lunedì, settembre 07, 2026

Gocce d'inchiostro: Estasi di libertà - Stefan Zweig

Appollaiato sul trespolo di un luogo la cui aria era malsana, irrespirabile, Stefan Zweig stanziò su una morale insicura ed anti psicologica del tacere e nascondere che gravò come un incubo sulla sua giovinezza ostacolando ogni risorsa di costruire quel che è incredibile. Il vinto avrebbe ceduto al destino, sfruttando l’immagine incerta del nuovo continente con la sua realtà. Nelle stanze buie e polverose del suo animo, dirigendo con voce bassa ma melodica la scrittura come affidataria all’idea che la memoria potesse essere un buon surrogato per dimenticare ciò che si è conservato. L’artista infatti avrebbe dovuto mostrare come siamo compiacenti di forme estetiche, nelle classi inferiori a cui attingiamo un certo istinto per la bellezza divenendo come forme di realizzazione attraverso cui possiamo rivalutare. 

Zweig scoprì come me, l’amore per la lettura, la letteratura, in età infantile. Un verso o una melodia fuoriusciva dall’invisibile barriera della visione, dell’intuizione del genio creativo in forme tenere che possano aspirare al loro divenire. E, in età adulta affinò tale fascinazioni, rimpiangendo e racchiudendo la stabilità della società viennese del secolo, sottolineando la superiorità morale del vinto affinché quella libertà a cui è legato all’ambiente circostante da cui sfugge o si tenta di sfuggire donano l'immortalità, come un pegno prezioso che rifiuta la quiete, la pace concessa nell’epoca benigna del peccato. Concentrandosi e raccogliendo tutte le energie affinché ci si possa guardare dentro al di fuori di se stesso e del mondo.

Titolo: Estasi di libertà

Autore: Stefan Zweig

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 13 €

N° di pagine: 300

Trama: 1926. Christine Hoflehner è una giovane e poverissima postina di un piccolo borgo austriaco. Quando una zia emigrata decenni prima in America la invita a trascorrere un periodo di vacanza in un lussuoso hotel dell'Engadina, la ragazza scopre un mondo da sogno, fatto di inconcepibile ricchezza e desideri sfrenati, ma anche di invidie e maldicenze. Il ritorno all'umile vita nell'ufficio postale non potrebbe essere più brusco. Durante un viaggio a Vienna, Christine conosce il coetaneo Ferdinand, anch'egli privato di qualunque speranza dalla guerra. Combattuti tra il loro amore appena nato e lo squallore disperato di fronte a cui li mette l'indigenza, i due si troveranno a dover compiere una scelta radicale.

La recensione:

Le letture che fanno per me, quelle i cui autori vestono i panni di maestri che per un lasso di tempo abitano la cittadella della mia coscienza, presto o tardi lasciano qualcosa: una traccia, che a distanza di qualche tempo, rivela alcuni parti concatenati al mio animo.

Non posso esimermi a farlo. La letteratura, quella con la L maiuscola, è un vasto contenitore di conoscenze. E a me era stato dato il dono di poterle assorbire, attingendo come un buon surrogato per fare un pò di esperienza. Il mese di maggio, prima che subentrasse l’estate con i suoi caldi e oppressivi raggi, mi pose al bandolo della matassa contorta di persone, posti e soprattutto esperienze che mi hanno portato piuttosto lontano: fra queste pagine resta sempre una traccia, un’impronta del mio passaggio, la possibilità di vivere tante altre vite, ma che senza tali possibilità non mi sarebbero mai capitate. Non sarebbe mai capitato che conoscessi Stefan Zweig, per meglio dire lo conoscessi a fondo, se ad inizio anno non avessi accolto la sua chiamata con Clarissa. Ma è bastato fare un passo, un piccolo passo nella direzione giusta e il resto sarebbe venuto da sé. O quasi. L’arte della disciplina, della crescita personale, della produttività come motore di forza e consumo sono divenuti parte della mia vita, e quante cose si sono susseguite e si succederanno quando quella mattina mi presentai al cospetto di questa giovane e avvenente donna, in un quartiere non propriamente lindo della Vienna del dopoguerra dal quale ogni particella di felicità era stata succhiata via e i cui personaggi, anime relitte, erano creature timide, impaurite, confuse e paurose, rattrappite in un materiale duttile che Zweig avrebbe aperto all’infinito e contenuto in un universo dentro un minuscolo spazio. Nella perpetua ricerca di disfarsi di un IO artificiale che possa cristallizzare quello reale. Christine, sulla falsa scia di essere senziente e animale, si differenzia dalla massa perché dotata di ragione, di consapevolezza, motivata a scovare quelle forme di mancate libertà che donassero la sua natura perbenista del suo essere senza alcuna aspettativa.

