione di trattare vari argomenti come la clemenza, l’ira, la costanza, la sofferenza nel quale il filosofo o maestro dovrebbe analizzare i vari aspetti per poter arrivare ad un grado di massimo pace, ristoro, calma, facendosi carico nel poter adoperare nel bene comune quelle forme di tranquillità d’animo che sono date dallo studio, dall’assemblamento di certe nozioni culturali, in una crescita e costante evoluzione che dovrebbe liberarci dalla paura.

Il progresso era un accumulo di coscienza corrotta dal lusso e dall’ambizione, per Lucrezio costellato dal passaggio gradevole di una vita selvaggia a una civilizzata, guidata dal bisogno dell’ingegno in cui poter avanzare in un luogo in cui la felicità sia attenuata, ma non esorcizzando quelle forme di razionalità mediante cui ci si può liberare dalla paura e dalla noia. Per Seneca, però, l’uomo può continuamente elevarsi alla natura del divino pur di comprendere le cause di certi fenomeni, libero dalle passioni, deplorando la navigazione come frutto di sconsideratezza, lungi dal migliorare lo stile di vita, affinché quel parassita della colpa - un piccolo essere che è rinchiuso in lui - sia depennato, tolto non intaccando la nostra coscienza quanto avvalendosi di forme meditative mediante cui può migliorare non solo se stesso, ma ogni cosa lo circonda.

La diversità di certe tematiche trattate, lo stile immediato, amichevole, confidenziale, rivelano una certa passione per la ricerca, una certa inclinazione di poter vivere felicemente, affermando quelle armi necessarie per combattere, surclassare ogni forma di paura. Raggiungendo non solo quella libertà cui il testo ne sottolinea la sua moralità, quanto solidificando quelle basi già concretizzate.

Valutazione d’inchiostro: 4

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