martedì 29 agosto 2017

Gocce d'inchiostro: Grandi speranze - Charles Dickens

Coloro che decidono di approcciarsi alla lettura dei classici sanno che letture di questo tipo sono piuttosto impegnative e, prima che la notte inizi a ricevere le pugnalate del giorno, gli effluvi di sporco e lercio proveniente da qualche latrina e il penetrante odore di qualche poveraccio seduto in mezzo alla strada che invasero le mie narici già si mescolarono al caldo di questo ottavo mese dell'anno. Sgusciando tra banchetti di ostriche, bancarelle malconce della frutta, Philip Pirrip, detto Pip, ha raggiunto i cancelli frastagliati della mia casa, dove si sono raggruppati altri diavoli prima di lui, esibendo una certa dose di fascino mista a malinconia, in attesa che la mano benevola di qualche benefattore lo scegliesse per scaricare le proprie fortune su questo sfortunato ragazzo.
Consigliandone caldamente la lettura, vi abbraccio invitandovi a salutare anche voi con gesti affettuosi questo povero disgraziato, che ha tentato di differenziarsi dal gruppo, pur di attirare la mia attenzione.




Titolo: Grandi speranze
Autore: Charles Dickens
Casa editrice: Oscar Mondadori
Prezzo: 10, 50€
N° di pagine: 656
Trama: La misteriosa fortuna che la sorte assegna all'orfano Pip, il suo altezzoso rifiuto dei vecchi amici, le sventure e le sofferenze che segnano il suo percorso esistenziale verso una consapevole maturità costituiscono la base di un racconto ove il senso di colpa e la violenza si fondono con spunti grotteschi nei quali la commedia assume connotazioni caustiche e crudeli. Dal momento in cui, nelle spettrali paludi del Kent, Pip si imbatte in Magwitch, un forzato evaso, fino all'ultimo incontro con la bella e cinica Estella che suscita in lui emozioni e turbamenti, il lettore si trova coinvolto in una vicenda tanto drammatica quanto affascinante.
La recensione: 

Sa il cielo che non dobbiamo mai vergognarci delle nostre lacrime, perché esse sono una benefica pioggia sulla polvere accecante della terra che soffoca i nostri cuori inariditi.

