venerdì 20 aprile 2018

Gocce d'inchiostro: Una vita da libraio - Shaun Bythell

The Book Shop, la libreria che lo svizzero Shaun Bythell contro ogni buon senso ha deciso di prendere in gestione, riportata in questo suo romanzo d'esordio. La sua storia, altri non è che profonde e argute riflessioni sull'essere lettore quanto bibliotecario, è allestita sottoforma di diario, e seguendo di pari passo e giorno dopo giorno ciò che vi accade fra le sue pagine, si può osservare tutto ciò che succede al suo interno, e in ciascuna stanza adibita a qualunque argomento simultaneamente.
Quando si parla di libri, di romanzi, la mia attenzione è nettamente superiore del normale. Una particolare luce è proiettata su una sola persona, su un unico puntino, mentre il resto del mondo e gli altri romanzi rimangono momentaneamente in ombra. Tutto questo mi colpisce moltissimo quasi sempre. Non tanto il tema della libreria, quanto il tema dell'amore che lettori onnivori e ignari di straordinarie avventure possano riscontrare in semplici pagine bianche.
Medesimo processo confidavo potesse verificarsi anche in questo romanzo. A poco a poco, nei cuori di personaggi soli e inquieti che rispondono alla nostra chiamata nel momento in cui meno ce lo aspettiamo. In tutto questo tempo, nel periodo in cui lessi il romanzo di Bythell non ho potuto fare a meno di pensare come già da qualche giorno abbia cercato di impressionarmi con queste sue profonde riflessioni.
Il risultato non è stato particolarmente appagante, in quanto il disegno delineato non è stato perfettamente in linea con i miei gusti di lettrice. Ma spalancandomi le porte di questo meraviglioso covo letterario, fino a farmelo sembrare magnifico, mi domando se questa storia non doveva essere raccontata diversamente. Forse solo in questo modo avrei potuto apprezzarla come si deve.
Titolo: Una vita da libraio
Autore: Shaun Bythell
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 19
N° di pagine: 384
Trama: Un paesino di provincia sulla costa scozzese e una deliziosa libreria dell'usato. Centomila volumi spalmati su oltre un chilometro e mezzo di scaffali, in un susseguirsi di stanze e stanze zeppe di erudizione, sogni e avventure. Un paradiso per gli amanti dei libri? Bè, più o meno … Dal cliente che entra per complimentarsi dell'esposizione in vetrina, senza accorgersi che le pentole servono a raccogliere la perdita d'acqua dal tetto, alla vecchietta che chiama periodicamente chiedendo i titoli più assurdi, alle mille, tenere vicende di quanti decidono di disfarsi dei libri di una vita. The Book Shop, la libreria che Shaun Bythell contro ogni buonsenso ha deciso di prendere in gestione, è diventata un crocevia di storie e il cuore di Wingtown, villaggio scozzese di poche anime. Con puntuta ironia, Shaun racconta i battibecchi quotidiani con la sua unica impiegata perennemente in tuta da sci, e le battaglie, tutte perse, contro Amazon. La sua è l'esistenza dolce e amara di un libraio che non intende mollare.

