giovedì 10 novembre 2016

Gocce d'inchiostro: Preda - Christopher Pike

Raramente leggo romanzi spaventosi. E le poche volte che lo faccio preferisco rifugiarmi in storie dalle venature fantasy o dai risvolti romantici. 
Questi sporadici momenti, simboleggiano una parte della mia anima coraggiosa e intraprendente. Una parte del mio essere che conferma come, la lettura di un romanzo non particolarmente leggero, non sempre si rivela inappropriato ai miei gusti personali. 
Questo è accaduto con Preda, merito innegabile dell’inconsueta e suggestiva copertina e di un titolo, che in poche ma essenziali parole, descrive appieno l'essenza del romanzo. Pozzo senza fondo che cela l'eterna oscurità dello spazio. Un'avventura vivida, vivace ed esplosiva la cui fiamma è un rosso ardente che ustiona.
Titolo: Preda
Autore: Christopher Pike
Prezzo: 16 €
Casa editrice: Mondadori
N° di pagine: 406 
Trama: Alisa ha l'aspetto di una diciottenne, ma è un vampiro nato cinquemila anni fa. Da allora la sua vita è una continua lotta contro l'istinto: nutrirsi ma non divorare, dissetarsi ma non uccidere. E soprattutto non svelare il proprio segreto, che non può condividere con nessuno, essendo l'ultimo vampiro sulla Terra. Almeno così credeva, prima che il capostipite della sua stirpe tornasse dalla tomba per ucciderla. Se vorrà sopravvivere, Alisa dovrà spezzare il sottile confine che separa l'umano dalla bestia, e stringersi tra le braccia di Ray, l'unico ragazzo in grado di aiutarla. Ray ha molte ragioni per temerla, ma l'attrazione che prova per lei è più forte della paura e lo spingerà oltre il limite, dove non è più possibile tornare indietro. Perché, come lui, Alisa è una preda, e se riuscirà a fuggire dal suo cacciatore non potrà farlo dalla sete che, sempre più fatale, la divora. Una storia terrificante e sensuale, che raccoglie in un unico volume i primi tre romanzi della serie "L'ultimo vampiro".
La recensione:

Quando ami non conosci né paura né odio. Quando hai paura, non c'è spazio per l'amore o per l'odio. E quando c'è l'odio, c'è l'odio soltanto.

