martedì, gennaio 06, 2026

Gocce d'inchiostro: La casa olandese - Ann Patchett

Interpretare il modo in cui gli autori dipingono la realtà circostante, a volte con modestissimi acquerelli nascosti nella soffitta impolverata della loro anima, ha sempre funto da opportunità o espediente per interpretare con le parole questi ritratti. Non sono ancora brava, come desidero, ma il cercare di produrre sulla carta non tanto quello che vedo, quanto l'aura lucente in cui mi confino è motivo di grande soddisfazione.

L'altra sera, un'ora prima dello scoccare della mezzanotte, mi si avvicinò una donna. E, dalla sua storia, ho scorto la solitudine del suo cuore. Grande e sorda come un rimbombo che esce dalle viscere dell'animo, che attraversa il cuore e entra dappertutto, come un simbolo della disarmonia dello spirito di masse di carne instabili ma con una loro identità. L'intima, dolorosa e necessaria essenza, protagonisti di vicende che si snodano come piccoli dettagli dinanzi al nulla.

Uno spaccato di vita in cui chiunque può identificarsi, i cui personaggi e tematiche offrono una storia indipendente e chiusa a se stessa. Con vasti richiami all'amore, al dolore, alla diversità, alla solitudine, all'insoddisfazione, fatti attuali accomunati da una dimensione molto simile alla nostra, evanescente e quasi lontana da superare ogni sospetto e curiosità. In ogni sua essenza, con mistero, silenzio, gesti o sguardi repentini.


Titolo: La casa olandese

Autore: Ann Patchett

Casa editrice: Ponte alle Grazie

Prezzo: 18 €

N° di pagine: 352

Trama: Alla fine della Seconda guerra mondiale, grazie a un colpo di fortuna e a un unico, perspicace investimento, Cyril Conroy crea dal nulla un impero immobiliare che porterà la sua famiglia dalla povertà a un'immensa ricchezza. Per fare sfoggio del suo nuovo status, acquista la casa olandese, una sfarzosa proprietà nei sobborghi di Filadelfia. Comprata per fare una sorpresa alla moglie, la villa dà il via a una serie di avvenimenti che finiranno per danneggiare le persone a lui più care. A raccontare la vicenda è il figlio di Cyril, Danny, che insieme alla sorella maggiore Maeve è stato esiliato da casa dalla seconda moglie del padre. Per tutta la vita i due ragazzi non fanno che tornare, fra l'ironia e la rabbia, alla vecchia questione di ciò che hanno perduto. Questo loro legame indissolubile, se da una parte salverà loro la vita, dall'altra ne comprometterà il futuro.

La recensione:

Con minor frequenza, abbraccio proposte di romanzi di autori sconosciuti pur di interpretare il modo in cui dipingono la realtà circostante. La casa olandese è uno di questi e, beneficio agli effetti collaterali dell'inadeguatezza e dell'insoddisfazione di cui mi sento vittima, in quest ultimo periodo, è una storia che si è stanziata il più possibile ai piedi della mia anima. Una rapida assimilazione del processo creativo della sua autrice, un accozzaglia di entusiastiche avventure di vario tipo. e in cui si innesca un processo, quello dello scrivere, come arte in cui si possono raccogliere tutte le ossa che si vuole, costruire la parte più splendida di un mondo fosco e tetro, componendo una melodia che produca qualcosa di vivo. Una storia che, in un certo senso, non appartiene a questo mondo e che mediante un battesimo magico, riesce a mettere in contatto questo mondo con quello dell'altro. 

