Non oltrepassando più di tanto i limiti del possibile, ma vivendo in un mondo molto simile al mio, una furiosa beatitudine ha cozzato contro tante ombre perplesse, quasi sempre insoddisfatte e solitarie e averle ascoltate è uno dei motivi che mi ha spinto a sedere alla scrivania e riporre queste poche righe. Negli anni che hanno scandito giornate perennemente colorate di svariate sfumature, questi amici di carta e inchiostro hanno ghermito la mia anima e approcciatovi con estasi, dolore e amore. Prigionieri di noiosi attimi di vita quasi sempre uguali a se stessi, anime costrette a vagare lungo la riva dell’assurdo in cui l’amore è quel sentimento assoluto che muove ogni cosa. Esprime ciò che siamo e cosa siamo, colma ferite incolmabili del passato, ascende a forze mistiche e solenni poiché rievoca il passato.
Ho accolto così queste storie, e il lirismo di cui sono amalgamate, rivestite come una seconda pelle, rendendo grazie ai loro creatori: sfide letterarie che avrei voluto cogliere prima. Nel buio interno delle palpebre, ho visto elogiare, replica oggettiva, visi amati, piccoli fantasmi di colorito naturale. E nel mentre la mia anima andava in estasi e si innalzava su fiumi d’inchiostro che ancora bruciano la mia pelle, un amore irruente e segnato da quella ferocia che spesso distrugge la vita mi castigò come una punizione eterna, una simpatia molto prossima alla santità che riaffiorò placando quella muta frenesia di possesso che avrebbe sorpreso i due amanti, assimilando sino all’ultima particella lo spirito e la carne dell’altro. In sprazzi di memorie di una vita lontana, passata, che inducono a domandarci se nello scintillio della bellezza e dei sogni abbia avuto origine quella crepa che percorse la vita dei protagonisti.
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Questo consumarsi lentamente fra la vita e la morte mi era entrato sotto pelle, quel treno che conduce al paradiso che si impantana in stazioni umidi e soffocanti, non in maniera spropositata ma nemmeno ridotta, mi dava pensiero. E' un po' quel genere di domanda che ancora la scienza non riesce a dare una risposta, anche se penso che la catena di eventi che determinano il nostro personale destino dipenda proprio da noi stessi.
Titolo: L'ultima canzone
Autore: Nicholas Sparks
Prezzo: 20,00 €
Casa editrice: Frassinelli
Trama: A quattordici anni, la vita di Veronica Miller, detta Ronnie, è stata completamente stravolta dal divorzio dei genitori e dall'allontanamento del padre, che da New York si è trasferito a Wilmington, in North Carolina. Tre anni dopo Ronnie è ancora fiduciosa, soprattutto con lui, che non vede quasi mai. Finché sua madre non decide - nell'interesse di tutti, secondo lei - di mandarla a trascorrere l'estate nella sperduta cittadina affacciata sull'oceano dove il padre di Ronnie, ex pianista e insegnante di musica, vive un'esistenza tranquilla in sintonia con la natura, tutto concentrato nella creazione di un'opera destinata alla chiesa locale.
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Immagini, significati che toccano, sembrano qualcosa da cui si trova sollievo. Eppure questa breve biografia altri non è che il grido disperato di un uomo solo e insoddisfatto, lanciato dalla soglia della sua insoddisfazione morale, qui riportate come una febbrile tortura prosaica.