In un certo qual senso il giovane Pip era entrato nella mia vita inaspettatamente, come una lacrima trattenuta al lungo e ora che scendeva sulla guancia, che immediatamente aveva iniziato a scuotermi con raffiche di brutte speranze, portandosi addosso la polvere delle disgrazie accumulata sui suoi logori abiti. Poco tempo dopo l'arrivo del giovane Pip, conseguirono giorni e giorni di spassionata lettura, cominciai a tenere conto dei capitoli, ebbi l'dea di alternarli ad altri romanzi, accumulando in poco tempo una sorprendente somma di letture che mi aiutarono a riprendermi dalla delusione che avevano causato in me la grande mancanza di tempo ottenuto da ore e ore di lavoro, rinnovando la fiducia in me stessa. Presi l'abitudine di leggere qualche capitolo di Grandi speranze ogni qualvolta terminavo qualche romanzo, dedicandogli uno sguardo lungo e affettuoso, e accarezzando con le dita il solido intreccio della sua trama, annusarne le sue pagine pur di inebriarmi della sua essenza; un semplice rituale che ho continuato a praticare di nascosto fra le solide mura della mia casa, e che bastava per infiammarmi l'animo al punto di farmi sentire impavida, intraprendente, potente, capace di divorare le oltre 800 pagine di Guerra e Pace nel giro di qualche giorno.
Ma ebbi poco tempo per godermi questo traguardo, perché non appena strinsi la mano di Pip fui trascinata in una palude scura come una linea orizzontale, col cielo striato da lunghe strisce rosse che si sovrapponevano selvaggiamente a dense strisce nere. In un paesaggio lugubre, piatto, su cui fecero da sfondo due sagome nere che, emergendo, si profilarono dritte dritte all'orizzonte. Un faro mi aveva indicato la rotta come un navigante; una forca disegnava l'ombra di un cerchio dal quale pendevano le catene che un tempo erano servite per qualche pirata. Senza prendermi neanche il disturbo di protestare, ho assunto rassegnata il ruolo di spettatrice attenta, sapendo che nessuno dei personaggi che popolano questa storia non aveva l'anima macchiata da qualche entità sconosciuta: i genitori di Pip si erano disfatti di lui come una fastidiosa zavorra e l'avevano abbandonato a se stesso come una nullità. Mi sono trattenuta così a lungo a guardarlo che, mentre mi allontanavo da casa mia, il riverbero della sua anima brillava contro il cielo nero della notte, e dalle pagine di questo romanzo sembrava sprigionassero uno scintillio di fuoco.
La diagnosi era alquanto chiara: io amo leggere. E come per me, anche per molti autori l'attività più fertile e affidabile per il nutrimento della loro anima fu la lettura. E il proposito di leggere per caso lo concepì constatando quanta gioia si celi nel catturare il pensiero astratto su pagina.
Le recensioni che scrivo, i romanzi che leggo, mi fanno prendere consapevolezza su qualcosa che oramai considero come una certezza: le stanze buie della mia anima trovano lucentezza, rifugio e senso di conforto nella letteratura. E quando decisi di circondarmi da fantasmi prigionieri, ho rovesciato ogni singola parola di questo romanzo con il signor Dickens, avvolta da un nero velo di fuliggine e fumo, come un ombra indefinita che mi ha impedito di concepire completamente l'idea di insoddisfazione che provavo quando vedevo gruppi di gente sfruttata, in un'incessante lotta contro il protagonista, mi si coagularono attorno. Avevo alzato gli occhi vero un cielo ricoperto di stelle, polvere di resti umili che per quel loro continuo scintillare su rustici oggetti, mi avevano sospinta fra le braccia di questa storia. Su un fronte completamente diverso da ciò da cui provengo, in compagnia di un ragazzino come tanti che era stato considerato come uno strumento di opportunità, stimolo per avidi parenti, giocattolo con un cuore meccanico con cui passare il tempo quando non c'era nulla di meglio a portata di mano.
Seduta sulla mia poltrona preferita, completamente assorbita dalla storia, sentivo rintoccare le ore di questi intensissimi pomeriggi dedichi a Pip dall'orologio della mia camera. I miei pensieri erano contrastanti; non riuscivano a soffermarsi sulla tragedia che pesava nel cuore del protagonista, ma indugiavano su tutto ciò che lo circondavano. La sua infanzia, che scorre lentamente con la scioglievolezza e la dolcezza di un sogno; l'ombra incombente del suo grande dolore e, una serie di sfortunati avvenimenti, che non avevano ancora una forma precisa.
E' una storia in cui pervade una generale malinconia, ma nel mio inconscio aspettavo che la luce di un mero sprazzo di luce rischiarasse le tenebre dell' animo di questi fantasmi. Quel raggio di sole abbagliante che per poco tempo veniva sporadicamente rammentandogli che in ogni comunità si mescolano il buono e il cattivo, e che la fugacità di un misero atto d'amore non doveva investire inevitabilmente anche l'atto più insignificante.
Vestire i panni del giovane Pip, anche se per un lasso di tempo più lungo di quel che credevo, entrare nel giardino delle sue avventure - non scoprendo, tuttavia, le ombre ambigue dei suoi passi -, vederlo interagire con creature che ostacolarono il suo benessere e lo indussero alla disperazione, mi ha permesso di condividere pienamente questa storia che l'autore si porta dentro. I volti che, per qualche giorno, divennero famigliari ai miei occhi, al termine della lettura, col romanzo riposto sullo scaffale, immerso nella pace del giorno, svanirono nel momento in cui erano divenute "persone". Lasciarono dietro di loro uno spazio vuoto che aveva una sua forma. Ma a brillare nella volta celeste, ed assistere continuamente alle mie spericolate immersioni in un epoca che ha sempre destato il mio fascino, era un unico volto: quello di Pip che, guardandomi attorno, nella meravigliosa serenità del giorno, mi tenne compagnia più di chiunque altro. Non fu quel genere di eroe che mi ero aspettata, ma, come il giovane David di David Copperfield, un giovane sognatore pieno di ambizioni che mi narrò la sua storia quasi come una lunga e profonda meditazione sul senso della vita. Scritte in quelle che non sono altro che pagine della sua memoria, che si trascineranno fino a quando metterà il punto finale, per poter così mettere a nudo una parte della sua anima per noi completamente estranea. Derivati trascurati di una vita carica di sofferenze mentali, dolori, mancanze di speranze che, come un fastidiosissimo incubo, popolarono i suoi sogni. Gettando una spettrale aria di malinconia e pervadendo i sensi in una lenta agonia.
Nel pellegrinaggio solitario della sua giovinezza, che solo una volta giunto alla fine gli permetterà di scovare la sua identità, percorrerà quelle che non sono altro che le tappe della sua vita e, riversandole in quel contenitore che è la letteratura, brilleranno come la profondità di un altura smossa da qualcosa di lucente. Invadendo completamente il mio corpo di una strana luce, compiendo un incantesimo a cui non ho saputo resistere.
Grandi speranze è un'opera radicata nel territorio dell'immaginazione urbana e negli spazi urbani, in cui fa sfondo una Londra distesa in una cappa di vapore. Tragico/romantico, oscilla continuamente con la stessa energia verbale cui l'autore mescola le vicende di altri personaggi. E, su uno spazio capace di mutare ogni volta, adattandosi come una pelle al ceto sociale e al linguaggio di ognuno, Dickens, costituisce un palcoscenico frenetico in cui il lungo viaggio del giovane Pip entra in contatto con diversi meccanismi: la famiglia, l'istruzione, la prigione.
Racconto di un uomo fragile, disilluso, timoroso del futuro e del senso della vita, trascinante, formativo  e piuttosto appassionante, Grandi speranze non è solo un affresco della letteratura vittoriana. Piuttosto un affascinante intreccio di follia, passione, affetti, malessere e benessere, ma anche un meraviglioso viaggio per aver permesso sia a Pip sia al lettore di crescere in questa tetra solitudine. Rifocillare l'anima, quando non aveva la certezza di poterlo fare. 
Valutazione d'inchiostro: 4

10 commenti:

  1. Devo proprio leggerlo anche io!
    L'ho comprato già da un po' ma non ho ancora trovato il tempo di prenderlo in mano.

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    1. Io l'ho riletto dopo qualche anno che l'avevo letto. Davvero molto bello! Te lo consiglio caldamente ☺☺

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  2. Ciao Gresi, di Dickens ho letto David Copperfield e visto il film di Oliver Twist: questo mi manca, ma le sue storie non mi dispiacciono, sono molto ottocentesche!

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    1. Ciao, Ariel! Anch'io ho letto David Copperfield e Oliver Twist. Questo l'avevo letto già qualche anno fa, ma rileggerlo è stato davvero bellissimo ☺☺

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  3. Ciao Gresi di questo autore ho letto David Copperfield un paio di anni fa e mi piacque molto, ma questo mi manca ancora e spero di recuperarlo al più presto =)!

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  4. Ciao! Da tantissimo ho questo libro sullo scaffale ma non trovo mai il momento giusto per leggerlo!

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  5. Ciao Gresi! Non ho ancora letto niente di Dickens, da quale dei suoi mi consiglieresti di iniziare?

    Midori

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