Christine, sebbene non fosse Clarissa, mi piacque, anche se non immediatamente, nonostante le sue fattezze, i suoi tratti psicologici fossero molto simili a quelle di altre sue eroine di carta e inchiostro, nonostante la sua fosse un’anima vacua che vagava lungo la riva dell’assurdo ma priva di quella forza, quella tenacia, quel distacco che l’avrebbero resa ai miei occhi un’icona insopprimibile di cambiamento, confessioni o portenti, che conducessero il paese a progredire, fra cui gruppi di gente più umile desiderosa di vivere in pace o in tranquillità. Svolgeva una professione non molto dissimile alla mia, la sua vita procedeva metodicamente mediante uno schema o sistema nel quale l’autore riporta uno squarcio sostanzioso di ciò che comportò aprirsi al mondo quasi con gratitudine, riservando le rigidezze e i timori, qualunque forma di depressione che inducesse a sentirci sempre più trattenuti. Libera, ma consapevole di dover adempiere a dei compiti facendo del tempo, quel misuratore irreprensibile e spietato, una forma selettiva, costruttiva. La monarchia versava il paese in uno stato irreversibile di pericolo maggiore rispetto a quello degli esponenti del potere politico e militare. L’internazionalismo, così ben radicato nella distruzione e nella possibilità che il male si contrapponesse alla madrepatria, trascinati dalla stessa nel patriottismo, prevedeva gruppi di potenti che avrebbero voluto introdurre i loro interessi o armamenti affinché si agisse bene, guidati da coscienza e razionalità, senza lasciarsi contagiare o condannare da distrazioni estreme.

Per Zweig, in ognuno di noi risiede quella forma di nevrosi che, a dispetto di Freud che era ben radicata come un disturbo psichico senza base organica, arginato da un conflitto inconscio tra ES e inibizione del SUPER IO, è derivazione di forme distorte di traumi o desideri sessuali infantili rimossi e dal mancato superamento del complesso di edipo manifestandosi con sintomi come ansie, fobie e ossessioni. Come in Clarissa, anche in Estasi di libertà tutto questo è evidente da quei conflitti interiori che sono forme inaccettabili di inconscio che tuttavia influenzano il soggetto, mantenendo però un contatto con la realtà mediante cui bisognerebbe fare ammenda. Riconoscere ogni cosa, certi conflitti che attenuino il senso di colpa o d’angoscia, in un processo di regressione alla nevrosi da cui tentano di allontanarsi. Una bestia che li induca a non perdere i sensi, il controllo, la coscienza, guidati come da una forza superiore, suprema che, nel momento di un abbandono repentino, potrebbe destabilizzare, inquietare. La razionalità però esorcizza quell’idea di non poter destreggiarsi nel caos della Vita, placa ogni forma di oppressione, inducendo il prossimo a non poter fare altro che vivere o convivere col passato, con la solitudine che anziché temibile diviene prototipo di libertà. Predisposto a forme di follia, inconsapevolezza che affiorano o riaffiorano, quando meno se lo aspetta, avvertendo come necessari, impossibili da eliminare, coprire, autoproteggersi nel vuoto, creando una bolla di continuità in cui si svolgono azioni, gesti sempre uguali che tuttavia conducono al successo. La ripetizione, la continuità, quel piccolo seme di cui bisogna prendersi cura, giorno dopo giorno, finché presto o tardi non diverrà una splendida pianta. E non basta l’istruzione per essere felice, quanto quello che costella la nostra mente a renderci tale.

Clarissa, con la sua aura luminosa e lucente, ai miei occhi, resta quietamente perfetta, come uno stato passivo ma eccezionale, poiché sfugge ai rigori di ogni legge o regola in quanto animata da una chiara volontà di mettersi in luce. Privo di aspirazione, ma non per questo meno straordinaria di quel che è. E Christine, pur quanto rispecchi e rifletta quel senso di inquietudine che Zweig aveva rivelato nel proporre quelle ideologie opposte a quelle totalitarie fu continuamente influenzato da quegli innumerevoli eventi di cui fu soggetta l’Austria, inducendo se non costringendo lo stesso Zweig a dover abbandonarne la stesura. Riflesso di una vecchia Europa squassata dalle conseguenze della prima guerra mondiale e incapace di reagire efficacemente, Estasi di libertà divenne quello spazio aleatorio in cui è rinchiusa l’eternità, l’immobilità che toglie o aggiunge alcunché quanto dominano sulla vita, sulla consumazione di ogni oggetto. Soggiogato dai ritmi di una sferragliante monotonia priva di nesso logico, in un sudario appiccicoso in cui il tempo scorre muto, inafferrabile e senza fine.

