atrofizzante. A turno ogni parte del nostro corpo ne subisce gli assalti, cose che prima non si notavano adesso assumono nuove forme e colori, fino a divenire una presenza costante. Il piccolo libriccino di cui oggi mi premurò a parlarvene, è un piccolo mondo di un ragazzino - adesso adulto, e persino nonno - che lentamente mette a nudo la sua anima, parlandoci di se. Come? Esponendo quelle cicatrici che altri non sono che segni di vita, assorbimenti di linee frastagliate incise nella pelle del corpo che raccontano chi è che parla.
Diario
d'inverno è
un altro tassello della produzione austeniana che comincia nel corpo e finisce
nel medesimo. Una storia che sorprende, ci induce a stringere quella penna
invisibile sopra un taccuino vecchio e logoro, evidenziando momenti disperati
in cui si sente la necessità pressante, travolgente nel scrutare i pensieri,
azzerare l'emozioni senza un bagno di rimorsi o sofferenze.
Titolo: Diario d'inverno
Autore: Paul Auster
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 12 €
N° di pagine: 184
Trama: << Piaceri fisici e dolori fisici. Ipiaceri del sesso innanzitutto, ma anche quelli del
mangiare e del bere, di stare nudo in un bagno caldo, di grattarti un prurito,
di starnutire e di scoreggiare, di stare a letto un'ora in più, di voltare la
faccia verso il sole in un mite pomeriggio di tarda primavera o d'inizio estate
a sentire il tepore posarsi sulla pelle >>. Quando sei perso, guardati
intorno. Dubita di tutto e cancellalo. Hai una sola certezza: tu sei lì. Lo sei
perché c'è il tuo corpo e tu sei il corpo. Il tuo corpo è lo spazio che hai
attraversato, ma anche il tempo che ti ha reso ciò che sei. Il tempo te lo
porti scritto addosso: le cicatrici sono parole ( questa racconta di quando
bambino scivolasti così vicino a un chiodo da poterne rimanere cieco,
quest'altra ti ricorda di quando quasi uccidesti tua moglie e tua figlia) e le
parole sono cicatrici ( quelle che ti disse tua madre dopo che la sentisti
parlare al telefono con un uomo che non era tua tuo padre ). Ma non c'è il solo
dolore. C'è il piacere, tutto il piacere che hai vissuto, che ti ha travolto in
questi sessantaquattro anni: da quello che provi guardando il collo di tua
moglie al mattino, a quello che ti insegnerò una prostituita nel Quartiere
Latino quando tu, ventenne solitario e senza un soldo a Parigi, l'ascoltasti
sbalordito recita a memoria una poesia di Bodelauire. E infine il corpo da cui
il tuo corpo ha iniziato a esistere, quello di tua madre. La sua storia e il
tuo rapporto con lei sono il cuore pulsante di questo libro (una sorta di
doppio, di gemello segreto del tuo L'invenzione della solitudine, dov'era il
padre il fulcro dell'ossessione ). Hai capito dal silenzio con cui hai accolto
la notizia della sua morte e dalla crisi di panico che ne è seguita - fu come
sentire il tuo stesso corpo fuggire da te - che qualcosa era cambiato, che
dovevi fermarti a ricapitolare. Che eri entrato nell'inverno della vita.

