mercoledì 13 febbraio 2019

Gocce d'inchiostro: Il garzone del boia - Simone Censi

In una manciata di ore di un pomeriggio estremamente monotono e tedioso, ho trascorso il mio tempo a disposizione in compagnia di un giovane uomo che, in un testo scarno ma ricco di contenuti, mi narrò della sua strabiliante avventura, del suo essere garzone, del suo desiderio da sempre innato di scribacchiare su vecchie pergamene o pezzi di carta sprazzi di vita comune, lontana, che, quando si sentiva di cattivo umore, diceva, avrebbe sempre acquietato quell'inspiegabile frustazione che annientava il suo spirito.
Man mano che mi inoltravo fra queste pagine, ho constatato come l'hobby della scrittura fosse divenuto un vero e proprio bisogno che, col suo amico fidato Mastro Titta, formarono nell'insieme una simpatica comitiva. Sebbene il suo sia un mestiere terribile, irritante, misero, più proseguiva il mio soggiorno e meno avevo da obiettare sulla sua disgraziata storia, piacendomi sempre più di dividere con lui questa sua storia.
Infatti, è con grande sorpresa e un certo entusiasmo che ho così accolto l'inaspettata offerta di Simone. Il garzone convenzionale della sua immaginazione, personificato dalle gesta penose ma anche crudeli di un uomo comune, assunse forma e sostanza dopo qualche paginetta. Ed, marionetta personificata in un epoca che non è più la nostra, è l'emblema letterario di quella figura influenzata da una visone diametralmente opposta alla nostra, le cui idee, i cui modi sono così retrogadi ma fedeli all'epoca narrata.

Titolo: Il garzone del boia
Autore: Simone Censi
Casa editrice: Edison Publishing
Prezzo ebook: 3, 99 €
N° di pagine: 177
Trama: Ambientato nell'Italia dell'Ottocento, "Il garzone del boia" è la storia romanzata del più celebre esecutore di sentenze capitali dello Stato Pontificio, Giovanni Battista Bugatti detto Mastro Titta, raccontata dal suo aiutante, comprato per pochi soldi dalla famiglia di origine per farne il proprio garzone. Una visione assai diversa, a volte in contrasto con quella del proprio Maestro che vede il mestiere del boia come una vocazione, mentre per il buon garzone è solamente una scelta obbligata dalla quale fuggire alla prima occasione. Gli eventi si susseguono fra le esecuzioni di assassini e le storie vissute dai protagonisti o raccontate dal popolino sotto la forca, il Maestro cresce il proprio aiutante iniziandolo anche alla lettura e alla scrittura, così che il romanzo presenta una doppia stesura-
Una prima, in corsivo, fatta dall'aiutante alle prime armi, con un linguaggio spesso forte e colorito e una seconda riscrittura, quando oramai avanti con l'età su consiglio del suo analista, riprende in mano questa storia per fuggire dai fantasmi che ancora lo perseguitano.


La recensione:
Le prime pagine di un romanzo sono sempre abbastanze fredde da giustificare una certa diffidenza ad approcciarsi ad una lettura sconosciuta, un autore sconosciuto, di cui si apprende la pubblicazione del suo romanzo solo qualche giorno prima; mediante sollecito dello stesso autore, ho accolto la lettura del suo romanzo d'esordio stando per qualche tempo nascosta nel mio cantuccio personale, con plaid, caffè caldo e fumante, la mia immancabile agenda, il Kobo poggiato sopra le gambe a mò di leggio. La scenografia su cui si realizza Il garzone del boia, dal mio personalissimo santuario magico, illuminava un certo angolo che mi permise di leggere della sfortunata storia di questo garzone con un certo interesse. Tra me e lui, in un certo senso, ci sono secoli e secoli di storia che ci differenziano, profili di uomini comuni ma recisi dalla posizione che loro occupano nella società, stagliati nettamente contro i riquadri dell'anima del romanzo. Tutt'attorno si apriva la strada non propriamente spianata delle gesta di un giovane uomo, una piccola finestra su un mondo da cui ho intravisto i contorni, così colmi di spunti di riflessione ma soprattutto di elementi storici. Ho così potuto vedere gruppi di anime recise da azioni violente o involute; la forza motrice era indistinguibile, se osservo il tutto sotto diversi punti di vista, nelle sembianze di un giovane autore che mi ha girato attorno, mediante il suo garzone di fiducia.
Per una manciata di giorni, prima dell'arrivo di Simone, sedevo assorta con il naso puntato su qualche storia, romanzi che languivano sullo scaffale da qualche tempo, quasi non notando presenza alcuna se non quella che mi ero scelta. Ero così assorta che de Il garzone del boia non ne conoscevo nemmeno l'esistenza; l'anima di questa storia si era proiettava sulle punte delle mie dita senza che ne fossi del tutto consapevole. Persino la voce gracchiante ma distinta dell'autore vibrava di un energia tutta sua.
La lettura di questo romanzo è stata quel metodo più semplice per evadere dalla realtà, coricarmi con il cuore meno pesante, la testa più sciolta da inestricabili nodi, fissando qualche anima pia spirare e passare a miglior vita in men che si dica, concetrandomi esclusivamente con lo sguardo su ciò che aveva effettivamente da dirmi.
E' una faccenda originale; se penso alle mille volte in cui nutro un sentimento che oscilla continuamente fra il sereno e l'inquieto, con questo romanzo confidavo di poter andare tranquillamente. In un certo senso è stato così, sebbene quella di Simone non è un trattato storico o una testimonianza vera e propria. Piuttosto la trama di vita di un uomo di media intelligenza che, fra la giovinezza e l'età adulta, si è scoperto sprecare momenti più preziosi della sua vita. L'opportunità di rinascere, magari in una famiglia più ricca, il cui Fato sarebbe forse stato meno crudele ed egoista.
Questo garzone di cui ci narra Simone rimase per tutto il corso della lettura seduto a fissarsi, presso la camera spoglia della sua prigione interiore, scarsamente illuminata da fasci di luce che baluginano lentamente, con uno stato d'animo coinvolgente, famigliare, con un guazzabuglio di pensieri che hanno richiesto di essere riportati per iscritto. Allusione alla massa umana che, come un eco remoto o un riflesso opaco, ha scandito un pomeriggio all'insegna della solitudine e della monotonia, sono sprofondata dentro di lui vivendo nel mondo realizzato dall'autore. Trascinata dalla corrente della quotidianità, volgendo gli occhi a gesti che macchiano per sempre e che si limitano a riversare macchie d'inchiostro in un paesaggio povero e desolato in cui sembra davvero impossibile cogliere speranze o consolazioni.
Una storia che altri non è che un sudario di povertà, miseria dell'anima che ha spiccato come un barlume di energia in un mare di degrado e spossatezza. Con la piacevole compagnia di un aiutante che di forza di volontà ne ha tanta e che, nel grigiore del suo cuore, ha illuminato il mio cuore inaspettatamente.
Valutazione d'inchiostro: 4

2 commenti:

  1. Ogni volta che passa dal tuo blog scopro sempre qualche romanzo interessante che mi era completamente sfuggito!

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    1. Grazie, Beth! ♡ Per quanto mi riguarda questo romanzo mi era sconosciuto se non mi avesse contattata il suo autore :) E sono contenta sia andata così, in quanto si è rivelata proprio una gran bella esperienza di lettura :)

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