Come ogni cosa nella vita, alla fine di una storia, di un racconto, si tirano le somme: le idee, i propositi, quel che si credeva avevamo saldamente ancorato a noi stessi e tutti i cambiamenti che sono avvenuti in una manciata di giorni o qualche ora. E il banco di questo discorso è uno solo: il saper raccontare. A che serve estrapolare un'idea dal nulla, dopo aver meditato per ore e ore e non si ha con questo maturato un "processo" purché la si metta in pratica? Ci si distacca dalle cose del mondo, si mettono a tacere i desideri dei sensi, dei bisogni del corpo, ma come si vuole argomentare qualcosa che si pensava di aver già visto, quando in realtà non l'ho mai visto? Le innumerevoli letture compiute negli anni mi hanno fatto prendere consapevolezza che ognuno di noi ha qualcosa che cela gelosamente, e che poi una situazione drammatica o un dispiacere ci induce a fare quel che si era prefissato di fare finendo così di cadere nel nuovo o nel vecchio, condizionati modi di agire. Finché rimasi rintanata nella mia camera a chilometri di distanza dal piccolo paesino dell'America in cui stava per svolgersi la scenografia di un film, avvincente e per molti versi cruente e crudele, la condizione fra quel che ho letto e quel che pensavo di leggere, fra ciò che ho visto e ciò che avrei voluto vedere non mi è mai posto. Non ce nè stata l'occasione. Ho vissuto praticamente, in compagnia di una ragazza che aspira alla moltiplicazione della sua specie, osservatrice attenta in una landa spoglia e desolata, avida di un qualcosa che è tuttavia legata alla purezza del sangue, all'intensità dello spirito, alla lunghezza della vita. E, così come Alisa Perne, nel momento in cui mi distaccai da questo mondo, il mio corpo si distaccò da una dimensione da cui spesso desidero evadere, finendo presa alla sprovvista da un vampiro che si crede spaventoso e crudele, lasciandomi tentare dal suo desiderio di fuggire. Perdersi nell'oblio, prima di tornare nel paradiso stellato del suo sogno o nel più gelido inferno.
Se Alisa, invece di apparire "gentile e disponibile", mi avesse sin dal principio mostrato il suo lato spaventoso, allora Preda penso mi sarebbe parso davvero terrificante. Tutto sommato, come credevo. Ma, alla fine? Niente di tutto questo! E' sempre difficile giudicare un romanzo dalla copertina, nel momento in cui ci capita fra le mani, dando meno peso a quella distinzione - bello o brutto, buono o cattivo - visto che il giudizio potrebbe cambiare col tempo e spesso il giudizio stesso finisce per non avere alcun valore.
Guardando dall'interno e vivendo un realtà parallela in cui non c'è tempo per l'amore e nemmeno per l'odio, in cui alla fine resta soltanto una melodia, quella della paura - così gelida e scolpita nell'anima - mi sarei risparmiata ore e ore di riflessioni profonde e tutto quel che ne seguì. Forse questo mi avrebbe preparato psicologicamente? Una fortuna o una sfortuna?
Ma quello che ho visto l'ho vissuto e la sera dopo, quando mi sedetti alla scrivania, aprì il computer rivivendo ogni cosa: vampiri assettati di sangue e potere, pieni di energie, soli e smaniosi di qualcosa che non hanno mai avuto. Ma in cosa è realmente racchiusa l'essenza del romanzo? Da dove partire per interpretare la sua anima cupa e drammatica, sadica e allo stesso tempo perversa? 
Io e Alisa abbiamo percorso una strada che una volta imboccata non si potrà più far ritorno, il cui legame è sfociato nelle punte di gocce di sangue sporco e copioso che macchiarono quasi la mia anima, incidendo profondamente un segno, là dove il mio sangue puro corre, simile a un fiume d'acqua limpida, nel presente, come una maledizione divina. E nel sapore agre di questo liquido, legami poco solidi e sbrigativi. Una cornice per far risaltare la condizione di "penitente" della protagonista, che anche se poco accentuata ha attanagliato pure me.Un puntino bianco in un manto nero come la notte.
Nonostante il tema e il target a cui è indirizzato, leggere Preda è stato davvero eccitante e avvincente. Ho vissuto la storia di Alisa come se stessi assistendo a un film proiettato sulle pagine che, con una cadenza rapida ma armoniosa, mi ha condotto in un luogo sconociuto da cui non avrei mai voluto separarmi.
Quando decisi di leggere Preda sapevo che, quando avrei cominciato, questa sarebbe stata l'occasione per scrollarmi di dosso il peso della curiosità. Una lacuna letteraria che avrei dovuto colmare da un po'.
Non avevo nulla da perdere. Dovevo solo raccogliere una certa dose di coraggio, ma, a dire il vero, avevo deciso di leggerlo senza tenere conto ai macabri episodi a cui avrei dovuto assistere e questo mi sembrava una cosa positiva. Un buon punto di partenza. Romanzo horror inglese, uno scrittore di cui avevo sentito parlare molto bene, un disegno oscuro che non permette di vedere o sentire. Tutto quello cui un tempo avrei detto "no", non mi sembrava più così. E leggendo il romanzo di Pike, non mi sono più riconosciuta. Mi sono sentita estranea e, allo stesso tempo, intrappolata. Come se una magia avesse atrofizzato i miei pensieri, operasse silenziosa dentro di me. Una parte del mio animo di lettrice che ho scoperto pian piano, e leggendo di Alisa e della sua triste storia ho potuto conoscere la vita di una vita di cui non sapevo nemmeno l'esistenza. Una storia cruda, surreale e allo stesso tempo reale, avvincente e appassionante, che è un carosello d'immagini, dettagli poco rivelanti, ombre impregnate di malvagità.
Pezzi di vita di anime che vagano in un deserto di desideri che non sono mai stati soddisfatti, e con prospettive nebulose per il futuro, che mi hanno incuriosito moltissimo, interessato inaspettatamente, costringendomi a lasciare tutto alle spalle, abbandonando la mia inutilissima vita in una landa deserta in cui non avrei mai più voluto far ritorno. 
In attimi di vita che hanno scandito regolarmente la frenesia di questa settimana, esordito nella notte più spaventosa dell'anno, nonostante conduca un'esistenza tranquilla, ho vissuto assieme a Alisa, entro i limiti autoimposti da Pike, tante e altrettante vite. Ruoli che mi sono divertita a impersonare e con cui ho voluto fuggire dal baratro dello sconosciuto. Respirando aria che non era più pulita ne lo è mai stata, satura di crimini orribili e inumani.
Preda è un romanzo il cui sapore è agre come un limone, un esame attento sulla distinzione fra zona grigia del bene e del male, un harem segreto in cui trovare la pace con se stessi è davvero una bazzecola. E lì, fra oscurità e fantasia, l'ho avvertita intensamente. Che ha afflitto Alisa forse anche per i diversi mali, fisici o morali, inflitti continuamente alle sue prede in ogni capitolo.
Diventare imperturbabili e proseguire la lettura dal davanzale del nostro mondo, dunque, è stato estremamente difficile. Eppure, una volta compiuto questo passo, tornare indietro è risultato più facile. Superando con un balzo il mondo di là con quello di qua.
Oscuro, insidioso, rischioso come la notte, Preda è un romanzo che trasmette una certa inquietudine. In 400 pagine di turbamenti, dove un misero atto di felicità investe inevitabilmente con qualcosa di spiacevole, c'è stato un universo che non ho mai esplorato. Ma in cui ho colto una certa bellezza. Con patti di sangue e segreti sussurrati dalla finestra virtuale del nostro mondo, con regole e nozioni del tutto indifferenti a quello cui sono abituata.
Un horror che non dà tregua, colpisce dritto al cuore e ci rende protagonisti di una storia avvincente che permette di ritagliarci un angolino tutto nostro in una squallida stanza e, pian piano, nel cuore dell' algida protagonista.
Nella notte di Halloween, con figure evanescenti che mi si sono aggrappate sulle spalle, povera vittima che, accidentalmente, ha imboccato la strada sbagliata. Ci si fa prendere dal panico, la paura attanaglia le nostre fragili membra, e tutto quel che si desidera è scappare. Invocando aiuto, dubitando di qualunque passante possa incrociare; pensando di essere caduta nella bocca dell'inferno e non trovare più alcuna via d'uscita.

