Un pomeriggio, curiosando nella libreria virtuale del mio Kobo, giunsi fra le pagine di un testo la cui autrice non era per me del tutto sconosciuta. Una donna che, ben quattro anni fa, mi aveva allettato con la sua storia - la prima che scrisse - un fantasy atipico, straordinario e bello il cui atto o gesto di possederne una copia cartacea all’epoca fu quasi una necessità, un impulso cui dovetti tenere a bada ancora per qualche tempo. Un world building estremamente visivo, realistico, che richiama gli antichi albori delle Mille e una notte, personaggi che hanno una loro identità specifica, una narrazione il cui andamento è lento ma a mio avviso utile a comprendere ogni cosa. Svelare ogni forma, assetto completamente nascosto alla luce potente di una storia che solo in seguito compresi come ai miei occhi non possedeva nulla di speciale.
Questo romanzo, era, ovviamente, avulso, costituito della stessa materia, plasmato della stessa sostanza, con la differenza che questa volta, la storia, lo stile, erano un pò più maturi. Una storia che non proietta subito nell’ennesimo catastrofico pantomima, quanto impossibilitata a raggiungere il suo cuore pulsante. Il cuore pulsante di un nuovo mondo che non si discosta poi molto da quello che avevo intravisto nella saga principale, ma in cui ho potuto riconoscere, vedere qualcosa di magico in cui ho potuto perdermi, e poi ritrovarmi, puntando sempre verso il suo pulsante cuore.
Titolo: Una tempesta di te
Autore: Hafsah Faizal
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 21, 90 €
N° di pagine: 448
Trama: Arthie Casimir, orfana originaria di Ceylan, colonia di Ettenia, è nota in tutta White Roaring per essere una brillante mente criminale e, allo stesso tempo, un'abile collezionista dei segreti dei potenti con cui entra in contatto. È una tempesta in una bottiglia, piccola e ribollente e pronta a distruggere tutto ciò che si trovi sul suo cammino. La vita nella città l'ha affilata come una lama e ha fatto altrettanto con il suo ingegno. Dopo anni di lavoro e sacrificio, proprio nella capitale del Paese ha aperto e gestisce lo Spindrift, una sala da tè prestigiosa che, non appena cala la notte, si trasforma in una casa del sangue illegale, frequentata dalle creature più temute dalla società: i vampiri. Ma quando sul suo locale si allunga l'ombra di una grave minaccia, Arthie è costretta a stringere un'insolita alleanza con un giovane misterioso. In cambio del suo aiuto, però, dovrà compiere un colpo difficile, che non potrà mettere a segno da sola. Chiamati a raccolta alcuni dei soggetti più abili ma anche meno raccomandabili della città, Arthie elabora un piano per portare a termine la sua missione, del tutto ignara che non tutti i membri della sua squadra di reietti sono dalla sua parte. Non solo. A mano a mano che emerge la verità dietro il colpo assegnatole, Arthie si ritrova al centro di una cospirazione destinata a sconvolgere il mondo per come lo conosce.
La recensione:
Hafsah Faizal era un autrice sufficientemente abile con le parole. Aveva studiato scrittura creativa, in Florida, nel luogo in cui nacque, poi, reso quest’arte, un suo credo. Una sua disciplina, che alimentata dall’amore per la lettura, la letteratura, quella magia che pullulava da storie infantili o bambinesche che i suoi genitori le sussurravano all’orecchio, la sera, prima di andare a dormire, inconsapevole di essere nell’anima una scrittrice. Per meglio dire, in Italia ci sono state donate tre delle sue creazioni. Tre suoi figli di carta che, dopo un lungo e lento processo di scrittura, lettura e revisione, hanno visto la luce. Rispettosi alle sue regole, e convergendo in un’unica direzione: l’arte era l’unica forma espressiva che poteva soppiantare, o dominare, ogni suo desiderio o impulso. Una posizione ancora per me incerta, in quanto impossibilitata a riconoscere la voce, la sua essenza, ma consapevole di aver potuto scorgere uno squarcio. Nella mia carriera di scrittrice e lettrice ho visto un migliaio di persone passare da queste parti e sono giunta alla conclusione che vi sono due uniche tipologie di scrittori: quelli il cui eco, la cui voce non si potrà dimenticare, ovattare con niente e nessuno, per quanto innumerevoli siano i tentativi; e quelli che, una volta letti, rimbombano per qualche tempo, una manciata di giorni, di ore, di settimane, fra le pareti luminose dell’animo, per poi evaporare, scomparire come una sferzata di scure.