In un'epoca moralmente severa mediante cui è valorizzato il quotidiano, essere schiavi del proprio ruolo è una prerogativa ad ottenere la felicità nel possesso di sé, godendo della propria solitudine interiore ma non tentando di raggiungere la perfezione nelle proprie debolezze, quanto gioendo dei semplici piaceri della vita.

Forse, inconsapevolmente, alla ricerca di forme di straordinaria identità di chi è dotato di ciò in cui il reale è costruito dall’animo, dalla piccola gente, dall’IO. Ma a dare vita, a dare una forma a queste piccole masse di carne, sono i dettagli, la verità, che agendo mediante precisione e diligenza, ci si resta intrappolati nella perdita di certe forme di consapevolezza. Quanto a sconforto, forme di squilibrio, rinchiudendosi in forme di perbenismo, falsità che ci inducono a rivalutare e renderci più conformi a noi stessi.

In un costante processo di filtraggio, rintanati nei solidi rigori di una provincia, che trattiene figure più deboli, grezze e prive di iniziativa mentre le menti più raffinate, deboli e versatili a confluire lungo la capitale: la Vienna di Zweig nascondeva un sistema di alleanze europee che diedero inizio alla prima guerra mondiale. Ad una grave crisi economica, politica, diplomatica che contribuì al socialiosmo internazionale, unico espediente per fermare la follia nazista che partiva dagli imperi centrali e coinvolse gli altri stati, gli altri potenti, a vivere un periodo di crescente nazionalismo. Zweig, per la realizzazione dei suoi romanzi, attinse da esponenti come Romain Rolland, che si distinsero per il loro cosmopolitismo ( coloro che si riconosceva cittadino al di sopra di ogni motivo nazionalistico) e il suo impegno contro il fanatismo che si prefigura in una reale opposizione alla guerra che scoppierà nel 1914.

Clarissa, Estasi di libertà furono quei manoscritti interrotti e pubblicati postumo, incompiuti per via della mancata libertà che sigillò la vita di queste splendide creature a determinare il corso di certi eventi. Ma a distinguersi per la profonda indagine psicologica e l’ambientazione storica di cui fa da cornice la caduta dell’Europa classica, una certa intensità emotiva da cui trapela una visione nostalgica per il paese, nel periodo bellico, da cui è stato possibile cogliere quella forma esaltante della vita percepita mediante il dramma chiaro, intelligente del conosciuto.

Zweig, noto per la sua indagine psicologica e queste forme di cosmopolitismo, ha toccato le radici del chassidismo ne Il mondo di ieri. Concentrandosi su figure umane e eroiche, focalizzandosi sul dramma storico, mistico e accessibile a tutti, basato su Dio tramite la preghiera, la devozione emotiva, la santificazione quotidiana che interpretava la Cabala, applicandolo alla vita interiore dell’uomo. Perché pregando si è più vicini a Dio, al divino, e dai suoi racconti, dalle sue antologie trapela tutto questo influenza l’ebraismo ortodosso moderno. Trauma devastante oscuro e multiforme della guerra da cui percepì il crollo della civiltà umana e della sua amata Vienna, si oppose al nazionalismo descrivendo la guerra come la fine della Bella Epoca, e, promuovendo la diserzione dello spirito diffondendo quei valori umanistici europei da cui osservò da ogni prospettiva ogni conflitto: la sua influenza della cultura di Jung Wien lo intrappolano in un contesto profondamente legato all'atmosfera culturale della Vienna alla fine del secolo, da cui trapelò il suo interesse per l’analisi psicologica, l’impressionismo, la raffinatezza stilistica e una visione malinconica dell’impero Asburgico. E, a dispetto degli altri suoi contemporanei, sviluppò una visione più umanista, pacifista ed europeista intensificata dallo scoppio della prima guerra mondiale. Laico ebraico che rifiutò la raffigurazione di Dio, valorizzamdo la cultura e la storia ebraica, l’antisemitismo e il nazismo lo costrinsero all’esilio.

Estasi di libertà, come la splendida Clarissa, purtroppo, esalano l’ultimo respiro in un paesaggio da cui erano facilmente riconoscibili quelle forme stilistiche, quel linguaggio brillante e scorrevole con punte poetiche che suscitarono un bagaglio di emozioni altalenanti. Avevano distorto la mia anima, avvicinandosi alle cose, sottolineandole nel modo più accurato possibile, in un viaggio di cui resta poco ma tutto, in cui il tempo sembra scorrere con ordine. Va e viene in qua e in là come gli pare e piace.

Valutazione d’inchiostro: 4

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