Al giorno d'oggi si pensa che la speranza sia una virtù, ma, secondo me, la speranza porta soltanto dolore. Le persone più felici sono quelle che non si aspettano nulla, che hanno smesso di sognare.

Valutazione d'inchiostro: 4

6 commenti:

  1. Ciao Gresi, non ho letto questo romanzo ma adoro Pike come scrittore di gialli per ragazzi, tra i miei preferiti ci sono La morte arriva per posta, Week-end, Sotto accusa e Amiche per la pelle. Ricordo che era capace di creare una forte suspance!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Ariel! Io invece è la prima volta che leggo qualcosa di suo, e dopo questa bella esperienza penso in futuro leggerò qualcos'altro 😊

      Elimina
  2. Ciaooo bellissima recensione, non ho mai letto nulla di suo ma vista la tua recensione mi è venuta voglia di dare una possibilità a questo romanzo che sembra parecchio cupo ma anche molto interessante, non so se potrebe piacermi più avanti potrei provare a leggerlo :*

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Roberta! Grazie mille 😅 Questo è il primo romanzo che leggo, e devo dire mi è piaciuto davvero molto! Se vuoi buttarti, non te lo sconsiglio 😋

      Elimina
  3. Ciao Gresi! :)
    Di Pike ho letto proprio questo libro, alcuni anni fa.
    Ricordo che mi è piaciuto molto, e mi sono trascritta molte frasi che mi hanno colpito davvero tanto!
    Non amo gli horror, ma questo mi ha davvero appassionato! :)
    Un abbraccio!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, Jasmine! Ho conosciuto anch'io Pike così, e devo dire che penso proprio che questa non sarà l'ultima lettura 😅📚

      Elimina