sabato 26 agosto 2017

Gocce d'inchiostro: L'angelo nero - Antonio Tabucchi

Era il momento perfetto, era proprio il momento perfetto, del resto non ho avuto altro da fare se non pensarci. L'angelo nero mi aveva accolta a braccia aperte. Come una stanza graziosa, ma disadorna, con storie di vita di svariati personaggi in cui è stato davvero impossibile non manifestare sentimenti che sono stati di tutto e di nessuno in particolare. Ma almeno mi hanno fatta sorridere. Hanno allietato un pomeriggio di fine agosto estremamente noioso.
Si tratta di una signora storia, ho pensato. Per le persone di una certa età bisogna porre un certo rispetto, e, sebbene invisibile al tatto ma non alla vista, anche a L'angelo nero è stato inevitabile.
 Titolo: L'angelo nero
Autore: Antonio Tabucchi

Casa editrice: Feltrinelli

Prezzo: 9 €

N° di pagine: 160

Trama: E' un libro costituito in apparenza da racconti. Questi testi sono però tenuti insieme da un unico tema, il male. In ogni testo c'è una presenza malefica che suggerisce il male al protagonista e che lo conduce per le sue strade.

La recensione:

Quello che è stato torna, bussa alla nostra porta, petulante, questionante, insinuante. Spesso reca un sorriso sulle labbra, ma non bisogna fidarsi, è un sorriso ingannatore. E intanto non viviamo, o scriviamo, il che è lo stesso in questa illusione che ci conduce. 

Ed ecco, è arrivato il suo momento. E' arrivato il momento di narrare questa storia. Che cosa avrei dovuto scrivere se avessi scritto io questa storia? Sorrido se immagino un Tabucchi vecchio, malconcio, sedere languidamente su una panchina di legno, con lo sguardo vacuo e fisso su un punto imprecisato. Non sono Tabucchi ne mai lo sarò. Anche se non nascondo mi piacerebbe esserlo, un giorno. Non sono più una ragazzina, non vivo più nel mondo delle favole. Tabucchi era uno scrittore straordinario, eccezionale. E conoscerlo, leggere i suoi numerosi figli di carta è stato alquanto tardivo. 
Ma cosa sarebbe successo se non lo avessi conosciuto? Il problema è da dove cominciare. Da dove si comincia, quando si prende consapevolezza di voler parlare di qualcuno che non c'è più? Che cosa fare? Penso che ogni storia abbia bisogno di parole per essere raccontate. Gruppi di racconti avevano chiamato l'autore da un angolo remoto della sua coscienza al fine di metterlo alla prova. Forse dovuto da una certa stanchezza. O da un po' di insoddisfazione morale. Chi lo sa! Tutto quello che so, e che ho potuto constatare con i miei occhi, è che nulla di ciò che è stato scritto potrà essere distrutto. Niente che si possa rinchiudere, tantomeno se questo qualcosa è nato ai margini di parole di circostanza.
Però da un punto bisogna cominciare, e mi dissi che avrei cominciato con Requiem. Requiem è stato l'inizio, ma anche la fine di qualcosa, certo. E' stata la fine della fanciullezza, dell'ingenuità, delle letture adolescenziali a sfondo fantasy, di un mondo spaventosamente diverso che io avevo avuto di pormi fino a qualche tempo fa. Requiem, riproduzione che lo scrittore aveva realizzato del suo fedele Io d'inchiostro, che aveva lasciato imprigionato nella cella della sua anima, nelle mani di un destino vago e incerto. Con la spocchia tipica di chi capisce la gente alla prima occhiata, con la consapevolezza della propria intelligenza, della propria bellezza. Una banalissima condizione di vita che io ho accettato fare mia.
Come Requiem, anche L'angelo nero è stata una vera gioia: una grande bella storia, sentimentale, drammatica, realistica, intensa, fatta qualche anno prima che io nascessi, come una piccola cittadina da esplorare, in cui camminare da cima a fondo, stare a guardare come un orizzonte scomparire sul mare.
Una notte calda, lunga, magnifica per ascoltare storie, con una tenera e piena luna che ci sorveglia sopra le nostre teste, fanno da cornice a questa magnifica storia.  Nell'immaginazione di chi immagina queste notti, come una pantomima o una stregoneria, ho visto povere creature stregate e condannate a una ripetizione insensata, forzati a minare e a ripercorrere il preludio di un'avventura atroce che mi ha aspettata nel bel mezzo del nulla.
La mia anima ha avanzato inquieta fra i ricordi tortuosi di una generazione che non è più la nostra, vivendo sulla pelle storie di vite euforiche quasi febbricitanti in cui tutto è scoppiato, così come le parole. Un esplosione di viscere aveva messo tutto in questione: l'ordine, il mondo, i sentimenti. Una marea di ricordi, arginata dal muro della lettura, traboccò in questa storia. Una strana vertigine aveva catturato il mio sguardo e si era trasformato in un pizzicore che è sceso lungo la schiena e ha raggiunto il palmo di due mani che si aprivano e chiudevano convulsamente.
La mia passione per la scrittura mi permise di accogliere con facilità quello che esulano le pagine di L'angelo nero, motivata dall'idea che si trattasse del fantasma dello stesso Tabucchi. E, come un sonnambulo che attraversa a braccia tese un paesaggio e tutto quello che tocca, sono entrata a far parte di un sogno che mi ha costretta a vivere da due parti: dalla parte della realtà e dalla parte dei ricordi. Si avverte questa sensazione che qualcosa si dissolvi nell'aria, e improvvisamente si prova un forte desiderio di toccarla, come se chi legge facesse parte di questa stramba realtà parallela.
Situazioni che oscillano fra il reale e il possibile e che sono pieni di una libertà e di una forza vitale che non possono essere racchiusi nei confini del senso comune, in pagine bianche che evocano qualcosa di speciale. Un altro tempo, un altro luogo, o una particolare dimensione della mente in cui io mi sono persa completamente.
Un abile intreccio di riferimenti incrociati nella produzione tabucchiana. Una trama quasi inesistente, ma dipanata con meticolosità nell'alternarsi dei "mondi paralleli". Un'avventura sensazionale che altri non è che un esame della coscienza dell'autore, dipinti che ritraggono gente comune, dinanzi a un tempo tiranno che oramai ha ingoiato qualunque cosa. Un viaggio in cui ci affiancherà una particolare compagnia: la Morte, che ci condurrà in uno stato a metà tra coscienza e incoscienza in cui si arriverà a un punto in cui non si saprà più cosa è vero o sbagliato. Un pezzo assurdo ma logico che le voci, le anime provenienti da chissà quale luogo remoto hanno regolato, qualcosa che mi ha raccontato una storia del tutto diversa dalle storie a cui sono abituata e che mi è appartenuta; perché chi non legge non saprebbe di che farsene di questi racconti. Forniti da un piccolo tassello, una piccola pietruzza che ho raccolto, e che mi ha scelto, sistemato al suo posto, per formare questo bellissimo e splendido mosaico che ho visto crearsi dal nulla, come una parola incastrata nell'altra, un particolare in un'altra faccenda.

Come quando scrivo, si comincia a vivere in un mondo senza atmosfera, sotto vuoto, anche quando lo si legge, a voi non fa lo stesso? 

Valutazione d'inchiostro: 4

2 commenti:

  1. di Tabucchi ho letto solamente Sostiene Pereira, anni fa. E' interessante la tua recensione

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Chiara! ☺ Per me conta Tabucchi il primo approccio è avvenuto con Requiem ☺ e come con quest'ultimo, anche L'angelo nero mi è piaciuto molto ☺

      Elimina