Quando leggo mi presto particolarmente a questo tipo di riflessioni perché sembrano avere una loro speciale predisposizione a scuotere e a scricchiolare nella mia anima più degli altri. Il romanzo di questa autrice, questa donna che sin dal principio aveva sortito in me un certo fascino, ad  esempio, è planato lentamente fra le stanze polverose della mia coscienza, dopo una sfilza di letture di vario tipo, popolando le mie nottate miti. Standoci dentro, mi ha dato una buona occasione per avventurarmi in un viaggio on the road. In compagnia di due viaggiatori lasciati soli nell'immensità del cosmo che, grazie a questo viaggio, avranno una buona occasione per riflettere sul loro destino. Quello di giovani sognatori, visto da diverse altezze, con una loro ironia: in cerca di una <<cura >>, una missione che possa mettere a posto qualcosa dentro di loro, diretti in un posto pressoché sconosciuto, il cui nome figura tuttavia in ogni guida turistica, a milioni di chilometri dal loro paese natio, affinché lo spirito si rifocillasse.

Questo mi fu riservato. Dopo vari balzi e sobbalzi e un ennesimo periodo turbolento, La casa olandese è stato quel compagno di viaggio che, repentinamente, si è precipitato ad accogliermi: sognatori, giovani pieni di vita, e tanta gente di passaggio che, in uno spettacolo messo su da un abile lettore di anime, si sono posti dinanzi a quello della mia vita.

Alla fine del viaggio intrapreso con quello che mi rimase sotto la pelle fu quello che non avevo cercato: lo svago. Attratta da una trama che dice poco e niente, determinata a intraprendere un viaggio che confidavo mi conducesse al limite della follia. Dei sogni, delle speranze di una generazione passata. Ma qui, ai bordi della mia anima, ho posto delle domande a cui non ho sempre ricevuto risposta, socializzato con figure che, viste da vicino, rappresentano l'espediente miracoloso di una cospicua somma donata in eredità.

Ho ascoltato la loro storia come se l'avessi sentita da lontano, come un ricordo ripescato dalla risacca disomogenea del tempo, e solo alla fine ho potuto constatare quanto sia stato piacevole abbracciare questa proposta di lettura. Non entusiasmante, ma piacevole. Per interpretare il modo in cui ha dipinto la realtà circostante, dipingendola con modestissimi acquerelli nascosti nelle stanze buie del suo animo. Di cui io, testarda e coriacea, ho cercato di interpretarli al meglio, produrre sulla carta non tanto quello che ho visto quanto l'aura lucente in cui è confinato il romanzo.

La ragione per cui mi sono fiondata fra le sue pagine, e che ha accresciuto in me una certa curiosità era chiarissima: Cyril e la sua storia sarebbero stati i miei amici, anche se per poco tempo, in un periodo stressante e frenetico. Di punto in bianco, senza lasciare spazio a discussioni o motivazioni, senza il minimo preavviso su cosa mi ha spinto a stare in compagnia dei suoi amici d'inchiostro, divertenti e socievoli. Né del resto, io avevo osato domandarmelo.

Come piccoli dettagli che si stanziano nel nulla, non il tipo di storia che solitamente leggo, ma ha illuminato i corridoi bui della mia anima. Commedia tutta all’inglese nonché ricerca di una strada quando non si aveva la certezza nemmeno di trovare una meta in cui i sogni, i ricordi e la realtà si fondono.

In un viaggio sul viale del ricordi in cui sono proprio queste immagini estrapolate dal nulla che donano significato, da una landa deserta cosparsa  di rocce a cui non filtra alcuna goccia d'acqua, poca luminosità, scivolata verso il territorio dell'avventura. Lungo una strada sconosciuta, in cui ho potuto comprendere poi ogni cosa. Circondata da ombre evanescenti e passeggere come treni in corsa che, come loro, aspettano un cambiamento. Una metamorfosi che li indurrà a percepire tutto ciò che li circonda in maniera completamente diversa.

Incarnazione di una storia familiare solenne, sobria e controllatissima, corredata di parti decorative vivacemente colorate e allegre. Molto semplice e per nulla pretenzioso in cui alla fine il risultato è quello di portare il lettore sull'orlo di quel che si racconta: un viaggio che non avrà mai fine perché continua oltre la carta.

Valutazione d’inchiostro: 3

2 commenti:

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