Titolo: Diario d'inverno
Autore: Paul Auster
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 12 €
N° di pagine: 184
Trama: << Piaceri fisici e dolori fisici. Ipiaceri del sesso innanzitutto, ma anche quelli del mangiare e del bere, di stare nudo in un bagno caldo, di grattarti un prurito, di starnutire e di scoreggiare, di stare a letto un'ora in più, di voltare la faccia verso il sole in un mite pomeriggio di tarda primavera o d'inizio estate a sentire il tepore posarsi sulla pelle >>. Quando sei perso, guardati intorno. Dubita di tutto e cancellalo. Hai una sola certezza: tu sei lì. Lo sei perché c'è il tuo corpo e tu sei il corpo. Il tuo corpo è lo spazio che hai attraversato, ma anche il tempo che ti ha reso ciò che sei. Il tempo te lo porti scritto addosso: le cicatrici sono parole ( questa racconta di quando bambino scivolasti così vicino a un chiodo da poterne rimanere cieco, quest'altra ti ricorda di quando quasi uccidesti tua moglie e tua figlia) e le parole sono cicatrici ( quelle che ti disse tua madre dopo che la sentisti parlare al telefono con un uomo che non era tua tuo padre ). Ma non c'è il solo dolore. C'è il piacere, tutto il piacere che hai vissuto, che ti ha travolto in questi sessantaquattro anni: da quello che provi guardando il collo di tua moglie al mattino, a quello che ti insegnerò una prostituita nel Quartiere Latino quando tu, ventenne solitario e senza un soldo a Parigi, l'ascoltasti sbalordito recita a memoria una poesia di Bodelauire. E infine il corpo da cui il tuo corpo ha iniziato a esistere, quello di tua madre. La sua storia e il tuo rapporto con lei sono il cuore pulsante di questo libro (una sorta di doppio, di gemello segreto del tuo L'invenzione della solitudine, dov'era il padre il fulcro dell'ossessione ). Hai capito dal silenzio con cui hai accolto la notizia della sua morte e dalla crisi di panico che ne è seguita - fu come sentire il tuo stesso corpo fuggire da te - che qualcosa era cambiato, che dovevi fermarti a ricapitolare. Che eri entrato nell'inverno della vita.
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Effimera incarnazione di sogni e creazioni. Forse tutto questo non è mai esistito, ed è soltanto un'illusione o un'immagine creata dalla fervida immaginazione dell'autrice, uno splendido portagioie pieno dei doni degli altri?
Titolo: Diario 1
Autore: Anaïs Nin
Casa editrice: Bompiani
N° di pagine: 496
Trama:Questo primo volume, inizia nel 1931, nell'epoca in cui Anaïs Nin sta per pubblicare il suo primo libro. D. H Lawrence, che le conferì il riconoscimento pubblico come scrittrice. Termina nell'inverno del 1934, quando Anaïs lascia Parigi per raggiungere New York. Anaïs scrive sui treni, ai tavolini dei caffè, mentre aspetta per un appuntamento: come un talismano, porta il diario sempre con sé. "Questo diario è come il mio kief, il mio hashish, la mia pipa d'oppio. E' la mia droga e il mio vizio. Invece di scoprire un romanzo, mi sdraio con questo libro e una penna, e indulgo in rifrazioni e diffrazioni".
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Il cuore si libera da questa morsa e sovrasta i cieli celesti mediante il dolce sguardo di due amanti che hanno scoperto cosa voglia dire amarsi non producendo nient’altro che cause ed effetti di artifici e orpelli che l’autore modifica leggermente a seconda del modo perpetuo della Natura, affinchè l’unico modo per << sopravvivere>> è di affannarsi e districarsi nel bel mezzo dell’esistenza. Ci si sforza di abbatterla, seppur gli innumerevoli tentativi, il temperamento bizzarro di alcuni assetti che confondono il cuore.
Titolo: Due occhi azzurri
Autore: Thomas Hardy
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 420
Trama: La bellissima e volubile Elfride, orfana di madre e unica figlia del pastore Swancourt, si innamora di Stephen Smith, giovane architetto di Londra erroneamente ritenuto di nobili origini. Poi, quanso questi per poterla sposare accetta un incarico in India, Elfride conosce l’affascinante e maturo Henry Knight, antico mentore di Stephen; ben presto Knight, come già era accaduto al suo pupillo, perde la testa per la fanciulla. Elfride, divisa tra la promessa di fedeltà a Stephen e la nuova passione per Knight, infine accetta la proposta di matrimonio di quest’ultimo. Ma ancora una volta le cose non vanno come immaginato: una presenza oscura dal passato di Elfride insinua in Knight il tarlo del sospetto sull’onestà della sua futura sposa e il fidanzamento è sciolto. Smith e Knight si incontreranno casualmente qualche anno più tardi, entrambi si scopriranno ancora innamorati di Elfride, ma ormai sarà troppo tardi.
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Una passeggiata inaspettata e improvvisa lungo il mare del Galles. La magica atmosfera di abbandono, sensualità e mistero offerta come un piccolo romanzo dalla mole corposa e dal cuore tenero.