La recensione:
Il diario come confidenza. Shaun Bythell non comprese i motivi per cui la sera, per circa un anno, poneva su un semplice quaderno acute e profonde riflessioni su ciò che si cela nella parola << libraio >>. L'autore di questo romanzo, questa biografia lavorativa, concerne perfettamente con la figura solitaria, spesso nevrotica e solitaria del libraio comune. Non c'è nulla di strano in questo. Orwell, continuamente citato da Bythell, lo sapeva bene. Non ci si presenta con una forma o identità. Non si possiede niente che lo faccia distinguere dalla normalità. Shaun Bythell quando lo conobbi possedeva tutti questi requisiti. Io, fatalista e romantica, pensavo che il nostro incontro celasse un significato, un racconto del tempo e della vita. Forse non guarderò più i romanzi che parlano di libri e della buona letteratura allo stesso modo di quando ero rimasta affascinata da Una vita da libraio. Forse troverò il coraggio di farlo solo quando quel particolare romanzo potrò leggerlo in ebook, non mettendomi in gioco spendendo soldi di cui potrei servirmi per altri acquisti. Talvolta sono stanca di avventure estreme, misteriose, e l'intenso numero di romanzi ancora da leggere e vivere che riporto quasi ogni giorno, i suoi autori, le sue bellissime cover, lo dimostrano.
Ho fatto qualche ricerca sulla vita e sulla genesi di questo romanzo, che mi è servita per comprendere appieno Bythell. L'autore infatti ci parla della vita "disgraziata" da libraio, di quella gente che si presenta come grande divoratrice di lettere, di universi immaginari di cui ho sentito parlare o avuto la fortuna di leggere, di destino, di anima. Ho come avuto l'impressione che quella raccontata in Una vita da libraio non fosse quella storia adatta a me, che l'autore avrebbe dovuto scrivere soltanto dei libri non polemizzarci le sue idee. Perché ha voluto mostrarci questa visione da filosofo letterato frustato e solitario? Qual'era il suo vero obiettivo? Forse questo romanzo altro non è che un accozzaglia di appunti, brevi annotazioni che avrebbero dovuto mettere in ordine la sua anima, il suo mondo, il suo modo di trovare conforto non solo dalla carta e dall'inchiostro, in modo da trovare un posto pure per se stesso? O è semplicemente stato sotto l'influenza di altri autori? Mi sono intestardita a proseguire nella lettura, poiché amante delle librerie e soprattutto solidale nei confronti di chi ama scrivere nei diari. Shaun Bythell tuttavia l'ho ascoltato parlare con i lettori, con la mia anima delle sue riflessioni, le sue visioni che ha fatto per un anno nel suo santuario magico e inviolabile, e della monotonia di alcune giornate, sempre uguali a se stesse, e del distacco di alcuni "lettori" dinanzi a un buon libro. Evidentemente la sua vita è costellata da ben poche distrazioni. Tutto quello che mi restava da fare era ascoltare, pensare tutto ciò che rientrò nei suoi schemi, e tempestando la mia coscienza di domande, non proprio soddisfatta di come fosse stato trattato questo tema, ben presto giunsi a una conclusione. La storia di Bythell non scalfì la mia anima.
La mia coscienza, talvolta, lo sa: ci sono alcune letture che fanno maledire ogni cosa. I giorni sprecati, le bellissime copertine con cui sono rivestite, i soldi spesi. Tuttavia, se si porta pazienza per un certo periodo, poi qualcosa potrebbe sorprenderci. Una vita da libraio, in questo caso, ci induce a realizzare concezioni filosofiche che se ne vanno a frotte in luoghi o posti che prima erano del tutto sconosciuti, lasciando poco luminosa quella stanza di cui prima ci era sembrato di scorgere una certa luce, in cui ispezionare certi tipi di posti potrebbe divenire qualcosa di spiacevole.
La figura possente di un uomo a cui avevo prestato particolare attenzione proiettò la sua ombra fumosa sulla soglia di una porta che si sarebbe dovuta aprire su un mondo, sui cui contorni poco abbaglianti avrei potuto tracciare un segno. Su un foglio invisibile intrappolato in una finestra virtuale dall'aria luminosa e vaporosa in cui si sarebbe potuto catturare il pensiero astratto di un uomo e, mediante scrittura, composto acute e profonde riflessioni sull'essere libraio, sulle creatività di autori che se ne infischiano delle buone maniere. Un lettore, uno scrittore, un saggista, un anno fa concepì il proposito di scrivere un romanzo per caso e inventò con parole non propriamente perfette un mondo non adatto ai miei gusti.
Uno stile nevrotico, schietto, talvolta ironico talvolta pungente, che fa da sgarbo per giovani lettori che decidono di inoltrarsi fra le pagine di un romanzo che riflette il significato che un libraio comune attribuisce a quella schiera di persone che amano i libri e la buona letteratura. Il risultato è una rapida assimilazione librosa dell'autore, una mera constatazione che riflette che chi ci sta attorno non è sempre la cosa più giusta da fare.
Più che affascinata, mi ha lasciata insoddisfatta e psicologicamente stanca. Pile di libri da sistemare e archiviare, gruppi di passanti che stipano un reparto e creano disordine e caos, Una vita da libraio è un immenso contenitore di riflessioni e idee su ciò che ha più significato per l'autore che condensa in poche pagine, mediante una narrazione che è anche uno sfogo, attraverso una sorta di monologo interiore che mette a nudo una parte della sua anima.
Valutazione d'inchiostro: 3-

10 commenti:

  1. Le tue recensioni sono bellissime!
    "La mia coscienza, talvolta, lo sa: ci sono alcune letture che fanno maledire ogni cosa. I giorni sprecati, le bellissime copertine con cui sono rivestite, i soldi spesi. " Mai frase è stata più vicina ai miei pensieri :*

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  2. Peccato che il romanzo non sia stato il top: sinceramente pensavo fosse migliore...

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  3. Nonostante fossi molto curiosa riguardo a questo libro, ho deciso di prenderlo in prestito e di non acquistarlo e leggendo la tua recensione penso di aver fatto bene. Certo che la copertina è davvero bella!

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    1. Sì, Beth, sono d'accordo ☺ io ben o male ho avuto la fortuna di leggerlo in ebook, e, per com'è andata sono contenta così ☺

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  4. Finora avevo trovato solo recensioni positivissime di questo libro, e a dir la verità mi incuriosiva, ma dopo la tua recensione non so. Per il momento passo, poi si vedrà.

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    1. Non è una brutta lettura, ma a me non mi ha purtroppo entusiasmato come speravo ☺

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  5. Ciao! Peccato che non ti sia piaciuto, la trama è carina. Non conoscevo ancora questo libro e se lo avessi scoperto prima di leggere la tua recensione sicuramente lo avrei preso in considerazione. Ora non lo so.

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    1. Ciao, Maria! Io fortunatamente l'ho letto in ebook, sebbene avrei voluto acquistare l'edizione cartacea ☺☺
      Forse speravo di leggere qualcos'altro, ma se ti incuriosisce ti consiglio in ogni caso di provarci ☺

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