domenica 28 febbraio 2016

Gocce d'inchiostro: Tsugumi - Banana Yoshimoto

Ognuno di noi è in perenne balia del fascino di qualcosa o qualcuno. Qualunque cosa succede, cerchiamo di farci comunicare qualcosa col suo modo di essere. Anche a me, che prima non avrei mai creduto di pensarlo, è successo qualcosa di simile. E il soggetto della mia attrazione è stata la Yoshimoto.
A sostegno delle sue digressioni, qualche incongruenza col mio animo di lettrice appassionata, questo piccolo libriccino ha irradiato dal suo interno un fascio di luce intensa, qualcosa di molto più profondo delle sue parole o dell'anima dell'autrice. Una luce triste che ha rifulgiato in continuazione, generato da un meccanismo inconscio, in piccole macchie d'inchiostro che forse nemmeno l'autrice conosceva.








Titolo: Tsugumi
Autore: Banana Yoshimoto
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 7 €
N° di pagine: 158
Trama: È la storia di due ragazze, Maria (che narra in prima persona) e Tsugumi. A diciannove anni Maria lascia il piccolo paese sul mare per trasferirsi a Tokyo e iscriversi all'università. Anni dopo, decide di tornare al paese per le vacanze, dove ritrova Tsugumi, l'eroina del romanzo, bellissima e dispotica ragazza. Tutti tentano di essere indulgenti con lei, sperando di renderle migliore la vita che le resta. Infatti le è stata diagnosticata dalla nascita una malattia incurabile. Terminate le vacanze, Maria sta per tornare a Tokyo ma le condizioni di Tsugumi peggiorano e pare non ci sia più niente da fare. All'ultimo momento Tsugumi si salva, sentendosi vicina alla morte però aveva scritto a Maria una lettera-testamento e con questa si chiude il romanzo.
La recensione:

Gli esseri umani accolgono ogni cambiamento del proprio animo in una confusione di cose buone e cattive, e da soli portano quel peso per tutta la vita. Pregando, sempre da soli, di essere il più gentili possibili con le persone a cui vogliono bene e a cui sono vicini.