Titolo: Forte come l'onda è il mio amore
Autore: Francesco Zingoni
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 17, 50 €
N° di pagine: 607
Trama: "Buttato sulla sabbia, accecato dal fulgore di un paradiso perduto, le palpebre incollate dal sale. Riapro gli occhi. La mia mente è vuota: nessun ricordo, nessuna parola. Una tabula rasa. Non posso formulare un pensiero. Non so più distinguere i miei sentimenti, dare ordine alle mie percezioni. Qualcosa che non conosco ha annientato la mia vita. E' un sogno a salvarmi: il viso luminoso di una donna, impossibile per me riconoscerla, o ricordare il suo nome. Ma quel sorriso mi riscuote dall'oblio, diventa l'unica ragione per sopravvivere e fuggire. A guidarmi è un libro, trascinato sulla spiaggia dalla mareggiata di un tifone. Tra le sue pagine distrutte si è salvata solo una misteriosa poesia. E sembra parlare di me. Attraverserò il mondo per sapere chi sei. Vestirò nuove identità per ritrovarti. Cavalcherò un'onda paurosa per scoprire cosa nasconde il suo cono d'ombra: il nostro ultimo segreto, cancellato dall'amnesia. E alla fine sapremo solo una cosa, la più grande. Forte come quest'onda che nessuno può cavalcare fino in fondo."
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Come ci si sente nel momento in cui le parole hanno preso vita, assorbite completamente in un unico essere, confacenti nella memoria, per cui riconoscerli è bastato essere vittime di una banalissima corrispondenza che ha tanto di bellissimo e meraviglioso?
Troppo sdolcinato, troppo mieloso tutto questo? Beh, forse … ma l’amore intenso che lega i protagonisti di questo racconto mi ha reso impavida, armata di penna a sfera, assiderata da qualcosa di potente che nemmeno io credevo possibile, a prescindere dall’esito della storia, con attorno nient’altro che resti di ombre che si tengono per mano.
Titolo: Così si perde la guerra del tempo
Autori: Amal El Mohtar e Max Gladstone
Casa editrice: Oscar Vault
Prezzo: 14 €
N° di pagine: 216
Trama: Tra le ceneri di un mondo in rovina, un agente del comandamento trova una lettera: “bruciare prima di leggere”. Inizia così la strana corrispondenza tra due agenti rivali, Rossa e Blu, emissarie di due fazioni in lotta, ciascuna desiderosa di controllare il passato per dominare il futuro. Ma quella che è iniziata come una sfida a distanza presto si trasforma in qualcosa di diverso, presto si trasforma in qualcosa di diverso. Qualcosa di epico. Qualcosa di romantico … qualcosa che potrebbe farle uccidere. Perché in fine dei conti c’è una guerra in corso. E qualcuno deve vincerla. Non è così che funziona?
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L’uomo è un essere senziente ma finito che si dibatte e batte per diventare << uomo >>, non indugiando sul passato ma voltandogli le spalle vivendo invece il presente. E proiettato in una sorta di immobilità, in un cosmo più grande di quel che si pensa, di cui non siamo altro che resti di materiali e derivati vari, è un bellissimo squarcio di ciò che ha costellato la vita dell’autore che effettivamente non possiedono niente di originale ma che valicano i limiti entro cui sono imprigionate le forze attive e speculative dell’uomo, quando ogni attività soddisfa ogni cosa con rassegnazione.
Titolo: I dolori del giovane Werther
Autore: Johann Wolfgang Goethe
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 8, 50 €
N°di pagine: 152
Trama: La trama è semplice eppure di un agghiacciante realismo: Werther è innamorato di Lotte, di cui sa fin dall’inizio che non è libera, perché legata ad Albert. << Stia attento a non innamorarsene >>, sarà il consiglio di una cugina a Werther. Ma la tragedia è già innescata.
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La bellezza di un sogno assopito dal tempo che si ridesta mediante la vocina interiore della mia coscienza, sussulta come Giles quando vede la sua bella Elisa, rammollita, stordita da un ondata di forte tenerezza.
Titolo: La donna di Gilles
Autore: Madeleine Bourdouxhe
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 11 €
N° di pagine: 148
Trama: Elisa vorrebbe solo una cosa: annullarsi in Gilles. Vivere per e attraverso Gilles, non essere altro che sua moglie. Preparargli la cena, guardarlo mangiare, guardare i suoi occhi, la sua bocca, i suoi capelli. Ma il giorno in cui Elisa capisce che Gilles, suo marito, è diventato l’amante di sua sorella, tutto crolla attorno a lei. Eppure sceglie di tacere, di sorridere, di sopportare in silenzio l’indifferenza di Gilles, perfino che Gilles le parli del suo amore per l’altra, della sua gelosia.