Hafsah Faizal non la si può categorizzare certamente nella prima categoria - mi spiace, ma proprio no! -, ma sicuramente nella seconda, sebbene questo romanzo, a dispetto di ogni mio proposito o intento, possedesse qualcosa di maggiormente accettabile a quella nei riguardi di qualcosa che sembrava fosse immerso nel caos, dell'irrequietezza, quando invece la sua aura placida avrebbe planato sul mio cuore. L’amore, la speranza, seppur invisibili ad occhio nudo, avrebbero tenuto in vita ogni cosa. Avrebbe discostato il velo dell’impossibile, trasmesso quei messaggi fondamentali in cui l’individuo non è solo spettatore ma padrone di un mondo in cui il Bene avrebbe trionfato. Gli elementi sarebbero stati ripristinati, l’amore avrebbe gettato ogni assetto negativo nella dimenticanza affinchè quella fievole fiamma che avrebbe rischiarato completamente un cielo perenne di tenebre e ombre sarebbe divampata ardentemente.
E adesso?!? Sono tutte parole? Nel mentre ripongo queste poche righe, penso come certe letture sembrano possedere apparentemente quelle forme di misticismo, esoterismo che, non appena inscenano qualcosa di simile, raccattano i pezzi o la parvenza di essi perchè non vengano schiacciati, disperdersi nell’atmosfera. Ma io non ho mai avuto bisogno di scovare qualcosa, un segno o simbolo - perlomeno non da queste letture - quanto appropriami di ogni forma di conoscenza. E questo romanzo, pur quanto semplice e appassionante, cosa aveva di diverso? Beh, niente! Lo si può catalogare come una prova fantastica sufficientemente riuscita, che in mezzo alle tante, da un lato mi ha avviluppata nella sua forte stretta, dall’altra ha smorzato quella scintilla d’interesse, di curiosità che era stata generata, al principio. Non spegnendola completamente, quanto attutendola. Letture che possano semplicemente distrarmi, adesso, non mi bastano più. E gli innumerevoli classici che leggo, che svettano al mio fianco, sono una risposta a questo mio proposito così perentorio e irremovibile. Ma anche terreni così fortificanti in cui so di non poter scivolare perché soggetta e parziale al suono di parole come << reazione >>, che alla fine generano l’effetto desiderato.
Avevo accettato l'invito che mi era stato dato come ho fatto tante altre volte nel corso della mia esistenza, dopo aver trascorso due intensissimi giorni in sua compagnia, puntando alla fine tutto quello a cui tenevo, a parte la consapevolezza di non dover aspettare nè tantomeno confidare in chissà cosa.
Oltre i bordi di questa finestra ho visto creature di inspiegabile bellezza, dei mutaforma, dei vampiri, sbrogliare la tela di un quadro suggestivo che ha abbracciato un mondo intero. Mi sono concentrata su ogni cosa, su ciò che ho visto e sentito, in parole vergate di nero su carta bianca che appartenerono, sono appartenute, apparteranno a chiunque. Ma non a me, che pur quanto racchiuse nel palmo d'una mano e rilegate con cuciture ordinarie, sono sfuggite al mio controllo.
Il romanzo di Hafsah Faizal è quel modo d'espressione in cui si è aggirata l'impossibilità. E' bastato penetrare nella sua mente, o nel cuore dei suoi personaggi, o addirittura nella sua anima per toccare le corde che avrebbero sprigionato qualcosa. Riposando e "sognando" dentro un sogno, quando non si aveva nemmeno la certezza si trattasse di un sogno.
Una miriade di minuscole stelle si consumò inondando di luce, una brillantezza senza pari, con consapevolezza e urgenza. Il meccanismo sentimentale con il quale è plasmata questa storia consisteva nel distruggere con forti sferzate di penna le concentrazioni impazzite di azoto che permeano l'atmosfera in una zona non specificata, detta Ettonia, senza sapere quanti danni collaterali ci fossero, come la distruzione di massa di una popolazione o il frantumarsi di sogni e speranze. Nel caso di Una tempesta di te, bombardando i sogni, l’integrità di una ragazza, i suoi pensieri, con brusche e repentine conseguenze.
Deserto brulicante di valorosi eroi, nel bel mezzo di scorribande e battaglie varie, costringe il popolo a vivere nel terrore e nell'anonimato, tra sontuosi palazzi, intrighi e segreti inconfessabili, fra luce e oscurità e, nelle orecchie, una musica non ancora nitida che io ho non ho però avvertito bene.
In un mondo sfavillante come la sabbia dorata del deserto, su uno spazio mai visto prima d'ora, animato dal caos e dalla supremazia di un sovrano, Archie è quell’ intrepida cacciatrice che aiuterà la sua famiglia e la sua gente a portare il peso dei suoi timori. Strappandoli dalla distopia di una tribù attanagliata dalla solitudine dei rimorsi di una vita per nulla semplice,
Quella rosa del deserto non ancora colta che distruggerà gli elementi. Gemme dorate in una terra arsa e incolta, che porta scompiglio nei cuori di chi legge; gemme che io ho rimirato per ore e ore dal giorno fino alla notte, stringendole a me, custodite nel palmo delle mie piccole mani, ma disintegrabili come qualcosa di incredibilmente fragile.
Valutazione d’inchiostro: 3 e mezzo


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