Per circa due anni ho vissuto come bendata da una grande benda bianca con un unico nastro intessuto di più materiali. Finché non ho provato a togliermela, non mi è stato possibile coglierne la lucentezza di qualcosa di più profondo delle parole o dell'animo di una donna terribilmente sensibile. Finché non ci si trova nella condizione di non poterla più ignorare, non ci si rende conto di quanto sia troppo luminosa persino per i nostri occhi deboli. Una luce aveva indicato il cammino dei protagonisti. In un momento in cui mi è capitato di essere protagonista di strane sensazioni. Sensazioni in cui lo scorrere del tempo ha subito dei leggeri sfasamenti o in cui sono riuscita a vedere cose o persone che prima ignoravo volontariamente in maniera completamente diversa. L'aria si diffondeva lentamente nelle tenebre e le emozioni si arenavano nei luoghi più remoti precipitando nelle mani delle persone come stelle cadenti, svegliandole.
Vagando con lo sguardo incerto su scaffali stracolmi di libri ho constatato quanto innumerevoli siano gli autori. E, ho come l'impressione che, col passare del tempo, lo saranno ancor di più. Con storie intrappolate nella soffitta della loro anima. Talmente belle da sembrare irrealizzabili, come l'odore dell'impossibile.
Chissà per quale motivo, ma mai e poi mai dimenticherò quanto successe con la Yoshimoto. In un pomeriggio d'agosto di due anni fa in cui tutto mi sembrava estremamente tedioso, artificioso e nostalgico.
Un romanzo che non mi piacque per niente, con del potenziale e che invece cadde nel banale, mi fece sentire subito male. E, se il romanzo in questione l'avevo letto per curiosità, con questo - a dire il vero - non ho avuto alcuna motivazione valida. Come con Il lago, dopo il clamoroso disastro di Un viaggio chiamato vita, ero fermamente convinta che forse dovevo puntare i miei interessi su altro. Ma non concedere una seconda possibilità a questa prolifica scrittrice giapponese mi sembrava irrispettoso. Dunque, tornare nella splendida, immensa e inafferrabile città di Tokyo non mi ha fatto sentire estranea; piuttosto l'unica soluzione possibile.
Un vivido miraggio che l'autrice è riuscita a tirare avanti e invecchiare... con la speranza che, ad ogni lettore, possa accadere un giorno qualcosa di simile, è quello che ci racconta la Yoshimoto in questo piccolo libriccino. Dove la bellezza delle piccole cose, che hanno un ché di intenso e particolare, come sprazzi di luce che s'infrangono in prismi sfavillanti, nel ripetersi di tutto questo, nel susseguirsi delle cose, ce stato qualcosa a cui è stato difficile accostarsi.
Un romanzo che ho letto con una certa curiosità, una lettura semplice che parla di adolescenza, di un'estate di un gruppo di ragazzi che non tornerà mai più, Tsugumi - per il toccante e sano lirismo di cui è impregnato e per le vicende quasi sempre autobiografiche dell'autrice -, aveva fatto paragonare la Yoshimoto a Murakami e accresciuto la mia diffidenza nei suoi riguardi. Aveva fatto emozionare un discreto numero di lettori e lasciato un segno indelebile, anche se dubito fosse questo l'intento dell'autrice. In diversi gruppi di Facebook, pubblicare frasi tratte dai suoi libri e scrivere recensioni emozionanti e curiose. Una normalissima storia, semplice ma emozionante nonché ricordo dell'estate dell'autrice, quando tornò al paesino di mare in cui ha vissuto da bambina. Suddiviso in altrettanti ricordi e ricco di belle e toccanti perle di saggezza.
Una protagonista che si definisce una tranquilla ragazza di provincia che, dopo diciotto anni di successi e agi, ha abbandonato il suo paesino natale per iscriversi all'università a Tokyo. Accanto a lei, una co-protagonista cattiva, maleducata, sboccata, capricciosa, sleale che, desiderosa d'affetto e comprensione, ha riempito il vuoto della dolce Maria con il suo affetto "fuori dagli schemi". La sua unica migliore amica, come è solita definirsi, ma che di amicizia qui sembra essercene ben poco. Ebbene si, perché inscenare la morte di un parente e indurti alla disperazione purché i suoi genitori possano darle quelle giuste attenzioni per non farla sentire come un eremita fallita, è un segno del loro indissolubile legame. Oggetto d'attrazione di genitori stanchi e esauriti, ragazzi taciturni ma attenti, azioni irrispettosissime. Non del tutto presente, invece, la protagonista Maria che al contrario della Madonna non si sente affatto una santa. Ma, nonostante questo, giudicata da tutti come una persona generosa e serena che, al di la della sua dolcezza, è il prototipo perfetto della studentessa tipo. Spettatrice di una storia il cui tratto sognante affascina e che, come una turista, condensa in quasi 170 pagine. La proiezione concettuale del "non esserci niente" che trasmette una quiete leggermente angosciante in cui tutto quanto era accaduto per l'autrice, anche la vita e la morte, forma un vortice di sensazioni particolari che, lentamente, si sono spostate in un luogo per nulla dissimile alla realtà. Piccole strisce di emotività esposte alla dolce brezza dei venti della vita, che fioriscono in una moltitudine vasta e colorata.
Quello di Tsugumi non è romanticismo. E nemmeno una forma di sentimentalismo. Fra le sue pagine batte un cuore giovane che è uno specchio perfettamente terso. Dove chi legge può semplicemente specchiarsi, trovandovi solo quanto vi si riflette. Non sforzandosi nemmeno di pensare.

Non so perché, ma avevo la sensazione che l'amore per quanto lo si doni, per quanto lo si lasci aperto il rubinetto del proprio cuore, non si esaurisca mai, proprio come gli acquedotti di tutto il Giappone.

Valutazione d'inchiostro: 3+

2 commenti:

  1. Questo è stato il primo libro della Yoshimoto che abbia letto e nonostante ricordi poco della trama, me ne è rimasta una buona sensazione un po' nostalgica.

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    1. La mia avventura con la Yoshimoto, invece, è iniziata con Un viaggio chiamato vita. Letto due anni fa, in occasione di un regalo di compleanno. E, come prima esperienza, purtroppo fu terribile! Non mi piacque per niente, e da allora promisi a me stessa non avrei mai più letto niente di suo. Quest'anno però sono stata tentata da Il lago, che non solo la copertina con cui è rivestito era bellissima ma anche la trama. E, fortunatamente, mi è andata bene XD Stessa cosa è accaduta con Tsugumi: mi ha concesso la possibilità di rivalutare la Yoshimoto, e in un futuro non troppo lontano gli scaffali della mia strapiena libreria si arricchiranno di qualche sua altra opera :P

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