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Una degradazione dell’anima che regna come un’armonia beata, un’unità solidale ai margini della vita, una mancanza di respiri il cui ritmo è così frenetico ma breve in cui il passato bussa perennemente alla nostra porta con una certa prepotenza, così spettacolare, infausto, misterioso, famigliare, sognato, indolore, in un tempo a rallentatore che scorre oltre la realtà e di notte si muove dietro il riflesso di qualche specchio.
Titolo: Belladonna
Autore: Dasa Drndic
Casa editrice: La nave di Teseo
Prezzo: 22 €
N° di pagine: 416
Trama: Quando l’università decide di fare a meno di Andreas Ban, uno psicologo che non esercita più e uno scrittore che non scrive più, l’ex professore si ritrova con una misera pensione nel suo appartamento in un piccolo paese della Croazia. Circondato da libri, fotografie, risultati di esami medici, lettere senza risposta e scatole di ricordi, cerca di salvare dall’oblio le storie di famiglia, dei suoi amici perduti, degli ex pazienti. Storie irrimediabilmente intrecciate con l’ombra dell’occupazione nazista nella seconda guerra mondiale, con l’implosione della Jugoslavia e con la vita luminosa delle città d’Europa – Amsterdam, Trieste, Venezia – così vicine e al tempo stesso così lontane dai Balcani.
Andreas Ban sfida la malattia che indebolisce il suo corpo per scavare nei suoi tanti passati: ironico, ribelle, romantico, alla deriva in una società che opprime il pensiero critico e dimentica i propri errori. E mentre tutti, intorno a lui, sembrano ricordargli che il tempo scorre sempre più in fretta, Andreas si ritrova improvvisamente con nuovi e insperati motivi per ricominciare a vivere.
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Un preambolo, insomma, di ciò che sarà il suo capolavoro. E quasi in uno stato di bella atemporalità, il ricordo si eleva rispetto al susseguirsi del tempo in divenire, rivivendo nello spazio interiore non come rifugio in un luogo abitabile in cui si volgono alcune delle risonanze e i veri significati delle cose, stabilendo impalpabili equivalenze fra percezione oggettiva e soggettiva, quanto in relazione col mondo circostante non schiva interrogativi alla base della vita umana.
Titolo: I piaceri e i giorni
Autore: Marcel Proust
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 14, 50 €
N° di pagine: 372
Trama: La caducità della bellezza, il tempo distruttore, l'incombere della morte. E poi la resurrezione del passato grazie alla memoria affettiva, la nostalgia per la simbiosi infantile con la figura materna, la gelosia che trasforma l'amore in tortura. Sono i temi che attraversano, come motivi musicali, le pagine dei Piaceri e i giorni (1896), conferendo a quest'opera composita di novelle, versi e prose un'unità profonda all'insegna della malinconia e del disincanto. Ironico aggiornamento del poema di Esiodo dedicato ai lavori agricoli, Le opere e i giorni , il primo libro pubblicato da Proust raccoglie testi composti tra il 1892 e il 1894 e descrive il bel mondo parigino alla fine dell'Ottocento, alternando pungenti osservazioni sulla sofisticata società mondana e i suoi difetti (snobismo, ipocrisia, ricerca dell'originalità a ogni costo) e riflessioni generali sui fuggevoli incanti e le inevitabili delusioni di ogni esperienza d'amore. È racchiusa in queste pagine tutta la giovinezza di Proust: visioni fugaci, sogni, moti dell'animo, impressioni di vita, satira di ambienti, paesaggi, atmosfere e personaggi tratteggiati con una scrittura limpida e veloce. Riletta alla luce della Recherche , la raccolta del 1896 rivela una ricchezza e una profondità insospettate. Questa edizione ripropone la forma originale dell'opera, con la prefazione di Anatole France, le preziose illustrazioni di Madeleine Lemaire, artista mondana frequentata dallo stesso Proust, e gli spartiti di Reynaldo Hahn, grande amore e amico dell'autore. In appendice alcuni testi mai pubblicati o mai ripresi in volume dallo stesso Proust.

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